Ostuni Vecchia (Br)

“La cittadina è situata sul ciglio del tratto sud-orientale del terrazzo litoraneo, a soli 36 km. a nord-ovest di Brindisi.

Il toponimo moderno deriva da una trasformazione dell’antico Stournoi  (Map 45 Tarentum ndr).
Dall’oriente greco Ostuni derivò la caratteristica calce bianca sui muri esterni delle abitazioni, la divisione dei quartieri del centro abitato in pittakia (spazi pubblici facenti parte di mappe cittadine ndr), il rito greco, il monachesimo basiliano, i trappeti e i nomi di alcune contrade.” (1)
Dopo molte vicissitudini storiche, nel 1806 Ostuni divenne Comune libero.

Il Centro Storico

“L’abitato si dispone su alcune alture.

Il nucleo antico, dalle pittoresche case bianche, era un tempo circondato dalle mura aragonesi di cui oggi restano solo tracce. Esso sorge su una collina ed ha pianta circolare. I quartieri moderni nettamente distinti, si estendono a sud di piazza della Libertà.

Il centro Storico di Ostuni rientra nella tipologia detta – secondo la definizione di Luigi Piccinato (1978) – a «fuso di acropoli»: la città sorge su un promontorio di forma allungata, le case girano lungo le mura e si avvolgono in modo concentrico, mentre le strade radiali principali (in numero di tre) sboccano in una piazza dove è situato il castello e/o la chiesa.

Tale schema urbanistico – di impianto medievale – non era pianificato bensì spontaneo, dovuto a quelle ragioni topografiche (incroci di strade, rive di corsi d’acqua, colline ecc.) cui le popolazioni si adattavano.

Veduta della città di Ostuni rappresentata nel 1703 da Giovan Battista Pacichelli

Per necessità difensive, la città si contrae all’interno delle mura; eventuali nuove espansioni vengono di volta in volta inglobate da nuove cerchie di mura.” (2)

Case Sottane e Case Soprane

Sono sostanzialmente due le tipologie della casa popolare ostunese che emergono dall’indagine effettuata su alcuni documenti storici, simili nello sviluppo dei volumi, diversificate, talvolta, per le coperture: la casa terranea o al livello del piano stradale è detta sottana; soprana quella sopraelevata. (2)

Gli esterni

“L’armonia della strada, l’uniformità delle superfici murarie, la continuità delle forme, sembrano guidare le scelte estetiche tanto dei costruttori, quanto dei proprietari nella definizione delle facciate delle antiche case popolari di Ostuni.” (2)


“La tradizionale scialbatura delle case non è riconducibile soltanto a una consuetudine affermatasi per la necessità di scongiurare reali pericoli di contagi e di epidemie.
Altre motivazioni, oltre a quelle di carattere sanitario, hanno sicuramente suggerito ai nostri progenitori di ricorrere a questo materiale, facilmente reperibile e molto economico.” (2)

“Le proprietà riflettenti del bianco permettevano alle case, soprattutto a quelle sottane, situate in vicoli stretti e fiancheggiati da alti caseggiati, di aumentare la luminosità dei piccoli vani, anche per poche ore al giorno.” (2)


Nella stagione estiva, inoltre, la superficie bianca assicurava una gradevole frescura alle strade e, di conseguenza, alle abitazioni, mitigando le alte temperature.” (2)

Archi e gallerie delle strade

“Una delle caratteristiche dei rioni antichi di Ostuni è rappresentata dai numerosi archi e dalle gallerie che sovente si incontrano percorrendo strade strette e tortuose.
A tutto sesto o a sesto acuto, rampanti, sovrapposti in una suggestiva sequenza ritmica, gli archi costituiscono degli ottimi contrafforti per il sostegno di pareti e di caseggiati.” (2)

“Il crescente bisogno di unità abitative, ha spinto i cittadini ostunesi a sfruttare tutti gli spazi disponibili del tessuto urbano e quando i suoli edificatori scarseggiavano si ricorreva alla strada. Volte a botte, a crociera, pontoni innalzati tra due murature opposte di una via, potevano offrire comodi sostegni per vani da annettere alle case adiacenti.” (2)

Decori in pietra scolpita

“È il più importante monumento di Ostuni, la Cattedrale, a fornire spunti e sollecitazioni agli scalpellini locali per un repertorio quanto mai vario di motivi naturali, zoomorfi e fantastici da utilizzare nella decorazione delle mensole sette-ottocentesche.” (2)

“Le testine che reggono gli archetti pensili di coronamento della facciata del maggiore tempio cittadino, offrono un ampio e variegato campionario di tipi umani, di animali domestici e predatori, di esseri mostruosi e fantastici.”(2)

“Quest’antica tradizione scultorea non ha soluzione di continuità: gli stilemi decorativi medievali con il volgere del tempo vengono assimilati, reinterpretati, dalle menti fervide degli scalpellini, capaci di reinventarli e adeguarli al gusto delle mode estetiche, ricorrendo a virtuosismi tecnici e inventivi degni di uno scultore.” (2)

Comignoli

“Un elemento indispensabile per la casa è il comignolo, collegato al focolare interno per espellere il fumo da combustione.

In un contratto del 1587 si richiede che sia largo 6 piedi (156 centimetri) e alto 4 piedi (poco più di un metro).
La scelta della collocazione della canna fumaria nel vano della casa generalmente era affidata all’esperienza dei mastri muratori, farci una ciminiera al meglior luoco.” (2)

Scale

“Struttura indispensabile per accedere al piano rialzato delle case soprane, la scala era inglobata nel blocco in muratura,  ma poteva spesso collocarsi all’esterno dei prospetti, determinando, con il geometrico disporsi di rampe e di ballatoi, suggestivi effetti scenografici. Dalla fine del XVI secolo, nell’edificazione delle unità abitative nei rioni extra moenia, la scala era realizzata contestualmente alla casa sottana, intesa come vano separato dal locale principale, per consentire l’accesso al solaio. Destinato a stendervi il bucato, spandere robbe, o spander pannini ma, anche, a ospitarvi strutture in legno a uso di magazzino, il terrazzo aveva un ingresso indipendente ed era concepito in funzione di probabili sopraelevazioni successive: farci una scala dentro l’incozzatura che saglia ad alto, con l’altra porta di fuora.” (2)

“La scala per raggiungere il piano superiore era, generalmente, larga 3 palmi (78 centimetri) e per i gradini nelle scritture notarili era specificato l’uso del carparo.
In alcuni documenti si specifica la localizzazione delle cave, da cui veniva estratto questo tipo di pietra: l’Annunciata (alle spalle della chiesa di Maria Santissima Annunziata) o il petraro della Rosara (zona orti extra moenia).” (2)

Il Municipio

“Questa imponente e maestosa struttura architettonica, ora Palazzo di Città, fu edificata extra moenia (nell’orto detto del Colombo) dopo il 1304 su di un suolo donato ai frati di San Francesco da Filippo, principe di Taranto, con decreto confermato con diploma l’anno successivo, dal padre re Carlo II d’Angiò. Essa è stata dimora, solenne ed austera, dei frati minori francescani, sede anche dell’Universitas Studiorum teologici e filosofici fino al 1808, quando, per le note leggi emanate da Napoleone, divenne la sede dell’Universitas oggi Comune.” (3)


“Nella seconda metà del secolo XIX (1870) si provvide a rifare la facciata, su progetto dell’ing. Ferdinando Ayroldi; in seguito si aggiunse una sopraelevazione ed al centro del fastigio fu incastrato l’orologio, che è stato recentemente sostituito, perchè diventato inefficiente.” (3).

Le Mura

“Imponenti e ben conservate, sono quelle stesse che protessero Ostuni sin dal Medioevo (..).

In quei tempi le mura erano indispensabili: impedivano a pirati e malintenzionati di penetrare, magari nottetempo, fare strage degli abitanti, razziando cose e persone.
Quelle parti delle mura che ci restano integre, sono quelle site a tramontana.(..)


Le antiche mura che esistevano lungo il perimetro che racchiudeva la città o furono demolite, o sostituite e nascoste dalle nuove e più recenti costruzioni.(..)


Nelle mura, nei bastioni e nelle torrette non si notano, come negli altri apprestamenti di difesa, feritoie per armi da fuoco. Con queste caratteristiche resistettero agli assalti di varie orde, da quelle saracene a quelle teutoniche. Ciò sta a significare che l’olio bollente, la pece ed ancor più le pietre furono allora sufficienti a respingere ogni attacco.” (3).

Guglia o Colonna di Sant’Oronzo

“Quando il turista è nel cuore della città, e precisamente in piazza della Libertà, si trova di fronte ad un’alta colonna che, come in tante città d’Italia, funge da spartitraffico; è bene che lasci l’automezzo e inizi l’itinerario a piedi, tenendo conto che nessuna città può essere visitata e ammirata, se non a piedi.

La colonna fu eretta nel 1771 a spese del popolo, ed è opera dello scultore ed architetto ostunese Giuseppe Greco; il materiale con cui è costruita è il calcare compatto, proveniente da cave di pietra gentile, docile allo scalpello e resistente agli agenti atmosferici, da divenire più duro del marmo.

Giuseppe Greco, nel disegnarla, volle prendere a modello la guglia marmorea di stile barocco, che esiste in Napoli nella piazza del Gesù nuovo.

E’ un monumento di tutto rispetto e meriterebbe un capitolo a sè nella storia dell’arte brindisina e meridionale.

La colonna, alta metri 20,75 ha una sua peculiare impostazione: è a forma piramidale, ornata ai quattro lati da statue e da putti.

Sulla cima vi è la statua del Santo Protettore, vestito dei suoi paramenti vescovili, con la mano destra alzata in atto di benedire il popolo; nella mano sinistra aveva un tempo il pastorale ed i breviario. Si racconta che una volta il Santo, stanco del continuo malignare del popolo ai suoi piedi, avesse scaraventato il breviario e con il breviario l’avambraccio sinistro, che fu, però, riattaccato alla statua, ma senza il breviario ritenuto, evidentemente dagli ostunesi…pericoloso per loro e del tutto superfluo in mano ad un santo di pietra.

A mezza altezza della colonna si nota una balaustra ed ai quattro angoli quattro statue, che rappresentano: San Biagio, Sant’Agostino, Sant’Irene e San Gregorio Armeno.

Quasi ad un terzo dell’altezza si notano, ai quattro lati, festosi angioletti, che tengono aperti dei libri, sulle cui pagine aperte si possone leggere in lingua latina le seguenti iscrizioni:

ad Occidente – Passeggero, il monumento che vedi, lo devi al popolo;

a Settentrione – Nè più potente, nè più sollecito, nel proteggere;

ad Oriente – Per aver fatto cessare la fame e l’epidemia, per aver restituito la salute, a Sant’Oronzo, protettore, questo perenne monumento di pietà, Ostuni pose;

a Mezzogiorno – A Sant’Oronzo patrono, i cittadini ed il popolo per devozione dedicarono l’anno 1771.

Un particolare degno di rilievo e che molti ignorano, è che la base della colonna è sotterrata di alcuni metri; cioè è sotto il livello stradale. Questo interramento è dovuto al fatto che la piazza e corso Vittorio Emanuele II, già via Lecce, poi XX settembre, furono innalzate nel 1840, durante la costruzione della strada Lecce-Bari-Napoli, che costeggia tortuosamente la parte antica della città di Ostuni, dividendola dalla nuova.” (3)

Chiese

La Cattedrale – fu edificata “sul più alto colle del nucleo antico, nel borgo medievale; non ebbe la funzione dell’alta torre, cupa e superba, di un maniero, ma fu ombra protettrice ai miseri e ai potenti, ai piccoli ed ai grandi dal momento che l’avvicinarsi a Dio non è solo una necessità, ma più spesso un uniformarsi alla volontà celeste.

Mentre in più illustri città, sia le cattedrali, sia i più importanti monumenti furono innalzati con progettazione e conduzioni di architetti, la nostra cattedrale fu costruita dalla gente della propria terra e con l’ausilio di qualche capomastro, rimasto anonimo.

Quel nostro piccolo popolo, costituito da appena 2800 fuochi, partecipò, gareggiò e profuse non solo il sudore della fronte, ma anche i propri beni, divenendo l’interprete ed il creatore del più insigne monumento.” (3)

Anche l’ombra vuol fare da cornice a questo magnifico rosone. La Cattedrale di Ostuni sarà oggetto del nostro prossimo articolo.

Chiesa dello Spirito Santo – “è situata dirimpetto alla guglia di Sant’Oronzo e presso Piazza della Libertà. Fu eretta nel 1637, quand’era vescovo Vincenzo Melingi (1606 – 1639), con il proposito di istituire una parrocchia fuori le mura, nelle adiacenze della porta del ponte ma, il disegno del Melingi fu attuato da un altro vescovo: Carlo Personè (1659 – 1678). (..) Se l’interno appare modesto, la facciata non solo è originale, ma presenta un portale veramente pregevole.

Nel lunotto è descritta la vita di Maria; l’artista con gusto ed arte eccelsa vi ha scolpito il trionfo, la glorificazione e la regalità della Regina del Cielo.

Nel bassorilievo inferiore è rappresentata la dormitio Mariae; la Vergine giace su di un umile lettino, circondata dai 12 apostoli.” (3)

Chiesa di San Francesco d’Assisi – “In piazza della Libertà, adiacente al palazzo municipale, esiste una delle più antiche e pregevoli chiese, dedicata al poverello d’Assisi. La costruzione risale al secolo XIV, quando Filippo IV, principe di Taranto e di Ostuni con il diploma del 29 novembre 1304, confermato l’anno successivo da re Carlo II, suo padre, concesse in perpetuo una sua terra, detta de Columbo, ai frati minori francescani di Ostuni, per fabbricarvi una chiesa che, dopo il 1809, fu affidata all’arciconfraternita dell’Immacolata. (3)

Nell’anno 1985, “in ricorrenza della festa del Santo, l’ingresso della chiesa è stato impreziosito da una porta di bronzo, opera dell’illustre scultore romano Egidio Giaroli, che ha sapientemente simboleggiato alcune fasi della vita del Patrono d’Italia. Chi osserva l’opera del Giaroli è subito colpito dall’inedito vigore plastico e dalla raffinata potenza artistica.” (3)

Chiesa di San Giuseppe – “prima dell’attuale chiesetta, ubicata in corso Vittorio Emanuele II, ne esisteva un’altra a breve distanza. Demolita per la costruzione del Ponte del pover’uomo, fu riedificata nel 1870 per perpetuare il culto del Santo a spese del canonico Agostino Ayroldi, che la incorporò nelle antiche costruzioni della sua famiglia. Il sacerdote Tommaso, erede del congiunto Agostino, la donò al Capitolo Cattedrale.” (3)

A proposito del Ponte del pover’uomo (lu ponde de lu poverome), esistono più versioni sull’origine del nome, ma per comodità del lettore riportiamo la più nota di esse: “Nelle ore pomeridiane del 27 gennaio 1859 appare improvvisamente la carrozza reale proveniente da Brindisi e si ferma in prossimità della piazza. Io che casualmente transitavo per quel punto, mosso da curiosità e non impedito dallo scarso numero dei curiosi, mi avvicinai indisturbato allo sportello della carrozza per vedere da vicino il Re e la Regina, che era alla sua destra, ed il principe ereditario, che era di fronte alla Regina. Per un pezzo nessuno si fece vivo, meno pochi passanti, poscia, sbucando da una vicina botteguccia di caffè, si avvicinò un tale Mola Giacomo, (soldato invalido e cieco per i moti insurrezionali di Palermo del 1848) e chiese al Re un soccorso pecuniario con le parole “un’elemosina ad un pover’uomo”. Il Re prese una manciata di piastre in argento da un sacchetto che era in fondo alla carrozza e glielo porse, e seduta stante decise di chiamare il ponte su cui si era fermata la carrozza il ponte del pover’uomo. ” (3)

La campagna ostunese vista dal Ponte del Pover’Uomo

Da segnalare è la presenza di altri luoghi di culto importanti come: la Chiesa SS. Maria dell’Annunziata, la Chiesa dei Cappuccini, la Chiesa delle Monacelle, la Chiesa di San Giacomo di Compostella.

La Valle d’Itria

“Compresa nei territori di Cisternino, Martina Franca, Locorotondo, Alberobello e, per piccola parte, di Ostuni, la Valle d’Itria è quella meravigliosa zona situata a cavaliere dell’antica terra della peucezia e della Messapia. (..)

Quest’ampia zona nei secoli andati si presentava spopolata, perchè era in gran parte utilizzata a pascolo, in cui prosperavano le querce, i lecci ed una varietà di piante boschive; divenne famosa per la selvaggina e gli uccelli da passo, delizia dei cacciatori (..).

Dall’epoca in cui queste terre del tutto incolte furono espropriate ed acquistate dai contadini, nel breve volgere di anni furono trasformate in fiorenti vigneti, in lussureggianti appezzamenti ricchi di ciliegi, di ulivi, di peschi e di peri.” (3)

Bibliografia e sitigrafia:

“Legenda: allo scopo di non tediare il lettore con la ripetizione delle fonti citate, è stato attribuito un numerino per ogni opera consultata, che si ritroverà al termine della citazione e che consentirà l’esatta attribuzione bibliografica o sitografica.”

(1) Guida Storico-Artistica delle province di Lecce, Brindisi e Taranto, di Quotidiano. Ed. Soc. Fondamentale a r.l., 1997

(2) Comune di Ostuni – Assessorato all’Ambiente. Enza Aurisicchio – Giacinto Giglio, L’architettura tipica e tradizionale di Ostuni con un prontuario del recupero dei fabbricati storici tipici. pdf

(3) Ostuni nella storia, di Antonio Sozzi. Schena Editore – Fasano (Br)

0 commenti

  1. Vorrei entrare in contatto, in merito all’articolo sulla Cattedrale di Ostuni.
    Grazie. Stefania Colafranceschi.

Rispondi a Stefania Colafranceschi Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *