Le Sciabiche

Brindisi -Via L. Flacco. Ultimi fabbricati delle Sciabiche in via di demolizione anno 1959 (si noti la scalinata di S. Teresa al fianco ndr)

“Il quartiere che ha per confini via Montenegro, piazza S. Teresa, largo S. Paolo, la discesa Dorotea ed il lungomare Thaon di Revel, era ed è ancora indicato dal popolo con il generico termine di “Sciabiche”.

Via Sciabiche, via Forno Sciabiche, vico I, II e III Sciabiche, che, nel novembre del 1900 furono per deliberazione comunale sostituiti, nell’ordine con via Lenio Flacco, via Sciabiche, vico Cannavese, vico de’ Mezzacapo e vico Candilera (sostituiti ancora, negli anni seguenti, con altri toponimi, ad eccezione di via Lenio Flacco tuttora esistente) dànno in qualche modo, l’idea del quartiere e della sua consistenza. (*)

L’origine del toponimo è da ricercarsi appunto nella sciabica – una rete a strascico, formata da due lunghe ali e da un sacco – usata per la piccola pesca dagli abitanti del quartiere, in prevalenza pescatori che, perciò, con un termine tutto brindisino, furono chiamati Sciabicoti.

Delle Sciabiche e degli Sciabicoti (per approfondire leggi QUI) oggi non resta che il ricordo (anche se gli anziani continuano ad individuare rispettivamente il rione ed i suoi abitanti con tali nomi), sia perché la sciabica è usata molto raramente e da pochissimi pescatori ( in Italia è vietata la pesca a strascico sottocosta – entro le 3 miglia marine ndr), sia perché il quasi totale risanamento del quartiere, operato circa sessant’anni fa, impose ai pescatori di trasferirsi nell’apposito villaggio costruito sull’opposta sponda del seno di ponente del porto interno.” (1)

Il Villaggio Pescatori oggi

 

Il rione “Sciabiche” oggi, visto dalla sponda opposta

L’abbattimento delle vecchie “Sciabiche”, stabilito dal piano regolatore del 1934, ebbe una prima fase di demolizioni nello stesso anno e fu portata a compimento solo nel 1959.

Sciabiche – Prime demolizioni (si notino gli uomini sul tetto con i picconi e le macerie ai piedi della casa in primo piano ndr)

“Costituito da stradette e vicoli, lungo i quali si aprivano casupole modeste, ma linde, su piani di varia altezza degradanti da piazza S. Teresa e Largo S. Paolo al mare, il quartiere Sciabiche è certamente il più vecchio della città ed il più caratteristico, il tipico quartiere della gente abituata alla vita di mare, per atavica vocazione.” (1)

Via Sciabiche vista dalla scalinata di Piazza S. Teresa, anno 1959
Largo Sciabiche visto dalla scalinata di Piazza S. Teresa, oggi.
La scalinata di piazza S. Teresa e la Fontana Imperiale visti dalla via L. Flacco, oggi.

A cingere dall’alto via L. Flacco, di fianco alla Fontana Imperiale, troviamo i resti delle mura d’epoca messapica (VIII-III sec. a.C.)

Terrapieno contenuto da muro di sostegno di epoca messapica (resti).

 

Brindisi -Via L. Flacco. Ultimi fabbricati delle Sciabiche in via di demolizione anno 1959 (si noti la scalinata di S. Teresa al fianco)
Il Villaggio Pescatori visto dalla scalinata di Piazza S. Teresa, oggi.

Largo Sciabiche – “Il ricordo delle Sciabiche è affidato oggi esclusivamente ad uno spiazzo di poche decine di metri quadrati, che fino a qualche anno fa si denominava Largo Sdrigoli, ed è prospiciente lo specchio d’acqua del seno di ponente: esso segna a nord, la fine di via Thaon di Revel, a sud l’inizio di via Lenio Flacco.” (1)

Largo Sciabiche, oggi (ex Largo Sdrigoli).
Largo Sciabiche, oggi, con le vecchie pescherie sullo sfondo.
Ancora oggi è possibile vedere le reti dei pescatori stese al sole in largo Sciabiche.
Rione Sciabiche. Casa sul mare (pescatori aggiustano reti).
Barche degli ultimi pescatori rimasti, all’ormeggio nel rione Sciabiche.

Via Paolo Thaon di Revel – “L’ultimo tratto del lungomare del seno di ponente, quello che si esaurisce all’ingresso del Castelli Svevo, sede del Comando della Marina Militare, s’intitola al Grand’Ammiraglio P. THaon di Revel, duca del Mare. “ (1)

Via T. di Revel oggi, (part.).
Via T. di Revel, oggi, (part.) .

 

Via T. di Revel, oggi (part.).
Limite del seno di ponente, all’ingresso del Comando Marina Militare.
Cancello della Marina Militare.
Stemma inserito nel muro della Marina Militare
Barche in disarmo, nello spiazzo prospiciente il cancello di ingresso della Marina Militare.
Il Villaggio Pescatori visto dalla banchina del cancello Marina Militare e le barche dei pescatori alla fonda.

La civica Amministrazione oltre ad intitolargli la strada, nello stesso anno, il 1919, gli fece dono della medaglia d’oro e nel 1924 gli conferì la cittadinanza onoraria. I motivi per il triplice riconoscimento ad un cittadino “non di Brindisi” vanno ricercati senza dubbio nel valore e nella perizia con cui condusse la guerra marittima in Adriatico, creando a salvaguardia delle coste, i treni e i pontoni armati e la flottiglia dei Mas.

“Fu un innamorato del porto di Brindisi, e ne difese, in ogni circostanza, i diritti.
Già nel 1909, da capitano di vascello, comandante della Vittorio Emanuele, si era reso conto delle possibilità del nostro porto, allorchè, al termine dei lavori di sistemazione portuale, secondo un armonico piano regolatore, si era accesa la polemica fra le autorità marinare italiane e la compagnia di navigazione della Valigia Australiana, la quale osservava che il porto interno, per l’insufficienza dei fondali, non era adatto a ricevere piroscafi di grande stazza che dovevano servire la linea. Egli tagliò corto, facendo ricorso ad una dimostrazione che parve a molti temeraria: la Vittorio Emanuele, corazzata di 12.635 tonnellate, attraversato il canale Pigonati, solcò le acque del porto interno e, con rapidissima manovra, gettò l’ancora, a pochi metri dalla banchina che delimita il lungomare Regina Margherita, vis-à-vis all’Albergo Internazionale, fra l’attonita ammirazione di quanti fino ad allora avevano, o scettici o con poca buona fede, gridato l’impossibile.
Non sfuggì, allora, agli Ammiragliati stranieri che Brindisi sarebbe potuta diventare – come difatti si verificò nel 1913 – una formidabile base navale per la Marina Italiana.
Memore del contributo offerto dalla città di Brindisi alle operazioni militari e del comportamento esemplare della popolazione, Thaon di Revel la insignì della croce di guerra (..) “per la magnifica prova di coraggio e di fede che ha dato durante la lunga e aspra guerra, e perché, con la sua fierezza, efficacemente contribuì al raggiungimento della vittoria finale.”

E da Brindisi, il 12 novembre 1918, il Grand’Ammiraglio, Comandante in capo delle Forze navali mobilitate, diramò il Bollettino della Vittoria navale.” (1)

Via Lenio Flacco – A questo illustre personaggio è intitolato il tratto di lungomare fra via Thaon di Revel e via Regina Margherita. E’ noto che egli “aveva trasformato in cenacolo la sua casa ed i suoi orti, dove si davano convegno scienziati, artisti, letterati ed in cui trovavano ospitalità e protezione i Grandi di Roma che transitavano per Brindisi. Anche Cicerone aveva fruito di quella ospitalità e, memore della fraterna amicizia di Flacco, durante il suo soggiorno brindisino, allorchè, per effetto della legge Clodia fu costretto ad esulare dall’Italia, ebbe a tesserne le lodi e nelle sue Epistulae e nelle sue Orationes.” (1)

Così scriveva Cicerone: “Noi fummo per 13 giorni a Brindisi, presso Lenio Flacco, uomo ottimo, che mise in pericolo, per la mia salvezza, le sue fortune e la sua vita, né fu distolto, per il timore di una legge quanto mai iniqua, dal prestarmi il diritto ed il dovere dell’ospitalità e dell’amicizia.
Il nostro Flacco, infatti, noncurante del disposto della predetta legge che comminava gravi sanzioni (confisca dei beni, esilio e persino la morte) a chi avesse ospitato Cicerone, lo ricevette nell’aprile del 58 a.C., con lo stesso affetto usatogli in precedenti circostanze e lo tenne presso di sé fino a quando non potè preparargli una comoda nave che lo trasportasse a Durazzo.” (1)
Nell’agosto del 57, al ritorno dall’esilio, così ebbe ad esclamare in Senato:
“Chi ignora quale sia stato il mio ritorno? Furono i Brindisini, che al mio arrivo, mi porsero l’amica destra come se fosse stata quella di tutta Italia e della Patria…allorchè la medesima casa di Lenio Flacco, del padre e di suo fratello, uomini ottimi e dottissimi, mi accolse con grande letizia, quella stessa casa che nell’anno precedente mi aveva ricevuto piangente e mi aveva, con la sua protezione, difeso dal pericolo.” (1)

La larga via L. Flacco, fino agli anni ’50 ha ospitato le case dei pescatori. Sulla riva oggi sono attraccate le barche dei diportisti.
Via L. Flacco vista dalla scalinata di S. Teresa
Via L. Flacco – particolare
Via L. Flacco – particolare
Via L. Flacco (part.)

 

Rione Sciabiche in via di sventramento da “Puglia in linea”, volume celebrativo del lavoro della gente di Puglia (1939)

Via Andrea Pigonati – A lui è intitolata la via che incrocia con la cosiddetta Discesa Dorotea, al limite settentrionale del quartiere.
“Il nome di Andrea Pigonati è legato al canale che da lui prende il nome e che mette in comunicazione il porto interno, nel quale si rispecchia la città di Brindisi, con quello medio.” (1)

Per capire il ruolo avuto da A. Pigonati nel risanamento del porto di Brindisi bisogna fare un salto indietro nella storia e risalire all’antagonismo esistente fra Cesare e Pompeo. “Le guerre che ne seguirono segnarono la sventura di Brindisi, chè Cesare, al fine d’imbottigliare la flotta di Pompeo ancorata nel porto interno (49 a.C.) fece ostruire con palizzate e pietrame, il canale di uscita, senza tuttavia riuscire nell’intento, perché il rivale, con uno stratagemma, sfuggì alla morsa, facendo quindi vela alla volta di Durazzo.

Il colpo di grazia al predetto canale fu dato da Giovanni Antonio Orsini, nel 1450, che, per impedire ai Veneziani d’impossessarsi della città, fece affondare nella parte centrale di esso, rimasta sgombra dalle ostruzioni di Cesare, alcuni zatteroni carichi di grossi macigni.
Restavano, è vero, il porto medio e quello esterno, utili e adatti all’ancoraggio delle navi, ma il porto interno, non potendo, attraverso il suo canale di comunicazione, smaltire con le acque melmose, i detriti e i materiali di rifiuto dei canali laterali di Ponte Grande e Ponte Piccolo, era diventato una palude malsana e pestifera, causa di malattia e di morte.

Le sollecitazioni di autorità politiche ed amministrative e soprattutto le insistenze del ministro Carlo De Marco, illustre figlio di questa città, al re Ferdinando IV, intese a ridare al porto di Brindisi il suo volto naturale, sortirono gli effetti sperati.
Con dispaccio reale dell’8 luglio 1775 veniva decretata la riapertura del porto di Brindisi e se ne affidavano i lavori all’ing. Andrea Pigonati, direttore del Genio Militare per i porti del Regno di Napoli e di Sicilia.
Dopo tre anni di lavori, il canale fu liberato dalle ostruzioni, le correnti marine ripresero il loro naturale regime e il porto interno tornò a nuova vita. Ma, dopo qualche anno, per un insieme di errori in cui era incorso il Pigonati – a dire dei tecnici e marinai del tempo – esso tornò ad essere una malsana e pestifera palude.

La situazione apparve tanto grave che scoraggiò ogni intervento del governo, e lo dispose ad abbandonare al loro fatale destino il porto e la città (la cui popolazione in poco più di cinquant’anni, a causa della malaria che mieteva vittime in modo impressionante, s’era ridotta da novemila a meno di seimila abitanti), e a propendere per la costruzione di un porto artificiale a Gallipoli.
Fu a questo punto che Giovanni Monticelli e Benedetto Marzolla, con una Difesa della città e del porto di Brindisi (a. 1832), e poi Francescantonio Monticelli, con la terza Memoria sullo stesso argomento, con cui sosteneva che, eliminati gli errori del Pigonati, il porto sarebbe stato risanato, indussero il governo borbonico a prendere in esame tali istanze.

Via A. Pigonati (part.)
Via A. Pigonati (part.)
Via A. Pigonati (part.)
Vecchia casa al rione Sciabiche

 

Via Lucio Scarano – “Il toponimo ricorda il celebre letterato brindisino che si impose all’ammirazione degli uomini che, ai suoi tempi, primeggiavano nel campo delle lettere e delle scienze. A Lucio Scarano è intitolato il lungo e stretto budello che corre dalla Discesa Dorotea al Largo Sciabiche, parallelo a via Thaon di Revel.
Nato da umili genitori, nel 1540 rese illustre il nome della sua famiglia, per l’altezza dell’ingegno e per la vastità della cultura: fu, infatti, ottimo medico, dottissimo filosofo, insigne latinista e grecista.
Nel 1585, successe nella cattedra di Filosofia della Segreteria ducale di Venezia ad Aldo Manuzio, il Giovane, chiamato allo Studio di Bologna.
Fondò nel 1593 l’Accademia Veneziana II, che divenne ben presto importantissima e per gli accademici che la costituirono e per quelli che la frequentavano e per gli apporti ch’essa fornì al mondo della cultura. In essa il nostro Scarano lesse le sue forbitissime orazioni latine.” (1)

Via L. Scarano (part.)
Via Pendio Fontana Salsa
Vico Fusco

 

Via Pompeo Azzolino – “E’ un budello cieco, un breve solco fra caseggiati fatiscenti, destinati prima o poi ad essere demoliti. Fu l’Azzolino una singolare figura di condottiero brindisino del ‘500, cui Ferdinando d’Aragona aveva affidato, in considerazione delle sue rinomate virtù militari e della sua fedeltà alla real casa, il governo della città.
Accadde che, nel 1483, i Veneziani, sbarcati sulla spiaggia di Guacito, occupate e saccheggiate Carovigno prima e S. Vito degli Schiavoni (oggi dei Normanni) poi, si diressero, al comando di Giacomo Marcello, tronfi e baldanzosi, alla volta di Brindisi, piazzaforte aragonese, con il proposito di occuparla.
Pompeo Azzolino, a capo delle truppe brindisine, li affrontò in campo e ne fece sterminio, costringendo a precipitosa fuga i superstiti e lo stesso Marcello, e incalzandoli fino al porto di Guacito, nelle cui acque era alla fonda l’armata veneta che, dopo aver accolto i fuggitivi, sciolse le ancore e prese il largo. Ritornato in città, l’Azzolino fu ricevuto con grandi onori dai suoi concittadini, che lo salutarono Salvatore della Patria.” (1)

Via P. Azzolino, oggi
Via P. Azzolino negli anni ’50
Piazza S. Teodoro d’Amasea
Piazzetta G. Alberione fondatore della famiglia Paolina

 

Vico de’ Veneziani – “E’ la parallela intermedia fra via Zara (già Ruggero Flores) e Discesa Dorotea (già Margarito da Brindisi).
Sin dalla costituzione della Repubblica di San Marco, Venezia guardò Brindisi come ad uno scalo, al quale non avrebbe potuto rinunciare (..) e che considerò di suo esclusivo dominio. Per questo, mai tollerò che si trovassero alla fonda nel porto di Brindisi, navi pisane, genovesi e amalfitane, che giudicò una minaccia ai suoi commerci. Gli scambi commerciali fra Venezia e Brindisi risalgono al tempo dei Bizantini, che concessero ai Veneziani le stesse franchigie di cui godevano gli Amalfitani e gli Ebrei: franchigie che furono ad essi confermate dai Normanni, dagli Svevi e dagli Aragonesi, sicchè Brindisi divenne il centro di smistamento delle merci da Venezia per l’Oriente e viceversa. I rapporti tra le due città subirono un’interruzione durante il regno di Alfonso I d’Aragona (..).
Da tanto scaturì la grande jattura, chè nel 1450, G.A. Orsini del Balzo, principe di Taranto, per timore che i Veneziani occupassero Brindisi, ostruì il canale di comunicazione tra il porto medio e il porto interno.
Sotto Ferdinando, succeduto ad Alfonso, le relazioni tra Brindisi e Venezia si normalizzarono e non subirono ulteriori fratture, neppure quando lo stesso Ferdinando, in cambio di uomini e denaro per la guerra ch’egli sosteneva contro Carlo VIII prima e contro Luigi XII poi, cedette a Venezia i porti di Brindisi e di altre città pugliesi. Anzi, furono proprio quelli gli anni (dal 1496 al 1509) di maggiore amicizia fra Brindisi e Venezia, non soltanto per la considerazione che i Veneziani ebbero per i Brindisini, ma anche per le opere di rafforzamento delle difese cittadine e portuali, che furono eseguite con grande vantaggio per il commercio, a totali spese della Repubblica veneta.

Via de’ Veneziani (come ben si vede i Veneziani incutevano paura nel ‘500 ed ancora adesso ndr)

 

Via Zara – Nel 1933 si deliberò che i nomi degli eroi, dei condottieri e dei grandi decorati fossero destinati alle nuove vie del Casale, dove intanto la costruzione del monumento nazionale al Marinaio d’Italia procedeva a ritmo serrato e la città andava preparandosi al grande giorno della inaugurazione, il 4 novembre 1933. Fu così che la tabella viaria recante il nome di Ruggero Flores fu sostituita con l’attuale via Zara.

Via Zara (part.)
Via Zara (part.)
Via Zara (part.)

 

Via Discesa Dorotea – “Fino ai primi anni del secolo, altro non era se non un impraticabile terrapieno scosceso che, dall’alto di Largo S. Aloj si spingeva fino alla battigia ghiaiosa del seno portuale di ponente, dove peraltro d’estate, venivano montate cabine di legno per bagnanti.
Solo tra il 1923 e il 1924 quest’ultimo tratto di mare fu dotato di banchina.
Intorno agli anni Venti si rese indispensabile eliminare il terrapieno con la costruzione di una scalinata che, per essere costituita di un’unica rampa (ben diversa da come è oggi, articolata in varie rampe, protette da parapetti in pietra), rappresentò per la sua ripidità, un pericolo per chi avesse voluto servirsene, al punto che si ravvisò immediatamente la necessità di dotarla di una ringhiera centrale a cui aggrapparsi, per evitare facili quanto dannosi ruzzoloni.
Al lato destro della scalinata insisteva ed insiste ancora la palazzina dell’anziana, benestante signorina Dorotea Dell’Aglio, notissima per la sua prodigalità nei confronti di quanti a lei facevano ricorso e, in particolare, delle famiglie dei pescatori, che non sempre riuscivano a sfamare la numerosa prole con gli scarsi proventi del loro difficile lavoro, specialmente nei mesi invernali.
Chiunque, perciò, ricorreva a Dorotea, trovava aperta, con la porta della sua casa, la borsa del suo denaro. Tanto popolare era diventato il suo nome che l’estremo limite del quartiere veniva indicato dagli Sciabicoti con le espressioni: “abbasciu a Durutea”, “’mber’a Durutea”, “alli cambarini ti Durutea”.

Via Discesa Dorotea (part.)
Via Discesa Dorotea (part.)
Via Discesa Dorotea (part.)

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

“Il più tipico e popolare rione, probabilmente tra i più antichi, nasce nella sua geometria e conformazione lungo la sponda occidentale del porto. (2)

Seno di Ponente – Le Sciabiche
Banchina Sciabiche – Porto interno
Via Sciabiche (particolare). Anno 1959
Corte Capozziello dopo l’abbattimento del Rione Sciabiche ( 1964)
Sciabiche interne, part. Anno 1959

Ricordiamo il rione popolato da genti, tra le più pittoresche delle tradizioni brindisine. “Per una città che vive sul mare e, da questo ha sempre attinto linfa per i suoi commerci se non il motivo stesso della sua esistenza, tutto ciò è naturale.

Sciabiche interne.
Castello Svevo e banchina Dorotea
Imboccatura via Sciabiche dal piazzale banchina Montenegro. Anno 1959

Non sono mancate , nella sua storia millenaria distruzioni apocalittiche che avrebbero potuto cancellare questo nome dalla geografia e per sempre! Ma sempre, e soprattutto per questo porto e questo mare, la città è rinata, trovando pronti i suoi abitanti, gli sciabbicoti tra i primi, a battersi anche con la forza della disperazione (per approfondire vedi questo link ).

Imbocco Via Sciabiche da P.le Montenegro,1959
Sciabiche interne
Sciabiche interne. Fabbricati da demolire. Anno 1953.
Imboccatura Via Sciabiche dal piazzale banchina Montenegro. Anno 1959
Via Sciabiche – Ultimi fabbricati in demolizione. Anno 1959 (si noti il particolare del “traino” parcheggiato a fianco della casa).

I moti di una incontenibile ribellione ai legali rappresentanti degli oppressori, nascono proprio qui dove la miseria è maggiore. Ci raccontano gli storici che le Sciabiche divengono teatro e fulcro di violente dimostrazioni e battaglie cittadine. E’ un quartiere, dunque, che andava salvato anche per la spontanea architettura delle sue casupole e viuzze. “Fatiscenti e sconnesse”, dicono le cronache dei vecchi giornali, “senza i servizi essenziali e maleodoranti” rincarano gli anziani.  I colpi di piccone infierivano così, sui primi abituri, già dai primissimi anni del nostro secolo, dando il salvacondotto ad una inconsulta azione demolitrice.

Porto, via L. Flacco. Ultimi fabbricati delle Sciabiche in demolizione. 1953
Sciabiche – Via Monetta (**) . Anno 1959
Sciabiche prima della demolizione degli ultimi fabbricati, anno 1959. Via Monetta (**) part.
Un angolo delle vecchie Sciabiche.
Sciabiche interne

Pescatori, barcaioli, gente semplice con i propri attrezzi animava questa caratteristica  zona della marina detta appunto Riva dei pescatori.

La vitalità della zona, con quel che resta delle sue strutture, si integra nel porto commerciale e militare in un tutt’uno di pregnante tipicità. Questa, anche turisticamente, può essere rilanciata con validi interventi di liberalizzazione di alcune zone militari.” (2)

Rione Sciabiche – Botti di vino sul piazzale
Sciabiche interne – particolare. Anno 1953
Sciabiche interne
Sciabiche interne – particolare. Anno 1959. (si noti il particolare dei remi in legno fuori dell’uscio di casa)
Ultimi fabbricati delle Sciabiche in demolizione. Anno 1959
Banchina Montenegro – Sciabiche. Teatro ambulante delle marionette 64-65.

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

Ringraziamenti:

Un ringraziamento all’amico Mario Carlucci che ha collaborato con me nella ripresa delle immagini.

Un ringraziamento particolare alla Biblioteca Arcivescovile A. De Leo di Brindisi, per aver gentilmente messo a disposizione le fotografie dell’archivio personale fotografico  T.Col. Briamo, da cui è tratto tutto il materiale fotografico d’epoca, comprensivo di didascalie del presente articolo.

Note:

(*) In altri termini, gli attuali  Largo Sciabiche (già Largo Sdrigoli) e via Lenio Flacco  hanno sostituito quel dedalo di vie che partiva da Via Montenegro per arrivare a Via Thaon di Revel, indicato genericamente col nome di Sciabiche e comprendente Via Sciabiche, via Forno Sciabiche, vico I, II e III Sciabiche (ndr).

(**) La via prendeva il nome dal sacerdote Francesco Monetta (1670), la cui munificenza consentì la costruzione della chiesa di Santa Teresa e del convento dei teresiani (carmelitani Scalzi) – fonte wikipedia

Bibliografia e sitigrafia

“Legenda: allo scopo di non tediare il lettore con la ripetizione delle fonti citate, è stato attribuito un numerino per ogni opera consultata, che si ritroverà al termine della citazione e che consentirà l’esatta attribuzione bibliografica o sitografica.”

(1) Alberto Del Sordo, Toponomastica brindisina – Il centro storico. Stampato da Grafischena SpA (Fasano di Brindisi) marzo 1988.

(2) Giuseppe Candilera, Parliamo di Brindisi con le cartoline. Stampato da Grafischena SpA (Fasano di Brindisi) novembre 2000 (ristampa).

0 commenti

  1. grazie interessante articolo e ricerca delle varie foto, i brindisini ne dovrebbero fare tesoro

    1. Grazie, cercherò di fare sempre del mio meglio, nell’interesse della città e dei suoi abitanti.

  2. […] termine ¨jatta ssittata¨ è un termine che viene probabilmente dalle Sciabbiche (vedi qui). Difatti è un nomignolo dato dai nostri nonni. Io personalmente l’ho trovato su alcuni […]

  3. Complimenti sono delle foto stupendi mi emoziono sempre bravo !!

    1. Grazie, sei molto gentile, continua a seguirci e cercheremo sempre di migliorarci.

  4. Grazie a questo sito sto conoscendo Brindisi e il mio territorio in cui sono nato (Latiano), luogo che ho lasciato molti anni fa e acui sono sempre rimasto legato affettivamente e col pensiero. Per quanto possibile cerco di seguire tutto ciò riguardante. Ringrazio veramente di cuore

    1. Grazie a te Francesco e alla tua sincerità. Seguici anche sulla pagina facebook dove spesso nascono interessanti discussioni a cui ciascuno può partecipare portando il proprio bagaglio di conoscenze e/o esperienze.

Rispondi a Consenti Rosa Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *