Palazzo Montenegro

Al termine della contrada Sciabiche, nella piazza intitolata a S. Teodoro d’Amasea Patrono di Brindisi (già piazza Baccarini*), “vi è il Palazzo Montenegro, uno dei più notevoli edifici civili di Brindisi e del Salento, per grandiosità e bellezza, attualmente di proprietà dell’Amministrazione Provinciale ed adibito ad abitazione del Prefetto pro-tempore.” (1)
“Pare che nello stesso luogo, in età romana, ci siano state delle “piscine di olio” e che sia risalente sempre a questo periodo la lapide che fu rinvenuta (..) fortuitamente nel suo stupendo giardino: reca un’iscrizione di ringraziamento nei riguardi dell’Imperatore Traiano per aver permesso il restauro della strada di collegamento tra Benevento e Brindisi, detta Appia-Traiana.” (2)

Palazzo Montenegro, affaccio sull’omonima via.

Fu proprio ad iniziativa dell’imperatore Traiano che si realizzò questo nuovo asse di comunicazione tra Benevento e Brindisi, più diretto e breve rispetto all’Appia.

Prima pietra miliare (riproduzione). Fonte wikipedia.

“A tal proposito si ricorda che “i lavori per la costruzione iniziarono nel 312 a.C., per volere del censore Appio Claudio Cieco (Appius Claudius Caecus, appartenente alla Gens Claudia), che fece ristrutturare ed ampliare una strada preesistente che collegava Roma alle colline di Albano. I lavori di costruzione si protrassero fino al 190 a.C., data in cui la via completò il suo percorso fino al porto di Brindisi.” (3)

Brindisi, Museo Provinciale. Cippo terminale della Via Appia. (fototeca Briamo)

“Nel 71 a.C., 6.000 schiavi si ribellarono sotto la guida del celebre Spartaco (Spartacus). Dopo la cattura e la morte dello schiavo, tutti i ribelli vennero a loro volta catturati e crocifissi lungo la strada fino a Pompei.” (3)

Percorsi della Via Appia. In rosso l’Appia Antica, in blu l’Appia Traiana. Fonte wikipedia.

La strada fu restaurata ed ampliata durante il governo degli imperatori Augusto, Vespasiano, Traiano, Adriano. (..)” (3)

Percorsi della Via Appia. In rosso l’Appia Antica, in blu l’Appia Traiana. Fonte wikipedia.

“Dal punto di vista tecnico fu un vero capolavoro perché “la strada fu costruita con perizia e precisione degna dei migliori ingegneri moderni,  tanto da essere percorribile con ogni tempo e mezzo grazie alla pavimentazione che la ricopriva.” (3)

Basolato della Via Appia Antica (disegno d’epoca). Fonte wikipedia.

“Mentre sul semplice sterrato infatti gli agenti atmosferici, primo fra tutti la pioggia, rendevano difficile il cammino dei mezzi di trasporto a ruote, la presenza delle grandi pietre levigate e perfettamente combacianti che costituiscono il fondo della via permetteva la circolazione in qualunque condizione meteorologica. La pavimentazione poggiava a sua volta su di uno strato di pietrisco che colmava una trincea artificiale che assicurava la tenuta del drenaggio.” (3)

Basolato della Via Appia Antica. Fonte wikipedia.

“Si trattava di una tecnica nuova e rivoluzionaria e fu a partire da una tale innovazione che la Repubblica e l’Impero Romano poterono costruire la vastissima rete stradale del mondo romano. Quasi sempre rettilinea, larga circa 4.1 metri (14 piedi romani), misura che permetteva la circolazione nei due sensi, affiancata sui lati da crepidines (marciapiedi) per il percorso pedonale, l’Appia si meritò ben presto l’appellativo di regina delle strade (regina viarum). Sulla Via Appia apparvero per la prima volta le pietre miliari.” (3)

Basolato della Via Appia Antica. Fonte wikipedia.

Palazzo Montenegro si sviluppa su due piani. “I tredici locali del pian terreno erano adibiti a stalle e a magazzini, mentre il piano nobile comprendeva cinque ampie camere, tra queste il salone il cui soffitto fu decorato dal pittore latianese Agesilao Flora durante la seconda metà degli anni’20, con figure femminili domestiche dedite alla musica del quale non è rimasta alcuna traccia se non alcuni bozzetti dello stesso autore (http://loradelsalento.diocesilecce.org/agesilao-flora-da-latiano).” (4)

Palazzo Montenegro

Palazzo Montenegro visto dal Monumento al Marinaio

Piazza S. Teodoro d’Amasea antistante Palazzo Montenegro

Dall’ingresso principale si accede, tramite l’androne dalla volta a botte, al cortile scoperto circondato da un semiportico, da qui una doppia scalinata sovrastata dall’arco in pietra decorata conduce al giardino, oggi di molto ridimensionato rispetto all’originale, quando era conosciuto come il più rinomato di Brindisi.” (4)

“Sul ballatoio della scalinata che dalla galleria dell’ingresso porta al piano superiore è ammurata l’epigrafe scoperta nel giardino il 12 maggio del 1736 durante l’esecuzione di alcuni lavori. Risalente al 110 d.C. riporta la seguente iscrizione dedicata dai brindisini all’imperatore Traiano in riferimento al completamento dell’Appia Traiana:

IMP – CAESARI – DIVI – NERVAE – F – NERVAE – TRAIANO – AVG – GER – DACIC -PONT – MAX – TRIB – POT – XIV – IMP – V – COS – VI – P – P – BRVNDVSINI – DECVRIONES – ET – MVNICIPES
(A Nerva Traiano Imperatore, Cesare, Augusto, figlio del divo Nerva, Germanico, Dacico, Pontefice Massimo, Tribuno per la quattordicesima volta, Imperatore per la quinta, Console per la sesta, Padre della Patria, i Decurioni e i Municipali Brindisini)” (4)

Lapide del 110 d.C. dedicata dai brindisini all’imperatore Traiano.

Lapide dedicatoria del 1736

Stampa sul ballatoio

Stampa sul ballatoio

Stampa sul ballatoio.

“L’ampio portone d’ingresso è racchiuso tra due semicolonne e sovrastato da un archivolto decorato.
Il balcone sovrastante, decorato da medaglioni nella parte inferiore, poggia su mensoloni ornati con figure e mascheroni.” (4)

Il balcone adornato da figure e mascheroni che avevano la funzione di allontanare gli spiriti maligni.
Anche se la maggior parte della gente non ci fa più caso, fino ai primi anni del novecento era uso comune porre sull’architrave delle porte o a ridosso di finestre e balconi queste figure ricche di significati simbolici, testimonianze antichissime di scalpellini e mastri muratori.
Per riuscire ad allontanare la malasorte le maschere dovevano essere mostruose, in grado di spaventare gli spiriti maligni e tenerli distanti dall’abitazione.
L’iconografia delle maschere è molto varia, ma i modelli più diffusi sono facce demoniache con lingua di fuori e corna vistose pronte a scongiurare l’ingresso di energie negative.

“Sulla loggia si affaccia la porta del salone, delimitata da una cornice a tutto sesto decorata con motivi floreali.” (4)


Il palazzo fu fatto costruire da Leonardo Montenegro  (anche se il cognome vero di origine slava si ritiene che sia  stato sostituito) ricchissimo commerciante montenegrino, chiamato dal popolo col nome del suo paese d’origine.
“Comunque Leonardo – dal cognome Bansciulik o Petrovich o Cernivicchio che sia – fu sindaco di Brindisi e da uomo ricco e benefico che era, in tempi di grave carestia mise a disposizione della popolazione affamata i suoi granai, per cui il Decurionato (ciò che attualmente chiameremmo amministrazione comunale) non solo gli conferì la cittadinanza brindisina, ma lo elesse sindaco negli anni 1680,1689, 1698 e 1704, come registra la Cronaca (Cronaca dei sindaci di Brindisi dall’anno 1529 al 1787 – Bibl. Arc. De Leo ndr)”.
Il Camassa dice inoltre che in questo palazzo furono ospitati Ferdinando IV, Gioacchino Murat e Lord Byron.” (1)

Manifestazione “Giornate Europee del Patrimonio 2017 – Oltre il Giardino”, tenutasi nella giornata di ieri ed organizzata dal FAI della provincia di Brindisi in collaborazione con l’Associazione “Le Colonne Arte Antica e Contemporanea”

Il brigante Ciro Annicchiarico

“Ma il palazzo Montenegro ospitò, sia pure per brev’ora, e in circostanze forse più romanzate che reali (ne siano prova le diverse storie, che circondano la figura del brigante,  anche  in altre città pugliesi ndr), don Ciro Annicchiarico, il celebre prete-brigante di Grottaglie che tenne sotto il terrore la regione salentina per vari anni sostenuto in alto e in basso da protezioni occulte.
Per farla finita, il governo di Napoli mandò quaggiù verso la fine del 1817 con l’alter-ego, cioè con poteri assoluti e con notevoli forze, il generale irlandese Riccardo Church. Braccato, incalzato alle reni dalle truppe, che lo rinchiusero in un cerchio sempre più stretto, abbandonato dai protettori in alto e dai manutengoli in basso, l’Annicchiarico, dopo che riuscì ancora una volta a sfuggire all’accerchiamento di S. Marzano, visto che i suoi giorni erano ormai contati, tentò di espatriare. Corre a Brindisi e tenta presso parecchi di noleggiare un “legno” che lo trasportasse sull’opposta sponda adriatica. Ma tutti si rifiutano di secondare il suo disegno perché temono le sanzioni  minacciate dal Church contro i manutengoli. Fa un ultimo tentativo salendo le scale del Palazzo Montenegro, dove vicino ad un caminetto, in pantofole e berretta  da notte, don Giacomo Montenegro si scaldava al fuoco e pacificamente fumava il suo sigaro.  Ma quale non fu la sorpresa di don Giacomo nel vedersi improvvisamente dinanzi il bandito! Don Ciro, senza tanti preamboli, disse quel che voleva: un’imbarcazione per espatriare, alternando le minacce alle offerte di denaro. Ma don Giacomo, riavutosi dalla poco gradita sorpresa, disse con dignità e fermezza che non poteva aiutarlo, consigliando il brigante di prendere subito il largo, poiché fra breve attendeva  in casa sua proprio il generale Church, mostrandogli in un salone la tavola imbandita destinata al potente ospite e al suo seguito di armati. Il bandito pregò, minacciò ancora, ma non ci fu verso.
Il tempo passava mentre intorno e dentro il palazzo si addensavano soldati ed ufficiali del generale Church. Don Giacomo da una parte non voleva tradir la vecchia amicizia del Church – lo avrebbe, come disse al brigante, conosciuto ai tempi  del Murat quando approdò a Brindisi in seguito ad uno scontro tra una nave inglese con una francese – dall’altra non voleva venir meno  al tradizionale costume  della gente nostra che considera sacra l’ospitalità, sia pure quella concessa  ad un brigante.
L’Annicchiarico si affacciò nel cortile che vide rigurgitante di armati. Era effettivamente in trappola, onde fu giocoforza ascoltare il consiglio del vecchio signore brindisino il quale gli aveva approntato  un vestito da donna. Così travestito e velato, accompagnato da un fido famiglio dell’ospite, il bandito uscì dalla casa tra la truppa ignara. Una barca lo depose vicino al castello e di lì su una veloce cavalla si dileguò nella campagna. Il famiglio ritornò  al palazzo assicurando il padrone della riuscita fuga. Poco dopo il generale Church entrava nel palazzo Montenegro e don Giacomo gli narrava l’accaduto, invocando protezione. L’irlandese, cavallerescamente, fece buon viso a cattivo gioco ed assicurò il Montenegro che comprendeva le ragioni della sua condotta raccomandando il silenzio sull’accaduto. Don Giacomo gli baciò le mani e non si parlò più del fatto. Dopo pochi giorni il bandito, incalzato dalle truppe dell’irlandese si ridusse nella masseria “Scassevera” (Scasserba) a qualche chilometro da Grottaglie, dove oppose l’ultima resistenza, e veniva catturato. Egli finiva la sua sinistra avventura sotto i colpi del plotone di esecuzione nella piazza di Francavilla. Era il pomeriggio dell’8 febbraio 1818.” (1)

Album di foto d’epoca

Piazza Baccarini con la Fontana dei delfini sulla destra.

Piazza Baccarini

Palazzo Montenegro

Palazzo Montenegro, particolare della facciata

Palazzo Montenegro, cortile interno.

Palazzo Montenegro, scala interna che conduce alla lapide Traianea.

Lapide a Traiano.

“Con l’estinzione della famiglia Montenegro, dopo la metà dell’800 il palazzo fu venduto alla Peninsular and Oriental Steam Navigation Company, società di navigazione britannica titolare del collegamento da Londra a Bombay via Brindisi con i piroscafi della famosa “Valigia delle Indie”.
La società inglese appose il proprio simbolo, un sole nascente, sulla parte semisferica sopra al portone d’ingresso, dov’è ancora visibile.” (4)

In merito, appare opportuno aprire una piccola parentesi su questa società, la cui attività all’epoca, ha avuto tanta influenza su una piccola cittadina come Brindisi che provava a sprovincializzarsi, ma anche per la risonanza mondiale dovuta alla concomitanza di diversi fattori: per la prima volta veniva usato il trasporto misto treno-nave (oggi si direbbe intermodale) per la posta e i passeggeri; il tempo di trasporto veniva notevolmente abbattuto per l’apertura del Canale di Suez e perchè buona parte del viaggio veniva fatta in treno anzichè in nave, grazie al porto di Brindisi che costituiva la cosiddetta porta sull’Oriente.

La valigia delle Indie

“La Valigia delle Indie (in inglese: Indian Mail) è il nome italiano del famoso treno postale e viaggiatori che da Modane (Francia) a Brindisi attraversava la penisola italiana trasportando viaggiatori e corrispondenza da Londra a Bombay (via Egitto) nel periodo 1870 – 1914.” (5)

“Grazie alla volontà dell’ex ufficiale della Royal Navy Thomas Waghorn, che dimostrò il notevole risparmio di tempo per raggiungere, da Londra, i Dominions indiani passando attraverso l’Egitto anziché il periplo navale dell’Africa, il viaggio che prima durava oltre 100 giorni venne ridotto di quasi la metà del tempo.” (5)

Foto (6)

Foto (6)

“Con l’unità d’Italia venne proposto alla Gran Bretagna l’utilizzo del percorso italiano, che inizialmente prevedeva il passaggio navale da Ancona a Brindisi e quindi Alessandria d’Egitto (era il 1862).” (5)

Nuovo Overland Route to India ‘presso la Sala egiziana di Londra, 1876. L’itinerario comprende Parigi, Monte Cenis, Brindisi e il Canale di Suez. (Photo by Hulton Archive / Getty Images) (6)

Da cartolina d’epoca: la nave “ISIS” con la valigia e i passeggeri provenienti da Port Said è ritratta nei pressi del Canale Pigonati con lo sfondo del Castello Alfonsino, detto anche Castel Rosso o Forte di Mare. Da notare che la nave viene chiamata erroneamente “IRIS”. (6)

Imbarco dei cammelli a Port Said, uno dei luoghi di scalo della Valigia delle Indie. (6)

Una grande nave della P&O ritratta nel periodo di maggior splendore del servizio. (6)

Orario valigia delle Indie (6)

“La moneta coniata per commemorare il completamento dell’intera tratta Susa-Brindisi, avvenuta il 24 maggio 1865. La “Valigia delle Indie” può abbandonare la via di Marseille e iniziare il suo viaggio attraverso l’Italia. (6)

Foto (6)

Foto (6)

“Con l’avvio dei lavori per lo scavo del canale di Suez si pensò all’utilizzo del porto di Brindisi, ritenuto interessante per la sua posizione geografica, per l’imbarco della Valigia delle Indie. Infatti trovandosi alla fine della Penisola italiana consentiva di effettuare in treno prima dell’imbarco un percorso più lungo rispetto a qualsiasi altra soluzione, cosa che ovviamente diminuiva i tempi totali rispetto a percorsi con tratte via mar più lunghe. Nella città pugliese furono avviati una serie di lavori per migliorare la viabilità interna, la creazione di alberghi e di strutture portuali.” (5)

Il Peninsular Express in sosta a Brindisi Porto (collezione Ogliari) (6)

Foto (6)

Primi anni del ‘900: rara immagine del piroscafo “Isis” ormeggiato davanti alla stazione “Porto”, probabilmente in attesa dell’arrivo del “Peninsular Express”. La nave effettua il servizio veloce verso Port Said, località egiziana in cui avviene il trasbordo dei viaggiatori sulla nave proveniente da Marseille. Foto (6)

 

Corrispondenza tra nave e treno della “valigia indiana” a Brindisi, porto interno, nel 1900. (6)

Orario riassuntivo dei treni celeri della “valigia indiana”. (6)

“Il primo viaggio ufficiale della Valigia delle Indie avvenne il 25 ottobre del 1870: era il primo piroscafo della società inglese Peninsular and Oriental Steam Navigation Company (“P&O”) a partire dal porto di Brindisi per Alessandria, da dove la ferrovia portava passeggeri e merci sino a Suez e qui venivano imbarcati su un’altra nave diretta in India. Il convoglio che partiva da Londra giungeva a Brindisi in 44 ore e a Bombay in 22 giorni, contro i 25 giorni necessari con la partenza da Marsiglia. Il 5 gennaio 1872 la Valigia delle Indie transitava per la prima volta dall’appena inaugurato Traforo ferroviario del Frejus.” (5)

Questo il manifesto che annuncia la fine del trasporto viaggiatori sulla “Valigia delle Indie” e la contemporanea entrata in servizio del “Peninsular “Express”. A partire dal 18 luglio 1890, la “Malle des Indes” (Valigia delle Indie) espleterà solo servizio postale. (6)

“La Valigia delle Indie” / “La Malle des Indes” – trasporto posta e passeggeri dall’Inghilterra all’India sul percorso London – Calais – Brindisi – Bombay (via Moncenisio – Canale di Suez)

Questa una rara immagine del “Peninsular Express” in viaggio lungo la costa adriatica:

 

Il vagone ristorante:

 

Il Grand Hotel International realizzato dalla Società Italiana per le Strade Ferrate Meridionali del Conte livornese Pietro Bastogi. L’albergo, ancora oggi in attività, si affaccia sulla banchina al centro del porto interno di Brindisi, a poche decine di metri dalla vecchia stazione ferroviaria sul porto. Foto (6)

“Ma il Governo italiano non attrezzò con nuove strutture e le banchine necessarie il porto pugliese, così la società inglese ripensò di utilizzare il porto francese di Marsiglia, che pian piano riconquistò i piroscafi della P&O sino al definitivo abbandono del porto pugliese avvenuto nel 1914. Così dopo 40 anni il collegamento della Valigia delle Indie da Brindisi venne definitivamente soppresso.” (5)

“E’ possibile interpretare la scena immortalata in questa immagine scattata alla stazione di Brindisi Porto.
La fine di questa prestigiosa relazione è ormai alle porte; siamo intorno al 1910 e il servizio della “Valigia delle Indie” è da tempo sdoppiato in due convogli che viaggiano appaiati lungo il percorso (Londra)-Calais-Brindisi (via Modane) e vv.
Le grandi navi della “Peninsulare” sono ormai solo un ricordo, ed il servizio è ora espletato con due navi di modeste dimensioni, la Isis e l’Osiris, che assicurano un collegamento veloce tra Brindisi e Port Said, in Egitto, dove avviene la coincidenza con la nave proveniente da Marsiglia.
Nella foto vediamo il piroscafo “Isis” ormeggiato sulla banchina posta lungo il Seno di Ponente; sul primo binario è pronto il convoglio postale, mentre sul secondo binario è in sosta il “Peninsular Express”, ancora in attesa della locomotiva titolare.” (6)

Foto (6)

Foto (6)

Arrivi illustri:

Da “Il Corriere” (Giornale di Brindisi – Settimanale) del 17 aprile 1872 (6)

Da “Il Corriere” (Giornale di Brindisi – Settimanale) del 22 maggio 1892

Da “Il Corriere” (Giornale di Brindisi – Settimanale) del 17 luglio 1892 (6)

I vari tipi di treni usati.

Foto (6)

Foto (6)

La locomotiva 552.036 esposta al Museo della Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano. Foto (6)

” Nella notte tra il 21 e il 22 dicembre 1901, le acque del canale Cillarese, ingrossato dalle forti piogge, asportarono un tratto di centocinquanta metri di sede ferroviaria in rilevato.
In quel punto, che si trova alle porte di Brindisi, pochi minuti prima era regolarmente transitato il diretto Bologna-Lecce in arrivo a Brindisi alle 21.28.
I lavori di ripristino furono affidati alla Ditta Menegus e Pasqualin di Venezia, la stessa ditta che aveva costruito il Palazzo Italiano all’ Esposizione Internazionale di Parigi (opera premiata con la medaglia d’oro).
La ditta costruì un ponte in legno raccordato a un nuovo rilevato.
I lavori procedettero rapidamente, e dopo 20 giorni, il 12 gennaio 1902, si era già in condizioni di riattivare la linea, permettendo nuovamente il passaggio della “Valigia”.

Purtroppo, proprio all’ultimo viaggio, il treno cantiere proveniente da San Vito dei Normanni sfondò il paraurti (il giornale dell’epoca parla di paracarro) precipitando nell’avvallamento creato dall’alluvione.
Le vittime furono quattro; il convoglio viaggiava a ritroso ed era formato da cinque carri carichi di pietrisco, dodici carri vuoti, bagagliaio e locomotiva.
L’evento ebbe naturalmente un certo risalto anche sulla stampa inglese.” (6)

Le foto del disastro:

Foto (6)

Foto (6)

Sembra tuttavia che l’abbandono dello scalo di Brindisi fosse dovuto a motivi di ordine politico-militare. Infatti a quel tempo spiravano già “venti di guerra”; l’Italia aveva da tempo aderito alla Triplice Alleanza stringendo un patto con le nazioni ora potenzialmente nemiche della Gran Bretagna e della Francia; la circolazione di un treno importante che trainava corrispondenza e valori provenienti di massima dalle due nazioni ingenerava evidenti e giustificabili timori.” (5)
“Nel 1928 il palazzo fu acquistato per 460.000 lire dalla neo costituita Amministrazione Provinciale, che per adeguarlo a sede dovette restaurarlo e arredarlo, ma ritenuto angusto allo scopo fu presto destinato a residenza del Prefetto, utilizzo attuale.” (4)

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Note:

(*) piazza Baccarini, con al centro la Fontana dei  Delfini poi trasferita nei giardinetti di Piazza Vitt. Emanuele II – dove è attualmente, è sorta dove un tempo era il demolito  Palazzo Monticelli, abitazione di Teodoro Monticelli, grande matematico e filosofo originario di Brindisi, che fu uno dei primi martiri del Risorgimento italiano, imprigionato a Napoli per un lungo periodo
(**) Don Ciro Annicchiarico, noto anche come papa Giru, può ritenersi uno di quei personaggi  che più colpiscono la fantasia e la curiosità: prete a 24 anni, non estraneo alle idee giacobine e rivoluzionarie, viene accusato dell’omicidio di un altro ecclesiastico per gelosia; incarcerato, riesce a evadere più volte; dopo anni di vita raminga e difficile diventa il capo di una banda di briganti che in breve terrorizza il Salento; passa al brigantaggio politico riordinando la setta dei Decisi e mettendosi al servizio della Carboneria; tradito da tutti e fatto oggetto di una vera e propria campagna militare, è catturato e giustiziato. http://home.teletu.it/rosarioquaranta/saggi_08.html

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Ringraziamenti:

– all’amico Mario Carlucci che ha collaborato con me nella ripresa delle immagini;

– a Markinfan Club Italia e in particolare al sig. Pietro Chionna per il lavoro di ricerca e la completezza di informazioni nella discussione sulla “Valigia delle Indie”, da cui sono state attinte  anche le foto.

Bibliografia e siti web:

Legenda: allo scopo di non tediare il lettore con la ripetizione delle fonti citate, è stato attribuito un numerino per ogni opera consultata, che si ritroverà al termine della citazione e che consentirà l’esatta attribuzione bibliografica.”

(1)    Brindisi ignorata, di Nicola Vacca. Vecchi e C. editori, Trani 1954
(2)    I Palazzi di Brindisi, di Nadia Cavalera. Schena Editore
(3)    http://it.wikipedia.org/wiki/Via_Appia_Antica
(4)    http://www.brindisiweb.it/monumenti/palazzo_montenegro.asp

(5)    http://it.wikipedia.org/wiki/Valigia_delle_Indie#La_proposta_italiana

(6)    http://www.marklinfan.com/f/topic.asp?TOPIC_ID=737&whichpage=7

0 commenti

  1. Mi chiedo e chiedo: Con quale logica un monunento con una storia millenaria,con caratteristiche che vanno valorizzati e ammirate debba essere messo a disposizione di un privato e sottratto alla cultura di una cittadinanza che ha messo la Provincia nelle condizioni di acquistalo per se e certo non per altri.
    Tra l’altro,forse è l’unico, non mi risulta sia mai stato valorizzato a parità di ogni altro.
    Va certamente riconosciuto il merito a Brundarte per il servizio eccellente messo a disposizione dei brindisini. Chiedo se non è il caso di promuovere un’iniziativa tendente ad aprire al pubblico il Palazzo Montenegro.Grazie.

    1. La ringrazio per il giudizio positivo espresso su Brundarte e credo anch’io che almeno la parte con la lapide traianea e il giardino debbano poter essere visti dai cittadini sia pure in alcuni giorni dell’anno.Per quanto riguarda i nostri monumenti abbiamo il cuore che sanguina nel vedere come è stato ridotto il Castello Alfonsino e le rovine di Torre Testa, Torre Cavallo e Torre Mattarelle. Spero che la politica a Brindisi cambi il proprio punto di vista e faccia di Brindisi una città turistica, visto che adesso della città industriale ci sono rimasti solo i problemi. In ogni caso voglio raccontarLe come ho potuto fare le fotografie del palazzo Montenegro che, fino a quel momento non avevo mai visto all’interno! Avevo notato su una precedente fotografia, purtroppo fatta con un obiettivo fisso che mostrava l’immagine da lontano, che con le imposte chiuse si vedevano delle maschere grottesche e le volevo riprendere; ma tutte le volte che mi ero recato a fotografare avevo sempre trovate le persiane aperte che, battendo sul muro, impedivano la vista della maschera in discorso. Dopo essere andato invano decine di volte, le ho finalmente trovate chiuse, ma proprio in quel momento usciva la macchina del Prefetto che si fermava sotto l’uscio per chiudere il portone. Così ho avuto la possibilità di intravedere anche l’atrio e il giardino e, quando il Prefetto, gentilmente ci ha invitato a continuare a fare foto, gli ho chiesto di poter accedere alla scala e al ballatoio! Preso alla sprovvista ci ha pensato un po’ su, perchè nella macchina c’era anche la sua signora che aspettava, però non ha detto di no, anzi ci ha accompagnato (c’era anche un altro signore col cane) e ho potuto fare le ambite fotografie. A onor del vero sono rimasto molto sorpreso dall’inattesa gentilezza e penso che conserverò sempre un buon ricordo del nostro Prefetto.

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