Chiesa (rurale) della Madonna della Grotta – Ceglie Messapica (Br)

“Le parole non sono sufficienti a raccontare il dramma: la chiesa, che nel 1565 venne assegnata dall’arcivescovo di Brindisi al Capitolo della chiesa madre di Ceglie, negli anni divenne il Santuario Mariano del popolo cegliese e dall’Unità d’Italia fu affidata al demanio dello Stato. Da allora è passata da un proprietario all’altro.(..)
Nessuno sembra essere in grado di ricostruire a chi appartiene cosa. Certo è soltanto che una parte della proprietà è della curia di Oria, una parte di un privato.

Eppure sono passati dodici anni da quando la Soprintendenza di Bari invitò l’amministrazione di Ceglie Messapica a “definire le procedure connesse alle singole proprietà del Santuario Madonna della Grotta, fra la parte ipogea, appartenente alla Curia Vescovile di Oria e la parte subdivo appartenente ai privati”.

Sono passati dodici anni in cui la chiesa è stata ancor più abbandonata e mai come oggi il crollo appare prossimo. (..) un luogo che non può più appartenere soltanto alla Curia o a un privato, ma deve essere rivendicato per quello che è: proprietà di tutti. Bene della collettività.” (1)

 

Edicola devozionale sulla Ceglie M.-Francavilla F.

LA STORIA

“L’edificio sacro costruito nel XIV secolo e i padiglioni masserizi si presentano a chi proviene da Ceglie quasi all’improvviso, a circa 6 chilometri dalla città dopo avere percorso una stretta vicinale che conduce a Francavilla Fontana.

Le pareti della chiesa sono alte e snelle, rese preziose dal bugnato antico, interrotte soltanto dal vecchio portale e dall’ampio rosone, del quale rimane la ghiera esterna; esili monofore filtrano all’interno, discrete, la luce del giorno.

 

La facciata a bugne rustiche e monocuspidata, termina anch’essa (come per la chiesa dell’Annunziata, nella zona storica di Ceglie), con un campanile a vela ad un fornice cui ne fu aggiunto in tempi posteriori un altro che non riesce ad appesantire la leggera eleganza dell’intera struttura litica.

Particolare della facciata.
Il campanile a vela visto di fronte.
Il campanile a vela e il rosone visti da dietro.
Il campanile a vela visto da dietro (con una speciale cornice).
Il campanile a vela visto da dietro.
Il rosone visto da dietro (con uno scorcio sulla campagna sottostante).

 

Il progettista del sacro edificio fu Domenico de Juliano il quale appose la propria firma sulla facciata, appena a destra sotto il rosone su un concio di pietra calcarea a caratteri gotici abbreviati recita in latino”Hoc opus aedificavit magister muratoribus Dominicus de Juliano”.

L’interno è largo 6 metri e lungo 22; qualche superstite scampolo d’intonaco ci documenta su di un passato pregno di arte e di devozione.

Il tetto, anche se in parte crollato, risulta formato da un doppio spiovente embricato, dalle lontane reminiscenze gotiche.

 

La pavimentazione rappresenta un elemento architettonico tipico delle chiese a carattere ipogeico, che trova riscontro nell’area jonico-salentina.

Affresco di S. Antonio Abate.
Affresco di S. Antonio Abate

 

 

Appena varcato lo splendido portale con all’interno degli affreschi ed una gradinata in calcare duro si accede attraverso un’altra scalinata nel primo ambiente adattato a cripta nel quale si fondono l’arcano ed il mistico. Infatti le stalattiti e le stalagmiti fanno da stupenda cornice agli altari, i piani e le scalinate interne della chiesa sotterranea.

 

In una nicchia è ricavata una cappella di taglio rinascimentale da un altare litico occhieggia l’affresco della “Vergine col Bambino” da cui deriva il nome della chiesa.

Altare litico.

 

La cavità prosegue per altri 36 metri circa tra stretti e bassi passaggi a gallerie riccamente concrezionate.

(*)

Affiancano la chiesa un vasto corpo masserizio dal tetto a spioventi embricati. Si pensa possa essere stato la sede di una comunità di monaci italo-greci qui rifugiatisi dalle persecuzioni iconoclaste scatenate dall’imperatore d’Oriente Leone III l’Isaurico (Dinastia bizantina ritenuta originaria dell’Isauria) nell’VIII secolo.

La chiesa fu meta di pellegrinaggi e, sull’affresco che rappresenta S. Antonio Abate sul pilastro sinistro a lato dell’abside vi sono vari graffiti di pellegrini; in uno si legge “aprele 1473 fuit processio” (Aprile 1473 ci fu la processione). Si andava in primavera a S. Maria della Grotta dai vari centri vicini.” (2)

 

“Un dato è, comunque, certo: la masseria sopravvive assai precariamente, essendo oramai abbandonata, come tante altre aziende dell’agro di Ceglie che non hanno saputo essere al passo con i tempi e si sono rivelate incapaci di riconvertire la produzione si da renderle maggiormente competitive e più economicamente redditizie.L’antica chiesa-basilica, in cui a malapena è possibile leggere superstiti affreschi dai vaghi moduli bizantineggianti che la impreziosivano, è paurosamente degradata per essere stata destinata, per lunghi anni, a stalla.

E’, ormai, il melanconico relitto di un passato glorioso, che sopravvive a se stessa ed è visitata soltanto da qualche sporadico studioso che si avventura fin li per esaminarla e ne commisera la triste fine. Decisamente inutile, in questi anni, si è rivelato ogni intervento che da varie parti e in momenti diversi è stato posto in essere per tentare, almeno, un restauro conservativo dell’illustre monumento. Gli organi preposti alla tutela del patrimonio architettonico della Puglia hanno sempre lamentato, pretestuosamente, la mancanza di fondi sufficienti, forse sperando che il vecchio tempio alfine crolli e, con buona pace di ciascuno, non se ne parli definitivamente più.” (3)

Per finire, uno stupendo contributo video di Antonio Tedeschi che ha per oggetto la Chiesa della Madonna della Grotta di Ceglie M.ca, con uno sguardo anche alla bella cittadina della nostra provincia.

 

Ringraziamenti:

Agli amici Mario Carlucci e Antonio Tedeschi che hanno collaborato con me nella ripresa delle immagini.

Bibliografia e sitigrafia:

“Legenda: allo scopo di non tediare il lettore con la ripetizione delle fonti citate, è stato attribuito un numerino per ogni opera consultata, che si ritroverà al termine della citazione e che consentirà l’esatta attribuzione bibliografica o sitografica.”

(1)  http://bari.repubblica.it/cronaca/2012/04/15/news/ceglie-33326353/

(2) http://www.altosalentorivieradeitrulli.it/nuova_pagina_20.htm#CHIESA_CRIPTA_MADONNA_DELLA_GROTTA_-_CEGLIE_MESSAPICA

(3) http://ceglieplurale.it/le-masserie-di-ceglie-madonna-della-grotta-344.html (articolo del prof. Gaetano Scatigna Minghetti)

(*) Rilievo di: Altavilla Giuseppe, Amico Vito, Putignano Giacomo, Leo Concetta

7 commenti

  1. Molto interessante, e molto significativa la testimonianza di un importante luogo di devozione.

  2. […] “Le parole non sono sufficienti a raccontare il dramma: la chiesa, che nel 1565 venne assegnata dall’arcivescovo di Brindisi al Capitolo della chiesa madre di Ceglie, negli anni divenne il Santuario Mariano del popolo cegliese e dall’Unità d’Italia fu affidata al demanio dello Stato. Da allora è passata da un proprietario all’altro.(..) Nessuno sembra essere in grado di ricostruire a chi appartiene cosa. Certo è soltanto che una parte della proprietà è della curia di Oria, una parte di un privato. (continua qui) […]

  3. L’ha ribloggato su Un Paese più… dipende da noi!e ha commentato:
    Un’antica “bandiera della blogosfera cegliese.

  4. […] Chiesa (rurale) della Madonna della Grotta (per vedere il servizio su Brundarte clicca qui) […]

  5. […] Le immagini sono tratte dall’articolo di Francesco Guadalupi in Chiesa (rurale) della Madonna della Grotta. […]

  6. Siamo felici di vedere il nostro rilievo. Dispiaciuti dal fatto che non è stato chiesta l’autorizzazione ad usarla. Citi la fonte, per favore, Guadalupi, grazie. A vostra disposizione.

    1. Fatto

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