Ceglie Messapica (Br)

Il Castello Ducale 

“L’occhio di chi, per via Municipio, sbocca sul Sagrato della Collegiata, è attratto da un’ampia porta con arco a tutto sesto che attraverso un ingresso con volta ad ogiva, immette nell’atrio del Castello Ducale di Ceglie Messapico.
L’ingresso, piuttosto opprimente nonostante l’ampiezza, lascia intravedere la luce di un atrio di forma irregolare che conduce alle diverse ali del Castello caratterizzato da varie fasi di costruzione.
All’interno dell’ingresso, a destra, a pochi metri dalla porta una breve scalinata conduce ad un piccolissimo locale la cui veranda a doppio arco si affaccia sul Sagrato della Collegiata: un antico posto di guardia, prima che modifiche e ristrutturazioni succedutesi nel corso del tempo non ne avessero modificato anche le funzioni.” (1)

“Appena nell’atrio, a sinistra per chi entra, una scala stretta e ripida addossata alla torre del castello (sottoposta in seguito alla torre quadrata opera dei Sanseverino) conduce agli appartamenti posti sull’ingresso e che si affacciano da una parte sull’atrio dal quale alcune stanze prendono luce, e dall’altro sulla facciata della Collegiata con un’ampia veranda a triplice arco.” (1)

“Sempre nell’atrio, addossate alla torre normanna, le colonne di un pozzo dal quale la tradizione informa attingesse acqua l’intero paese durante i periodi, non infrequenti da queste parti, di siccità. Un corridoio lungo e stretto addossato all’ala che comprende la torre normanna, conduce agli appartamenti che comprendono la torre quadrata realizzata durante la Signoria dei Sanseverino.
Una scala a due rampe legate tra loro ad angolo retto lascia intravedere dal basso una porta che conduce in un vestibolo attiguo ad un minuscolo atrio sulla destra del quale è possibile un accesso alla “torretta”, come viene definita una delle torri circolari”. (1)

“La torre (quadrata), conserva ancora tracce visibili del suo carattere militare pur versando in uno stato di abbandono che rende precaria la stessa stabilità delle volte sulle quali, si osserva lo spessore non più robusto del legno che reggeva un tempo le tegole ormai sconnesse.
Dall’alto della torre merlata lo sguardo spazia sulla campagna circostante fino a Cisternino, Ostuni, Carovigno, Oria, Francavilla e, nei giorni di sereno, anche Brindisi e Taranto; ma soprattutto offre l’opportunità di intuire una pianta del castello.” (1)


“Partendo dalla porta principale e scendendo per via Pietro Elia verso piazza Plebiscito, a poche decine di metri ci si imbatte in una delle tre torri angioine (donde il nome di castello angioino) che potrebbero essere state i tre capisaldi di una ipotetica fortificazione a difesa dell’originario palazzo gentilizio.” (1)

“Nel parco degli appartamenti ducali, lussureggiante di piante sempreverdi che aveva uno sbocco ormai murato in corso Garibaldi, è visibile una seconda torre circolare rimaneggiata nel corso del tempo fino a perdere in buona parte l’impronta del suo stile originario. Oltre la torre il perimetro continua fino (..a) chiudere con una terza torre circolare posta quasi a ridosso della porta principale del castello.” (1)


“Dall’esterno non è possibile avere questa visione d’insieme perchè le dimore sorte intorno al castello nel corso del tempo impediscono di abbracciare con lo sguardo un complesso che, isolato, renderebbe indubbiamente meglio l’immagine intuibile unicamente dall’alto della torre quadrata.
Ritornando nell’atrio, una scalinata e un portale del ’500 conducono alle stanze attualmente adibite a Biblioteca Comunale (probabilmente l’ala più recente a giudicare dalle finestre che parlano di un ‘600 inoltrato) e agli appartamenti del duca Luigi Verusio la sensibilità del quale ha reso possibile un restauro che ha ricondotto in condizioni apprezzabili l’ala che si affaccia sul parco del castello al quale si accede attraverso un’ampia scalinata a qualche metro dalla torre circolare.” (1)


“Agli appartamenti del duca si accede attraverso un ampio salone un tempo solenne per le decorazioni della volta in legno. Da qui ci si immette in un ampio vestibolo arricchito di mobili d’epoca e di una volta decorata con pitture del ‘500; sul lato sinistro un lungo corridoio sul quale si affacciano alcune stanze riportate all’antico splendore, le cui pareti sono decorate con vasellame del 700; due di queste stanze, le prime dopo il vestibolo, hanno sul lato destro un caminetto monumentale in pietra viva.
Scene bibliche, in uno stile rinascimentale, sono dipinte sulla volta del primo dei due ambienti. Probabilmente nel corso del 1200 fu allargato il nucleo originario del castello che al tempo della baronia dei Drimi certamente non doveva essere più di un palazzo signorile.” (1)

“La prima notizia storica del feudo di Ceglie, come peraltro afferma il Coco, risale proprio al 1100, in occasione di una controversia di confini con gli abitanti di Ostuni; i Drimi, baroni di Ceglie, hanno il potere intorno al 1120.
Le torri circolari sono del periodo angioino, quando signore di Ceglie per concessione di Carlo d’Angiò è il barone Filippo de Tuzziarco; alla morte di costui, avvenuta presumibilmente nel 1292 il feudo di Ceglie del Gualdo viene ceduto a Giovanni Pipino di Bari, cessione con la quale Carlo II d’Angiò si sdebita dei servizi resigli dal Pipino durante l’assedio e la conquista di Lucera caduta in mano ai Saraceni.
Nel XV secolo si susseguirono nel possesso del feudo di Ceglie le famiglie Scisciò, Brancaccio e Dentice.
Ma il castello comincia ad essere tale di nome e di fatto allorquando il feudo viene rilevato da Fabrizio Sanseverino che fa acquisire al palazzo la dignità ducale; ciò avviene nel 1490 e di quegli anni è la costruzione della torre quadrata, come ricorda peraltro una iscrizione all’ingresso della porta.
Maggiore splendore acquista il castello con i coniugi Giovanni e Aurelia Sanseverino, ai quali succede il figlio Giangiacomo ed a questi ancora il nipote Ferrante che nel 1632 cedette il feudo ai Lubrano. Opera dei Sanseverino, oltre alla torre, gli attuali appartamenti del duca che si appoggiano chiaramente alla parte preesistente e più antica che si affaccia sul sagrato della chiesa; ne sono testimonianza le varie finestre che danno sull’atrio, di stile diverso, segno inequivocabile di aggiunte e rimaneggiamenti di epoche successive.” (1)

Arma araldica della città di Ceglie Messapico
Stemma dei Sanseverino


“I Lubrano dimorano in Ceglie lo spazio di una generazione: alla morte di lsabella di Noirot, consorte adorata di Diego Lubrano, il duca vendette il feudo a Luigi Sisto y Britto, primo duca di Ceglie con questo nome. l Sisto y Britto ebbero potere in Ceglie fino al 1862 quando beni e titolo passarono al marchese Luigi Verusio che diveniva così duca di Ceglie. Il resto è storia recente: i Verusio si sono trasferiti a Ceglie prendendo effettivo possesso del castello intorno al 1922.” (1)

Le Chiese

“Costruite in varie epoche, a seconda delle necessità religiose, le chiese di Ceglie Messapico ripetono, nell’impianto e nelle forme architettoniche, gli stili che via via andavano affermandosi nei grandi centri italiani, filtrati comunque dal gusto e dalla mentalità locale, per forza di cose meno aperta a idee ed a soluzioni più moderne ed accettabili.

Chiesa Collegiata di Santa Maria Assunta

Tra tutte, per eleganza di forme e per architettonica sobrietà, è opportuno enucleare la Collegiata Chiesa, dedicata alla Vergine Assunta, la cui fabbrica, iniziata nel 1521, diede realtà ad un edificio a croce greca, che venne ampliato ed imbarocchito nel 1786.” (1)

“In essa lasciò amplissime tracce della sua arte il pittore Domenico Carella che eseguì, oltre che altri dipinti, anche L’ultima Cena, L’Assunta ed una Veduta prospettica di Ceglie, che costituisce, fino ad oggi, il più antico documento del genere riguardante la città messapica. Splendido, invece, il Cristo uscente dal sepolcro, di pietra policromata, attribuito a Raimondo da Francavilla, incastonato in una parete della sacrestia, al quale fa riscontro il coevo Crocifisso ligneo in cui la figura del Cristo — scarno e quasi consunto – fa ammutolire per l’austera severità. Convincente anche, sull’omonimo altare, la pala raffigurante l’Immacolata Concezione, mentre, per giuliva freschezza, attira lo sguardo il dirimpettaio simulacro ligneo del Santo di Padova, Patrono di Ceglie.
Su tutto, domina la cupola che, con la baccellatura interna, raccorda la copertura dei bracci della croce della pianta. Si affianca ad essa il campanile: una certa solennità ne riscatta in parte la struttura tozza e massiccia.” (1)

Domenico Carella: “L’ultima cena” secolo XVIII

Coro ligneo

Domenico Carella : “L’Assunta” secolo XVIII.

Chiesa di S. Rocco

“Il Santuario di San Rocco fu costruito sul punto più alto di una collina dove sorgeva una Cappella edificata intorno al XVI secolo dedicata al Santo di Montpellier. Su quel colle, si dice che in tempi remoti fosse ubicato un tempio pagano che cambiò nome quando la popolazione, afflitta da pestilenze, cominciò a rivolgersi al Santo protettore degli appestati. Le prime notizie riguardanti la storia dell’edificio risalgono al 1595, quando fu compiuta una visita apostolica nella diocesi di Oria da parte di S.E. Mons. Camillo Borghesi, vescovo di Castro. Dalla relazione di questa visita si capisce che vi è la prima costruzione di una chiesa dedicata a San Rocco fuori dalle mura a Ceglie.

La struttura attuale del Tempio fu realizzata su progetto dell’ing. Antonio Guariglia di Lecce anche se fu attuato con notevoli variazioni. Non fu eseguito il pronao tetrastilo toscano. All’interno lo stile ionico fu sostituito dal composito. Al posto dell’attuale elegantissima cupola nel progetto si vede una semplice volta, allo stesso livello di quella della navata centrale. La facciata appare solenne soprattutto grazie alle ardite soluzioni architettoniche, ancora oggi, desta entusiasmo ed ammirazione. Il Santuario fu costruito con la fattiva collaborazione dell’intera popolazione di Ceglie, principalmente dagli abitanti del rione (all’epoca contrada) “mammacara”.

La chiesa è composta da tre navate, una centrale e due laterali e da una quarta trasversale che dà a tutto il Tempio una forma di croce. La facciata anteriore è dello stesso stile del Duomo di Taranto.

A destra e a sinistra, della facciata, furono ricavate quattro nicchie in cui dovevano essere collocate altrettante statue con al centro ed in alto quella di San Rocco.

All’interno del Tempio, oltre alla statua lignea del Santo, datata XVIII secolo è custodita anche quella litica, datata XVI secolo, proveniente dalla vecchia Cappella, abbattuta per fare posto al nuovo edificio.

Il campanile a quattro fornici, con altrettante campane di varie dimensioni e suoni è posto proprio sulla perpendicolare della originale sagrestia. La chiesa di San Rocco, fu eletta a Parrocchia, nel marzo del 1855, da S.E. Mons. Luigi Margarita, vescovo della diocesi di Oria, a seguito dell’assenso concesso da Ferdinando II di Borbone, Re delle due Sicilie.” (2)

Chiesa di Sant’Anna

Costruita sui resti di un tempio pagano – come recenti indagini hanno accertato in modo credibile – dedicato presumibilmente alla dea Latona, l’abbazia è datata nel IX secolo d.C., le prime notizie documentate risalgono al 1182 e sono contenute nel Codice Diplomatico Brindisino. La facciata dell’abbazia, semplice e lineare, è caratterizzata dai campanili a vela ad un fornice, simili a quelli della chiesa dell’Annunziata e della chiesa della Madonna della Grotta.

Nella parte posteriore, sotto la calce si riconosce un protiro trecentesco di stile gotico. L’interno, ad una sola navata, spicca per la vivace policromia delle pareti: sopra l’ingresso è visibile il grande affresco trecentesco raffigurante la Morte della Santa. Di notevole pregio una tela di autore ignoto raffigurante la Sacra Famiglia, ed il dipinto ad olio ottocentesco attribuito a Vito Nicola Galeone, raffigurante la Madonna col Bambino e santi Cosimo, Damiano e Antonio da Padova. L’altare, tipicamente barocco nelle forme, conserva la statua lignea della Santa del XVIII secolo; sulla sommità è collocato il dipinto della Presentazione di Maria al Tempio. (2)

Chiesa (rurale) della Madonna della Grotta (per vedere il servizio su Brundarte clicca qui)

Simile alla basilica di S. Anna ed alla chiesa dell’Annunziata è quella della Madonna della Grotta che, situata nella omonima contrada, è raggiungibile percorrendo la vecchia vicinale che conduce a Francavilla Fontana. Costruita nel ‘300 dall’Architetto Domenico de Iuliano, ha subìto, nel corso dei secoli, numerosi rimaneggiamenti finchè non è stata adibita a stalla di animali vaccini.
Conserva ancora degli affreschi di sapore bizantino, seppure vagamente leggibili, tipici delle zone joniche-salentine per l’influsso dei monaci italo-greci presenti in queste terre.
La facciata, a bugne rustiche e monocuspidata, termina anch’essa con un campanile a vela ad un fornice cui ne fu aggiunto, in tempi posteriori, un altro che non riesce, comunque, ad appesantire la leggera eleganza dell’intera struttura (1).

Strade e Piazze

La torre civica dell’orologio, comunemente nota come Torre dell’Orologio, si trova in Piazza Plebiscito. Fu costruita nel 1890 su progetto dell’ingegnere Paolo Chirulli. La torre di forma quadrangolare si sviluppa su tre livelli per un’altezza di circa 12 m. Le facciate di aspetto neoclassico sono arricchite da decorazioni che alternano forme geometriche e motivi floreali. Al primo livello nella facciata principale è presente la porta d’accesso alla rampa di scale interna, mentre sulle altre facciate sono presenti delle false porte, ogni porta è sormonta da un rosone circolare. Al secondo livello è presente un balcone che circonda la torre, su ogni facciata è realizzata un porta. Nella parte superiore sono posti i 4 quadranti degli orologi. La torre è sormontata da 2 campane azionate dal meccanismo dell’orologio che segnano lo scoccare dei quarti e delle ore e da una banderuola dei venti.

Edificio dalla particolare balconata su Piazza Plebiscito  considerato il centro cittadino ed il principale luogo d’incontro della comunità. L’aspetto attuale della piazza risale alla fine del XIX secolo, quando fu edificata la Torre dell’Orologio, che spicca al centro della piazza. L’ultima importante riqualificazione è avvenuta negli anni novanta del XX secolo quando l’intera area fu ripavimentata con basole di pietra e fu realizzato lo stemma civico con dei sampietrini. Durante il periodo estivo diviene insieme alle vie circostanti un’area pedonale ed ospita la maggior parte degli eventi o manifestazioni estive.

Particolare

Via San Rocco. La via funge da collegamento tra Piazza Sant’Antonio e slargo prospiciente la Chiesa di San Rocco. Sulla via oltre la Chiesa si affacciano il Teatro Comunale, la sede della Banca Popolare Pugliese (già Banca Popolare di Ceglie Messapico), il palazzo Agostinelli (residenza di Cataldo Agostinelli), ed altri palazzi. Inoltre a ridosso della via è presente una piccola area verde ed il monumento ai caduti. Anche questa via è caratterizzata dalla presenza di varie attività commerciali.

Monumento ai caduti

Le viuzze del Centro Storico

Un ringraziamento all’ amico Mario Carlucci che ha collaborato con me nella ripresa delle immagini.

Bibliografia e sitigrafia:

“Legenda: allo scopo di non tediare il lettore con la ripetizione delle fonti citate, è stato attribuito un numerino per ogni opera consultata, che si ritroverà al termine della citazione e che consentirà l’esatta attribuzione bibliografica o sitografica.”

(1) Ceglie Messapico. Arte – Ambiente – Monumenti, di Isidoro Conte e Gaetano Scatigna Minghetti. Nuova Editrice Apulia 1987

(2) http://it.wikipedia.org/wiki/Ceglie_Messapica#Chiesa_di_San_Rocco

0 commenti

  1. L’ha ribloggato su Lo smemorato di Collegnoe ha commentato:
    This is my birthplace!

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