“Processus contra templarios”. Un tesoro della Biblioteca “A. De Leo”

downloadUna nota di Katiuscia Di Rocco, Direttrice della Biblioteca Arcivescovile «Annibale De Leo», pubblicata nel 2008 sulla Gazzetta di Brindisi in occasione dell’acquisto del “Processus contra Templarios”.

La storia dei Templari, dalla loro fondazione nel 1119 al processo che ne decretò la fine si è trasformata in leggenda che ai giorni nostri ancora attira la curiosità dei più ed ora per la prima volta questi documenti, con l’au­torizzazione vaticana, vengo­no messi a disposizione degli studiosi.

Una nuova luce su quell’Ordine «sciolto» ma non certo condannato

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Lo stretto rapporto tra la città di Brindisi ed i cavalieri Templari è stato oggetto di studi, tradizioni e leggende. Certo è che in Brindisi, tradizionale porto d’imbarco e sbarco per e dalla Terra Santa, i cavalieri Templari avevano un loro ospizio accanto alla chiesa dedicata a S. Giorgio, protettore degli ordini cavallereschi, e nel 1275 su invito di Carlo I d’Angiò delegarono un loro rappresentante alla sorveglianza della costruzione di un faro nel porto di Brindisi. Le loro vicende si legarono poi indissolubilmente con la città quando il 15 maggio 1310 si insediò nella chiesa di S. Maria del Casale la segreteria del processo indetto contro di loro.

Settecento anni dopo, qualche sprazzo di verità in più sul mistero dei Templari, i ca­valieri dell’ordine nato per difendere i luoghi santi di Gerusalemme e trasformatosi poi in una ricca e potente organizzazione sovranazionale, sembra apparire ormai un po’ più chiaramente.

L’Archi­vio Segreto Vaticano ha, in­fatti, pubblicato a distanza di cento anni dall’opera dello Schottmuller (1887) e ottanta da quella di Georges Lizerand (1923) il Processus contra Templarios (1307-1312), un volume prezioso in edizione rigoro­samente limitata a 799 esem­plari, dove si possono leggere le riproduzioni fedeli di an­tiche pergamene, una delle quali scoperta di recente. Dei cento esemplari destinati all’Italia solo una copia è pre­sente in Puglia e proprio nel più antico presidio culturale della Terra d’Otranto, la Bi­blioteca Pubblica Arcivescovile «A. De Leo» di Brindisi che l’ha acquistata a luglio 2008.

L’opera s’inserisce negli Exemplaria Praetiosa, ovvero la più elaborata pubblicazione che l’Archivio Segreto Vaticano abbia finora realizzato. Il Processus contra Templarios, corredato da tre riproduzioni di incisioni inedite di Domenico Marchetti da un disegno di Tommaso De Vivo, è il numero tre di questa serie di pubblicazioni d’arte di documenti conservati nell’Archivio: la prima è intitolata Jubilaeum 1300-2000, mentre la seconda è dedicata alla donazione di Palazzo Gritti di Venezia compiuta dal doge Pasquale Cicogna al pontefice Sisto V. Il valore principale della pubblicazione del Processus è nei documenti e nei testi critici, che contribuiscono a chiarire le vicende che hanno portato il pontefice ad assolvere i Templari dall’accusa di eresia.

L’opera resta rigorosamente nel campo storico-diplomatico e non entra in valutazioni di tipo giuridico prendendo posizioni innocentiste o colpevoliste. Infatti, tra le novità più significative, vi è la riproduzione del cosiddetto «manoscritto di Chinon» che la comunità scientifica credeva perduto da secoli, inedito scoperto nel settembre 2001 dalla studiosa Barbara Frale nell’Archivio Vaticano: la pergamena era sfuggita fino a quel momento ai ricercatori a causa di un errore di archiviazione commesso nel Seicento.

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Si tratta dell’atto di assoluzione da parte di papa Clemente V all’ultimo Gran Maestro del Tempio, Jacques de Molay, e ai maggiori dignitari dell’ordine rinchiusi dal re di Francia nel castello di Chinon. I risultati confermano quanto contenuto in un altro importante documento conservato nella cancelleria di Clemente V una carta privata sulla quale il papa lavorò con i suoi collaboratori giungendo alla conclusione che i Templari non erano eretici, cercò così in tutti i modi di salvarli dal re di Francia Filippo IV il Bello, vero ideatore della loro messa al bando e del loro annientamento. Il pontefice si recò nel castello di Chinon con una speciale commissione, composta dai cardinali plenipotenziari Bérenger Frédol, Etienne de Suisy e Landolfo Brancacci, per condurre un’inchiesta.

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Il 20 agosto 1308 l’accusa da eresia venne derubricata a quella di apostasia: lo sputare sulla croce durante un loro rituale veniva infatti considerata una forma di auto-scomunica. La pergamena di Chinon fu scritta nel 1312, l’anno dello scioglimento dell’Ordine da parte del papa; uno scioglimento, quindi non una condanna: in buona sostanza il papa rimosse l’ordine dalla realtà del tempo senza condannarlo né abolirlo, ma piuttosto isolandolo in una specie di «ibernazione» grazie ad un abile artificio del diritto canonico. La condanna per eresia dei tribunali ecclesiastici locali si fondava sulle confessioni di alcuni Templari, ha spiegato il prof. Cardini, che però poi ritrattarono e per questo motivo furono considerati «relapsi», cioè ricaduti nell’errore per cui erano stati processati e condannati e il potere temporale, l’unico che aveva l’autorità per farlo, li condusse al rogo.

La storia dei Templari, dalla loro fondazione nel 1119 al processo che ne decretò la fine si è trasformata in leggenda che ai giorni nostri ancora attira la curiosità dei più (basti pensare alla fortuna del Codice Da Vinci) ed ora per la prima volta questi documenti, con l’au­torizzazione vaticana, vengo­no messi a disposizione degli studiosi.

Barbara Frale dipinge quel processo come una battaglia politica tra il papa Clemente V e il re Filippo IV di Francia che aveva accumulato pesan­tissimi debiti nei confronti dei Templari, che arricchitisi enormemente negli anni, ave­vano finanziato le sue guerre.

Oltre alla pergamena del 1312 sono stati riprodotti fedelmen­te anche tre documenti che si riferiscono all’inchiesta pon­tificia sui Templari tenutasi a Poitiers e costituiscono gli esemplari superstiti di un cor­pus originario di 5 rotoli mem­branacei, contenente le con­fessioni dei 72 Templari in­terrogati da Clemente V dal 28 giugno al 2 luglio 1308. Oltre alle pergamene è stato ripro­dotto un fascicolo che con­serva gli estratti delle depo­sizioni dei Templari con mol­tissime note marginali redatte probabilmente da Clemente V e dai suoi più stretti colla­boratori. I tre sigilli riprodotti appartengono ai cardinali Pie­tro Colonna, Pierre de La Chapel e Berenger Frédol, commissari apostolici. La pubbli­cazione del Processus è stata definita un’opera monumen­tale, ma soprattutto uno stru­mento importantissimo di ricerca e studio. Infatti, la col­lazione delle fonti superstiti ha permesso di recuperare porzioni di testo di dubbia interpretazione e uniformare nomi di persone e luoghi, ope­razione necessaria soprattut­to per sfatare leggende facen­do riferimento alla realtà dei documenti.

Katiuscia Di Rocco

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