I resti della Cattedrale normanna di Brindisi

La Cattedrale normanna

Le prime origini della cattedrale brindisina sono documentate nel secolo XII: due epigrafi su lastre marmoree murate nella sagrestia ci conducono al normanno Ruggero il Guiscardo e all’arcivescovo Bailardo che edificò il tempio negli anni 1139-1143.

Purtroppo il 20 febbraio del 1743 un violento terremoto con epicentro nel Canale d’Otranto, devastò Brindisi e tutta la costa salentina con una intensità riconducibile ad una magnitudo compresa tra 6 e 7 gradi della scala Richter.
Alcuni studiosi suppongono che le scosse generarono un forte tsunami che si abbatté su entrambe le sponde del canale d’Otranto.

I danni registrati nei centri abitati e la perdita di vite umane sono documentate dai racconti folkloristici e dagli atti notarili, sebbene l’unica testimonianza storica certa relativa al maremoto la si trovi solo negli archivi storici di Brindisi, in cui si segnalava un repentino e sensibile abbassamento del livello del mare nel porto della città di circa 1 metro e mezzo (per approfondire http://wp.me/p3LuG2-1BU)

I resti dell’abside e del pavimento musivo, un plinto che era alla base delle colonne demolite, e due epigrafi murate sono quasi tutto quel che rimane della vecchia Cattedrale normanna, se si eccettuano quattro bellissimi capitelli (N. Vacca in Brindisi ignorata p. 92) dei quali solo uno si ha traccia, attualmente conservato nel museo provinciale.

L’abside della Cattedrale normanna

L’abside di destra, è l’unica di cui abbiamo ancora la struttura esterna, con un cornicione che probabilmente all’origine era sorretto da teste di elefante di cui adesso ne è rimasta solo una, con alla base, ancora leggibile, la firma dell’architetto costruttore della cattedrale romanica.

La lettura di questa iscrizione è incerta, potendosi leggere:

FILIUS GU(ilelm)I DE L(oc)O COM(ens)E
oppure
PETRUS FILIUS GUI(donis) DE L(oc)O CON(s)E.

Ma, potremmo chiederci cosa ci fa un elefante sulla sommità dell’abside?
“Gli animali nel Medioevo erano considerati esseri inferiori all’uomo, spesso impuri e perciò sottomessi, ma in alcuni autori cristiani emerse un sentimento di comunione fra tutti gli esseri viventi sin al punto di fare degli animali un modello per gli uomini, e a tale titolo sono stati citati da teologi, moralisti e predicatori.(..)
Fecondo repertorio di simboli, utilissimo sia per la predicazione che per le arti figurative, il Physiologus ebbe sin dalle origini una straordinaria diffusione. Il testo originale, redatto per scopi didattici ad Alessandria in un ambiente giudeo-cristiano tra II e IV secolo d.C., presentava una descrizione dell’animale seguita da una spiegazione dello stesso secondo la morale cristiana. Più che una sintesi di conoscenze scientifiche, il vero centro di interesse del testo era la seconda parte con la spiegazione della virtù celata da Dio nel comportamento animale.(..)


Nel Medioevo all’elefante erano attribuite varie virtù: castità, carità, coraggio, pazienza, bontà, una più ammirevole dell’altra.(..)
Fu forse tale aspetto, spesso rimarcato negli autori classici, che nella tradizione cristiana fece si che esso fosse eletto a emblema del buon fedele, sino a una sua assimilazione nel tempo con l’immagine stessa del Cristo.” (Porphyra n. 23, anno XII, ISSN 2240-5240)

Il Plinto

Nell’interno della cattedrale, cinque coppie di colonne dividevano la navata centrale dalle laterali.

Queste colonne erano distanti tra loro quant’è la larghezza delle navate laterali che a loro volta avevano un’ampiezza della metà inferiore a quella della centrale.

Le colonne che dividevano le navate furono poi murate nei pilastri mentre l’ultima coppia, verso l’altare, fu eliminata per dare luogo all’attuale transetto; ne è relitto uno dei due plinti che erano alla base delle colonne demolite.

Le due epigrafi

Nella sacrestia sono due epigrafi, già all’esterno, sulla porta principale della chiesa,

riferibili alla costruzione della basilica cattedrale con memoria dell’arcivescovo Bailardo (1122-43):


COMPOSUIT TEMPLUM/ PRESUL BAILARDUS HONES(T)UM/ AUDIAT IN CELIS/ GAUDE BONE SERVE FIDELIS;

e del re normanno Ruggero II (1130-54):


GLORIA VERA DEI/ T(IBI) SIT REX MAGNE ROGERI/ AUXILIO CUIUS/ TE(M)PLI LABOR EXTITIT HUIUS.

Anche il disimpegno è ricoperto da affreschi, probabilmente coevi a quelli del romitorio, che l’usura del tempo ci mostra notevolmente deteriorati e bisognosi di un urgente restauro.

Le didascalie relative alle epigrafi e al plinto sono del Museo Diocesano – Giovanni Tarantini

5 commenti

  1. Grazie per aver rinfrescato la mia memoria, che comincia a mostrare dei paurosi vuoti! Inoltre, non ero mai riuscita a vedere e ad esaminare direttamente i resti dell’abside, nascosti fra le costruzioni cresciute nel tempo sul lato orientale. Ci rifletterò e inserirò le immagini nella relazione che sto preparando per un Convegno dal titolo , che si terrà a fine maggio all’Università La Sapienza di Roma.

    1. Onorati

  2. interessantissimo! Grazie per le info!

  3. Interessante. Sarebbe bello creare un percorso che renda fruibile l’abside e anche la sagrestia ai turisti, sollecitando la curia a reperire i fondi per il restauro

    1. Bisogna attraversare la chiesa e dall’interno uscire nella parte posteriore dove è situata l’abside. E’ difficile ma penso che accordandosi con la curia tutto si può fare, magari nei giorni che stabiliscono loro. A quel punto si potrebbe anche fare una piccola deviazione per vedere il cinquecentesco coro ligneo e i preziosi mosaici rimastici su cui tra poco vorrei fare un altro intervento sul blog.

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