Visita al Cimitero Monumentale di Brindisi

Non una semplice visita, quella organizzata e curata dalla Biblioteca Arcivescovile “A. De Leo” nella giornata del 23 marzo, ma una vera e propria “passeggiata nella storia” che si è presentata a chi, come noi, ha avuto la possibilità di attraversare i vialetti del Cimitero e vedere le tombe delle famiglie e dei personaggi più influenti della nostra città degli ultimi due secoli, veri e propri monumenti di arte funeraria, magnificamente illustrati dai migliori scultori e architetti del tempo. Non è difficile, infatti, qui incontrare le opere di autori del livello di Edgardo Simone o di Alessandro Fiordegiglio.

Raduno partecipanti

Le nostre guide ci hanno accompagnato attraverso le vite di personaggi e famiglie illustri e sui periodi nei quali sono vissuti, senza trascurare di spiegare ai visitatori i particolari iconografici che corredano le tombe, come piramidi, obelischi, teschi e colonne spezzate ma anche tanti altri, che probabilmente abbiamo tutti avuto modo di vedere ma di cui finora non sapevamo darci una spiegazione.

Cercheremo anche noi di spiegare tutto questo con l’aiuto delle nostre immagini, ma una visita ci è sembrata doverosa alla vecchia chiesa della Madonna di Loreto, proprio sul piazzale del Cimitero, dalle dimensioni poco più di una cappella e insufficiente ad accogliere il flusso dei fedeli, che ancora contiene le ceneri di quattro arcivescovi di Brindisi: Raffaele Ferrigno, Luigi Aguilar, Salvatore Palmieri e Luigi Morando; dal 2012 sostituita dalla nuova.

La prima chiesa del Cimitero

La visita

1 – La prima tomba che si incontra, a sinistra dell’entrata, è della famiglia Monticelli. Il primo rappresentante di cui si ha memoria è il capitano Giovanbattista Monticelli, fin dal 1585 comandante della Compagnia brindisina distintasi alla battaglia di Lepanto. La sua famiglia fu accolta nel 1597  nella Piazza dei nobili e nell’800 risultava possedere oltre al palazzo familiare nell’omonima piazzetta alla marina, posta tra palazzo Montenegro e il mare e oggi non più esistente, terreni e proprietà immobiliari in città. Ancora resiste uno stemma in calco cementizio dei Monticelli sul frontone di tramontana del diruto casino Skirmut, sul promontorio di Sant’Apollinare. (Araldica della città di Brindisi nelle memorie di G. Leanza. A cura di G. Maddalena)

Membro più noto della famiglia, oltre a Giuseppe vescovo di Potenza nel 1782, è senza dubbio l’abate Teodoro Monticelli, nato il 5 ottobre 1759 dal barone Francesco Antonio e da Eleonora dei conti Sala. Compiuti gli studi umanistici presso i Padri Scolopi di Brindisi si trasferì al collegio dei Celestini di Lecce per quelli scientifici, rivelando una sorprendente intelligenza. Fu professore di Etica, rettore all’università di Napoli e nella sua vita scrisse numerosi libri prevalentemente di carattere scientifico diventando segretario perpetuo dell’Accademia delle Scienze. Ebbe anche dei momenti di difficoltà quando per seguire gli ideali di libertà fu condannato al carcere, da cui uscì solo molti anni dopo.

Sull’uscio della tomba, le fauci di due grandi leoni a simboleggiare la forza, la nobiltà, il coraggio. Nella tradizione cristiana il leone è poi simbolo dell’evangelista Marco ed è legato in generale alla Resurrezione di Cristo.

2 – Non molto lontano è la cappella gentilizia della famiglia de’ Villanova che si ipotizza proveniente dal villaggio omonimo vicino Ostuni; si trasferì a Brindisi nel XIII secolo. Tra i suoi membri oltre a Ugone che, nel 1284, fu castellano del Forte di Terra ebbe numerosi sindaci della città. Le torce rovesciate indicano che l’anima del defunto sta ancora bruciando nell’aldilà.

3 – La tomba della famiglia Taliento mostra una vistosa decorazione: un Teschio, simbolo della morte e della caducità della vita, avente alla base dei rami fioriti.

4 – Cappella delle famiglie S. Giannelli e S. Poli. Serafino Giannelli, fu il primo sindaco fascista di Brindisi dal 1923 al 1926 e divenne successivamente podestà dal 1926 al 1934. Era stato uno dei personaggi più facoltosi della sua epoca. Il suo patrimonio negli anni ’60 contava beni immobili per 10 miliardi delle vecchie lire, ma nel testamento aveva voluto lasciare alla città di Brindisi i suoi beni affinchè si potesse realizzare una casa di riposo per anziani e un reparto di pneumologia pediatrica. Cosa che, per sopravvenute difficoltà burocratiche, ancora adesso, a distanza di molti lustri, non si è potuto realizzare. La tomba è sormontata da urne, simbolo funebre ereditato dall’antica Grecia che rappresenta il corpo umano come contenitore dell’anima. Spesso si vedono coperte da un velo o un drappo, in segno di lutto.

5 – La tomba della famiglia Rolandi è sormontata dalla scultura di una donna che regge con la mano sinistra un’ancora, simbolo spesso presente su tombe di persone legate per professione al mare. Rappresenta la fermezza nella fede e la costanza.

6 – Tombe delle Prime tre bambine sepolte nel cimitero. L’Amministrazione decise di mettere le loro tombe insieme in un unico posto nel cimitero. Su quella centrale, a guisa di pilastro spezzato, a significare una giovane vita interrotta, la dedica:

“A TE Rita Spagnoletto
fiore strappato
al primo albore”

7 – Cappella della famiglia Magrone recante i simboli che abbiamo già visto delle fiaccole, il teschio e l’urna; al suo fianco la scultura di una colonna spezzata che simboleggia una morte prematura, oppure quella del capofamiglia, la colonna portante, appunto, di una famiglia.

8 – Questa cappella è dedicata al sacerdote, docente di teologia. archeologo e studioso di storia locale, Giovanni Tarantini. Una vita, la sua, spesa nell’amore per la divulgazione del sapere e la conservazione delle venerande memorie del passato. Tarantini fu il fondatore del museo civico di Brindisi che allestì nel tempio di S. Giovanni al Sepolcro, per conservare i reperti e tutto il materiale archeologico che il terreno stava restituendo man mano che si iniziavano a scavare le fondamenta delle nuove costruzioni. La sua opera scientifica e divulgativa valse a farlo conoscere come uno dei maggiori esponenti della cultura internazionale. All’interno della cappella la dedica su marmo recita

“Giovanni Tarantini
Arcidiacono della Cattedrale
Italiano del Risorgimento
Archeologo – Epigrafista
Figlio devoto  gloria di Brindisi”

9 – La tomba di Gertrudes Comitissa ha la sua particolarità nel fatto che le incisioni per le scritte sono tutte poste sul bordo.

10 – Questa cappella, molto bella nelle decorazioni, appartiene alla famiglia Simone che non è imparentata con il famoso scultore Edgardo; il suo simbolismo è molto complesso poichè ai simboli che abbiamo già conosciuto se ne aggiungono alcuni nuovi: oltre alla clessidra, in cima al portale, simbolo dell’incessante e inarrestabile scorrere del tempo che, in questo caso viene raffigurata alata, per sottolineare ancora di più la velocità con cui il tempo della vita umana voli via verso la morte, abbiamo i quattro angeli agli angoli della costruzione, a protezione del defunto o accompagnatori dell’anima nell’aldilà e il soffitto a forma di piramide, che può essere legato ad una curiosa superstizione cristiana: si credeva, infatti, che la forma a piramide impedisse al diavolo di sdraiarsi sulle tombe. Lo scopo quindi diventa di protezione dalle forze del male.

11 – Alla “cara memoria della sposaEugenia Figari viene dedicato questo cippo funebre recante sulla sommità del’urna una meridiana che, così come la clessidra, simboleggia l’inarrestabile scorrere del tempo e la caducità della vita.

12 – La tomba di Michele Palma fu Francesco reca sulla facciata lo stemma di famiglia descritto dal Leanza nella sua miscellanea. In sostanza, l’incisione di una mano che regge la palma al centro di un quadrato sormontato da un elmo in una complessa figura geometrica. L’ovvio riferimento è al cognome della famiglia ma anche al simbolo di pace per i cristiani. La Domenica delle Palme, infatti, celebra l’ingresso di Gesù a Gerusalemme. I fedeli accolgono il Cristo sventolando rami di palme come simbolo di regalità, di trionfo e di pace.

Di questa famiglia si sa che si trapiantò in Brindisi nel XVI secolo con Stefano, il quale acquistando la masseria Massariola avvierà la costituzione di un ingente patrimonio fondiario. I Palma  furono anche ottimi amministratori cittadini ma, “nel corso del XIX sec. Stefano, Francesco e Giuseppe, benchè sindaci e pubblici amministratori, aderirono alla carboneria con la “Rivendita dei Liberi Piacentini” subendo carcerazioni e confino.” (Araldica della città di Brindisi nelle memorie di G. Leanza. A cura di G. Maddalena).

13 – A Tommaso Cinosa, musicista, gli amici e la Società Lavoro Risparmio dedicarono nel 1888 il cippo su cui erano stati scolpiti strumenti musicali, a immortalarne la professione.

14 – Sulla cappella di Cesare Braico  la dedica della città di Brindisi all’eroe risorgimentale nel centenario dell’Unità d’Italia. Sul marmo lo stemma cittadino. Non sembri superfluo spendere qualche parola per chi ha dato la propria vita per l’Italia. Nato a Brindisi il 1816, conseguì la laurea in medicina presso l’università di Napoli, e in quella sede fu tra i primi aderenti alla Società dell’Unità italiana e nel maggio del 1848, allo scoppio della rivoluzione napoletana combattè accanto a Filippo Cappelli e Luigi Settembrini. Processato e condannato scrisse i “Ricordi della galera” (a cura di A. Del Sordo, Napoli 1966, passim.). Subì la deportazione in terra straniera, ma rientrato clandestinamente in patria prese parte alla II guerra d’Indipendenza e alla spedizione dei Mille.

“Eletto deputato per la circoscrizione di Brindisi, al I° Parlamento italiano, assolse con zelo al suo mandato, ritirandosi quindi a vita privata. Il 1866, anno della III guerra d’indipendenza lo ritroviamo eroico combattente” (A. Del Sordo – Toponomastica brindisina p. 193).

Si spense a Roma dopo una logorante malattia, e le sue spoglie vennero traslate a Brindisi.

15 – Accanto alla Cappella del Capitolo brindisino troviamo, coperta da molti simboli che abbiamo già imparato a conoscere, la tomba dei Montagna.

16 – Come innanzi detto, subito dopo si incontra la cappella appartenente al Capitolo della Cattedrale Brindisina, con il suo stemma lapideo ammurato sul frontone, all’interno di un arco ogivale. Il fregio corrisponde alla descrizione fatta Giovanni Leanza nella sua Memoria “Araldica della città di Brindisi” per l’esemplare posto al primo piano dello stabile un tempo palazzo della corte, tranne per l’ultimo capoverso; infatti così ce lo descrive:

“Lo stemma rappresenta un medaglione con fondo bianco, nel mzzo ua colonna con base e capitello. A dritta della colonna vi è scritto un Nec, sotto alla stessa dritta un Vi, alla sinistra a linea del primo Nec vi è un altro Nec e sotto a linea del Vi vi è scritto Metu. Il medaglione è fregiato all’interno da quattro cartocci e sotto una testa di serafino”.

17 – La tomba datata 1891, costruita dalla Società dei reduci dalle patrie battaglie e militari in congedo, mostra un crocifisso su cappelli, spada, stella e, curiosamente, anche la tromba dei combattenti.

18 – La tomba di A. Pinto è contraddistinta da una scultura firmata da Alessandro Fiordegiglio,  autore anche delle sculture dei santi posti sulla Cattedrale e rimosse solo alcuni anni fa (per approfondire vedi il nostro articolo QUI).

19 – Monumento ai marinai caduti. Il 27 settembre 1915 la corazzata Benedetto Brin esplode nel porto medio di Brindisi: muoiono 456 marinai italiani. E’ una tragedia senza precedenti per la Marina italiana. Le vittime vengono sepolte in un’area del cimitero messa a disposizione dal Comune che viene invasa da oltre 400 croci bianche. Il governo vuole però che al centro venga posta una statua che raffiguri il dolore della Patria per l’immane tragedia. E incarica uno scultore di realizzarla. Successivamente, il monumento viene dedicato a tutti i caduti del mare, comprendendo anche le flotte alleate. La donna che posò per la scultura è rimasta ignota, per sua espressa volontà, oltre 100 anni e, solo da poco, il suo nome e tutta la storia sono stati portati a conoscenza dell’opinione pubblica grazie al giornalista Gianmarco Di Napoli che, in un suo articolo su Senzacolonne.it del 16 luglio 2015 ha ricostruito con precisione la vicenda.

Alla signora è stata dedicata una targhetta che è possibile vedere in una delle nostre foto e che recita:

Alla sig.ra Anna Maria De’ Ventura,
Madre dei Caduti in mare di Brindisi,
per amore della Patria
2 novembre 2017

A questo link il nostro articolo su questa storia con altre foto: http://wp.me/p8GemW-2fE

20 – Tomba di Anna Avallone, diciottenne, morta il 18 giugno 1915 in seguito ad un bombardamento aereo. I familiari vollero ricordarne in questo modo la morte.

21 – La tomba della famiglia Musciacco si ispira, nella sua originalità, all’antico Egitto: un massiccio ed austero tronco di piramide, in carparo, con ingresso a forma di sarcofago, con cancello di legno marrone che da chiuso forma una grande croce. Sulle facciate laterali sono scolpite a caratteri cubitali queste frasi: “VITAE FINIS ET INIZIO HOC IN NOMINE DEI” e “NOVAM AB HOC LUCEM VIDETUR”.  La famiglia ebbe il suo capostipite in Eduardo, nato nel 1856, uomo dalle molteplici capacità imprenditoriali che riuscì in pochi anni ad accrescere le proprie potenzialità produttive potendo elencare innumerevoli attività ed esercizi commerciali.  Già nel 1921, insieme al fratello Ettore, può vantare partecipazioni in società che toccano tutti i gangli della società brindisina, spaziando tra banche (Piccolo Credito Brindisino) e la nascente Elettrica Brindisina, passando per l’edilizia e la Idrovolanti Brindisina. Fu anche consigliere comunale, assessore e poi Sindaco di Brindisi; rivestì parecchie da presidente e Amministratore delegato delle società partecipate; fu Console del Venezuela  e Vice Console di Spagna e Portogallo. Eduardo Musciacco si spense all’età di 70 anni; il Comune decretò il lutto cittadino e il Sindaco Serafino Giannelli fece il discorso di commemorazione. (E. Musciacco, Una famiglia Brindisina 1822-1926.)

22 – Proprio di fronte alla tomba dei Musciacco è la tomba dei Gentile che, in alto, proprio sotto la croce e sopra l’immagine di Cristo, reca il monogramma composto dalle prime due lettere del nome greco di Cristo: X (Chi) e (P) Rho. È dunque un chiaro simbolo cristiano, quanto la croce o le raffigurazioni di Gesù e la Madonna.

23 – Sulla facciata della cappella appartenente alla famiglia Balsamo, risaltano stucchi e stemmi araldici mirabilmente eseguiti dal giovane Edgardo Simone, che, volle autenticare l’opera apponendo la propria firma sullo scudo a destra, in basso.

Si ringrazia la Biblioteca Pubblica Arcivescovile “A. De Leo”e  Katiuscia Di Rocco e Paola Barbieri, che ci hanno magistralmente accompagnato nella visita.

 

3 commenti

  1. La vechia chiesa del cimitero dedicata a San Francesco ? non mi risulta, non ho mai sentito parlarne. Sarebbe cosa buona andare a leggere le epigrafi ( sia interna che esterna ) che si trovano sul portale principale e………….., molto probabilmente, si potrà scoprire veramente a chi è dedicata quella chiesa.

    1. Grazie della segnalazione, c’era stata una svista nella trascrizione; la chiesa era intestata alla Madonna di Loreto ed abbiamo prontamente provveduto alla modifica

  2. … Così, il 23 di agosto 1839, il decurionato deliberò avviare lavori urgenti per il cimitero, a partire dal ricondizionamento dell’antica chiesetta comunale “de lo Rito” adiacente al perimetro del camposanto, che fu intitolata Santa Maria di Loreto e approvandone anche la compra della campana e degli arredi sacri. Inoltre, si dispose riparare la casa adiacente alla chiesa, per adibirla ad alloggio del custode e dei becchini, con la costruzione di un cancello di legno per l’entrata al recinto cimiteriale…

    Estratto da:
    http://nebula.wsimg.com/a592ee70c51abb8027f3711cd1c1f9c3?AccessKeyId=71EF7442B8D636306479&disposition=0&alloworigin=1

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