L’albero in piazzetta della Zecca a Brindisi

Raccontiamo qui una storia d’amore tutta nostra che ha per protagonisti due alberi, per essere precisi due palme. E’ lo storico N. Vacca a raccontarci in Brindisi Ignorata (pp.232/3) che, “Nell’Eridanus (I,34) di Giovanni Pontano vi è un’elegante poesia il cui tema è l’amore per la donna lontana. Il poeta descrive gli amori, pure lontani, di una palma di Brindisi con una di Otranto, maschio e femina (*) che rimangono senza frutti fin quando, cresciute, non giungono a vedersi e fecondarsi.

Brundusii latis longe viret ardua Terris
Arbor Idumeis usque petita locis.

Altera Hydruntinis in saltibus emula Palma
Illa alium referens, haec muliebre decus.

Non uno crevere solo, distantibus agris
Nulla loci facies, nec socialis Amor.

Permansit sine prole diu, sine fructibus arbor
Utrumque frondosis, et sine fruge comis.

At postquam patulos fuderunt brachia ramos
Capere, et Coelo liberiore frui.

Frondosique Apices se conspexere, virique
Illa sui vultus coniugis, illa suae.

Hausere, et blandum venis sitientibus ignem
Optatus fetus, sponte tulere sua.

Ornaverunt ramos gemmis, gemmis (mirabile dictu)
Implevere suos melle liquente favos.

Questa “altissima e antichissima palma” sorgeva precisamente nei giardini della Zecca di Brindisi: raccoglie la tradizione il Moricino (p. 457). Potrebbe essere la palma effigiata nei nummi (monete di bronzo di piccole dimensioni) la sigla della Zecca di Brindisi?
Continua lo storico Vacca: “Io non so che valore possa avere una mia osservazione che mi permetto di esporre con ogni riserva. Ho constatato che in più di una delle monete attribuite alla Zecca normanna di Brindisi ricorre la figurazione della palma.
Essa si nota in:
1) Moneta di rame di Ruggero II; nel retto: busto incoronato di prospetto; nel rovescio: Palma (F.F. Guerrieri, art. cit. estratto p. 6);
2) Moneta d’argento concava + SICIL DUCAT. APUL. PRINC. CAP. Nel campo (WR) + Rovescio + APULIENSIS; palma di datteri;
3) Follaro – Leone – Rovescio: Palma (di Guglielmo II il buono) (F.F. Guerrieri, art. cit. estratto p. 6).
Quanto ci ha raccontato N. Vacca, doveva essere nell’Ottocento di pubblico dominio se un viaggiatore francese, Antoine L. Castellan, trovatosi di passaggio a Brindisi, racconta in un libro di memorie la medesima storia pur con qualche piccola variante che vi riferiamo: “Del resto, se l’interno della città è triste e deserto, le fabbriche (fabbricati ndr) che offre nel suo largo sviluppo sono di un bello stile. Palme ed altri alberi che si levano qua e là fra le case rendono la vista pittoresca e piacevole
(le tavole 30 e 31 possono dare un’idea delle costruzioni di Brindisi; la vista generale di questa città, essendo tutta in lunghezza, sarebbe troppo estesa per il quadro in cui mi restringo; d’altronde non si può abbracciare tutto l’insieme con una sola occhiata dal lato del porto per mancanza di spazio e dalla parte della terra è poco interessante).

I disegni di A.L. Castellan

 

Queste palme mi ricordano la storiella raccontata da Giovanni Pontano, precettore di Alfonso d’Aragona, re di Napoli, continua Castellan – verso la metà del XV secolo. Si sa che la palma non porterebbe alcun frutto, se non fosse vicino ad un albero della stessa natura, ma di sesso diverso, e che la polvere fecondatrice è portata dall’uno all’altro dai venti. Pontano racconta dunque, in bellissimi versi latini, che si videro ai sui tempi due palme, l’una maschio coltivata a Brindisi, e l’altra femmina, coltivata nei boschi di Otranto. Quest’ultima rimase per parecchi anni senza frutti, finchè, essendosi levata al di sopra degli altri alberi della foresta, potè scorgere, dice il poeta, la palma maschio di Brindisi, benchè fosse da questa lontana più di 15 leghe: da allora cominciò a portare buoni frutti, e continuò a darne in abbondanza. Questo fenomeno ha confuso molto gli antichi, i quali attribuivano la causa ad una simpatia occulta. E il buon La Fontaine avrebbe potuto dire loro:
“I misteri del loro amore
Sono oggetti d’esperienza;
Non è opera d’un giorno
Esaurire questa scienza.”
Da alcuni anni l’Amministrazione della città, probabilmente per ricordare questa bella storia locale legata all’edificio dove un tempo sorgeva la Zecca, ha voluto mettere un albero maestoso proprio dove forse sorgeva la Palma, di cui tanto si sono occupati, come abbiamo visto, gli storici e i maestri zecchieri, chiamando Piazzzetta della Zecca lo slargo che si forma all’incrocio di vico de Moricino con via Tarantini.

 

Angolo tra via Tarantini e vico de’ Moricino fotografato dal prof. Briamo nel 1967

Le nostre immagini

 

(*) L’impollinazione può avvenire tramite il vento anche a grandi distanze

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