Santuario S. Maria del Belvedere – Carovigno (Br)

La struttura

“Fuori dall’abitato, in direzione Specchiolla, c’è il Santuario della Madonna del Belvedere, eretto nel XIX secolo su un insediamento in grotta. Il complesso comprende la chiesa affiancata da altri edifici e un sistema di grotte naturali disposte su due diversi livelli”.(3)

Il Santuario “si presenta come una struttura architettonica complessa, comprendente la chiesa, le grotte e una serie di corpi di fabbrica di diversa epoca. All’esterno è interessante la sistemazione paesaggistica con un muretto panca che circoscrive l’area antistante la chiesa, delimitandone in maniera molto chiara lo spazio di pertinenza. A completare ed a meglio caratterizzare il luogo, vi sono una serie di cipressi ben disposti intorno al muretto.

 

A prima vista la struttura architettonica del plesso si presenta  come edificata in periodo tardo neoclassico con materiale del luogo (pietra gentile elle cave di Carovigno). Infatti tardo neoclassiche sono sia le panche che la facciata principale.

Quest’ultima ha la forma di un portale con due lesene doriche alte circa otto metri che portano la trabeazione ed il timpano.

All’interno la chiesa si articola in tre parti: la chiesa superiore, la prima e la seconda cripta. (4).
La chiesa, a unica navata, ha al suo interno, sulla destra, l’accesso agli ipogei; per una scalinata s’accede alla prima grotta in cui è l’edicola voluta da Pirro de Loffreda il 1501.

Navata della chiesa

I due ipogei

Scala che scende alla prima grotta
Statua pitrea della Vergine de Finibus Terrae – Opera incerta di Stefano da Putignano (4)
Statua pitrea della Vergine de Finibus Terrae – Opera incerta di Stefano da Putignano (4)

Cripta superiore

“Nella cripta superiore, orientata N/S, è presente l’immagine di una Maternità all’interno di un ciborio eretto nel 1501, data riportata dall’iscrizione dedicatoria, ad opera del maestro Giovanni Lombardo, su commissione della famiglia Loffredo.” (5)

“Comunque, nel periodo compreso tra il 1500 e il 1501 venne costruito il baldacchino tuttora visibile e la chiesa soprastante di Belvedere su commissione di Pirro Loffreda, zio del Barone di Carovigno, Giovan Gaspare Loffreda, come lo attesta la lapide sul fronte dell’edicola.” (4)

Affresco, ora staccato, già nella nicchia dell’edicola Loffreda

“Durante i recenti interventi sugli affreschi della grotta superiore del santuario di Santa Maria di Belvedere in Carovigno si è proceduto allo stacco del dipinto parietale, avente a soggetto la Madonna con Bambino, collocato nella nicchia dell’edicola Loffredo. Si è reso così visibile un affresco, databile fra la fine del XIV e primi del XV secolo, con rappresentazione della Madonna con Bambino. ” (3)

“L’affresco (staccato ndr) riproduce, su uno sfondo scuro, una Madonna odeghitria (“Colei che indica la via”): tiene infatti accanto a sé il piccolo Gesù, seduto sul suo braccio sinistro, mentre con la destra lo indica.
I colori sono luminosi, con sfumature molto delicate, la Vergine infatti è coperta da un mantello bianco con lumeggiature azzurre e con bordo giallo/arancio pastello; la veste è di colore rosso con bordo dorato. Gesù bambino indossa una veste bianca con lumeggiature celesti e mantello giallo.
Il viso della Vergine, circondato da una grande aureola dorata, è di forma triangolare con mento sfuggente; gli occhi sono grandi, neri, sporgenti, ovoidali, le sopracciglia sottili e lunghe: l’espressività, nel complesso, tradisce serenità, benevolenza e consapevolezza. Il naso è lungo e con un certo spessore, al contrario la bocca è piccola e stretta. La carnagione è diafana con lieve rossore sulle guance.
Il Fanciullo ha una capigliatura bionda, riccioluta che gli copre le orecchie; il viso è tondeggiante, con fronte alta, sopracciglia sottili e dritte, occhi lunghi, neri, leggermente rigonfi, naso pronunciato, bocca piccola ma carnosa e mento tondo. La carnagione è chiara e le guance rosate. Il viso di Gesù bambino è sereno ma serio. Intorno al collo è una collana di perle rosse. La tunica indossata è molto semplice, senza alcun ricamo. Il braccio destro è sollevato verso il viso della Madre, la mano è aperta e mostra il palmo; la sinistra sorregge un uccellino marrone e bianco con ali spiegate. Nella parte inferiore del dipinto si scorge un piedino.
La datazione di questo affresco è riconducibile alla fine del XVII o inizio del XVIII secolo.”

Gli altri affreschi della cripta superiore

“Durante i recenti interventi sugli affreschi della grotta superiore del santuario di Santa Maria di Belvedere in Carovigno si è proceduto allo stacco del dipinto parietale, avente a soggetto la Madonna con Bambino, collocato nella nicchia dell’edicola Loffredo
Si è reso così visibile un affresco, databile fra la fine del XIV e primi del XV secolo, con rappresentazione della Madonna con Bambino. L’iconografia della Vergine è quella dell’Odighitria che sorregge il Bambino con il braccio destro e leva la mano sinistra nel tradizionale gesto di presentazione del Figlio. Questi benedice alla latina con la mano destra e stringe nella sinistra un rotulo chiuso. Le figure sono piuttosto appiattite, i colori stesi in larghe campiture. L’unico movimento è affidato alla banda dorata che sottolinea l’orlo del maphorion sullo sfondo della veste rossa.” (6)

“Sui pilastrini che si trovano ai lati dell’immagine della Vergine, al di sopra dell’altare, vi sono altre due figure: sul pilastrino sinistro) quello che sembra un angelo (116 cm. di altezza, 29 cm. circa di larghezza), mentre su quello destro Maria Vergine.
Entrambe le figure sono molto erose e parzialmente obliterate dai rimaneggiamenti effettuati all’altare nel corso dei secoli. Si tratterebbe di immagini risalenti al secolo XV. La tipologia riproduce lo stile diffuso in quegli anni soprattutto a Firenze.” (5)

“La figura di sinistra, riprodotta su un fondo giallo con cornice rossa, ha i capelli chiari, riccioluti, lunghi fino alla base del collo e la pelle rosata; intorno al capo presenta una grande aureola dorata con bordo scuro. È una figura riprodotta di profilo, con lo sguardo rivolto in direzione della Vergine riprodotta sul pilastrino destro. (..)  Il braccio destro è portato in avanti e con la mano fa un gesto rivolto alla Vergine, forse la benedice ma la mano è scomparsa lasciando spazio solo ad ipotesi. Nelle vesti sono visibili delle pieghe.
Se si tratta di una Annunciazione il personaggio dovrebbe essere identificato con san Gabriele Arcangelo.” (5)

“La Vergine è riprodotta su un fondo di colore rosso brillante con tripla cornice di colore blu/bianco/rosso. Il corpo è quasi del tutto frontale, il capo è chino in direzione del personaggio angelico. La sua aureola segue il profilo del capo ma non sembra perfettamente centrata.” (..) La Vergine riprodotta riprende tratti stilistici di affreschi rupestri presenti nelle terre di Puglia già nel XIII secolo quando, rispetto ai secoli X e XI in cui la Puglia è di fatto una vera e propria provincia bizantina, si assiste alla presa di Costantinopoli da parte dei crociati e al conseguente frazionamento dell’impero in despotati e piccoli regni indipendenti. La pittura che aveva fino ad allora seguito le tendenze bizantine inizia a ripiegare su sè stessa e ad accogliere, sia pur con lentezza, impulsi della pittura occidentale (FALLA CASTELFRANCHI 1998, p. 140) (5)


Affreschi cripta inferiore

“Entrambi gli affreschi presenti nella cripta mostrano dei precedenti ritocchi, probabilmente risalenti al XVI/XVII secolo, colpevoli del loro snaturamento. Il restauro del 2004 ha cercato di vanificare le opere antecedenti, al fine di riportare alla luce le originarie caratteristiche. I due affreschi mariani si trovano sul muro settentrionale dell’ipogeo; il santo vescovo su quello S-E. La cappella è orientata secondo l’asse O-E.” (5)

Madonna di tipo “ODEGHITRIA”
“L’immagine (94 cm. di altezza e larghezza variabile da un massimo di 94 ad un minimo di 63 cm – foto) presenta una doppia cornice gialla e marrone mentre lo sfondo è rosso con una scritta nella parte superiore di cui si riesce a distinguere solo una serie di 4 lettere a destra della Vergine: TRIA (le lettere potrebbero essere la parte finale dell’iscrizione “odeghitria” ovvero la Vergine che indica la Via presentando ai fedeli suo figlio, la Salvezza eterna).
Oltre la cornice gialla, quella più esterna, è visibile del colore rosso. Sembra che l’altare costruito intorno all’immagine, l’abbia in parte obliterata anzi, molto probabilmente l’intera grotta, in origine, era affrescata. (..) Ciò che colpisce maggiormente è lo sguardo pensieroso. La Vergine èvita gli occhi di tutti: guarda davanti a sé ma non guarda niente e nessuno, è rapita dalle sue riflessioni, con occhi contemporaneamente malinconici e dolcissimi.
Il Fanciullo sembra una vera e propria bambola di porcellana: il viso è splendente con sguardo fiero che contrasta con quello della madre.” (5)

Madonna di stile senese
La Vergine appare assisa su un sedile giallo che funge da trono, con decorazioni sulla parte anteriore. (..) Ai lati del viso della Vergine un’iscrizione parzialmente comprensibile; alla sua sinistra si distingue la dicitura: I/OM SALE, mentre sulla testa di Gesù, oltre ad altre scritte illeggibili, si distingue il suo monogramma: IC XC (Gesù Cristo).La Madonna presenta un’aureola gialla perlinata, decorata con fiori bianchi e punti di colore nero; indossa un mantello marrone con due tipi di decorazioni: al centro della fronte un grande fiore bianco reso nel dettaglio, mentre tutto il resto ha decorazioni di fiori bianchi puntinati.(..) La mano destra sorregge il corpo del Bambin Gesù mentre la sinistra sostiene delicatamente il suo braccio sinistro. Entrambe le mani presentano il dito indice e medio esteso come nell’atto di benedizione.

Immagine di Vescovo
“Sulla parete S-E, vi è l’immagine di un vescovo (di dimensioni cm 30 x 40, foto), apparso nella sua interezza proprio a seguito del restauro del 2004. La fattura è molto grossolana, forse si tratta di uno schizzo da completare. (..) La mano destra benedice alla maniera latina con pollice, indice e medio sollevato. (..) Potrebbe trattarsi di un vero e proprio ritratto, probabilmente non completato dal momento che la figura è resa solo con contorno nero, su un precedente schizzo effettuato con colore ocra.” (5)

 

Un ringraziamento all’amico Mario Carlucci che ha collaborato con me nella ripresa delle immagini.

Bibliografia e sitigrafia:

“Legenda: allo scopo di non tediare il lettore con la ripetizione delle fonti citate, è stato attribuito un numerino per ogni opera consultata, che si ritroverà al termine della citazione e che consentirà l’esatta attribuzione bibliografica o sitografica.”

(1) http://www.treccani.it/enciclopedia/carovigno_%28Enciclopedia-Italiana%29/

(2) http://web.tiscali.it/hotelvillajole/carovign.htm

(3) http://www.brindisiweb.it/provincia/carovigno.asp

(4) Enzo Filomena, Il Santuario di S.M. di Belvedere. Grafischena Fasano (Br) febbraio 1983

(5) http://www.brindisiweb.it/arcidiocesi/chiese/svcasm/ca_belvedere2.htm – Testo di Silvia Palano

(6) http://www.brindisiweb.it/arcidiocesi/chiese/svcasm/ca_belvedere.htm

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