Santuari di S. Oronzo e S. Biagio – Ostuni (Br)

“Quello degli insediamenti rupestri è certamente il più suggestivo tra gli itinerari turistico-culturali della Provincia di Brindisi perchè conduce il visitatore in un mondo lontano e gli fa rivivere millenni di storia.
Queste testimonianze singolari documentano una vicinanza di costumi, di forme di vita e di culto, di sentimenti, di culture tra Oriente e Occidente, per cui si può giustamente ritenere che l’Adriatico, a cominciare dai tempi più lontani sino ai giorni nostri, più che dividere, ha unito le due sponde.
Numerosi sono i centri del brindisino che conservano ancora, almeno in parte, questi documenti della civiltà alto-medievale: Brindisi, Carovigno, Ceglie Messapica, Erchie, Fasano, Francavilla Fontana, Latiano, Oria, Ostuni, San Vito dei Normanni, San Pancrazio Salentino,Torre S. Susanna.
Purtroppo questo ricchissimo patrimonio, testimone di una presenza umana nella nostra terra, sta andando in rovina per l’incuria e l’ignoranza degli uomini e per la furia degli elementi.” (1)

 Santuario di Sant’Oronzo (sec. XVII)

“Il sacro edificio fu costruito su un’area messa a disposizione dalla famiglia Palmieri tra il 1656 ed il 1657, a spese degli ostunesi che vollero in tal modo ringraziare il santo, compatrono della città unitamente a san Biagio, per aver risparmiato con la sua intercessione sia Ostuni sia il resto del Salento dal terribile contagio della peste esploso in Napoli e in diversi altri centri dell’antico regno in quel lasso di tempo .

Il santuario sorge tra le amene colline ostunesi sul “monte” Morrone, così detto per la presenza di una antichissima “specchia”, ammasso di pietre, collocata nelle vicinanze, visibile a grande distanza da chi, percorrendo la statale 16, volge lo sguardo alle Murge meridionali che lentamente degradano verso la pianura salentina. Già nel XVI secolo negli stessi luoghi è attestata una più antica chiesetta dedicata al santo, eretta sopra una piccola cavità naturale dentro la quale si sarebbe rifugiato sant’Oronzo, patrizio leccese, per sfuggire alla persecuzione dei Cristiani nel primo secolo dell’era volgare.” (2)

“La facciata, evidenziata da lesene laterali, è addossata ad altri ambienti ed è a forma di parallelepipedo con timpano spezzato mistilineo al centro dal quale s’innalza una croce in pietra.
Il grande portale d’ingresso è inscritto in una cornice e sull’architrave si apre una piccola nicchia in cui è collocata una croce in pietra. In alto tre grandi finestre, di cui quella centrale presenta l’architrave con timpano spezzato e con al centro una croce raggiata, mentre quelle laterali, anch’esse con architrave e timpano spezzato, sono arricchite da elementi scultorei floreali.
Addossati alla facciata ai due lati dell’ingresso trovano posto dei sedili in pietra.
Il campanile a vela svetta sulla costruzione alla quale è addossato il Santuario.” (3)


“Tramite un gradino in pietra si accede all’interno, costituito da un unico vano voltato a “botte unghiata”. Nelle unghiature sono raffigurati degli affreschi di mediocre fattura che descrivono la vita e il martirio del Santo Patrono.
Tra queste scene riscontriamo degli ex-voto che narrano vicende di privati cittadini che hanno ricevuto protezione e grazia in momento di pericolo.
Gli ex-voto sono stati realizzati per la maggior parte nel secolo scorso e sono testimonianza preziosa di arte popolare religiosa, descrivono soprattutto momenti di costume e di vita quotidiana della nostra gente.” (3)


“Sulla finestra centrale della controfacciata è affrescata l’Immacolata;” (3)

mentre sulla parete sinistra, sempre della controfacciata, su di una lapide si legge:
TEMPLUM HOC INSIGNE
DIVO ORONTIO DlCATUM
TERCETUM ABHINC ANNOS
MELIGNE PIO CATHEDRA OSTUNENSI SEDENTE
A NOSTRIS MA]ORIBUS EXTRUCTUM
SUPER INVENTAM CRIPTAM
IN QUA MARTYR LATITAVERAT
FONTE HAUD PROCUL AQUARUM MIRABILIUM
ICTU BACULI VIRI SANCTI E RUPE ELICITARUM
DITATUMQUE OPIBUS
CAROLI STIGLIANI AC JOSEPH RIZZI SACERDOTUM
NUNC JOSEPH BONGIORNO PAROCHUS
AERE PROPRIO ET ELEMOSINIS
MILITUM AD BELLUM INGENS PROFISCENTIUM
FERE PENITUS RESTITUIT EXORNAVITIQUE
A.D. 1920

Traduzione:
QUESTO INSIGNE TEMPIO
DEDICATO A SANT’ORONZO
TRECENTO ANNI FA
ESSENDO SULLA CATTEDRA OSTUNESE IL PI0 MELIGNI
INNALZATO DAI NOSTRI ANTENATI
SOPRA UNA RUPE SCOPERTA
NELLA QUALE IL MARTIRE ERA RIMASTO NASCOSTO
NON LONTANO DALLA ROCCIA E DALLA SORGENTE
DI ACQUE MIRACOLOSE EVOCATE CON PREGHIERA DAL
BASTONE DEL SANTO UOMO E ARRICCHITO DALLE SOSTANZE
DEI SACERDOTI CARLO STIGLIANO E GIUSEPPE LO RIZZO
ORA IL PARROCO GIUSEPPE BONGIORNO
A SUE SPESE E CON LE ELEMOSINE
DEI SOLDATI IN PARTENZA PER UNA GRANDE GUERRA
QUASI INTERAMENTE RESTAURO’ ED ABBELLI’.” (3)


“Sulla parete laterale sinistra è ubicato l’altare in pietra, sopraelevato di un gradino, dedicato all’Addolorata. Sul paliotto c’è la seguente scritta:
D. (GAIET)ANUS GIOVINE SUIS EXSPEN FECIT A. D. 1775.
Dal piano mensa si elevano due ripiani terminati con mensole a volute. Sull’altare al centro una stampa raffigurante l’Addolorata.” (3)

sulla controfacciata


“Di lato all’altare, in una grande nicchia protetta da inferriata, è posta la Fonte Battesimale; nei pressi è ubicata la statua in carta pesta di Sant’Oronzo.” (3)

“Sulla parete laterale destra un altro altare in pietra di stile neoclassico riccamente fregiato con elementi geometrici e foglie di acanto. Sul paliotto al centro una scritta: D. GAIETANUS GIOVINE SUIS EXSPEN FECIT A. D. 1775.” (3)


“Al centro della navata si apre la grotta su cui è sorto il Santuario nel sec. XVII, grotta in cui Sant’Oronzo si rifugiò per sfuggire alla persecuzione dell’imperatore Nerone.” (3)

“L’ingresso, largo m. 2,50, è protetto da un cancello. Vi si accede attraverso una scalinata in pietra di otto gradini. Sulla sinistra, in fondo alla scalinata, si apre una botola quasi quadrata e sulla parete vi è traccia di affresco che è stato staccato. Alla profondità di sei metri, proprio dove la grotta si restringe, è sistemata una rozza balaustra. Sulla parete sinistra, in fondo, sopra un altare barocco, vi è un affresco di epoca piuttosto tarda raffigurante la Vergine col Bambino con ai lati S. Giovanni Battista e S. Oronzo.” (1)


“L’altare maggiore, dedicato al Santo, è annunciato da due scalinate in pietra situate ai lati della grotta. Due pilastri sorreggono il piano mensa dal quale si elevano due ripiani riccamente scolpiti a motivi geometrici e foglie di acanto; al centro si apre un tabernacolo di stile neoclassico.
Sull’altare era ubicata la statua di S. Oronzo a grandezza naturale, non più in sito.” (3)

Sul muro è dipinta la figura del Santo che benedice la città di Ostuni.

Sulla parete laterale, in prossimità dell’altare maggiore, un ingresso immette nella sacrestia.

Sulla parete destra

“All’esterno si colgono altri segni devozionali rappresentati dall’arco di trionfo e dalla splendida scalinata che conduce al fonte, fatte costruire dal notaio Felice Giovine nel 1747 per sua particolare devozione. Più in alto del fonte e della chiesa, recentemente restaurati in occasione dell’anno giubilare, troviamo il monumento in pietra gentile su cui svetta una statua di sant’Oronzo, probabile opera di Orazio Greco, figlio di Giuseppe, artefice della monumentale guglia in piazza delle Libertà, eretto nel 1836 per volere di Paolo Tanzarella a ricordo della terribile epidemia di colera che aveva colpito Ostuni nel 1831.” (2)

Santuario di San Biagio (sec. XI)

“Incastonati nelle pittoresche gole carsiche del territorio di Ostuni, in un paesaggio davvero incantevole, furono costruiti i primi Santuari (..).” (3)

 

“Oltre il colle di S. Oronzo e di S. Biagio si trova il santuario di S. Biagio in Rialbo, parte in muratura e parte scavato nella roccia.
Si può raggiungere o percorrendo la Strada dei Colli fino a S. Oronzo o deviando sulla provinciale Ostuni-Cisternino. Prima di giungere al santuario di S. Oronzo bisogna prendere una stradina di campagna e proseguire sino alla masseria Pizzicocco. Ivi giunti, bisogna proseguire a piedi per circa 700 metri. In una stretta gola si trova la chiesetta di S. Biagio (..)”. (1)

“La chiesetta romanica del sec. XI dedicata a San Biagio dista da Ostuni circa Km. 4, è il santuario più antico della città ed una delle migliori interpretazioni di insediamento cenobico in rupe.
In una pergamena del 1191, segnata 65-XVI, il Vescovo Ursileone concede la chiesa di San Biagio in Rialbo ai monaci Luca, Goffredo e Giovanni, ma si tratta piuttosto di una conferma, in quanto in un documento del 1148 (?) la chiesa risulta già concessa al Monaco Martino.” (3)

“La chiesa, in stile romanico, non presenta elementi architettonici di grande interesse ed è costruita addossata dal lato destro al banco roccioso; infatti all’unica navata in muratura della chiesa si affianca sul lato destro una lunga grotta naturale, che è posta in comunicazione con la navata attraverso due grandi archi a tutto sesto.

Sulla facciata con profilo a capanna si ammira una bifora che sormonta il portale d’ingresso; un piccolo campanile a vela si erge sulla parete di sinistra. L’interno, costituito da un’unica navata in muratura, è voltato a botte; addossato alla parete di fondo, sopraelevato di due gradini, è ubicato l’altare dalle linee molto semplici. Quattro pilastri sorreggono il piano mensa dal quale si elevano due ripiani.
Al centro, in una grande cornice modanata avente all’apice una scultura raffigurante un cherubino ed ornamenti floreali, è posta la statua del titolare del Seggio di Ostuni.” (3)


“Sotto la chiesa vi è una cripta, molto probabilmente affrescata, non più praticabile. Sulla cripta venne eretta una chiesa, poi un convento, come apprendiamo da un documento del 1148.
Intorno alla chiesa sono scavate le grotte, quasi piccole certose che si aprono a gruppi o solitarie lungo i fianchi del monte. Esse erano il rifugio abituale dei monaci basiliani, Soprattutto per coloro che sceglievano di vivere in solitudine. Nelle grotte si possono ancora osservare affreschi bizantini in parte consunti dal tempo, cancellati dalle piogge e, soprattutto, resi irriconoscibili dalla manomissione incosciente degli uomini. (..)
Anche il Santuario, per l’ingiuria del tempo e l’incuria degli uomini, rischia di perdere il prestigio e l’importanza che rivestì in passato. Sarebbe auspicabile che le autorità preposte elaborassero un piano atto a rivalutare e valorizzare le zone che come questa, esempio irripetibile di civiltà rupestre, sono degne di non essere abbandonate ed obliate.” (3)

Un tempo, nel lontano Medio Evo, ogni città eleggeva un Santo Patrono alla cui protezione erano affidati gli uomini e le loro case, e del quale si custodivano gelosamente le reliquie. La città di Ostuni, che ebbe un ruolo preminente nel nostro territorio mille anni fa, si gloria di venerare fin da allora come Patrono San Biagio Vescovo e Martire.
San Biagio nacque a Sabaste in Cappadocia, e convertitosi al Cristianesimo, fu poi eletto vescovo nella sua città. Ma quando, nella metà del secolo XI, i turchi invasero la Cappadocia, la comunità di San Biagio lasciò il paese. Tra i profughi, monaci e fedeli raggiunsero il nostro paese e diffusero la devozione a San Biagio, estendendola in seguito in tutta la regione.
I monaci si stabilirono sulle colline ad occidente di Ostuni, dove fissarono la loro dimora.
Ogni anno, il 3 febbraio, a ricordo del martirio e decapitazione del Santo (3 febbraio 316 d.C.) convengono al Santuario folle di devoti non solo da Ostuni ma anche dai paesi limitrofi.” (3)

Un ringraziamento agli amici Mario Carlucci e Antonio Tedeschi che hanno collaborato con me nella ripresa delle immagini.

Bibliografia e sitigrafia:

“Legenda: allo scopo di non tediare il lettore con la ripetizione delle fonti citate, è stato attribuito un numerino per ogni opera consultata, che si ritroverà al termine della citazione e che consentirà l’esatta attribuzione bibliografica o sitografica.”

(1) Gli insediamenti rupestri della Provincia di Brindisi, di Antonio Chionna. Schena Editore.

(2) http://www.ostuni.tv/SoronSantuario.htm.

(3) Le chiese rurali del territorio di Ostuni, di Giuseppe Palagiano. Grafischena srl – Fasano (Br) aprile 1990.

7 commenti

  1. Ho inviato questo link a Lorenzo Cisasino, già Sindaco di Ostuni, il quale mi ha risposto. “Grazie Alfio é un contributo ottimo curato e circostanziato nei testi e nelle immagini da meritare il top tra i servizi finora realizzati da Brundarte wordpress . Complimenti ! Lo condivido e lo diffondo “.

    1. Grazie Alfio. Ti prego di ringraziare per me il il Dr. Cirasino per le belle parole usate.

  2. Francesco, condivido quello che mi ha comunicato Cirasino. Articolo eccezionalmente dettagliato con le foto attraverso e quali si rilevano particolari che sarebbero sfuggiti ad occhi nudo…

  3. molto ben fatto e circostanziato

    1. Grazie

  4. Vorremmo informazioni per poter visitare il Santuario di San Biagio. Un numero di telefono cui chiamare. Grazie.

    1. Salve. Ci accompagnò Antonio Tedeschi che è un grande conoscitore della campagna ostunese e non solo di quella; ma non fu necessaria alcuna telefonata perchè è sempre aperto o almeno prima lo era. A maggior ragione credo che dovrebbe esserlo in periodo estivo. Buona visita

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