





I balconi diplomatici della Brindisi ottocentesca – quando Palazzo Nervegna parlava al Mondo (n. 3)
C’è stata un’epoca in cui il porto di Brindisi non era solo un approdo, ma la vera e propria porta d’Europa verso l’Oriente. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, camminando per le strade del centro storico, capitava di alzare lo sguardo e incrociare i simboli delle grandi potenze globali.
Testimoni silenziosi di questa stagione d’oro sono i balconi di Palazzo Granafei-Nervegna, catturati in un prezioso trittico fotografico dall’obiettivo di A. De Mattia tra il 1884 e il 1885.
I balconi non sono semplici elementi architettonici. Scolpiti nella pietra locale, con i loro fitti trafori geometrici e i mensoloni finemente intagliati, raccontano l’incontro tra il rigore rinascimentale e l’esuberanza del barocco pugliese.
Eppure, a colpire l’osservatore dell’epoca, era ciò che su quelle balaustre veniva temporaneamente appeso: i grandi scudi ovali delle delegazioni estere.
Palazzo Nervegna, che all’epoca ospitava anche il Tribunale cittadino, si era trasformato in un vero e proprio hub diplomatico multinazionale. Le lastre fotografiche dell’archivio MPI ci svelano una sorprendente alternanza di poteri e rotte commerciali nello spazio di pochi metri: su un balcone campeggiava l’imponente aquila del Kaiserlich Deutsches Vice-Consulat (il Vice-Consolato Imperiale Tedesco).
Poco più in là, la pietra leccese faceva da cornice alle insegne del Vice-Consolato di Danimarca che, a differenza della foto precedente, qui mostra – con grande valore documentario, due figure femminili affacciate al balcone. Indossano abiti tipici della fine dell’Ottocento, una con camicia scura accollata e l’altra con camicia chiara.
Un terzo affaccio mostrava lo stemma del Vice-Consolato dei Paesi Bassi, a conferma di come le nazioni del Mare del Nord considerassero Brindisi uno snodo marittimo vitale per i propri commerci.
Qui il nostro articolo su Palazzo Nervegna – https://wp.me/p8GemW-cX
Fondo Archivio MPI (Ministero della Pubblica Istruzione)
NUMERI DI INVENTARIO MPI141645 – MPI141647 – MPI141649
FONTE: Roma, Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, Gabinetto Fotografico Nazionale
LUOGO DELLA RIPRESA – Brindisi. Palazzo Granafei-Nervegna, balconi (x3)
EPOCA – Sec. XVII





Brindisi – Chiesa del Cristo o del Crocifisso (n. 4)
In questa vecchia foto del 1907, l’antico muro laterale della chiesa custodisce ancora i resti visibili dell’annesso Convento dei Domenicani. L’Istituto Tecnico Comm. “G. Marconi” nascerà al suo posto, in quello stesso luogo, solo nel 1928.
Siamo quindi agli inizi del Novecento e la presenza di diverse persone nello scatto svela, con toccante realismo, il contesto sociale ed economico della Brindisi dell’epoca.
Davanti all’ingresso principale si notano alcune donne del posto insieme ai loro bambini, con i tipici abiti delle classi popolari. Più in alto a sinistra, sulla sommità di ciò che resta del convento, si scorgono altre persone che osservano curiose il fotografo. A destra, nei pressi di una staccionata, un uomo in tenuta da lavoro e due ragazzini sostano lungo un sentiero che, all’epoca, era ancora una via sterrata di campagna.
I massicci contrafforti ad arco posti a sostegno della parete laterale testimoniano lo stato di fragilità in cui versava l’intero complesso. Già nell’agosto del 1888, infatti, il Genio Civile aveva redatto una “Relazione sulle condizioni statiche della chiesa”, evidenziando lo strapiombo della parete sud-est e il conseguente pericolo che aveva reso urgente la costruzione di quei due grandi piloni di supporto.
L’immagine conferma come la Chiesa del Cristo – edificata originariamente dai Domenicani nel 1232 – si trovasse allora in una zona decisamente periferica e rurale della città, a ridosso delle mura difensive e immersa in un tessuto nettamente contadino.
Osservando con attenzione la facciata a capanna, celebre per la sua bicromia in pietra bianca e carparo, si notano dettagli unici del tempo. Il grandioso rosone del XIII secolo appare parzialmente murato e tamponato all’interno: una modifica risalente ai secoli precedenti, probabilmente introdotta in epoca barocca, che verrà eliminata solo con i restauri del secondo Novecento.
Ai lati del rosone balzano all’occhio due finestre rettangolari asimmetriche, del tutto estranee all’originario stile romanico-gotico. Furono aperte per dare maggiore luce agli interni e vennero poi rimosse nei restauri successivi per ripristinare la purezza medievale del prospetto.
Il portale d’ingresso mostra un vecchio battente in legno logorato dal tempo, mentre la lunetta sovrastante è priva del bassorilievo dello scultore Giacomo Erriquez, che verrà infatti realizzato e collocato solo molti anni dopo, nel 1966. Oggi, la scultura nella lunetta sovrastante, come si vede nella nostra foto attuale, è stata temporaneamente rimossa per il restauro.
In sintesi, questa fotografia non è soltanto il ritratto di un monumento storico, ma uno straordinario spaccato di vita quotidiana della Brindisi popolare di oltre un secolo fa.



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