Il Portico dei Cavalieri Templari (poi “de’ Cateniano”) sotto protezione bellica (5)

Questa fotografia storica dell’ICCD (Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione), scattata nel maggio del 1941, è un prezioso documento della memoria urbana di Brindisi durante la seconda guerra mondiale. In quel periodo la città, porto militarmente strategico, era continuo bersaglio di incursioni aeree.

Al centro dell’immagine spicca l’imponente struttura eretta per salvaguardare il monumento: le due eleganti arcate gotiche in carparo del portico vennero letteralmente inscatolate da un pesante muraglione in blocchi di pietra e sacchi di sabbia. Questo “imballaggio” protettivo doveva servire ad attutire gli spostamenti d’aria e le schegge delle bombe.

Sebbene il portico sia sopravvissuto, l’area circostante fu duramente colpita dai bombardamenti. Sulla destra si nota l’edificio attiguo con il grande portale ad arco del vecchio Ospedale Civico o Ospedale dei Poveri (vds. nostro parziale ingrandimento fotografico).

La storia di questa struttura è strettamente connessa al monumento: a metà del Cinquecento il sindaco Lucio De Cateniano donò le sue proprietà in Piazza Duomo, incluso il portico, proprio all’istituzione ospedaliera che, all’epoca sopravviveva grazie alle libere donazioni dei cittadini. Per secoli l’antico porticato rimase parzialmente inglobato e nascosto dai reparti medici (come l’ambulatorio e il Pronto Soccorso). Ma, la configurazione visibile nella foto è andata perduta per sempre.

Nella notte tra il 7 e l’8 novembre 1941, pochi mesi dopo lo scatto, un duro bombardamento alleato danneggiò gravemente il complesso. Nel 1948 l’ospedale, ormai fatiscente, venne interamente demolito.

La rimozione delle macerie rappresentò una pietra miliare per l’archeologia pugliese, trasformando Piazza Duomo in uno scavo a cielo aperto. Come documentato dallo storico Gabriele Marzano nel 1954, a circa due metri di profondità emersero le fondamenta dell’acropoli romana e straordinari reperti. Il più importante è il Cippo Marmoreo di Augusto (oggi esposto con il numero di inventario 251 al Museo Archeologico Provinciale “Francesco Ribezzo”), che reca una chiara iscrizione dedicatoria a Cesare Ottaviano Augusto come Pontifex Maximus e Pater Patriae, a testimonianza del profondo legame tra il primo imperatore e la città terminale della Via Appia.

Gli scavi riservarono grandi sorprese anche per la topografia medievale: gli archeologi scoprirono che le mura cinquecentesche dell’ospedale poggiavano su strutture molto più antiche. Vennero individuate le tracce della continuazione verso est delle arcate del Portico, confermando che il monumento gotico era in origine molto più esteso e faceva parte del monumentale Ospizio dei Cavalieri Gerosolimitani (noti poi come Cavalieri di Malta), snodo cruciale per i pellegrini e i crociati diretti in Terra Santa.

Oggi, sulle macerie del vecchio ospedale sorge il Museo Archeologico Provinciale “Francesco Ribezzo” (MAPRI).

L’unico elemento superstite dell’antico isolato, liberato dalle protezioni belliche e restaurato negli anni ’50, è proprio il portico gotico, che oggi funge scenograficamente da ingresso al museo.

Fonte: Roma, Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione,
Brindisi – Chiesa Cattedrale, lato sinistro, Portico dei Cavalieri Templari protetto
Gabinetto Fotografico Nazionale, inv. n. MPI141569
Luogo e data della ripresa: Brindisi 00/05/1941

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