Scorci di Brindisi 61 – Via Guerrieri
Via Guerrieri è la stradina che da vico Seminario scende per un ripido pendio e, arrivata all’altezza di via Scolmafora, cambia il suo nome in via S. Francesco, per poi proseguire verso il mare.
L’antica costruzione che si vede sporgere al di sopra del muro di contenimento è la struttura retrostante al Palazzo del Seminario, che ha la facciata principale in Piazza Duomo.
Delle due porte di accesso una è murata e l’altra purtroppo sempre chiusa impedendone la vista.
La via prende il nome da Vito Guerrieri, insegnante e rettore del Seminario arcivescovile, nonchè bibliotecario della De Leo annoverato tra gli storici locali.

Scorci di Brindisi 62 – Il ponte di viale Domenico Mennitti (già via del Mare)
Una nostra recente immagine del ponte di vetro fortemente voluto dall’amministrazione Mennitti e inaugurato nel 2016.
Tra gli scopi prefissati la possibilità di offrire un panorama inusuale del Seno di Levante per anni sottratto alla vista dei brindisini, ma anche per consentire di raggiungere in maniera comoda e sicura il quartiere Mattonelle all’interno della città vecchia.
Una dimenticanza non di poco conto l’assenza di un ascensore per disabili.

Scorci di Brindisi 63 – I chioschi dei paninari
Nel 2021, dopo anni di discussioni e polemiche, si sono finalmente insediati i chioschi fissi al posto degli antiestetici camion dei paninari, nel piazzale L. Flacco.
I chioschi, sei in tutto, hanno servizi igienici ed una zona per il confezionamento e la vendita dei panini.
In un primo momento sui social ci sono state aspre critiche, qualcuno li ha assimilati a container, qualcun altro a bagni pubblici; ma poi a lavori ultimati sembrano essere stati accettati.
Per nostra fortuna è veramente difficile riuscire ad imbruttire l’ambiente circostante.

Scorci di Brindisi 64 – Largo San Domenico di Guzman
Come ben noto quella che in città viene chiamata comunemente la chiesa di Cristo, ha per esteso il nome di “Chiesa di Cristo dei Domenicani”. La chiesa fu fondata nel 1232 da Nicola Paglia di Giovinazzo, superiore della domenicana provincia romana.
Rimandando per quel che riguarda la costruzione della chiesa al nostro articolo indicato in calce, resta soltanto da notare che il Largo è nel novero delle nuove strade di Brindisi, cui, facendo riferimento alla chiesa, si è voluto assegnare il nome del fondatore dell’Ordine dei Predicatori (Domenicani), appunto San Domenico di Guzman.
Chiesa del Cristo dei Domenicani – https://wp.me/p8GemW-lr

Scorci di Brindisi 65 – Palazzo Laviano (già Pennetta)
Il palazzo fu eretto nell’attuale largo Laviano, dalla famiglia Pennetta nel 1618, come riportato sull’architrave di due finestre.
Scolpiti sugli architravi alcuni versi di Orazio (..)
La famiglia Pennetta era presente nell’amministrazione comunale già nel 1562 (..)
Nel 1704 Vittoria, figlia di Tommaso, sposa Fausto Laviano trasferendo a questa famiglia il patrimonio dei Pennetta.
Sul portale campeggia lo stemma dei Laviano: “una sirenetta a due code con tre stelle sopra, nell’atto di tuffarsi in acqua”.(..)
La famiglia Laviano ne ha il possesso fino alla scomparsa, nel 1942, di Amerigo che estingue la linea maschile dei Laviano.
Vi è da dire però che il palazzo fu abitato dai figli di Fausto, Cosimo e Francesca, che andrà sposa di Ottaviano Fiori, cui si riferisce lo stemma sullo spigolo del palazzo. (..)
alla sua morte la sua proprietà si frazionerà tra i Fiori e i Durano per il matrimonio della figlia Rachele col giornalista Giustino Durano fondatore e direttore de “L’Indipendente”, periodico locale che si stampava nei locali a pian terreno del Palazzo che si affacciavano su via D’Afflitto. (..)
A questo link il nostro articolo completo corredato dalle foto – https://wp.me/p8GemW-48H

Scorci di Brindisi 66 – Augusto Imperatore
Fu forse per la lealtà sempre dimostrata da Brindisi nei confronti di Roma, che, in occasione del bimillenario augusteo del 1937, Bottai governatore della capitale volle regalare alla nostra città una copia della statua di Augusto Imperator rinvenuta nel 1863 nella Villa di Livia, consorte di Augusto, a Prima Porta.
Nel 1940 l’Amministrazione cittadina decise di sostituire in Piazza del Popolo, il busto di Giuseppe Garibaldi che ivi dimorava, con la statua di Augusto.
Nel mese di maggio, dopo la necessaria opera di restauro, abbiamo avuto nuovamente la possibilità di ammirare il nostro monumento che qui vi proponiamo in una diversa inquadratura.
Visita qui il nostro articolo – https://wp.me/p8GemW-1KH

Scorci di Brindisi 67 – Le fontanelle dei giardinetti
A Brindisi fino agli inizi di questo secolo avevamo ben due fontanelle sistemate nei giardini comunali di piazza Crispi (il piazzale della stazione ferroviaria) e Vitt. Emanuele II (l’area davanti al porto dedicata a giardino pubblico).
Le fontane, lì messe da tempo immemorabile, con l’ultima sistemazione del water-front hanno visto la sparizione di una delle due in favore di una più moderna, metallica però fornita di bacinella in plastica per la raccolta delle acque reflue.
Nel timore che anche la fontanella superstite in piazza Crispi possa fare la stessa fine, ci preme ricordare quanto che le “fontanelle mimetizzate nell’albero” o, più precisamente, le fontane o giochi d’acqua che si integrano e si nascondono all’interno di elementi naturali come alberi, rocce o grotte artificiali, sono una caratteristica tipica dei giardini storici, in particolare quelli sviluppatisi a partire dal Rinascimento e che hanno raggiunto il loro apice nel Barocco.
Con la riscoperta dell’antichità classica e l’interesse per l’idraulica, i giardini rinascimentali italiani iniziarono a integrare l’acqua in modo scenografico.
L’idea era quella di creare un’armonia tra architettura, scultura e natura, e l’acqua giocava un ruolo fondamentale in questa fusione.
Il Barocco portò l’arte dei giardini a un livello ancora superiore di complessità e meraviglia.
Le fontane “nascoste” o “mimetizzate” divennero ancora più elaborate. L’acqua poteva zampillare improvvisamente da un tronco d’albero cavo, da una roccia, o da statue che sembravano parte del paesaggio naturale.
L’obiettivo, come nel nostro caso, era stupire i visitatori con l’acqua che sembrava emergere spontaneamente dal paesaggio.
In sintesi, le “fontanelle mimetizzate nell’albero” o in elementi naturali erano una tecnica di design paesaggistico e idraulico molto in voga nei giardini di villa e reggia dal Rinascimento al Barocco, con un’eco anche nei giardini paesaggistici successivi. Erano pensate per stupire, divertire e creare un’esperienza immersiva e illusoria per i visitatori.
In tutti questi casi non era solo la capacità ma anche la creatività ad elevare l’artigiano al livello di “artista”.
Ci permettiamo di aggiungere anche che, i risultati erano molto apprezzati dai grandi, e, in particolar modo dai bambini.
Qui il nostro articolo con le altre foto – https://wp.me/p8GemW-48R

Scorci di Brindisi 68 – Chiesa Madonna della Scala
E’ la chiesetta che dà il nome alla via che, per l’esattezza, dovrebbe chiamarsi Madonna di Scala. Infatti il toponimo attinge la sua origine al culto della Madonna di Scala, portato a Brindisi dai mercanti di Scala (comune in provincia di Salerno) e di Ravello, nel sec. XII, quando costituirono le loro colonie nelle principali città marittime di Puglia.
La chiesetta dedicata alla Madonna di Scala, nel tempo è stata tradotta dal popolo in “Madonna della Scala”, espressione che vuol simboleggiare la Passione di Cristo attraverso la scala stessa, che, insieme alla croce, i chiodi, la corona di spine e la lancia, rappresenta uno degli strumenti della Passione .
Rispetto alle nostre precedenti foto del luglio 2017, abbiamo rilevato un bel restauro che ha riportato a fresco la muratura originale. E’ stato inoltre ripiegato un filo in precedenza pendente ed è sparita la vecchia cancellata mostrando un portone purtroppo già deturpato da vandali incoscienti.
Il nostro articolo e tutte le altre foto vecchie e nuove a questo link – https://wp.me/p8GemW-2ii

Scorci di Brindisi 69 – La Stazione Ferroviaria
Nello scorso mese di giugno sono stati avviati i lavori di riqualificazione della stazione di Brindisi per un investimento complessivo di 15 milioni di euro.
La prima fase riguarderà le strutture e gli impianti del corpo centrale, con l’ammodernamento dei servizi primari e l’ampliamento degli spazi riservati ai viaggiatori.
Saranno inseriti percorsi per i disabili e un ascensore di accesso al sottopasso.
In seguito si interverrà sui locali tecnici e commerciali.
Anche l’accesso da via Tor Pisana sarà munito di ascensore e di una nuova pensilina che coprirà le scale. Previsto il restyling del sottopassaggio.
In ultimo sono previste modifiche anche in piazza Crispi con un nuovo impianto di illuminazione e una riorganizzazione degli stalli per moto, auto e bus.
Qui una nostra recentissima foto

Scorci di Brindisi 70 – Il Villaggio Pescatori
La foto che proponiamo oggi sintetizza bene il fervore di attività che ancora, e, per fortuna, si svolgono al Villaggio Pescatori.
Difatti, il Villaggio Pescatori rappresenta per noi brindisini qualcosa di più di un semplice quartiere: è un simbolo della continuità di una tradizione secolare, quella della piccola pesca, che nonostante i cambiamenti urbanistici e sociali, continua a vivere e a definire una parte importante dell’identità della città.
Come abbiamo già detto altre volte, il Villaggio non è il luogo originario dove risiedevano i pescatori di Brindisi. Storicamente, molti di loro abitavano nel pittoresco ma ormai fatiscente quartiere delle “Sciabiche”. Con le demolizioni avvenute nel secolo scorso, i pescatori furono trasferiti forzatamente nel nuovo caseggiato costruito sulla sponda opposta, al quartiere Casale.
Il Villaggio, che include strutture di supporto per l’attività come magazzini per gli attrezzi e scivoli per l’alaggio e il varo delle barche, ha però mantenuto un forte legame con l’identità e la tradizione della piccola pesca brindisina, diventando il cuore pulsante della piccola pesca locale a Brindisi.
Nel Villaggio i pescatori, anche se fortemente diminuiti nel numero, continuano a svolgere la loro attività quotidiana e, le loro piccole imbarcazioni colorate ormeggiate lungo la banchina, sono una caratteristica distintiva del paesaggio.
Vorremmo concludere con un accenno alla sostenibilità.
Per sua natura, la piccola pesca tende ad essere più sostenibile rispetto alla pesca industriale, in quanto ha un impatto minore sugli stock ittici e sugli ecosistemi marini.
I pescatori del Villaggio praticano la pesca costiera, utilizzando metodi tradizionali e sostenibili come reti da posta, palamiti e nasse, catturando specie ittiche locali.
Il pescato è spesso venduto direttamente al porto o rifornisce i mercati e i ristoranti della zona, garantendo prodotti freschi e a chilometro zero.
Qui il nostro articolo – https://wp.me/p8GemW-1FL

Scorci di Brindisi 71 – C’era una volta la “Berlitz School”
Chi come noi ha vissuto negli anni ’60 ricorderà
certamente questo bel palazzo ad angolo tra via
Saponea e via Indipendenza, con esposto sul balcone lo striscione col nome della scuola.
Era la sede di una scuola linguistica sezione della
“Berlitz School”, diretta da un personaggio con lunghe basette, Monsieur Grand’Homme, che spesso si vedeva circolare per le vie cittadine. Era impossibile non notarlo. Indossava quasi sempre abito nero e bombetta, abbinati a gilet scozzese e papillon.
Aumentava in quegli anni a Brindisi il traffico turistico: basti pensare che tra il gennaio e il settembre del 1962 il porto di Brindisi partecipava al movimento globale dei passeggeri nei porti italiani con il 20,67%, contro l’1,25% degli anni ’50.
In considerazione di ciò, la Provincia di Brindisi con altri operatori turistici locali, effettuò una serie di interventi per lo sviluppo della ricettività. Vi contribuì in particolare l’Ente Provinciale per il Turismo di Brindisi, che si interessò per l’apertura a Brindisi di una sezione della “Berlitz School” e di un Istituto professionale alberghiero adatto a soddisfare le esigenze di correnti turistiche sempre più numerose, aumentate anche grazie all’istituzione del nuovo servizio di navi-traghetto espletato dalle navi “Egnazia” e “Appia” della Società Adriatica di Navigazione, che per quattro volte la settimana traghettavano giovani delle più disparate nazioni da e verso la Grecia.
Oggi la situazione è cambiata e la Berlitz non ha più ragion d’essere, ma ci fa piacere che questa bella palazzina restaurata di recente, faccia ancora bella mostra di sè nel centro cittadino.
Per conoscere meglio la Brindisi degli anni ’60 vedi il nostro articolo – https://wp.me/p8GemW-3nH

Scorci di Brindisi 72 – Il parco del Cillarese
Vogliamo rassicurare tutti, non abbiamo sbagliato, questa foto non è della foresta pluviale nella savana, ma di un posto molto più vicino a noi. E precisamente è stata scattata alla foce del Cillarese, sul ponticello in ferro davanti al Cantiere NavalBalsamo.
Diciamo pure che in questo posto la natura si è riappropriata del suo habitat e la mano dell’uomo è riuscita a farsi sentire il meno possibile.
Scrivevamo nel 2019 che “passare qualche ora al Parco del Cillarese rilassa e fa bene alla salute. Non tanto e non solo perchè essendo molto grande è il luogo ideale per fare del moto, quanto perchè, pur essendo all’interno della città, si riesce ad estraniarsi completamente dall’atmosfera urbana e dalle sue problematiche per entrare in un’altra dimensione, popolata da uccelli, pesci, tante piante e tanti, tanti cittadini che qui vengono a fare jogging.”
Ebbene, possiamo dire con soddisfazione che oggi quanto scrivevamo è ancora valido e questa è forse una delle poche cose buone che a Brindisi non siamo ancora riusciti a distruggere.
Scorci di Brindisi 73 – Via Bari
La splendida costruzione ad angolo che si vede in foto, è la casa Priore-Oliva, con accesso all’abitazione da via Bari.
Nel 1955 proprio in questa via, durante alcuni lavori edilizi, fu ritrovata una tomba del V sec. a.C. e, nella sepoltura, furono ritrovati anche due serie di oggetti.
Il primo gruppo, che probabilmente accompagnava la morte un uomo aristocratico, conteneva una serie di oggetti metallici e ceramici che rimandavano al consumo del vino e alla pratica dell’atletismo. Il secondo, inquadrabile tra la fine del V e gli inizi del IV secolo a.C., è costituito da vasi che accompagnavano in Messapia le deposizioni femminili:
– una trozzella: voce dialettale pugliese, equivalente a rotella, con la quale si designa una forma di vaso panciuto con due coppie di rotelle. Non è improbabile che esso sia derivato dall’uso di rudimentali carrucole applicate ai manichi dei vasi per farli scendere nei pozzi. ,
– una lekythos ariballica: vaso dal corpo allungato, stretto collo con un’unica ansa e ampio orlo svasato;
– una lekane acroma: era un vaso attico in genere largo, che poteva essere anche con coperchio.
Tutti i ritrovamenti sono esposti nel Museo Archeologico Ribezzo di Brindisi

Scorci di Brindisi 74 – Il dolore della Patria per la Benedetto Brin
Nel 2019, grazie ad una visita guidata organizzata dalla Biblioteca De Leo (e chi se no!), abbiamo avuto l’occasione di vedere il Cimitero Monumentale di Brindisi. Scrivevamo in quell’occasione che non era una semplice visita, ma una vera e propria passeggiata nella storia, fatta tra i vialetti del Cimitero.
Era stato infatti possibile vedere le tombe delle famiglie e dei personaggi più influenti della nostra città degli ultimi due secoli, veri e propri monumenti di arte funeraria, magnificamente illustrati dai migliori scultori e architetti del tempo. Non è difficile, infatti, qui incontrare le opere di autori del livello di Edgardo Simone o di Alessandro Fiordegiglio.
Durante la visita al Monumento ai marinai caduti della Benedetto Brin una storia, in particolare, ci colpì. Il governo voleva che al centro dell’area venisse posta una statua che raffigurasse il dolore della Patria per l’immane tragedia e incaricò uno scultore di realizzarla. Successivamente, il monumento venne dedicato a tutti i caduti del mare, comprendendo anche le flotte alleate. La donna che posò per la scultura è rimasta ignota, per sua espressa volontà per oltre 100 anni e, solo da poco, il suo nome e tutta la storia sono stati portati a conoscenza dell’opinione pubblica grazie al giornalista Gianmarco Di Napoli.
Per saperne di più su questa storia cliccate qui – http://wp.me/p8GemW-2fE
Per fare una visita virtuale al Cimitero Monumentale di Brindisi vedi qui – https://wp.me/p8GemW-2Yi

Scorci di Brindisi 75 – L’orto giardino di S. Giovanni al Sepolcro
Da un intervento di Giovanni Nardelli, agronomo paesaggista dell’ufficio verde pubblico del Comune di Brindisi.:
L’orto-giardino di San Giovanni al Sepolcro è una piccola area a verde incastonata tra le mura del centro storico della città. Di una superficie di circa 500 mq la sua realizzazione trova appoggio su una stratificazione storica dell’area nella quale si sono alternate le diverse forme d’uso degli spazi aperti.
In particolare nell’ultimo secolo la sua destinazione a giardino-famigliare in stretta sintonia con la civiltà contadina ha trovato la sua massima espressione. (segue)
Potrete leggere il resto e vedere le nostre foto a questo link – https://wp.me/p8GemW-2nB

Scorci di Brindisi 76 – Il Comignolo
Vico de’ Marangio, una stradina che sfocia in via S. Antonio abate, trae il nome da una nobile famiglia del ‘400 che ha dato i natali a personaggi illustri della città, tra i quali un sindaco, Francesco e un eccellente medico – filosofo, Nicolò Maria.
Da questa viuzza è possibile vedere l’immagine del tipico Comignolo Salentino, noto per la sua forma complessa e spesso elaborata.
A differenza dei comignoli moderni o più semplici, è realizzato in pietra locale (spesso il tufo o la pietra leccese) e ha una struttura che ricorda piccole torri, torrette o castelli in miniatura.
Le caratteristiche principali, visibili anche nella nostra foto, sono:
– la costruzione in pietra: Realizzati con blocchi di pietra locale, spesso non rifiniti in modo perfetto, il che conferisce un aspetto rustico e storico.
– la forma a torre: La parte superiore non è un semplice tubo, ma una struttura squadrata con aperture su più lati.
– design a più livelli: A volte sono composti da più blocchi sovrapposti, con aperture per far uscire il fumo.
– funzionalità ed estetica: Oltre a servire per l’uscita dei fumi, avevano anche una funzione estetica, dimostrando l’abilità degli artigiani e contribuendo a definire l’identità architettonica delle masserie, dei trulli e delle case antiche della zona.
Eh si, purtroppo in un tempo ormai passato non si parlava soltanto di funzionalità ma anche di estetica e di abilità dell’artigiano che l’aveva fatto.
Il comignolo nella nostra foto, con la sua forma squadrata e le sue aperture, è un bell’esempio di questa tradizione costruttiva salentina.

Scorci di Brindisi 77 – Un’icona di Palazzo
E’ con un po’ di sincera malinconia che proponiamo oggi questa bella palazzina solo da poco restaurata e finalmente tornata all’antico splendore.
Negli anni ’60, insieme al Bar Ausonia di cui si intravedono a malapena i portici, era stata un’immagine iconica della Brindisi città turistica che compariva spesso su foto e cartoline.
Da questo punto in poi, infatti, partivano una serie infinita di insegne multicolori in tutte le lingue che evidenziavano la presenza di attività e negozi, in prevalenza greci.
A pochi metri c’è la Stazione Marittima, un tempo punto di arrivo dei treni e di imbarco per i vari traghetti.

Scorci di Brindisi 78 – Le nasse dei pescatori
Scendendo da via Lucio Scarano si attraversa quel poco che ancora resta del più antico Rione della città, le Sciabiche.
L’origine del nome è da ricercarsi appunto nella Sciabica, una rete a strascico formata da due lunghe ali e un sacco. I cittadini che vi abitavano erano perciò detti Sciabicoti.
D’altro canto, è storicamente accertato che il porto di Brindisi era noto per la fertilità del mare e l’abbondante pescagione. Difatti Ennio (239 a.C. – 169 a.C.) considerato il padre della letteratura latina, celebrò il pesce Sarago, come eccellente, in Brindisi (in Frag. Phaget. op. Appul. lib. 1)
Non meraviglierà, quindi, vedere nell’immagine che Vi mostriamo, esposte su un balcone due “nasse”, usate dai pescatori per la pesca.
Per chi non lo sapesse, le nasse sono un attrezzo da pesca molto antico e ampiamente utilizzato, specialmente nella piccola pesca artigianale. E’ una trappola a cestello utilizzata per la cattura di pesci, crostacei e molluschi con struttura rigida, in vimini, generalmente a forma di campana con ingresso a forma di imbuto rivolto verso l’interno; l’animale entra attratto dall’esca e poi non riesce più ad uscire.
Vengono calate in mare e lasciate sul fondo per diverse ore o per tutta la notte, per poi essere recuperate dai pescatori.
La possibilità di poter regolare l’ampiezza dell’imboccatura consente di evitare la cattura di esemplari troppo piccoli rendendole un attrezzo utile per una pesca più sostenibile.

Scorci di Brindisi 79 – Il piazzale della chiesa delle Anime e la benedizione degli animali
A Brindisi, la benedizione degli animali, legata alla festa di Sant’Antonio Abate, è una tradizione che si svolge, tradizionalmente, il 17 gennaio.
La celebrazione prevede ancor’oggi la benedizione degli animali domestici, come cani e gatti, e in passato anche degli animali da lavoro e da stalla.
La tradizione si lega alla figura di Sant’Antonio Abate, protettore degli animali, e ha radici nel Medioevo, quando la benedizione aveva lo scopo di proteggere gli animali utili all’uomo.
Dopo la demolizione della chiesa di S. Antonio Abbate, che era nei pressi del rione detto di Montecristo (in dialetto “sobbr’a Cristu”), il culto del santo venne trasferito alla chiesa delle Anime.
Infatti, nel largo antistante la chiesa, nel giorno della festa di S. Antonio Abate s’impartiva la benedizione agli animali da tiro: cavalli, asini, muli decorati da nastrini multicolori (zagaredde), sfilavano di fronte al sacerdote benedicente.
Qui il nostro articolo sulla chiesa di San Sebastiano (o delle Anime del Purgatorio) – https://wp.me/p8GemW-LF

Scorci di Brindisi 80 – Via Cittadella
Nel corso della II Guerra Mondiale la nostra città fu più volte colpita dalle forze alleate, ma, senza dubbio, il bombardamento che provocò più danni avvenne nella notte tra il 7 e l’8 novembre 1941! L’incursione aerea iniziò verso la mezzanotte e terminò alle cinque del mattino.
Nonostante gli Alleati attraverso Radio Londra, informassero che si puntava ad obiettivi militari, invece del Castello Svevo sede del Comando Marina fu centrato un agglomerato di case in via Cittadella, distante un centinaio di metri dall’obiettivo militare.
La ricostruzione di quei luoghi, iniziata nell’immediato dopoguerra, si concluse solamente negli anni ’60.
Qui il nostro articolo – https://wp.me/p8GemW-2Qk

Scorci di Brindisi 81 – Torre Penna
Nel tratto di litorale tra Punta Penne e Punta del Serrone incontriamo la Torre costiera, testimone silenziosa della paura che gli assalti pirati hanno da sempre provocato negli abitanti delle nostre zone. Anche la Torre di Punta Penne come la maggior parte delle torri in Puglia e in tutto il Regno di Napoli risale al XVI e XVII secolo. La potenza ottomana costituiva un reale pericolo per l’Occidente e l’uso di torri di segnalazione per evitare attacchi a sorpresa provenienti dal mare divenne necessario. Però solo fra il 1560 ne il 1563, col governo del vicerè don Parafan de Ribera fu varato un piano efficace di difesa del regno che prevedeva una catena ininterrotta di torri di avvistamento lungo le coste che potessero segnalare con il fumo di giorno e col fuoco di notte, gli sbarchi nemici.
La Torre di Punta Penne preesisteva all’ordinanza vicereale e, pertanto, se ne dispose la ristrutturazione che vide impegnato dal 1568 il maestro brindisino Giovanni Parise.
Ogni torre doveva contenere pochissimi uomini armati in quanto avente funzione di avvistamento e non di difesa, e l’interno misurare non più di m. 5 x 5. Le torri tipo del periodo vicereale erano di forma tronco-piramidale con forma scarpata e caditoie a coronamento.
La Torre di Punta Penne fino ad oggi ha resistito alle ingiurie del tempo, ma non versa in buone condizioni per cui è in attesa di un urgente restauro.
Qui il nostro articolo “Torre Penna e i Bronzi di Punta del Serrone” – https://wp.me/p8GemW-3R3

Scorci di Brindisi 82 – La Salina di Punta della Contessa
A pochi Km a sud di Brindisi, lungo il litorale adriatico, la zona umida di Punta della Contessa, con i suoi stagni e le Saline habitat naturale di uccelli migratori e piante rare, è parco naturale regionale dal 2002. La natura è magnifica, ma schiacciata tra le massicce concentrazioni industriali del polo petrolchimico da una parte e la centrale elettrica a carbone di Cerano dall’altra.
In passato le Saline sono state ampiamente utilizzate per la produzione del sale, ma già dal XVIII secolo questa attività è stata abbandonata e le acque – non più irregimentate – hanno formato nel tempo una zona umida di elevato valore naturalistico, soprattutto per la presenza di un diversificato e alto numero di uccelli. Quest’area, infatti, si trova lungo le principali rotte dei voli migratori degli uccelli che si spostano dall’Europa all’Africa e viceversa, e di conseguenza rappresenta oggi un’importante area di sosta, svernamento e nidificazione per molte specie, tra cui alcune rare.
In zona anche le rovine delle Saline di Punta della Contessa, un tempo conosciute come Saline Regie, costituite dai bacini più a nord rispetto agli stagni; ebbero intenso sfruttamento commerciale tra il XIII e il XVIII secolo, con un tentativo di riuso nel XIX secolo.
Qui l’articolo completo https://wp.me/p8GemW-1Yl, con la precisazione che le nostre foto sono del giugno 2016 e, sia per quanto riguarda i percorsi, sia per i capanni di osservazione (bird-watching) le cose oggi potrebbero essere cambiate.
Sicuramente le cose sono cambiate alla Masseria Villanova, appartenente alla medesima area, oggi completamente vandalizzata dopo l’ennesima ricostruzione.

Scorci di Brindisi 83 – Il Romitorio
Sul Romitorio dei vescovi quasi non vi sono notizie storiche, si sa per certo che fu voluto dall’arcivescovo Barnaba de Castro (1700/1707).
Si tratta probabilmente della modifica di una torre medievale preesistente, infatti il complesso ha un’impostazione medievale riconoscibile dalle monofore rivolte su via Guerrieri e dalla importante bifora trecentesca che si affaccia sul cortile dell’episcopio.
Nel corso di una visita guidata organizzata dalla Biblioteca Pubblica Arc. “A. De Leo” abbiamo avuto occasione di vedere gli affreschi che la adornano, essendo stata da poco restaurata.
Qui ben si vede la parete nord con scene della vita di Maria: la Nascita, l’Annunciazione, lo Sposalizio della Vergine, la presentazione al Tempio, l’incoronazione della Vergine, la Madonna con Bambino, l’Immacolata, Maria al tempio, la Visitazione, la Natività, la Vergine con il Cristo, la Madonna del Rosario, il giudizio di Salomone e Sansone nel tempio dei filistei.
Questo il nostro link all’articolo – https://wp.me/p8GemW-TA

Scorci di Brindisi 84 – La Casa del Turista e “Il Futuro”
Il complesso noto come Casa del Turista rappresenta uno dei fulcri storicamente più significativi della storia della città di Brindisi, nel quale si intersecano vari periodi storici. Attraverso i primi saggi di scavo condotti nel 1999 sono state individuate sequenze stratigrafiche a partire dall’età romana, in buona parte compromesse da interventi e stratificazioni che giungono sino all’età moderna.
A seguito della eccezionale importanza dei ritrovamenti archeologici in via S. Chiara, la Soprintendenza Archeologica della Puglia nell’anno 2000 suggeriva al Comune la creazione di un’area turistico-archeologica che comprendesse, oltre al Cripto-portico, anche la Casa del Turista (ex Scuola Marinara), il Convento di S. Chiara e il Palazzo Montenegro.
In questa ottica, una delle proposte più interessanti viene dall’ing. D. Caiulo, che nel suo libro “Storia e progetto della riqualificazione urbana (pp. 173/4)” , suggerisce, previa espropriazione di alcuni caseggiati che fronteggiano su via S. Chiara il muro di cinta del giardino di palazzo Montenegro (di proprietà pubblica), un collegamento, sia a livello stradale che sotterraneo, tra le due strutture pubbliche.
Questo il nostro link – https://wp.me/p8GemW-2vj

Scorci di Brindisi 85 – Nu viaggiu ‘ntra lu suennu
Nu giurnu cu mi leu ti li pinsieri
mi feci quattru passi alla Marina,
cu la bunazza – nu mari fattu pi videri
e lu puertu parìa ‘ntra na vitrina,
ncera na varca ti legnu cu na randa
fatta propria com’a Cristu comanda,
e fu ccussì ca l’arma mia pinzau
cu zziccu tuttu quantu e mi ndi vau!!
La voglia ca mi venni fu gran cosa
girà tuttu lu mundu e sordi a iosa,
ma ci no tieni nienti statt’accortu
ca po’ finisci a carti quarantottu.
Rraggiunandu poi ‘ntra mei e me – m’addumandai
ma doppo lu Trumbillu ce ‘nci stai???

Scorci di Brindisi 86 – L’epigrafe nascosta di S. Giovanni al Sepolcro
Probabilmente sono solo in pochi a sapere che, alle spalle del leone stiloforo posto di guardia all’entrata del Tempietto di S. Giovanni al Sepolcro, quello a sinistra del portale per intenderci, si trova reimpiegata una epigrafe di età romana. Sarà a causa della scomoda posizione, che rende molto difficile anche solo scorgerla e quasi impossibile poterla fotografare, se fino ad oggi poco si sapeva della sua esistenza.
Noi l’abbiamo fotografata per voi.
A questo link l’articolo completo – https://wp.me/p8GemW-1VY

Scorci di Brindisi 87 – Le decorazioni a P. Nervegna
Per rendere l’idea degli ornamenti e fregi nella facciata di Palazzo Nervegna abbiamo scelto la foto di questo balcone.
Come abbiamo scritto nel nostro articolo, di cui mostriamo il link a piè di pagina, nel palazzo si fondono motivi rinascimentali e soluzioni che precedono il barocco, come le ringhiere in balaustri di pietra dei balconi, ed elementi della cultura locale come le mensole dei balconi stessi.
Le finestre, una diversa dall’altra, presentano motivi ad intreccio, decorazioni a foglie d’acanto, elementi morfologici e motivi classicheggianti.
Sulla cornice marcapiano, che si intravede anche nella foto, sono presenti quattro iscrizioni latine che riteniamo valide ancor oggi: ” Il saggio costruisce la casa mentre lo stolto la distrugge”; “A che servono allo stolto le ricchezze dal momento che non può comprare la saggezza?”; “Chi risponde prima di aver ascoltato si mostra sciocco e degno di biasimo”; “Non amare il sonno per non immiserire”.
Il nostro articolo completo https://wp.me/p8GemW-cX

Scorci di Brindisi 88 – La nave scuola Palinuro
Per una regina dei porti quale migliore accoglienza, nella carezza della sera, della Scalinata Monumentale che conduce alle Colonne Romane.
Il Palinuro è una “Nave Goletta”, affiancata fin dal 1955 all’Amerigo Vespucci nel ruolo di nave scuola. Ambedue fanno tappa fissa nel nostro porto quando si trovano a navigare dalle nostre parti.
Durante la sua attività, dal 1955 ad oggi, la Palinuro ha toccato la maggior parte dei porti del Mediterraneo e del Nord Europa e si stima che abbia percorso più di 263 mila miglia nautiche (notizie aggiornate al 2013).
Ha inoltre preso parte ai più prestigiosi raduni di imbarcazioni e navi d’epoca e alle regate delle cosiddette “Tall Ships”, tra le quali la “Cutty Sark”, l’”Amsterdam Sail” ed il raduno delle vele d’epoca di Imperia.” (Wikip.)
Troverai il nostro articolo con tante foto a questo link – https://wp.me/p8GemW-yD

Scorci di Brindisi 89 – La casa con ortale
Sono ormai quasi completamente svanite dalle città salentine, le case di tipologia contadina molto antiche, caratterizzate dalla presenza di uno spazio scoperto, comune o privato, munito di accesso verso la strada.
Un’abitazione con tale struttura ormai rara, abbiamo visto che sopravvive ancora in via De’Flagilla, nel tratto che da via Monte scende verso corso Garibaldi, e noi abbiamo voluto mostrarvela.

Scorci di Brindisi 90 – Via del Mare in un riflesso
Era stata una giornata di pioggia intensa e non volevo fare la solita, un po’ stucchevole immagine della via dalle grandi palme, allora ho pensato di ritrarla così come me l’aveva consegnata la pioggia, attraverso lo specchio di una pozzanghera.
Per l’esattezza, nel titolo avrei dovuto scrivere via Mennitti ma, sinceramente non me la son sentita.
Non so quale motivo possa aver spinto al cambiamento del nome della via, ma so per certo che questa pratica è fortemente sconsigliata sia per gli enormi disagi logistici e burocratici, pensate che ogni cittadino e attività commerciale deve aggiornare tantissimi documenti (carta d’identità, bollette, contratti, ecc.), e i servizi come posta e emergenza devono riorganizzare le loro mappe; sia per i costi elevati che deve sostenere la pubblica amministrazione (nuova segnaletica, aggiornamento database, ecc.).
Ma, cosa ancora più importante, è la perdita di Memoria Storica e Identità Culturale che la città subisce.
Molti nomi di strade hanno radici profonde nella storia locale, ricordano eventi, personaggi illustri o antiche tradizioni. Cambiarli può significare cancellare una parte importante della memoria collettiva.
In definitiva l’identità del luogo viene definita dai nomi delle strade e non a caso questa era, e per sempre rimarrà nel cuore dei brindisini la “Via del Mare”.


