Borgo San Marco – Fasano (Br)

A Fasano, nel brindisino, c’è una residenza-fortezza che da oltre otto secoli si oppone alla brezza del maestrale e ai venti della Storia.

E’ Borgo San Marco e si trova a breve distanza dalla Valle d’Itria, a due km dal mare; sta a sud di Bari, verso Brindisi.

Sta a Fasano in una foresta di ulivi millenari che già da soli valgono un viaggio, valgono un fuori rotta, valgono una sosta.

È una masseria, autentica, affascinante e ricca di cultura, affacciata sul mare, alla fine di uno sterrato che striscia come un cervone (è un lungo serpente italiano ndr) tra chianche rugginose e terra rossa come le albe che proprio di fronte accendono l’Adriatico. Mura bianche, ardite, antiche, antichissime, che sfidano tutta la rosa dei venti sin da quando l’architettura nacque attorno a un insediamento di monaci bizantini.

Nel XII secolo è stato, appunto, tale insediamento (di cui la masseria conserva ancora il prezioso passaggio nei suoi insediamenti rupestri in grotta, con meravigliosi affreschi restaurati recentemente), nel ‘400 presidio dei Cavalieri di Malta, dal ‘700 masseria, ossia microcosmo autosufficiente destinato alle attività produttive agricole con annessa residenza padronale.

Il Borgo è stato inserito, per le sue testimonianze storiche ancora visibili, tra i luoghi FAI – Fondo Ambiente Italiano e quindi è divenuto visitabile in alcune occasioni, quali appunto le “Giornate FAI di Primavera “, l’evento che spalanca le porte di tantissimi luoghi in tutta Italia per far conoscere e amare i tesori d’arte e natura del nostro Paese. E’ significativo dell’interesse ad educare all’arte e la storia le nuove generazioni che, per le visite guidate ai monumenti, vengano utilizzati gli studenti delle scuole secondarie che per l’occasione diventano “Apprendisti Ciceroni”.

Gli ambienti

Sono quindici gli anni trascorsi da quando i proprietari iniziarono una grande opera di restauro conservativo che, preservando le atmosfere e il fascino del passato, ha dato vita all’elegante, eco-sostenibile e tradizionale country house nella quale si ripropongono le luci e i colori della campagna circostante. Diciotto suite arredate con mobili d’epoca e grande semplicità come la tradizione pugliese comanda. Ognuna con una vista differente, ognuna con un’esposizione solare differente, ognuna con un gioco di chiaroscuri differenti che animano la fantasia di un racconto tutto campestre i cui protagonisti indiscussi sono i 13.000 ulivi secolari , qualche centinaio di millenari e vetusti carrubi.

La tenuta comprende una piscina, un elegante giardino mediterraneo, un agrumeto tra colonne antiche, una chiesetta del Settecento superbamente affrescata, una terrazza, un bar-biblioteca ricavato nell’antico frantoio con le macine in pietra, un ristorante tradizionale con la più genuina gastronomia tipica. Infine, una piccola sala del Cinema dove non è insolito incontrare scrittori, attori e registi che qui hanno girato scene dei loro film. In tanti ne sono rimasti ammaliati, come testimonia il grande libro dei ricordi.

 La piscina La Masseria

La piazza vista da est

 

La piazza vista da ovest

La chiesetta

Un omaggio ai Cavalieri del Tempio?

  La country-house  La Reception

Reception

Corridoio

Le Salette La Terrazza     Gli insediamenti rupestri

Nella chiesa rupestre di masseria Borgo San Marco, recentemente sottoposta a un ottimo restauro (finanziato dal proprietario Dott. Alessandro Amati, eseguito da Nori Meo-Evoli e regolarmente autorizzato dalla Soprintendenza per i beni storici artistici ed etnoantropologici della Puglia, con prot. n. 3016 del18 maggio 2010), sono riapparsi degli inediti affreschi, di straordinaria importanza. Da decenni, forse da secoli, quelle immagini di santi e quelle didascalie medievali erano sepolte sotto una coltre di intonaco e calce. (..) Le informazioni che la recente scoperta ci comunica si sono subito rivelate interessanti e, per alcuni versi, addirittura sensazionali.

Innanzi tutto va segnalata un’epigrafe dipinta, fin qui mai notata dagli studiosi, ricomparsa un po’ magicamente a fianco del magnifico Cristo Pantocratore che, effigiato in trono nell’abside della cripta, benedice sollevando un braccio, in mezzo ai Santi Medici Cosma e Damiano (ai quali, verosimilmente, è intitolato il bellissimo tempietto scavato nel tenero carparo, all’interno di una lama ricoperta di ulivi secolari). Sulla destra del Gesù intronizzato, la scritta dedicatoria recita testualmente: MEME TO D(OMI) E / FAMULA TUA / DESPINA (vale a dire: «Ricordati, oh Signore, della devota tua, Despina»). Dunque, la dedicante è una donna, Despina, che fra XII e XIII secolo, epoca a cui si può far risalire il contesto pittorico, è talmente benestante da poter commissionare un ciclo affrescato di eccelso livello artistico e, quindi, di notevole costo. Questa committenza femminile non soltanto costituisce, in generale, una rarità, ma testimonia anche dell’elevata disponibilità economica (e perciò dell’elevato potere) di una offerente appartenente al gentil sesso: un elemento sicuramente inconsueto e pertanto prezioso, in una società, come quella del Basso Medioevo, normalmente organizzata attorno a poteri in prevalenza maschili. Se non allude a una monaca particolarmente abbiente, la pregevole iscrizione potrebbe essere il sintomo della presenza, nel comprensorio di Fasano, di una ricca signora che poteva permettersi il lusso, estremo, di ingaggiare artisti di prim’ordine, e di pagarne profumatamente il sopraffino lavoro. Ma chi era Despina? A quale famiglia – di probabile origine greco-orientale, dato il nome – apparteneva? Ancora non possiamo saperlo. Di certo, affiora un che di emancipazione e affermazione muliebre, in una dedica latina che porta a riconsiderare l’entità e la composizione sociale dei frequentatori dell’habitat rupestre: non più solamente monaci e agricoltori.

Particolare. Sulla destra del Cristo Pantocratore si può leggere la scritta: MEME TO D(OMI) E / FAMULA TUA / DESPINA

La ripulitura della parete meridionale della chiesetta di masseria San Marco ha in effetti condotto a svelare le immagini affiancate – seppure compromesse nella parte inferiore – di un santo vescovo barbato, dipinto col pastorale e col copricapo da prelato, e di una santa, presumibilmente orientale, recante un diadema aureo sulla fronte e avvolta da un corposo panneggio che, a partire dal capo, scende a intrecciarsi sotto il collo.(..).

Oggi che il quadro è più completo, gli stilemi iconografici sembrerebbero rimandare al XII-XIII secolo; anzi, una stessa équipe di abilissimi pittori – se non proprio una stessa mano – potrebbe aver dipinto sia il catino absidale, col ben noto trittico del Salvatore fra i Santi Medici, sia i volti nimbati dei due santi appena recuperati dai restauratori. Intorno alle figure da poco scoperte si intravedono inoltre i resti di antiche diciture, nelle quali è celata l’identità della coppia: si riescono a scorgere delle lettere che corrispondono a un NO e a una PE. Per cui, è stata avanzata un’ipotesi di lettura che identificherebbe le figure con San Norberto e Santa Pelagia: l’uno sarebbe una personalità di origine prettamente centro e nord-europea (del tutto inusuale, sul piano cultuale, dalle nostre parti); l’altra, un personaggio di netta provenienza mediorientale, parimenti non troppo attestata nell’iconografia sacra delle Puglie medievali.

Se è così, ancora una volta un santuario fasanese ha saputo accogliere e fondere, nel Medioevo, i segni di una cristianità rispettivamente occidentale e orientale, le tracce della volontà di nutrire la fede cristiana in un solo credo, in un unico tempio: come, del resto, è evidente, sempre in agro di Fasano, nella cripta di San Lorenzo (per saperne di più clicca QUI), laddove San Basilio e San Benedetto, padri del monachesimo d’Oriente e d’Occidente, vengono ritratti fianco a fianco, in un santuario che annovera, fra l’altro, l’effigie di San Nicola di Myra, il classico riunificatore del cristianesimo latino e greco, e cioè del mondo cattolico e ortodosso.

 

Particolare. Sulla parte sinistra del pastorale è leggibile il NO e sulla destra il PE

Ebbene, con gli ultimi restauri della cripta di San Marco è effettivamente riemerso il resto dell’affresco “stefaniano”, collocato alla sinistra del (presunto) San Norberto: il protomartire cristiano vi appare in ginocchio, mentre viene lapidato da un nugolo di persone che, nella parte alta della rappresentazione, levano le braccia per scagliargli addosso dei sassi. La conservazione di questa sezione del ciclo pittorico è piuttosto precaria, ma l’immagine di Santo Stefano – peraltro richiamata espressamente dall’epigrafe – risulta abbastanza ben leggibile, e appare del tutto affine a un’altra rappresentazione del martirio, che alcuni artisti medievali dovettero affrescare a breve distanza, in territorio monopolitano, presso la cripta di Santa Cecilia. Un’ulteriore lapidazione di Santo Stefano è poi presente, in Puglia, nella chiesetta rupestre di Sant’Angelo a Casalrotto. In ogni caso, l’effigie del protomartire lapidato a morte, normalmente inserita nelle illustrazioni degli Atti degli Apostoli, deriva da modelli frequenti nei codici miniati d’origine bizantina, successivamente diffusi nell’iconografia occidentale. E comunque, nella chiesa rupestre di masseria San Marco la figura di STEFANOS si salda idealmente con quella dei due celebrati taumaturghi Cosma e Damiano (che abbiamo visto dipinti nell’abside, ai lati del Cristo benedicente). Anche Santo Stefano, infatti, al pari dei Santi Medici, possiede una reputazione di guaritore.

Particolare. L’immagine del Santo, in basso, è riconoscibile dall’aureola, mentre in alto si vedono delle mani pronte a lanciar pietre (a)

Altri frammenti di affreschi ritrovati nella grotta   Per lungo tempo la grotta è stata adibita a stalla, di cui sono rimaste eloquenti tracce

Ringraziamenti:

Al Fondo Ambientale Italiano e il suo rappresentante per la provincia di Brindisi Arch. Beniamino A. Pepe che ha curato l’iniziativa.

A Borgo San Marco per l’accoglienza e la disponibilità.

Note:

(a) Stefano (… – Gerusalemme, 36) fu il primo dei sette diaconi scelti dalla comunità cristiana perché aiutassero gli apostoli nel ministero della fede. Era ebreo di nascita. Venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa, fu il protomartire, cioè il primo cristiano ad aver dato la vita per testimoniare la propria fede in Cristo e per la diffusione del Vangelo. Il suo martirio è descritto negli Atti degli Apostoli dove appare evidente sia la sua chiamata al servizio dei discepoli sia il suo martirio, avvenuto per lapidazione, alla presenza di Paolo di Tarso (Saulo) prima della conversione. (wikipedia)

Bibliografia e sitigrafia: Si precisa che tutte le notizie e informazioni del presente articolo sono state liberamente tratte dal materiale messo a disposizione sul seguente sito: http://www.borgosanmarco.it/. Il paragrafo relativo agli insediamenti rupestri risulta scritto da Vito Bianchi.

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