Palazzo Guerrieri (già Massa e De Leo)

La Storia

L’edificio sorge in fondo a via Congregazione, nel punto in cui la strada va ad incrociare quella via Guerrieri da cui trae il nome.
La costruzione secentesca conosciuta anche come Palazzo Massa o De Leo, nel 1703 fu acquistata da Dionisio Massa e dopo varie vicissitudini trasmessa per volontà testamentaria delle zie materne Anna e Teresa Massa ad Annibale De Leo, figlio dell’altra sorella Vittoria e di Ferdinando De Leo.
Prima che De Leo ci andasse ad abitare, con ogni probabilità dal 1790 al 1793, il palazzo subì una forte ristrutturazione che gli diede l’aspetto attuale.

Annibale, che vi abitò fino alla morte, ne realizzò i restauri inserendovi anche le armi araldiche della propria famiglia. Sullo stemma si trovano, infatti, appoggiati su un mascherone, i simboli della famiglia De Leo a sinistra e Massa a destra, da Ferdinando De Leo e Vittoria Massa, coniugati nel 1738 e genitori del futuro arcivescovo Annibale (1739-1814).

Per il Leanza:

“alla parte destra rappresenta un leone all’impiedi appoggiato sopra tre scogli, e con le branche d’avanti sostenendo la lettera y. Alla parte sinistra rappresenta  un cane con la gamba destra alzata appoggiata sopra una fascia. Al di sotto di questa fascia vedesi tre stelle.”

La famiglia di Ferdinando era originaria di S. Vito dei Normanni.
Dal 1826 il palazzo appartenne alla baronessa Claudia Bottari di Francavilla F.; poi passò a Raffaele Monticelli-Cuggiò. Nel 1851 venne acquistato da Vito Guerrieri e, successivamente, dal Comune di Brindisi che tuttora è proprietario dell’immobile.

Dopo essere stato nel 1870, la prima scuola di avviamento al lavoro, con la riforma Gentile del 1923, divenne di tipo professionale; e diventò Scuola Media Rubini dopo la riforma del 1962, fino al dicembre 1981 quando venne chiuso perchè bisognoso di restauri. Attualmente ospita Brindisi Smart Lab, Hub dell’educazione e della conoscenza (Progetto finanziato con il contributo dell’Unione Europea e della Regione Puglia).

Annibale De Leo

Non è facile a dirsi chi era Annibale De Leo data la complessità del personaggio; la città di Brindisi comunque gli deve molto. E’ certo che fu un grande studioso, un ricercatore instancabile. La storia di Brindisi era il suo primo interesse; aveva appena 18 anni quando ultimò una monografia sul poeta brindisino Marco Pacuvio.

Di questa dissertazione – scrive F. Ascoli, nella sua La storia di Brindisi –  si occupò la gazzetta letteraria di Amsterdam, nel mese di marzo 1765 e la biblioteca di Venezia. Il Tiraboschi nella storia delle letteratura italiana e il Grimaldi negli annali del regno parlano favorevolmente di quest’opera. In mezzo a tante occupazioni, lui che aveva studiato legge e filosofia, trovò sempre il tempo per lo studio della letteratura e dell’archeologia. Raccogliendo dagli archivi della città tutti i documenti che la riguardavano e che fino allora erano rimasti negletti e ignoti; richiamandone altri da Roma, da Napoli e da parecchie città del regno, riuscì a formare il “codice brindisino”. Così provveduto di tali preziosi documenti volle dare a Brindisi la sua storia e rivolti gli studi all’antichità di questa città scrisse un’opera nella cui prima parte parlò diffusamente dell’antica Brindisi.

Nel 1797 ebbe la nomina di Arcivescovo di Brindisi; inoltre, con regio decreto dell’8 maggio  1808 fu nominato cavaliere dell’Ordine delle due Sicilie e con altro regio decreto commendatore dello stesso Ordine.

Il De Leo fu socio corrispondente dell’Accademia Reale di Storia e di Antichità, e della Società d’incoraggiamento delle scienze naturali e per la rurale economia. Fu pure socio corrispondente della società agraria della Calabria Citeriore e socio ordinario della società economica della provincia. Nel 1810 fu prima membro ordinario della società di agricoltura di Lecce e nel 1812 ne fu presidente. Pubblicò un libro sulla coltura dell’agro brindisino. Morì compianto da tutti.

Il primicerio Vito Guerrieri disse: “

Volendo egli lasciare a questa sua patria adottiva una perenne memoria di sè, la decorò di una biblioteca pubblica, colla dote di annui ducati trecento, avendone ottenuti prima gli autorizzanti diplomi sovrani”.

L’Esterno

Nella facciata principale spicca l’elegante portale inquadrato tra due colonne e sovrastato da un balcone con le mensole finemente lavorate; ma, si notano immediatamente i rimaneggiamenti subiti nell’arco del tempo. Infatti, sulla destra è forte la differenza tra le finestre prive di cornici del piano terra e quelle al piano superiore; sulla sinistra invece le finestre sono state sicuramente eliminate per essere sostituite da una terrazzina confinante con il giardino vescovile.

L’Interno

Nell’atrio, rifinito con decorazioni settecentesche, si ha l’accesso ad un cortile su cui sporgono delle alte arcate da cui si raggiungono altri ambienti; nello spazio un tempo adibito a giardino c’è adesso una palestra che costeggia la scalinata di via Scolmafora.

La Cappella

A sinistra una rampa di scale porta al primo piano, dove c’è una piccola cappella che risale al 1789, come si legge in una iscrizione inserita su una parete laterale rispetto all’altare, su cui occhieggia muta anche una cornice, privata forse della sua tela.

Degna di nota è anche la grande porta in legno, molto simile a quella visibile nell’Arcivescovado che risale probabilmente allo stesso periodo in cui Annibale De Leo era Arcivescovo della città.
Il tutto in attesa, dopo gli ultimi restauri, di essere esposto al pubblico.

Gli Scavi archeologici

Nel 2001, durante i lavori di ristrutturazione del Palazzo Guerrieri, sono emersi al di sotto delle fondazioni del fronte nord-orientale del palazzo, resti murari di età romana e medievale. Nel corso dell’indagine svolta dalla Soprintendenza per i Beni archeologici della Puglia, all’interno dello spazio adibito a palestra scolastica, furono rinvenuti altri resti di età romana incorporati nelle fondazioni di muri medievali e la struttura di un pozzo inserito in una sequenza di strati, che documentano le diverse fasi di occupazione del sito a partire dai livelli di età romana, fino alla frequentazione medievale e moderna.
Negli anni 2009 e 2010, grazie ad un finanziamento del Comune di Brindisi, è stata avviata un’indagine archeologica su tutta la superficie interna della palestra.
La rimozione degli strati superficiali ha evidenziato creste di muri riconducibili a un edificio di età medievale. Le fondazioni incorporano strutture di età romana in opus mixtum databili alla prima età imperiale. Tali strutture erano probabilmente disposte intorno ad una corte a cielo aperto, dove trova posto il pozzo già individuato nel 2001.
Lungo il lato meridionale è stata messa in luce una piccola fornace probabilmente utilizzata per lo svolgimento di attività produttive. Gli strati rimossi hanno restituito materiale ceramico che va dal XIII-XVI secolo all’età moderna.

La Palestra

Gli scavi archeologici

Si ringrazia l’amico Mario Carlucci per la collaborazione

 

Bibliografia

N. Cavalera, I palazzi di Brindisi. Schena Ed. p. 122

G. Carito, Brindisi Nuova Guida. Ed. Prima p. 267
Araldica della città di Brindisi nelle memorie di G. Leanza, di Giuseppe Maddalena Capiferro p. 119

F. Ascoli, La storia di Brindisi. Atesa ed. pp. 402/5, ried. anastatica

Pubblicazione di Paola Palazzo autorizzata dalla Soprintendenza per i Beni Arch. della Puglia (prot. 1229 del 28/8/2013) a questo link http://www.fastionline.org/docs/FOLDER-it-2015-333.pdf

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