Il brindisino Cesare Braico

La sua esistenza coincide pressappoco con l’arco di tempo in cui si preparò e concluse il nostro Risorgimento. Nasce, infatti, il 26 ottobre 1816 a Brindisi, alla vigilia dei primi moti insurrezionali e muore il 27 luglio 1887, dopo la nascita del Regno d’Italia.
Conseguita la laurea in medicina presso l’università di Napoli, fu tra i primi aderenti alla Società dell’Unità Italiana di Silvio Spaventa e, il 15 maggio 1848, allo scoppio della rivoluzione napoletana, combattè sulle barricate a S. Brigida. Arrestato, fu condannato a 25 anni di ferri e 600 ducati di multa, pena poi commutata nell’esilio perpetuo in America.
Rinchiuso in carcere, assistette pietosamente nelle infermità, i suoi compagni di prigione; per curare Pironti affetto da nevrastenia, racconta il Camassa “si fece inchiodare colla catena presso il loro letto e vi rimase lungamente”.
Nel 1859, mentre era in viaggio con la nave per andare esule in America con altri condannati fra cui Luigi Settembrini, un colpo di mano obbligò il capitano a sbarcare gli esuli italiani nel porto irlandese di Cork.
Ritornato in Italia, entrò da volontario nell’esercito dove fu nominato medico di battaglione. Combattè valorosamente da soldato a Solferino e, firmata la pace, rinunziò al grado conferitogli. In seguito, prese parte alla spedizione dei Mille. Nino Bixio ne fece l’elogio: “Il coraggio di Braico è mirabile per la calma: egli non ha bisogno di furore per divenire un eroe.”
Fu, infine, eletto deputato di Brindisi al primo parlamento nazionale. Assolto il mandato parlamentare si ritirò a vita privata. Il 1866, anno della III guerra d’indipendenza lo ritrovò a combattere agli ordini del generale Medici nel Trentino. Si spense a Roma e le sue spoglie furono traslate a Brindisi.
La Società dei Reduci, il 9 febbraio 1893, fece murare una lastra epigrafica sulla casa dove nacque. Più tardi, il 16 giugno del 1968, l’Università del Tempo Libero, gli innalzò, nel triangolo fra via Saponea, A. Cappellini e corso Roma, un busto in bronzo, opera di Alessandro Fiordegiglio.
Bibl. P. Camassa, Brindisini illustri; G. Carito, Brindisi Nuova Guida; A. Del Sordo, Toponomastica brindisina

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