Londra – National Gallery – Gli Impressionisti

Sala 43 – Manet, Monet e gli Impressionisti

L’Impressionismo è una corrente artistica nata in Francia, a Parigi, nella seconda metà dell’Ottocento, precisamente tra il 1860 e il 1870 e durata fino ai primi anni del Novecento. Una precisa esperienza di gusto, un momento caratteristico e storicamente definito, identificano questa tendenza nella civiltà artistica moderna.
Il suo nome deriva dall’epiteto spregiativo (impressionnistes, e questo dal titolo di un quadro di C. Monet, Impression: soleil levant) lanciato dal critico L. Leroy contro un gruppo di pittori che, in aperta polemica con la pittura accademica e il gusto ufficiale, avevano esposto nel 1874 le loro opere a Parigi nello studio del fotografo Nadar e poi divenne una vera bandiera del movimento. Ovviamente la scelta di uno studio fotografico non fu fatta per caso ma per significare che la pittura si era ormai liberata per sempre da quello che era stato fino a quel momento il suo principale scopo delegando alla nuova invenzione: la macchina fotografica, il compito di rappresentare la realtà.

I suoi rappresentanti (P.-A. Renoir, C. Monet, É. Manet, C. Pissarro, P. Cézanne, É. Degas, ecc.), in nome di un naturalismo diretto e autentico, rifiutano ogni nozione acquisita dell’oggetto e si affidano all’immediata impressione del vero, tendendo perciò a cogliere gli effetti di luce come i soli che colpiscano immediatamente l’occhio dell’artista e, ripudiando la pittura nel chiuso dello studio, affermano la necessità di dipingere all’aria aperta (en plein air) e di usare una maniera estremamente rapida e sciolta, capace di fermare nel quadro l’istante dell’impressione.
La mostra del 1874 fu di per sé un’azione eversiva in quanto, al di là dell’estrema modernità delle singole opere che sconvolse la critica, venne compiuta in risposta e contro il Salon, che le aveva rifiutate, e gli studi accademici in generale. Caratteristiche della pittura impressionista erano i contrasti di luci e ombre, i colori forti, vividi, che avrebbero fissato sulla tela le sensazioni del pittore di fronte alla natura.
Il colore stesso era usato in modo rivoluzionario: i toni chiari contrastano con le ombre complementari, gli alberi prendono tinte insolite, come l’azzurro, il nero viene quasi escluso, preferendo le sfumature del blu più scuro o del marrone. Fondamentale era dipingere en plein air, ovvero al di fuori delle pareti di uno studio, a contatto con il mondo.
Nonostante un filo rosso molto evidente colleghi tutti gli artisti impressionisti, sarebbe un errore considerare questo movimento come monolitico. Ogni artista, infatti, secondo la sua sensibilità lo rappresenta in modo diverso. Per esempio Monet non si interessò principalmente alla rappresentazione di paesaggi urbani, ma soprattutto naturali, arrivando, negli ultimi anni della sua vita, a ritrarre moltissime volte lo stesso soggetto (le Ninfee) in momenti diversi, per studiarne i cambiamenti nel tempo. Altri, come Renoir o Degas, si interessarono invece alla figura umana in movimento. Molti sono gli artisti che non si possono definire del tutto impressionisti, ma che dell’Impressionismo sono evidenti precursori, molti quelli che, nati in seno all’Impressionismo, se ne distaccheranno per intraprendere nuove strade. L’unico artista che sempre, per tutta la sua vita, rimase impressionista fu Monet. In sintesi, si può affermare che l’Impressionismo abbia il suo inizio con Manet, culmini con Monet e si chiuda con Cèzanne, che poi ne uscirà.

Angolo di un Caffé-concerto probabilmente 1878-80, Edouard Manet.

Questo lavoro è stato in origine la metà destra di un dipinto della Brasserie de Reichshoffen, iniziato intorno al 1878 e tagliato in due da Manet prima del completamento. Questa metà è stata poi ampliata a destra ed è stato aggiunto un nuovo sfondo. La metà sinistra della composizione è nella Collezione Oskar Reinhart, Winterthur.

L’esecuzione di Massimiliano, circa 1867-8, Edouard Manet.

L’arciduca austriaco Massimiliano Ferdinando (1832 – 1867) fu posto in Messico come imperatore fantoccio da Napoleone III nel 1863. Egli dipendeva dal sostegno dell’esercito francese occupante e quando Napoleone ritirò le sue truppe Massimiliano fu catturato dalle forze messicane fedeli al legittimo governo repubblicano. Fu giustiziato insieme a due suoi generali, Mejía e Miramón, il 19 giugno, 1867. La parte sinistra della tela che mostra il generale Mejía fu probabilmente tagliata da Manet stesso. Dopo la morte dell’artista la tela è stata tagliata in frammenti più piccoli, alcuni dei quali sono stati venduti separatamente. Edgar Degas infine acquistò tutti i frammenti superstiti e li ricompose su un’unica tela.

Donna con gatto, circa 1880-2, Edouard Manet.

Il soggetto è Suzanne Leenhoff, che Manet sposò nel 1863, ma che aveva conosciuto dal 1849, quando aveva iniziato a dare lezioni di pianoforte alla famiglia Manet. Il gatto di famiglia, Zizi, è stato elaborato più volte dall’artista, e appare anche in schizzi ad acquerello nelle sue lettere inviate da Bellevue. Questo ritratto è stato probabilmente dipinto dopo il ritorno dei Manet dalla loro residenza estiva a Rueil, ad ovest di Parigi. E’considerato incompiuto, ed è possibile che Manet ci stesse lavorando quando morì nel 1883. I tagli vibranti di vernice in rosso, blu e bianco attraverso il corpo della modella sono tipiche della tecnica a schizzo dell’artista. Il dipinto era nella collezione di Degas, che lo ottenne dal commerciante Ambroise Vollard, in cambio di un pastello.

Bagnanti a La Grenouillère, 1869, Claude Monet.

Questo dipinto raffigura un popolare stabilimento balneare con un adiacente caffè galleggiante, sulla Senna vicino Bougival a ovest di Parigi. Nell’estate del 1869 Monet viveva vicino a La Grenouillère con la sua amante, Camille, e il loro figlio. Lavorando a fianco di Renoir, dipinse alcuni schizzi di questa scena in modo molto fresco e diretto, forse in preparazione di una tela leggermente più grande, ora perduta. La gestione eccezionalmente libera della pittura di Monet può essere in parte dovuta al fatto di essere solo uno schizzo anticipatore di quella che doveva essere invece una composizione più ambiziosa da fare in studio. Egli utilizzò ampie zone di colore per indicare le barche ormeggiate in ombra, mentre i puntini alla luce in acqua, sullo sfondo, rappresentano un gruppo di bagnanti nel fiume.

Alluvione, 1896, Claude Monet.

Il fiume che si vede inondare i prati intorno Giverny è l’Epte, affluente della Senna. Monet dipinse nell’autunno del 1896 la campagna trasformata in una sorprendente superficie a specchio dalle pesanti piogge. L’Epte attraversa Giverny, dove l’artista si era stabilito nel 1883.

La Pointe de la Hève, Sainte-Adresse, 1864, Claude Monet.

Questo dipinto mostra la spiaggia di Sainte-Adresse vicino alla casa di Monet, a Le Havre; quindi una località turistica alla moda. Probabilmente era uno studio per un quadro più importante. La pennellata dimostra la determinazione di Monet per registrare le caratteristiche particolari di questa semplice immagine. Dai colori delicati della spiaggia di ciottoli ai nastri di luce solare all’orizzonte, ci sono ampie prove della sua rigorosa capacità di osservazione, così come della sua abilità nel variare le vernici per cambiare gli effetti di luce.

Lavacourt sotto la neve, circa 1878-1881, Claude Monet.

Lavacourt è una frazione sul lato opposto della Senna dove Monet si era stabilito nel 1878. Anche se datato 1881, questo lavoro è stato probabilmente dipinto in precedenza. L’artista spesso ha firmato i suoi lavori tempo dopo il completamento, con l’aggiunta di date che erano a volte imprecise.

Pioppi sull’Epte, 1891, Claude Monet.

Anche se datato 1890, questo lavoro è stato in realtà dipinto l’anno successivo. Nella primavera del 1891 Monet ha iniziato a lavorare su una serie di 23 dipinti raffiguranti i pioppi che fiancheggiavano la riva sinistra del fiume Epte, vicino Limetz, a sud di Giverny. Il 18 giugno la città ha deciso di mettere all’asta gli alberi. Monet convinse un commerciante di legno a comprarli insieme a lui, a condizione che fossero lasciati in piedi qualche mese, per permettere all’artista di finire il suo lavoro. Le opere furono dipinte da una barca a fondo piatto che Monet prese in prestito da un altro artista, Gustave Caillebotte. Da quel basso punto di vista gli alberi si stagliano contro il cielo e le loro forme sono più evidenziate.

Neve ad Argenteuil, 1875, Claude Monet.

Monet passò la maggior parte del 1870 nella città di Argenteuil, sulla Senna appena a nord-ovest di Parigi. Durante questo periodo, le attività ricreative come il canottaggio avevano incrementato la popolazione della città con l’arrivo di escursionisti dalla capitale. L’inverno eccezionalmente nevoso del 1874-5 ispirò Monet a dipingere 18 viste di Argenteuil sotto la neve. Molte, come questo lavoro, concentrate sul boulevard Saint-Denis, dove Monet viveva. La scena mostra il viale che corre verso la Senna, guardando da lontano la stazione ferroviaria. E’  un grande lavoro, che sacrifica i dettagli a favore dell’atmosfera. La sua tavolozza fatta prevalentemente di blu e grigi trasmette alla perfezione la desolazione di un pomeriggio invernale con il cielo coperto.

La spiaggia di Trouville, 1870, Claude Monet.

Questo dipinto è uno delle cinque scene di spiaggia prodotte da Monet durante l’estate del 1870, che possono anche essere stati dei bozzetti preparatori per una pittura più grande che aveva intenzione di presentare al Salon. La figura a sinistra è probabilmente la moglie di Monet: Camille; e la donna sulla destra può essere la moglie di Eugène Boudin, le cui scene di spiaggia  influenzarono il lavoro di Monet. Il dipinto è insolito nella sua composizione, con un primo piano di figure simmetricamente disposte,  e eccellente nella tecnica. I tratti bianchi di pittura dell’abito della figura a sinistra sono prominenti. Essi contrastano con il volto in ombra, probabilmente nascosto da un velo, mentre il parasole ombreggia il cappello fiorito. Nella vernice sono presenti ben visibili numerosi granelli di sabbia a conferma che il dipinto deve essere stato almeno in parte eseguito sulla spiaggia.

La stazione di St-Lazare, 1877, Claude Monet.

Dopo il suo ritorno in Francia da Londra, Monet visse (1871-78) ad Argenteuil, sulla Senna, vicino a Parigi. Nel gennaio del 1877 prese in affitto un piccolo monolocale vicino alla stazione di Saint-Lazare, e nella terza mostra impressionista che aprì i battenti nel mese di aprile dello stesso anno, espose sette tele della stazione ferroviaria. Questo dipinto è una delle quattro tele superstiti che rappresentano l’interno della stazione. I treni e le ferrovie erano state presentate in opere impressioniste precedenti (e da Turner nel suo ‘Pioggia, vapore e velocità’), ma non erano stati considerati esteticamente appetibili. Le vedute eccezionali della Stazione di Saint-Lazare di Monet assomigliano a paesaggi interiori, con il fumo dei motori che crea lo stesso effetto di nuvole nel cielo. Pennellate veloci indicano i motori scintillanti a destra e la folla dei passeggeri sulla piattaforma.

Il museo a Le Havre, 1873, Claude Monet.

Si tratta di un lavoro importante che risale ad un periodo fondamentale nella carriera dell’artista. Nei primi anni del 1870 Monet visse soprattutto a Argenteuil ma fece frequenti viaggi a Le Havre, sulla costa della Normandia. Tra il 1872 e il 1873 dipinse diverse vedute del porto di Le Havre, tra cui la famosa ‘Impression: Sunrise’ (Parigi, Musée Marmottan), l’immagine che ha provocato il termine ‘impressionismo’. La veduta qui è tratta da una delle banchine del porto interno su cui  si affacciava il Museo di Belle Arti, che venne poi completamente distrutto durante la seconda guerra mondiale e  sostituito da una struttura moderna.

Piccola sinuosità della Senna ad Argenteuil, 1872, Claude Monet.

Argenteuil, a circa nove chilometri da Parigi, nel 1871: la vista di un tranquillo affluente della Senna vicino alla casa di Monet contrasta con alcune delle audaci opere sperimentali di questo periodo. Questo quadro è abbastanza convenzionale in tecnica e composizione, e ricorda le scene fluviali di Charles-François Daubigny.

Lo Stagno delle Ninfee, 1899, Claude Monet.

Nel 1883 Monet si trasferisce a Giverny, dove visse fino alla sua morte. Lì, sul terreno di sua proprietà, creò un giardino d’acqua con lo scopo di coltivare piante acquatiche, e su di esso costruì un ponte ad arco in stile giapponese. Nel 1899, una volta che il giardino fu finito, dipinse 17 vedute in diverse condizioni di luce. Circondato da fogliame lussureggiante, il ponte qui è visto tra una disposizione abile di canne e foglie di salice.

Ninfee, dopo il 1916, Claude Monet.

Nel 1916 Monet si costreuì un nuovo studio a Giverny, per poter dipingere su grandi tele, su larga scala, vedute ravvicinate della superficie del suo stagno di ninfee. Nel 1918, il giorno dopo che fu firmato l’armistizio, il pittore promise un gruppo di dipinti alla nazione francese come ‘monumento alla pace’. Fu un memoriale di guerra, ma di una specie inedita personale. Monet descrisse il suo ‘Ninfee’ come ‘qualcosa che produce l’effetto di un insieme senza fine, di una superficie acquosa senza orizzonte e senza sponda’. Distanza e prospettiva sono abolite; una distesa illimitata di acqua occupa tutto il nostro campo visivo. Sebbene strettamente legata a quel progetto, questa tela monumentale non era inclusa nel dono di Monet, ed è oggi nella Orangerie delle Tuileries a Parigi.

Ninfee, Tramonto, circa 1907, Claude Monet.

Qui Monet abbassa lo sguardo sulla superficie dello stagno, nel suo giardino acquatico a Giverny. Chinandosi sopra lo specchio magico della tela, come disse  Marcel Proust, l’autore ci fa vedere il rosa e i raggi gialli del sole al tramonto luccicare ancora sulla superficie dello stagno, e il riflesso di un salice piangente su cui i gigli galleggiano. Monet mantenne inalterato il dipinto fino al 1923, quando potrebbe averlo rielaborato.

Ragazza su un divano, circa 1885, Berthe Morisot.

La Morisot fu sempre straordinariamente libera nella  gestione caratteristica della sua pittura: la tela era animata da vivaci, rapidi tocchi di colore. La modella era probabilmente a pagamento, ma il suo sguardo franco e diretto suggerisce una amicizia tra lei e l’artista. La figlia di Morisot successivamente ha datato questo lavoro al 1885.

Il Watering Place a Marly-le-Roi, probabilmente del 1875, Alfred Sisley.

Sisley visse a Marly-le-Roi, ad ovest di Parigi, 1875-77. Ci ha dipinto numerose immagini dell’elegante località termale, una delle poche testimonianze del palazzo estivo di Luigi XIV,  distrutto nel 1793. Qui viene mostrato in inverno, con la superficie quasi completamente ghiacciata e coperto di neve.

Vista sul Tamigi: Charing Cross Bridge, 1874, Alfred Sisley.

Sisley visitò Londra nell’estate del 1874. Durante il suo soggiorno dipinse varie tele vicino a Hampton Court, ma questa scena col fiume è l’unica nel cuore della città.

Blue Pacific 1890, Arthur Streeton.

Streeton, uno dei più importanti pittori impressionisti australiani,  fu ammirato per la sua capacità di intercettare il carattere unico del paesaggio australiano. Era un precoce 23enne nella sua prima visita a Sydney quando dipinse questa scena vivida di una giornata ventosa sulla scogliera lungo la costa a Coogee. In prestito a lungo termine da una collezione privata, questo dipinto è il primo di un artista australiano ad esser posto in primo piano nella raccolta; non era mai stato visto prima nel Regno Unito.

 

Sala 44 – Oltre l’Impressionismo: Pissarro e Seurat

Nel 1880 Pierre-Auguste Renoir e Camille Pissarro, entrambi membri fondatori del gruppo impressionista, iniziarono ad esplorare nuovi modi di far pittura. Renoir  adottò un modo più lineare, in cui accanto a una libertà cromatica, che assunse tonalità più calde e luminose, appariva un disegno più nitido e più incisivo. Pissarro invece iniziò a lavorare nel nuovo stile inventato da Georges Seurat, che incontrò nel 1885. Nel 1886, infatti, dopo avere veduto la Grande Jatte del Seurat (opera costituita da sei grandi dipinti finiti nel 1884; letteralmente è “La grande ciotola”, un’isola sulla Senna), Pissarro fu per qualche tempo sedotto dal neoimpressionismo, dalla mescolanza ottica e dal punteggiato a tocchi uguali, rotondi e minuti; ma poi abbandonò questa tecnica ritenendola monotona. Poeta della campagna come il Sisley, egli rese con dolcezza i campi a primavera e in inverno, gli orti, la terra lavorata, la neve, la bonomia rustica.

Il grande dipinto di Seurat del 1884, Bagnanti ad Asnières (uno dei sei dipinti della Grande Jatte), domina questa stanza. L’opera raffigura dei bambini e degli operai che si godono una giornata di riposo sulla sponda del fiume in un sobborgo industriale di Parigi. L’artista ha investito sul tema della quotidianità parigina con grandiosità e solennità inaspettata.
L’approccio innovativo di Seurat  ispirò altri artisti, tra cui emerge  un contemporaneo, Paul Signac.
Paul Gauguin lavorò in Bretagna e nei mari del Sud dal 1883 fino al 1903, creando immagini con insoliti soggetti primitivi e colorazione in grassetto. I suoi quadri incoraggiarono una nuova generazione di artisti a credere che l’espressione delle emozioni dovesse essere il loro obiettivo in luogo delle mere apparenze.

Lago Keitele, 1905, Akseli Gallen-Kallela.

Gallen-Kallela è una figura di spicco nella moderna pittura finlandese; lavorò al Lago Keitele, a nord di Helsinki, nell’estate 1904. Questo paesaggio è la sua terza e più elaborata rappresentazione del lago,  esposta ad Helsinki quello stesso anno. Il dipinto è firmato con la firma svedese dell’artista; negli anni successivi invece usò il modulo finlandese, come sopra, con la quale è oggi più conosciuto.

Fox Hill – Upper Norwood, 1870, Camille Pissarro.

Verso la fine del 1870 Pissarro e la sua famiglia cercarono rifugio in Inghilterra per salvarsi dalla guerra franco-prussiana. Rimase in Upper Norwood, a Londra fino a giugno 1871 e dipinse diverse vedute di Norwood e Sydenham tra cui ‘The Avenue, Sydenham’. Molte delle case in questa strada sono state ricostruite, ma il carattere generale  e la caratteristica curva della strada corrispondono ancora al quadro di Pissarro.

Ritratto di Cézanne, 1874, Camille Pissarro.

L’influenza di Pissarro cambiò profondamente il modo di concepire l’arte in Cézanne nel periodo in cui lavorarono insieme a Pontoise nei primi anni del 1870. In questo ritratto di Cézanne, un dipinto di Pissarro è appeso in basso a destra. Due stampe mostrano lo statista Adolphe Thiers a sinistra e il pittore Courbet a destra, uomini illustri dell’epoca che potrebbero conoscere Cézanne. Il ritratto è un testamento affettuoso di un tutor che vuole essere di sostegno e di amicizia per un brillante protetto, e una previsione divertente che fama e gloria un giorno sarebbero arrivate. Il ritratto fu appeso nello studio di Pissarro fino alla sua morte nel 1903.

Ritratto di Félix Pissarro, Anno 1881, Camille Pissarro.

Félix Pissarro (1874 – 1897), noto anche come Titi, era il terzo figlio di Camille Pissarro e Julie. Questo ritratto, che lo mostra all’età di sette anni, è uno dei numerosi dipinti e disegni fattigli dal padre. Prima della sua prematura morte, avvenuta a Londra nel 1897, Titi lavorò come pittore, incisore e caricaturista sotto lo pseudonimo di Jean Roch.

Il Viale – Sydenham, 1871, Camille Pissarro.

Questo dipinto è tra i più noti che Pissarro dipinse a Londra durante la guerra franco-prussiana (1870-1). Queste opere rappresentano principalmente scene nella zona di Norwood, dove Pissarro rimase fino al giugno 1871. Questa opera raffigura una scena che ancora oggi è cambiata poco. Il dipinto trasmette l’atmosfera di un giorno di primavera, con alberi di quercia che si stagliano contro un morbido cielo blu. L’analisi tecnica mostra che le linee principali del paesaggio furono dipinte prima e le figure aggiunte sopra, dopo che la pittura era asciugata.

Il Boulevard Montmartre di notte, 1897, Camille Pissarro.

Verso la fine della sua vita Pissarro si rivolse sempre più alla rappresentazione di scene dalle città di Parigi, Rouen, Dieppe, Le Havre e Londra, dipinte principalmente dalle finestre di hotel e appartamenti. Nel febbraio 1897 prese una camera a Parigi presso l’Hotel de Russie, all’angolo di Boulevard des Italiens e rue Drouot, e produsse una serie di dipinti del boulevard Montmartre in momenti diversi della giornata. L’opera di Pissarro potrebbe essere stata influenzata da una serie di dipinti sui quali Monet era già impegnato in quel momento e per le precedenti opere urbane di Manet. Questo dipinto è l’unica scena di notte di questa serie, e rende in maniera magistrale il gioco di luci ed ombre nelle strade buie e umide. Pissarro non lo ha nè firmato né esposto durante tutta la sua vita.

La Côte des Bœufs – L’Hermitage, 1877, Camille Pissarro.

Il posto è una collina nel quartiere l’Hermitage, che confina con Pontoise, dove Pissarro visse per la maggior parte del periodo compreso tra il 1866-1883. I piccoli tocchi di colore e la superficie fortemente strutturata sono caratteristici della tecnica dell’artista in quel periodo.

Il Louvre sotto la neve, 1902, Camille Pissarro.

Questo quadro appartiene ad una serie di vedute dipinte da Pissarro da un appartamento in cui abitava nel 1900, al 28 di Place Dauphine sulla Ile-de-la-Cité di Parigi. Qui sta guardando ad ovest lungo la Senna. Il Pont-des-Arts e il Louvre si vedono in lontananza. Le ringhiere e i gradini sulla sinistra racchiudono la statua di Enrico IV del 19° secolo.

Una Ninfa da un torrente, 1869-1870, Pierre-Auguste Renoir.

La modella di questo dipinto era Lise Tréhot, che frequentemente posava per Renoir di cui in quegli anni era la compagna. Ha anche posato per Donna di Algeri (Washington, DC, National Gallery of Art, che si può vedere nell’immagine successiva) del presunto compagno, in cui è raffigurata sdraiata sulla schiena e vestita di un ricco costume orientale. Qui, Renoir associa il nudo femminile visto in natura con le forze della natura stessa, rappresentate dal torrente vicino al quale lei vive. Questo era un tema tradizionale dell’arte francese che nella metà del 19° secolo è stato anche esplorato da artisti come Ingres e Courbet.

Pierre-Auguste Renoir. Donna di Algeri, 68 x 123, National Gallery of Art Washington

 

Al Teatro (La prima uscita), 1876-7, Pierre-Auguste Renoir.

Questa immagine si concentra sulla giovane ragazza che si sporge in avanti sulla sedia per vedere meglio lo spettacolo. I raggi X hanno mostrato che Renoir originariamente intendeva includere altre due figure di fronte alla ragazza. Gli intrattenimenti delle città moderne come il cabaret, il teatro e il circo sono temi popolari tra i pittori impressionisti. Il soggetto di un palco era stato trattato in precedenza da Renoir a ‘La Loge’ (Londra, Courtauld Institute). Questo dipinto è stato conosciuto con vari titoli. Il mercante d’arte Ambroise Vollard chiamò il quadro ‘Au Théâtre’ nel suo catalogo del 1918 delle opere di Renoir, ma successivamente divenne noto come ‘La Première Sortie’ (prima uscita).

Ragazza danzante con nacchere, 1909, Pierre-Auguste Renoir.

Il dipinto fa parte del gruppo “Coppia di ragazze danzanti con strumenti musicali”.  Questa immagine, insieme al suo pendant ‘Ragazza danzante con tamburello’ è stata dipinta per la decorazione della sala da pranzo di un appartamento che apparteneva al signor Maurice Gangnat a 24 Avenue de Friedland, Paris. Era previsto che i quadri sarebbero stati appesi ai lati di uno specchio, e in origine le figure avrebbero dovuto portare piatti di frutta. La modella per entrambi i dipinti fu Georgette Pigeot, ma la testa della figura in questo lavoro è stata modellata sulla cameriera di Renoir, Gabrielle Renard. Si dice che Renoir abbia considerato i due dipinti come tra i più importanti delle sue tarde opere.

Ragazza danzante con tamburello, 1909, Pierre-Auguste Renoir.

 

Misia Sert, 1904, Pierre-Auguste Renoir.

Misia Sert, nata Godebska (1872 – 1950), fu una figura importante nella cerchia di artisti d’avanguardia di Parigi alla fine del secolo. Fu sposata a Thadée Natanson e nel 1903 convisse con Alfred Edwards. In seguito sposò il pittore spagnolo José Maria Sert, ed è come Misia Sert che viene ricordata.

La Yole, 1875, Pierre-Auguste Renoir.

Non è stato identificato il posto esatto di questo dipinto, ma mostra probabilmente la Senna a Chatou, a ovest di Parigi. Renoir dipinse una serie ‘open air’ nel 1870, con scene di barche sulla Senna. La tonalità arancione della barca contro l’azzurro del fiume sfrutta l’uso di colori complementari. Il blu e l’arancione sono opposti sulla scala dei colori e diventano più intensi quando sono giustapposti.

Paesaggio costiero, circa 1892, Théo van Rysselberghe.

Van Rysselberghe adottò lo stile del puntinismo per creare una composizione utilizzando innumerevoli puntini di colori complementari, dopo aver visto il lavoro di Georges Seurat. Strinse amicizia con un seguace di Seurat, Paul Signac, e nei primi anni del 1890 viaggiarono e dipinsero insieme una serie di apparentemente semplici paesaggi marini luminosi e densamente lavorati. Una caratteristica distintiva del suo lavoro è il grappolo di puntini bianchi cosparso su tutta la superficie del quadro, come in questo caso, che dà ai suoi dipinti la sensazione di essere animati. I puntini spesso formano motivi decorativi vorticosi, come in questo lavoro.

La riva del Fiume (La Senna a Asnières) circa 1883, Georges Seurat.

Seurat produsse molti studi open-air nei primi anni del 1880, spesso lavorando lungo le rive della Senna a Courbevoie e Asnières. Questo piccolo pannello può essere collegato a suoi primi schizzi e idee per il dipinto ‘Bagnanti a Asnières’. La geometria sorprendente della composizione, dominata dagli assi del palo verticale, e la riva del fiume lontana sono tipici di un approccio studiato da Seurat.

Bagnanti ad Asnières, 1884, Georges Seurat.

Asnières è un sobborgo industriale a nord-ovest di Parigi sulla Senna. Il presente lavoro mostra un gruppo di giovani operai durante il loro tempo libero sul fiume. Questa è stata la prima delle grandi composizioni di Seurat. Disegnò a matita le singole figure utilizzando modelli dal vivo, e fece poi piccoli schizzi ad olio che usò per progettare la composizione e registrare effetti di luce e di atmosfera. Sono arrivati a noi circa 14 bozzetti ad olio e 10 disegni. La composizione finale, dipinta in studio, combina le informazioni raccolte. Sebbene il dipinto non fosse stato eseguito con la tecnica divisionista di Seurat, che non l’aveva ancora inventata, l’artista successivamente rielaborò alcune aree dell’immagine utilizzando puntini di colori contrastanti per creare un vibrante effetto luminoso. Ad esempio, i punti di arancio e blu sono stati aggiunti al cappello del ragazzo (ciò è avvenuto in un’altra copia del dipinto). La semplicità delle forme e l’uso di figure regolari chiaramente definite dalla luce ricorda i dipinti dell’artista rinascimentale Piero della Francesca. Nel suo uso di figure viste di profilo Seurat potrebbe anche essere stato influenzato dall’arte egizia.

Le Bec du Hoc – Grandcamp, 1885, Georges Seurat.

Seurat dipinge le sue prime scene costiere e marine a Grandcamp in Normandia, che visitò nell’estate del 1885. Il picco roccioso di Le Bec du Hoc si distendeva ad est ed era una caratteristica geologica spettacolare che venne poi  notevolmente ridotta dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Seurat fece uno schizzo ad olio del posto (Canberra, Australian National Gallery), che servì come studio per questo dipinto. Nel 1888, prima di esporre il quadro per la quarta volta, l’artista rielaborò la superficie con tocchi sottili di vernice, e aggiunse anche il bordo al dipinto, modulando i colori in relazione al quadro.

Passeggiata mattutina, 1885, Georges Seurat.

La figura di una donna, si staglia contro l’acqua scintillante, mentre passeggia lungo un fiume. Sulla riva opposta si intravedono i tetti rossi delle case. Tra il 1882 e il 1886 Seurat dipinse numerosi studi di paesaggio su piccoli pannelli di legno; di questi alcuni sono opere indipendenti e altri in preparazione di sue composizioni di grandi dimensioni. Questo disegno ha fornito il punto di partenza per un dipinto del 1885, ‘La Senna a Courbevoie’ (collezione privata).

L’arcobaleno: Studio per ‘Bagnanti a Asnières’, 1883, Georges Seurat.

Questo dipinto appartiene a una serie di studi ad olio per ‘Bagnanti a Asnières’ dell’artista del 1884. Molti di questi studi sono stati dipinti nei pressi di Asnières, nel nord-ovest di Parigi.  Questo studio è molto vicino al dipinto finito. L’immagine conserva la qualità di uno schizzo a cielo aperto, ma il dettaglio è accuratamente delineato con piccoli tocchi di vernice.

La Terrasse a Vasouy – Il Giardino, 1901 rielaborato 1935, Edouard Vuillard.

Il dipinto fa parte del gruppo “La Terrasse a Vasouy”. Questo dipinto è la metà sinistra di un pannello decorativo, commissionato nel 1901 dal drammaturgo Jean Schopfer, che lavorò con lo pseudonimo di Claude Anet. La veduta è quella della terrazza e del giardino di una villa a Vasouy, lungo la costa da Honfleur, in Normandia. in cui anche Vuillard soggiornò durante l’estate del 1901. Il pannello fu installato nell’appartamento di Schopfer a Parigi sulla Avenue Victor Hugo in quello stesso anno. All’incirca nel 1934 la vedova di Schopfer al suo secondo matrimonio chiese a Vuillard di dividere il pannello in due e l’artista per tutto il 1935 rielaborò le due metà. L’altra parte del gruppo ‘La Terrasse a Vasouy, il pranzo’ era in origine la metà destra. In primo piano si vedono i due figli di Schopfer con la balia. La figura di Lucy Hessel dietro di loro è stata inserita nel dipinto durante la rielaborazione.

La Terrasse a Vasouy – Il pranzo, 1901 rielaborato nel 1935, Edouard Vuillard.

Il dipinto fa parte del gruppo “La Terrasse a Vasouy”. Questo dipinto era la metà destra di un pannello decorativo che Vuillard tagliò a metà e rielaborò nel 1935 (l’altra metà di questo dipinto, ‘La Terrasse a Vasouy, il Giardino’, è anche nella Galleria). Tra i partecipanti al pranzo ci sono molti membri della Parigi letteraria e artistica dell’epoca. Da sinistra a destra ci sono Pierre Bonnard, la signora Alice Schopfer e Monsieur Jean Schopfer (il drammaturgo conosciuto come Claude Anet), il romanziere Romain Coolus, Misia Natanson, Lucy Hessel, madame ‘Bob’ Schopfer e Monsieur Louis Schopfer e lo scrittore Tristan Bernard. Lucy Hessel in realtà ha sostituito le figure precedenti di Léon Blum e Lise; Vuillard ha anche aggiunto il suo cane Basto nell’angolo in basso a destra.

La Mensola del camino, 1905, Edouard Vuillard.

Questo dipinto, una combinazione di scene d’interni e natura morta, mostra la camera di Vuillard a Château-Rouge in Amfreville, Normandia. La casa fu affittata per l’estate del 1906 e il 1907 dai suoi amici Jos e Lucy Hessel. Il mazzo di fiori di campo sulla mensola del caminetto di marmo è accompagnato da bottiglie con opere d’arte dietro. Altre immagini sono appese alle pareti e stracci sporchi di pittura ad asciugare sullo sfondo. Le pareti sono riccamente decorate come la natura morta sul caminetto. Eppure, nonostante questa interazione bi e tri-dimensionale, il caminetto di scorcio si protende quasi fuori dal quadro. Questa pittura segna lo spostamento dell’artista verso un approccio più naturalistico. Sul retro di questo dipinto c’è un rapido schizzo di una donna con due cani e due bambini su una spiaggia.

 

Sala 45 – Van Gogh e Cèzanne

Vincent van Gogh lavorò come mercante d’arte e predicatore prima di diventare un pittore. Lasciò la sua nativa Olanda per la Francia e, dopo due anni a Parigi, si trasferì ad Arles nella Francia meridionale. Suo fratello minore Thèo, impiegato nella bottega di un mercante d’arte, lo presentò agli impressionisti. Thèo era uomo di eccezionali virtù: benchè povero fece di tutto per il più anziano Vincent, pagandogli perfino il soggiorno ad Arles. Durante il biennio 1888-9 produsse alcune delle sue pitture più belle tra cui i Girasoli, modellato dal colore e dalla luce della Provenza. Litigò con Paul Gauguin, che visse e lavorò con lui nell’autunno del 1888, e successivamente soffrì di malattie mentali che lo portarono prima alla pazzia e poi alla morte.
La sua carriera di pittore durò quindi appena un decennio; i quadri su cui si fonda la sua fama vennero tutti dipinti in tre anni pieni di crisi e di disperazioni. Quasi tutti oggi conoscono qualche suo lavoro, alcuni dei quali sono diventati molto popolari, e le loro riproduzioni a colori si possono ammirare in case anche molto modeste. E’ proprio ciò che Van Gogh voleva. Bramava un’arte scevra di cerebralismi, che non richiamasse soltanto l’attenzione di ricchi intenditori, ma desse gioia e consolazione a ogni creatura umana.

Paul Cézanne nacque in Provenza dove, ammaliato dai suoi paesaggi spettacolari, tornò per trascorrere il resto della sua vita. E’stato a Parigi, però, il luogo in cui cercò di farsi un nome. Dopo aver esposto le sue opere due volte con gli impressionisti, a poco a poco cominciò a prendere le distanze dalla loro tecnica, iniziando a porre maggiormente l’accento sulla struttura e solidità nella sua arte utilizzando il colore piuttosto che la luce per trasmettere forme. Nei suoi ultimi anni, le sue composizioni innovative gli valsero il rispetto di artisti più giovani, tra questi anche Pablo Picasso, e si può dire abbia influenzato il corso dell’arte del 20° secolo.

Gli uomini dei Docks, 1912, George Bellows.

Bellows arrivò a New York nel 1904 e qui trovò ispirazione per i suoi quadri nella vita dei lavoratori poveri della metropoli che in quel momento era in forte espansione. Nell’immagine, operai a giornata attendono i lavori sulle banchine di Brooklyn in una grigia mattina d’inverno. Le torri di Lower (uno dei quartieri) di Manhattan, spiccano in lontananza.

Vecchia con un rosario, circa 1895-6, Paul Cézanne.

Secondo il poeta e scrittore Joachim Gasquet, il soggetto in questo dipinto era una ex suora che, fuggita da un convento, aveva vagato senza meta fino a quando il pittore non l’aveva presa al suo servizio. Gasquet trovò questo dipinto nel 1896 nella casa di famiglia di Cézanne nei pressi di Aix-en-Provence, sul pavimento dello studio dell’artista con un tubo che gli gocciolava sopra. In basso a sinistra è segnato da spruzzi d’acqua o vapore.

Viale a Chantilly, 1888, Paul Cézanne.

Questo è uno dei numerosi dipinti risalenti alla visita di Cézanne a Chantilly, a nord di Parigi, nel 1888, ed è stato probabilmente dipinto nel parco che circonda il castello. Il progetto di base è stato abbozzato prima a matita, poi ricoperto di macchie di colore. Il caldo grigio della prima mano, visibile in alcune parti, è parte integrante dello schema generale del colore. Tocchi più scuri di blu e verde aiutano a definire alberi e siepi; l’effetto finale dipende da sottili sfumature di colori che animano la superficie.

Bagnanti (Les Grandes Baigneuses), circa 1894-1905, Paul Cézanne.

Cézanne dipinge i bagnanti dal 1870 in poi, con varie composizioni di bagnanti maschili e femminili, singolarmente e in gruppi. In tarda età, dipinse tre gruppi femminili di bagnanti: uno è questo esposto alla Galleria Nazionale, mentre gli altri due sono alla Fondazione Barnes, Merion, PA, e al Philadelphia Museum of Art. Sembra che abbia lavorato su tutti e tre contemporaneamente, al momento della sua morte. In tali opere, Cézanne reinterpreta una lunga tradizione di artisti come Tiziano e Poussin con dipinti di figure nude immerse nel paesaggio. Però, mentre i soggetti delle loro opere sono stati presi da miti classici, Cézanne non ha utilizzato fonti letterarie dirette. Il  tema centrale è l’armonia delle figure con il paesaggio espresso attraverso forme solide, rigorosa struttura architettonica e le tonalità della dei corpi. Quando venne esposto nel 1907 questo dipinto divenne fonte di ispirazione per il nascente movimento cubista; sia Picasso che Matisse hanno avuto un forte interessamento per esso.

Collina in Provenza, circa 1890-2, Paul Cézanne.

La collina specifica di Provenza in cui Cézanne è nato non è stata definitivamente identificata, ma i muri con gli angoli e le formazioni rocciose sporgenti in questa pittura fanno pensare ad una cava, con i tagli che rivelano strati geologici. Stilisticamente, il dipinto si riferisce a paesaggi che Cézanne dipingeva intorno a Aix-en-Provence a metà del 1880.

Paesaggio con pioppi, circa 1885-7, Paul Cézanne.

Questo quadro fa parte di un gruppo di cinque paesaggi probabilmente dipinti nel periodo in cui Cézanne sperimentava uno schema di pennellate parallele, diagonali e verticali, come fa pensare lo scintillio della luce del sole che gioca attraverso il fogliame. Il sito è stato identificato nella Provenza, regione natale dell’artista, nel sud della Francia.

Autoritratto, circa 1880-1, Paul Cézanne.

Cézanne dipinse il proprio ritratto in diverse occasioni nella sua carriera. Dal suo aspetto in questo ritratto si può riferire il dipintoal tempo in cui Renoir fece il suo ritratto a pastello, 1880 (privato). La carta da parati appare anche in una serie di nature morte di Cézanne.

Natura morta con brocca di acqua, circa 1892-3, Paul Cézanne.

Questa opera incompiuta appartiene ad una serie di nature morte dipinte da Cézanne tra la fine del 1880 e l’inizio del 1890, in cui raffigurò piatti e frutta su un tavolo posizionato parallelamente al piano del quadro. L’alta brocca blu compare in tutti questi dipinti. Era l’oggetto preferito di Cézanne.

Viale al Jas de Bouffan 1868-1870, forse più tardi, Paul Cézanne.

Alternando strisce di luce e colore verde scuro mostra la luce del sole giocare sugli alberi in un tardo pomeriggio d’estate. La veduta è tagliata in alto per dare al quadro un’impressione di profondità, nonostante le sue piccole dimensioni. Questo viale di castagni nella casa di campagna del padre di Cézanne è stato uno dei temi preferiti dell’artista.

Il Padre del pittore, Louis-Auguste Cézanne circa 1865, Paul Cézanne.

Il padre di Cézanne (1798 – 1886) aveva probabilmente poco più di sessanta anni quando è stato fatto questo ritratto, dipinto direttamente sulla parete di una nicchia nel salotto di Jas de Bouffan, la residenza di campagna al di fuori di Aix-en-Provence, che suo padre aveva acquistato nel 1859. Una fotografia fatta nel 1905 mostra il ritratto ancora al suo posto, affiancato da quattro dipinti delle ‘Stagioni’ (Parigi, Petit Palais).

Stufa in studio, circa 1865, Paul Cézanne.

Questo scorcio dello studio dell’artista fu dipinto probabilmente a Parigi. In quel periodo Cézanne divideva il suo tempo tra la nativa Aix-en-Provence e Parigi.  L’immagine evoca la mancanza della sua vita “bohemien” nella capitale. A destra c’è un singolo fiore in un vaso sul tavolo. Una tela è visibile dietro la stufa, mentre una tavolozza e quello che può essere una piccola immagine pendono sul muro a sinistra. Il primo proprietario di questo lavoro è stato amico di gioventù di Cézanne: lo scrittore Emile Zola.

Ciotola di frutta e boccale davanti a una finestra, probabilmente 1890, Paul Gauguin.

Questa natura morta è in primo luogo un atto di omaggio a una pittura di Cézanne che Gauguin aveva acquistato circa 10 anni prima, ‘Natura morta con fruttiera, bicchiere e mele’ (Museum of Modern Art, New York). Si ripetono molti degli elementi di quel quadro, come frutta, ceramica, tovaglia stropicciata e il coltello in basso a destra. A un livello più ampio, è anche indicativo di come Gauguin si allontani dall’impressionismo per avvicinarsi a un’arte più strutturalmente rigorosa esemplificata dall’opera di Cézanne. Ci sono anche ricordi della Bretagna dove Gauguin viveva in quel periodo. Il boccale è probabilmente di produzione locale. La striscia di paesaggio urbano in alto è simile a una fotografia di Pont-Aven. La prima firma conosciuta di Gauguin, che iniziò ad utilizzare in quel periodo, viene qui messa a testa in giù.

Faa Iheihe, 1898, Paul Gauguin.

Nel 1891 Gauguin viaggiò per le isole del Pacifico meridionale, dove decise di rimanere per quasi tutto il resto della sua vita, trattenendosi soprattutto sull’isola di Tahiti. Il titolo di questo dipinto è quasi certamente un equivoco da parte dell’artista della parola tahitiana ‘fa`ai`ei`e’ che significa “per adornare, decorare, abbellire”, nel senso di farsi bella per un’occasione speciale. Come per altri suoi dipinti del periodo, ad es. ‘Da dove veniamo? Cosa siamo? Dove stiamo andando?’ del 1897 (Boston, Museum of Fine Arts), Gauguin ha utilizzato un formato orizzontale ispirato da fregi scolpiti giavanesi. Alcune delle singole figure, come la donna centrale, vengono prese da tali fregi. Le tre donne sulla sinistra e il cavaliere riappaiono nel ‘Rupe Rupe (Luxury)’ del 1899 (Mosca, Pushkin State Museum of Fine Arts).

Mietitura: Le Pouldu, 1890, Paul Gauguin.

Nel 1890 Gauguin si trovava a casa di Marie Henry a Le Pouldu, Bretagna, per imbarcarsi. Il promontorio che si vede in questo dipinto è alla fine della spiaggia, a circa un miglio dal villaggio stesso. Gauguin dipinse altre versioni di questo paesaggio, tutte caratterizzate da forme ben definite e aree piatte di colore nel suo stile “sintetico”, usato anche in una forma semplificata per lo sfondo della sua opera simbolista, ‘La perdita della verginità’, dipinto a Parigi nell’inverno del 1890-91 (Norfolk, Virginia, il Museo di Chrysler).

Un campo di grano con cipressi, 1889, Vincent van Gogh.

Dipinto del settembre 1889, quando Van Gogh era nel manicomio di St-Rémy, nei pressi di Arles, dove fu ricoverato da maggio 1889 a maggio 1890. Si tratta di una delle tre versioni quasi identiche della composizione. Un altro dipinto dei cipressi (New York, Metropolitan Museum of Art) era stato eseguito in precedenza nel mese di luglio 1889 ed era stato probabilmente dipinto direttamente di fronte al soggetto.

Fattorie vicino a Auvers, 1890, Vincent van Gogh.

Van Gogh amava i “tetti di paglia coperti di muschio”, che aveva visto nei pressi della sua ultima dimora di Auvers, vicino a Parigi. Una fila di edifici agricoli cadenti domina questa immagine, eseguita un mese prima della morte dell’artista. Le loro figure si accordano ai campi e alle colline alle spalle. La pennellata sbrigativa e il cielo vuoto suggeriscono che il dipinto possa essere incompiuto.

Testa di Contadina, circa 1884, Vincent van Gogh.

Nel 1883 Van Gogh si stabilì a Nuenen, un villaggio nel Brabante Settentrionale, nei Paesi Bassi, dove il padre era un pastore protestante. Lì potè osservare la vita dei contadini, e affermarsi come pittore della gente che lavora. Questa è una delle più di 40 teste che dipinse quell’inverno: “Scura, grossolana e priva di ideali”. Lo studio fu eseguito prima che l’artista avesse ricevuto alcuna forma di educazione artistica.

Erba lunga con farfalle, 1890, Vincent van Gogh.

Van Gogh fu ricoverato nel manicomio di Saint-Rémy, nei pressi di Arles, dal maggio 1889 al maggio 1890. Durante questo periodo fu costretto a lavorare in un parco del manicomio, che descrisse come “giardini abbandonati  in cui ‘l’erba cresce alta e incolta, mescolata con tutti i tipi di erbe infestanti’. Questa veduta dei giardini è stata dipinta alla fine della permanenza del pittore nel manicomio.

Girasoli, 1888, Vincent van Gogh.

Questo è uno dei quattro dipinti dei girasoli (quindici girasoli) fatto nel periodo agosto – settembre 1888, con cui Van Gogh intendeva decorare la stanza di Gauguin nella cosiddetta casa gialla che aveva affittato ad Arles, nel sud della Francia. Lui e Gauguin lavorarono insieme in quella casa tra ottobre e dicembre 1888. Van Gogh scrisse al fratello Theo nell’agosto 1888:

Devo lavorarci duro, dipingo con l’entusiasmo di un marsigliese che mangia la bouillabaisse, che non vi sorprenderà quando saprete che sto lavorando alla pittura di alcuni girasoli. Se riesco a completare questa idea ci saranno una decina di pannelli. Quindi il tutto sarà una sinfonia in blu e giallo. Sto lavorando tutte le mattine dal sorgere del sole in poi, perchè i fiori appassiscono in fretta. Ora sono al quarto quadro di girasoli. Questo quarto è un mazzo di 14 fiori … dà un effetto singolare.

I fiori morenti vengono dipinti con pennellate spesse, un impasto che evoca la struttura delle infiorescenze. Van Gogh produsse una replica di questo quadro, nel gennaio 1889, e, forse, un altro più avanti nel corso dell’anno. Le varie versioni e le repliche hanno prodotto un vivace dibattito tra gli studiosi di Van Gogh.

“Quattro girasoli appassiti”, 1887 giugno, Paesi Bassi, Otterlo, Museo Kröller-Müller Museum.

Prima opera in assoluto della serie de “I Girasoli”. (Wikipedia)

Due Granchi, 1889, Vincent van Gogh.

Si pensa sia stata dipinta poco dopo la dimissione di Van Gogh dall’ospedale di Arles nel mese di gennaio 1889. Il 7 gennaio scriveva al fratello Theo:

Ho intenzione di mettermi al lavoro anche domani. Comincerò facendo una o due nature morte per abituarmi di nuovo a dipingere .

Per questa opera venne probabilmente ispirato da una xilografia di Hokusai, “Granchi”, che era stata riprodotta nel numero di maggio 1888 di’ Le Japon Artistique’, inviato a Vincent da Theo nel settembre dello stesso anno. In un quadro al Van Gogh Museum di Amsterdam il granchio è dipinto sdraiato sul dorso. Qui si tratta probabilmente dello stesso granchio mostrato sia sul dorso che sulla pancia. L’artista ha utilizzato pennellate diverse per esprimere la trama, con movimenti paralleli  che scolpiscono la forma della creatura su una superficie simile al mare.

 

Vincent van Gogh, Granchio, 1888, Van Gogh Museum, Amsterdam (http://barbarainwonderlart.com/2015/04/28/national-gallery-granchi-vincent-van-gogh/)

 

Sorpresa!, 1891, Henri Rousseau.

Il dipinto fu il primo a soggetto esotico che rese popolare il suo autore , doganiere di Parigi che, dal 1893, abbandonerà il suo posto di lavoro per dedicarsi interamente, nonostante fosse un dilettante autodidatta, alla pittura. Il dipinto fu esposto col titolo Sorpris! al Salon des Indépendants del 1891. La scena mostra una tigre che, durante una tempesta tropicale nella giungla, sta per balzare addosso a una preda. Non è dato sapere cosa fissi la tigre e su cosa stia per balzare, se un animale o magari uno sventurato cacciatore. Pare che comunque l’intento del pittore fosse mostrare il pericoloso animale indomito, in un inquietante ambiente naturale. L’intera superficie del dipinto è solcata da striscioline di pittura semitrasparente grigio-bianca a rappresentare la pioggia. Per realizzare questo dipinto l’artista, che per sua stessa ammissione non aveva mai viaggiato oltre il Jardin des Plantes di Parigi, si ispirò ad animali imbalsamati nei musei, a stampe, a illustrazioni scientifiche e a visite nei giardini botanici. Per la sua tigre in particolare utilizzò come modello la riproduzione di un disegno a pastello di Eugène Delacroix e un gatto domestico, poi riprodusse il suo disegno e lo traspose sulla tela dove aveva già disegnato la giungla, aiutandosi con un pantografo, per questo la tigre appare sospesa sopra la vegetazione con un effetto antirealistico, che però, nell’insieme della pittura naif, dà un effetto particolarmente magico e misterioso.

Donna seduta in un giardino, 1891, Henri de Toulouse-Lautrec.

Questo quadro partecipò all’esposizione  degli impressionisti del 1891. Si è pensato che la donna possa essere la ballerina Gabrielle, rappresentata in altri dipinti dell’artista. Il luogo potrebbe essere il giardino del signor Forest a Parigi, che Toulouse-Lautrec utilizzò in altri ritratti a mezzo busto in quel periodo.

 

Sala 46 – Degas e l’arte nel 1900

Edgar Degas fu in prima linea nell’innovazione artistica a Parigi dal 1860 ai primi anni del 20° secolo. Gli impressionisti riuscirono a rivoluzionare la pittura, accorgendosi che l’occhio umano non riceve dalla realtà un’immagine dettagliata, ma un insieme di colori che poi la mente rielabora in forme distinte. Così la prima impressione visiva divenne fondamento e scopo dell’impressionismo. La tecnica pittorica consisteva in rapide pennellate di colore, non fissando i dettagli, ma dando un effetto cromatico – luminoso dell’insieme. Queste caratteristiche però non furono sempre applicabili a Degas anche se lui fu uno dei principali animatori delle mostre impressioniste. L’ampia gamma dei suoi soggetti, tra cui dipinti narrativi, ritratti, scene di balletto e nudi femminili, così come il suo approccio coraggioso alla composizione e al colore, hanno fatto di lui uno sperimentatore per tutta la vita.
Degas era anche un appassionato collezionista di arte contemporanea e l’acquisto effettuato dalla National Gallery nel 1918 all’asta postuma della sua collezione segna il punto di partenza della collezione del 19° secolo alla galleria. Anche se Degas non potè mai vedere un quadro di Pablo Picasso, il giovane spagnolo, arrivato a Parigi per la prima volta nel 1900, conobbe, ammirò e raccolse il lavoro di Degas.

Avvolti da un filo di lana, 1887, Eugène Carrière.

Sedute vediamo la moglie dell’artista e la figlia maggiore, Elise, nata nel 1878. Ci è data solo la stretta indicazione di un ambiente domestico con le sedie e un vaso di fiori. Questo lavoro è dipinto nello stile caratteristico dell’artista, con le figure che emergono da una atmosfera ombrosa. Anche se il dipinto è un ritratto di famiglia, il filo di lana in avvolgimento potrebbe anche simboleggiare il legame tra una madre e figlia.

Donna che si asciuga dopo il bagno, circa 1890-5, Hilaire-Germain-Edgar Degas.

Questo dipinto a pastello densamente lavorato venne eseguito su diversi pezzi di carta montate su cartone. Degas sembra aver esteso la composizione mentre ci stava lavorando, da qui la necessità di ulteriori pezzi di carta. Questo lavoro è parte di una serie di argomenti simili risalenti a questo periodo, quando bagnanti e ballerine erano i temi principali dell’artista. Qui Degas ha sfruttato la flessibilità del mezzo (il pastello), per creare trame sontuose e contorni offuscati che sottolineano il movimento della figura.

Al Café Châteaudun, circa 1869-1871, Hilaire-Germain-Edgar Degas.

Questa è una delle prime di molte scene di caffetteria di Degas. Due uomini sono seduti ad un tavolo, esaminando quello che sembra essere un giornale; l’uomo sulla destra tiene una lente d’ingrandimento e il suo compagno indossa un monocolo.

Ballerine di danza classica, circa 1890-1900, Hilaire-Germain-Edgar Degas.

Degas è famoso come pittore di ballerine, e il tema della lezione di danza o delle prove è stato centrale nella sua tarda carriera. Questo studio si riferisce a diversi altri disegni e dipinti di Degas, tra cui ‘Lezione di danza’ della Collezione Bührle di Zurigo. La posa della danzatrice in primo piano che sta regolando la scarpetta è ripetuta in numerosi dipinti e in una scultura. L’uso di una tela grezza e la natura di abbozzo del dipinto sono tipiche di lavoro successivo di Degas.

Carlo Pellegrini, circa 1876-7, Hilaire-Germain-Edgar Degas.

Carlo Pellegrini (Capua, 25 marzo 1839 – Londra, 22 gennaio 1889) è stato un caricaturista e ritrattista ben noto di nobile lignaggio: il padre apparteneva ad un’antica famiglia latifondista, mentre la madre discendeva dalla famiglia Medici. Dal 1869 al 1889 fu il primo caricaturista di Vanity Fair, la rivista dell’elite londinese. Oltre a disegnare caricature per la rivista, Pellegrini cercò di presentarsi anche come ritrattista, ma questa iniziativa incontrò un successo limitato. Nel 1870 Pellegrini incontrò Degas a Londra e lo dipinse in un ritratto firmato con la dedica à vous/Pellegrini. In cambio Degas dipinse un ritratto di Pellegrini, firmandolo in modo simile.

Ulisse dopo il naufragio, circa 1180-4, Jean Charles Cazin.

Su una spiaggia rocciosa, un uomo barbuto con un indumento marrone e senza maniche è appoggiato contro una roccia nei pressi di un longherone rotto. Questo dipinto illustra un episodio dell’Odissea. Dopo essere naufragato, Ulisse incontra la ninfa Calypso. Nonostante il suo amore per lui i suoi pensieri si rivolgono costantemente a casa. Cazin utilizzò la costa vicino a Boulogne per l’ambientazione.

L’acconciatura (‘La Coiffure’), circa 1896, Hilaire-Germain-Edgar Degas.

Questo importante lavoro rappresenta uno dei soggetti preferiti dall’artista nei suoi ultimi anni. Esso si basa su diversi disegni e un pastello precedente. Il trattamento audace del soggetto e la limitata gamma di colori sono tipici delle opere di Degas di questo periodo. Questa pittura era una volta di proprietà di Matisse.

Testa di donna, circa 1874, Hilaire-Germain-Edgar Degas.

La donna non è stata identificata, ma si tratta probabilmente di una modella di Degas. Il punto di vista a tre quarti è tipico dei primi lavori dell’artista, in cui teste e busti predominano.

Testa di donna, circa 1873, Hilaire-Germain-Edgar Degas.

Degas ha prodotto un gran numero di ritratti, soprattutto prima del 1875, circa tre quarti di questi raffigurano donne. La donna in questo dipinto non è stata identificata, ed è probabilmente una delle modelle dell’artista. La tela potrebbe essere stata parte di un dipinto più grande poi ridotto.

Hélène Rouart nello studio di suo padre, circa 1886, Hilaire-Germain-Edgar Degas.

Il soggetto di questo ritratto era la figlia dell’amico di una vita di Degas, l’industriale e collezionista Henri Rouart. E’raffigurata nella casa di famiglia, circondata da dipinti e oggetti della collezione di suo padre, tra cui statue egizie in legno, una tappezzeria cinese, un dipinto di Corot e un disegno di Millet.

La signorina La La al Circo Fernando, 1879, Hilaire-Germain-Edgar Degas.

L’acrobata signorina La La fece scalpore quando si esibì al Circo Fernando di Parigi. Qui appare appesa alle travi della cupola del circo con una corda stretta tra i denti. Degas ricercò tali soggetti sorprendenti, concentrandosi su figure che facevano colpo. Nel gennaio del 1879 dipinse una serie di disegni al Circo Fernando, tra cui uno studio di Miss La La (London, Tate Gallery), che culminò con questo dipinto. Vediamo lo spettacolo come fece il pubblico, considerando l’impresa audace che si era svolta in quel posto. Il dipinto fu esposto alla quarta mostra impressionista tenutasi nell’aprile del 1879.

Ritratto di Elena Carafa, 1875, Hilaire-Germain-Edgar Degas.

Il soggetto di questo ritratto era la prima cugina di Degas, che viveva con la sorella Camilla e la loro madre Stefanina, Duchessa Montejasi-Cicerale, a Napoli. Degas visitò Napoli nel 1875 per il funerale di suo zio, e forse dipinse allora questo ritratto, quando Elena aveva circa diciotto anni.

Principessa Pauline de Metternich, circa 1865, Hilaire-Germain-Edgar Degas.

Il soggetto era la moglie dell’ambasciatore austro-ungarico alla corte di Napoleone III, nipote del famoso cancelliere austriaco, principe Klemens von Metternich, autore dell’ordine europeo voluto dal Congresso di Vienna. L’immagine fu copiata da un biglietto da visita che ritraeva il Principe e la Principessa.  Lo sfondo floreale fu invenzione dell’artista.

Ballerine russe, circa 1899, Hilaire-Germain-Edgar Degas.

Alla fine del 19° secolo, Degas eseguì una serie di dipinti che raffiguravano donne russe in costumi esuberanti e vivaci ballare con trasporto. Aveva studiato le pose e il posizionamento delle singole figure in grandi disegni a carboncino preliminari, prima di passare ai pastelli fortemente lavorati. Degas aggiunse una striscia di carta sul fondo del foglio, ma non abbastanza grande da includere il piede della danzatrice in primo piano. Questo semplice artificio di ritaglio del piede, così come la sfocatura delle forme, ci dà l’impressione di trovarci, da spettatori, in maniera eccitante vicino all’azione.

Autoritratto, 1860, Ignace-Henri-Théodore Fantin-Latour.

Fantin-Latour dipinse una serie di autoritratti, negli anni 1854-61, caratterizzati dall’avere sfondi sommari o nessuna ambientazione. In questo esempio, un bordo di un dipinto senza cornice è visibile sulla destra, probabilmente identificato come il ritratto della sorella di Fantin-Latour, Marie (Birmingham City Art Gallery),  respinto poi dalla giuria del Salon del 1859.

Interni, 1899, Vilhelm Hammershøi.

Nel dicembre 1898 Hammershøi si trasferì nella vecchia casa a Strandgade 30, Copenhagen, costruita nel 1636. Il dipinto raffigura una delle sue stanze e il personaggio è sua moglie Ida, che sposò nel 1891. La tavola era in origine più grande e l’immagine più in primo piano; la figura è stata aggiunta alla fine. Attraverso lo strato di vernice è visibile il disegno a matita sottostante. L’artista dipinse l’interno di questa casa più di sessanta volte, a volte raffigurando stanze vuote, a volte anche la figura della moglie in un lungo abito nero, rappresentandola sia di profilo sia dalla parte posteriore, spesso mentre leggeva una lettera o un libro. In tutti gli interni prevale una sensazione di immobilità  mostrando l’influenza della pittura olandese del 17° secolo, in particolare quella di Johannes Vermeer.

Ofelia tra i fiori, circa 1905-8, Odilon Redon.

Questo pastello è una delle numerose composizioni di Redon sul tema di ‘Amleto’. I fiori sembrano non appartenere ad alcuna specie, assomigliano a lillà e fragole, con foglie blu intervallate con il verde. Il capo inghirlandato di Ofelia è rivolto verso i fiori, come se fosse in contemplazione della loro bellezza. Le nature morte tropicali di Gauguin, come ‘un vaso di fiori’, possono aver influenzato Redon nella progettazione di questo lavoro.

Emile Bernard, 1886, Henri de Toulouse-Lautrec.

Emile Bernard fu compagno di studi di Toulouse-Lautrec e ritenuto un artista audace. Entrò nello studio Cormons a Parigi nel 1885, ma fu espulso nella primavera del 1886. Bernard si sedette venti volte per questo ritratto in cui Lautrec lo ritrae più come un giovane borghese, che come un artista radicale. Fu probabilmente dipinto nel 1886, quando Lautrec si trasferì nel suo studio in rue Caulaincourt, Montmartre.

La signora André Wormser e i suoi figli, 1926/7, Edouard Vuillard.

La signora Wormser, nata Olga Boris, era la moglie del banchiere francese André Wormser. Viene raffigurata nel salotto della casa di famiglia a Parigi al 27 rue Scheffer, con i suoi quattro figli raggruppati nella zona illuminata a destra. L’interno elegante documenta il gusto della società francese di moda nel 1920. Alle pareti quadri di Manet, Monet, Renoir e Roussel. Un grande pastello di Degas appeso sopra il pianoforte, viene oscurato da un  paralume a righe. Questa tranquilla scena domestica mostra tutto il calore e l’intimità degli ultimi dipinti di Vuillard. Con il cane di famiglia ai suoi piedi e una partitura musicale in mano, la figlia Diane siede accanto alla più giovane sorella Sabine, assorta nell’ascolto di Dominique che suona il pianoforte. Il loro fratello Olivier, che è dietro,  divenne ufficiale nelle libere forze francesi durante la Seconda Guerra Mondiale e donò questo dipinto alla National Gallery per ringraziare la nazione britannica.

 

Bibliografia e sitigrafia:

http://www.nationalgallery.org.uk/

La storia dell’arte raccontata da Ernst H. Gombrich, ed. Leonardo Arte srl, Elemond editori associati. Gruppo editoriale L’Espresso.

https://it.wikipedia.org/

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *