Tempietto di San Giovanni al Sepolcro

La Chiesa di San Giovanni al Sepolcro fu edificata in età normanna, momento di grande fervore per tutta la Cristianità e momento di grande importanza per Brindisi che rinasceva dalla desolazione in cui, secondo l’Anonimo Tranese, ancora si trovava nella prima metà dell’XI secolo.


I Normanni avevano dato avvio alla ricostruzione della città, probabilmente già all’indomani della conquista (1071), visto che, nel 1089, Papa Urbano II (1088-1099) – poichè il conte Goffredo di Conversano, primo “dominator” della città, ne aveva fatto richiesta e poichè “Brundusium est civitas restituta” – stabiliva che la sede episcopale dovesse essere riportata da Oria, dove era stata trasferita ormai da lungo tempo, a Brindisi, sua sede originaria; il medesimo Papa, nel 1089, visitava la città e consacrava il sito dove sarebbe sorta la nuova Cattedrale.


La chiesa fu edificata dai Canonici Regolari del Santo Sepolcro tra il 1112 – anno in cui essi da secolari divennero “Regolari” – e il 1128, anno a cui risale il più antico documento esistente con cui Papa Onorio II (1124-30) confermava tutti i possedimenti dell’Ordine e tra questi…in Apulia, in civitate Brundusina, ecclesiam Sancti Sepulchri…

Il 15 Aprile 1868 l’edificio, ormai ridotto ad un rudere, fu acquistato dal Comune per essere restaurato ed adibito, a partire dal 1880, a Museo Archeologico.

L’edificio “si pone come la replica più fedele della Rotonda dell’Anastasis all’interno del grandioso complesso costantiniano del Santo Sepolcro di Gerusalemme”. Esso presenta, infatti, una pianta circolare tagliata ad est da una parete rettilinea su cui, ai lati di un’ampia nicchia, di certo mutilazione di un coro o di un’abside più profonda, si aprono due absidiole.

Gerusalemme, Basilica del Santo Sepolcro.
Pianta del Santuario del S. Sepolcro di Gerusalemme
Pianta di S. Giovanni al Sepolcro – Brindisi

Infatti, dal modo con cui risulta inquadrata la parte centrale formata da due centri concentrici di colonne, circondate da un corridoio esterno ad emiciclo interrotto ad Oriente da un altro muro che forma un corridoio trasversale, nasce il sospetto che dal Tempio di Gerusalemme dipenda quello di Brindisi poichè è chiara l’analoga impostazione della pianta. Tesi questa confortata anche dai dati storici già esposti (per saperne di più clicca QUI – Storia di un’indagine archeologica) circa l’appartenenza della chiesa del S.Sepolcro di Brindisi ai Cavalieri Gerosolimitani (ovvero del Regno di Gerusalemme). Inoltre, in Puglia i Cavalieri del S. Sepolcro cercarono di edificare chiese che avessero dei caratteri in comune con le costruzioni della Terra Santa, spinti forse dal loro zelo e fervore religioso.

La volta

Il tetto in legno, realizzato nel XIX secolo,  sostituisce la volta originaria probabilmente distrutta dai terremoti che devastarono la città. Ridotta quasi a rudere nel corso dei secoli, fu restaurata nel XIX secolo.

Le colonne 

L’anello centrale, costituito da otto colonne, è raccordato alle corrispondenti semicolonne dei muri perimetrali attraverso archi a tutto sesto.
Il sistema di copertura originale non è noto ma non si può escludere che l’anello centrale di colonne sostenesse una cupola.
Le colonne e le semicolonne, di reimpiego, variano come tipo di marmo, altezza dei rocchi, altezza totale, diametri e rastremazione.


I capitelli all’interno

Le colonne reggono capitelli di vario tipo: alcuni corinzi, di reimpiego; altri cubici di ascendenza nordica, realizzati appositamente; vi è poi un capitello prettamente bizantino con le foglie di acanto dagli apici acuminati e una testina umana al centro delle facce.

Le absidi

Gli esterni

Esternamente, l’edificio è movimentato da uno zoccolo su cui poggia una cornice sagomata interrotta da lesene piatte alternate con altre tonde che è possibile pensare si concludessero, in alto, o con una cornice o con un motivo ad archetti pensili.

Veduta attuale dell’esterno di San Giovanni al Sepolcro – Brindisi

Nel 1995 una campagna di scavi condotta all’interno del monumento ha rivelato come esso fosse stato edificato su una “Domus romana” databile al I sec. d.C. di cui sono stati indagati l’atrio con l’impluvium centrale rivestito di marmi, l’ala occidentale con ambienti adiacenti e, sul fondo, il tablinum (per saperne di più clicca QUI – Storia di un’indagine archeologica).
Gli scavi hanno dunque, permesso di appurare in maniera definitiva il fatto che la chiesa fosse stata edificata ex novo, in epoca normanna. L’impianto tipicamente arcaico, l’utilizzo di materiale di reimpiego e le irregolarità strutturali avevano, infatti, portato ad ipotizzare l’esistenza di un edificio pagano o paleocristiano a pianta circolare sulle cui basi sarebbe stato eretto il monumento romanico.

Il corredo scultoreo dell’edificio è costituito, oltre i capitelli e i semicapitelli all’interno della chiesa, dalle decorazioni dei tre portali.
La decorazione del portale principale (XII sec.) posto a settentrione, trova puntuali riscontri nella coeva produzione pugliese e, in particolare, nel portale maggiore della Basilica di San Nicola a Bari.

Il Protiro

Il portale rivolto a Nord è ornato di rilievi, ed è preceduto da un protiro cuspidato retto da due leoni stilofori in marmo disposti con le teste affrontate.

Sul dorso dei leoni lo scultore ha ricavato due basi sulle quali poggiano due colonnine molto rastremate  di marmo bianco.

Ognuno dei due leoni dalle teste affrontate è ricavato da un unico blocco di marmo e, per quanto il rilievo appaia molto levigato dal tempo, essi conservano ancora una evidente plasticità.

Leone stiloforo destro sormontato da colonna e capitello
Leone stiloforo destro

Leone stiloforo sinistro sormontato da colonna e capitello
Leone stiloforo sinistro

Lunetta con arco a tutto sesto sul quale gira l’archivolto del protiro.

I due interessanti capitelli presentano una differente decorazione: in quello di destra due uccelli dal collo lungo e scaglioso rivolgono la loro testa per afferrare le orecchie di una figura messa allo spigolo del capitello; il corpo e le robuste zampe di questi rapaci occupano gli spigoli del capitello, mentre l’ampia coda e l’ala di ognuno si ripiegano sulla faccia frontale.

Capitello destro

Nel capitello sinistro sono scolpite otto figure, quattro a centro di ogni faccia e quattro agli spigoli. Le prime sono vestite di tunica dalle maniche ampie ed hanno corona in testa, le seconde invece hanno soltanto il perizoma, tutte e otto si tengono per mano e sembra che stiano per iniziare una danza. I personaggi ornati di corona in testa hanno un atteggiamento ieratico e contrastano con le vivaci ed espressive figure ignude, messe agli spigoli dei capitelli.

Capitello sinistro

Sull’onda dei grandi complessi scultorei fioriti Oltralpe, negli ultimi decenni del XII secolo, l’attenzione verrà focalizzata sulle intriganti sculture poste intorno agli ingressi delle chiese, in un linguaggio iconografico in cui si riconosce e identifica qualunque osservatore.

Il portale maggiore

La semplice forma architravata del portale maggiore si riscatta negli stipiti, intonati al nuovo gusto immaginifico che ama introdurre minuscole animate figure nei meandri creati dai tradizionali tralci sinuosi, con i consueti intercalari di coppie di uccelli affrontati o addossati, desunti  dai tessuti, nei quali è oggettiva la necessità tecnica del raddoppio simmetrico del tema, ai lati di un elemento centrale.

Nell’architrave il motivo decorativo, raffigura fogliami d’acanto spinoso su una cornice con ovuli alternati a dentelli.

Portale dell’ingresso principale

Fascia sinistra del portale partendo dal basso

Fascia destra del portale partendo dal basso

 

Secondo il Fisiologo (*), il cervo alla base dello stipite sinistro è acerrimo nemico del drago. E, anche nostro Signore ha ucciso il Drago; di conseguenza tutte le immagini che si succedono nella zona centrale dello stipite presentano i protagonisti di questa vicenda, l’acqua, la terra, un guerriero che combatte contro il drago ; immagini antiche desunte dall’iconografia pagana.

Il Cervo nell’eterna lotta col Drago, simboleggia la lotta del Bene contro il Male.
Nereide assisa su un mostro marino
Cibele seduta su un leone

L’esito vittorioso della lotta è ribadito da altre tre scene: un leone che abbatte il toro, un grifo che estre un serpe dalla bocca di un cervo e un’aquila che scruta la gola di un serpente, sotto lo sguardo allarmato di un aquilotto.

Il leone che abbatte il toro.
Grifo estrae il serpente
Un’aquila scruta la gola di un serpente sotto lo sguardo del figlio

Alla base dello stipite destro troviamo, invece, un elefante, del quale il Fisiologo esalta la purezza istintiva (“in lui non c’è brama di congiunzione carnale”), informando che la sua nascita avviene sull’acqua, laddove la femmina va a partorire (con aperta allusione alla funzione vivificante del Battesimo); il testo avverte, inoltre, che anche l’elefante è nemico del serpente e che Cristo, elefante spirituale, è stato l’unico in grado di sollevare da terra l’uomo caduto.

Centro compositivo dello stipite, e allineato – ad esaltarne il significato – al guerriero che uccide il drago su quello opposto, è il bellissimo Sansone dai lunghi capelli che sloga le mascelle del leone con la forza delle mani; per questo il concetto è ribadito dalle due minuscole scene del cacciatore che incede a cavallo armato di bastone e quindi ostenta, sospesa al bastone, la preda catturata.
Sull’inserto dei due centauri, maschio e femmina, che bevono a coppe insidiate da serpenti, sugli esseri mostruosi e fantastici che per metà hanno forma umana e per metà animalesca, ancora una volta ci illumina il Fisiologo: “Così è anche ogni uomo indeciso, incostante in tutti i suoi disegni; hanno in chiesa le apparenze della pietà e, quando se ne allontanano, si mutano in bestie”; non sorprende se, sulla faccia interna dello stesso stipite, gli corrisponde un bell’esempio di lotta libera fra due atleti che combattono nudi, ad armi pari.

L’elefante simbolo di purezza istintiva
Sansone dai lunghi capelli che sloga le mascelle al leone
Cacciatore a cavallo
Lotta libera tra due atleti che combattono ad armi pari, alludendo all’eterno conflitto tra il Bene e il Male
Cavaliere che combatte il male
Pavoni affrontati

Il portale minore

Il portale del lato ovest era inizialmente il più importante.

La sua lineare struttura in carparo, è rimarcata da una fascia a bassissimo rilievo, ispirata da un prezioso tessuto serico orientale, del quale riproduce i motivi faunistici e le ripartizioni geometriche.

Ha sette riquadri per stipite, con simboli di tradizione vetero-cristiana: il cervo, il leone alato, il capro, il cinghiale, la sfinge, la pistrice, il vitello, il toro, l’ippogrifo, l’agnello, il rinoceronte, l’aquila, un bue a coda con la testa umana ed il mito del minotauro di intonazione non cristiana.

Esigenze connesse alla viabilità cittadina, però, portarono a privilegiare quello che fino ad allora era stato un ingresso secondario e il portale nord assunse il ruolo privilegiato di portale maggiore; mentre adesso il portale minore, è visitabile solo su richiesta.

Stipite A – Portale minore
Il solare Grifo metà aquila e metà leone
Il bue simbolo delle tenebre e della morte

Stipite B – Portale minore

Architrave portale minore

Un terzo portale, oggi murato, con una decorazione alquanto semplice, è a meridione.
I dipinti

La decorazione pittorica della Chiesa di San Giovanni al Sepolcro risulta, rispetto al periodo di edificazione del monumento, più tarda e mostra diverse fasi.
Essa infatti è costituita da un palinsesto di decorazioni pittoriche ad affresco attribuibili ad un periodo compreso tra la prima metà del XIII e il XIV secolo inoltrato. Ai dipinti che richiamano la tradizione bizantina e la cultura artistica connessa al movimento crociato e a quelli che presentano interessanti analogie con la pittura balcanica si sovrappongono non solo ulteriori strati in cui, con un linguaggio più moderno, vengono riproposti i modelli iconografici sottostanti, ma anche dipinti che trovano puntuali riscontri con i trecenteschi affreschi della Chiesa brindisina di Santa Maria del Casale.

Gli affreschi alle pareti, databili al XIII secolo ed ai primi decenni del successivo, non si discostano dalla tradizione pittorica parietale pugliese che opera in un’atmosfera intrisa di bizantinismo e sostanzialmente aliena da rinnovamenti. Di nessun santo è pervenuto il nome, nè tanto meno si è potuto attribuire a causa dei ridottissimi dettagli rilevabili dagli affreschi, fatta eccezione per San Giorgio sul bianco destriero, mantello rosso al vento, spada al fianco, scaglie minute dell’armatura in comune con le spire del drago che giace, trafitto dalla lancia.

Gli affreschi di San Giovanni al Sepolcro, gravemente compromessi dall’umidità della Chiesa, dalle lesioni della muratura di supporto, dalle spicconature effettuate per garantire l’ancoraggio dei sovrapposti strati d’intonaco, furono parzialmente restaurati nel 1976 e quindi nel 1982, comportando il consolidamento, l’asportazione degli scialbi che li occultavano e dei sali, il fissaggio della pellicola pittorica e il ritocco. Alle pareti si notano resti di affreschi del secolo XIV, sovrapposti ad altri precedenti.

San Giorgio e il drago

Lungo tale parete sono identificabili almeno quattro differenti fasi pittoriche. Alla prima stagione pittorica sono riferibili la Santa che indossa la veste di colore rosaceo ed il mantello verde; il Santo che indossa la dalmatica decorata con orbicoli e che regge con la mano sinistra, un globo; una terza figura, per la maggior parte obliterata da un successivo strato pittorico, che indossa una veste di colore rosa; la scena raffigurante San Giorgio di cui sono leggibili la parte posteriore del cavallo, la svolazzante clamide rossa e il braccio del Santo e qualche frammento della coda del drago.
Appartiene alla successiva stagione pittorica l’iscrizione votiva [MEMENJTO DNE […] posta in basso a destra nei pressi del pannello raffigurante San Giorgio. Alla terza stagione pittorica sono riferibili il Santo Vescovo; identificabile come tale per la presenza dalla stola crocesignata; la scena con San Giorgio e il drago, identificabile come tale grazie all’iscrizione GEOR […], campita al di sopra della clamide rossa, orientata in direzione opposta rispetto a quella appartenente al primo strato; e la Madonna con Bambino nei pressi delle cui aureole sono visibili le abbreviazioni MATR D[„.] (Madre di Dio) e IC XC (Gesù Cristo). Appartiene agli inizi del XIV secolo, all’ultimo strato pittorico, il frammento di affresco raffigurante su di uno sfondo a fasce bicrome blu e ocra una Santa coronata che al di sopra di una veste azzurra indossa un mantello rosso con risvolto bianco; a sinistra della santa è raffigurato un personaggio di cui si conserva parte dell’aureola e di un trono; tra le due figure è visibile un angelo che regge un libro e alcune lettere di difficile lettura.

Santo Vescovo, San Giacomo e l’Arcangelo

A destra dell’ingresso meridionale, oggi murato, sono raffigurati, su di uno sfondo blu ed entro arcatelle, due santi. Il Santo Vescovo a sinistra, identificabile come tale grazie alla stola e alla mitra, indossa un piviale di colore rosso decorato, sui polsini ed intorno allo scollo, da fasce ocra; al di sotto del piviale è una tunica blu. Il Santo dalla lunga e appuntita barba scura, identificabile come San Giacomo per la presenza, a sinistra della testa, dell’iscrizione IACO, indossa al di sopra di una veste verde un mantello di colore giallo. Con la sinistra regge un rotolo. Al medesimo strato di affresco sono riferibili il drappo di tessuto al di sotto dei santi e il motivo a girali su fondo ocra visibile sul portale.
Riferibile ad una fase pittorica successiva è la figura molto rovinata che è a destra dei due santi; essa è identificabile, grazie alle lunghe ali, come un Arcangelo.

Flagellazione e compianto su Cristo morto

Seconda metà XIV secolo
Nel registro superiore sono raffigurate due scene, ormai lontane dagli schemi iconografici bizantini, della vita di Cristo: la Flagellazione e il Compianto su Cristo Morto. Nella scena della Flagellazione Cristo è raffigurato legato alla colonna mentre viene torturato; un altro personaggio, un centurione, alle sue spalle, assiste alla scena. Nella scena del Compianto Cristo è disteso, con le ginocchia leggermente sollevate, su di uno scuro catafalco. La Vergine, cingendogli il petto con il braccio sinistro, si china accostando il suo volto a quello del Figlio. La Maddalena, identificabile dai lunghi capelli sciolti, solleva il braccio destro in un gesto di disperazione. A destra, due figure identificabili rispettivamente come Giovanni e Nicodemo.

San Nicola pellegrino

Seconda metà XIII secolo – Prima metà XIV secolo
L’affresco, seppur molto rovinato, permette, comunque, di individuare due santi raffigurati su di uno sfondo blu. ed entro arcatelle rette da sottili colonnine: quello a sinistra, del quale si è conservata solo la parte inferiore, indossa una lunga veste che lo copre sino alle caviglie; quello a destra, di cui rimane anche la parte superiore, ha il capo cinto da una aureola e indossa un abito corto che permette di identificarlo con San Nicola Pellegrino la cui immagin» ritroviamo, tra le altre, nella Chiesa di Santa Maria di Cerrate presso Squinzano e nella Cripta della Candelora presso Massafra. Il Santo era giunto in Puglia alla fine dell’XI secolo dal Monastero greco di Hosios Locas in Fodde ed era morto poco dopo (1094) a Trani dove venne sepolto nella cattedrale medievale a lui dedicata. La presenza di questi due santi lascia supporre che su tale parete fosse rappresentata una teoria di santi. Questo tipo di raffigurazione, pur riprendendo modi già apparsi in area bizantina, risulta molto diffuso in ambito pugliese e lucano sia in chiese rupestri che sub divo.

Madonna con Bambino – Sant’Anna e la Vergine
Seconda metà XIII secolo – XIV secolo
Lungo tale parete sono identificabili almeno tre differenti fasi pittoriche.
Alla prima stagione pittorica è riferibile il pannello su cui sono raffigurate, su di uno sfondo bicromo blu e ocra, due figure di cui è visibile solo la parte inferiore. Quella di sinistra, indossa una veste azzurra ed un mantello di colore rosso-bruno, poggia su di un pavimento di colore ocra ornato da losanghe includenti crocette. Della figura di destra è visibile la veste azzurra. Il pannello i sormontato da una decorazione a girali con cerchi rossi e azzurri alternati (visibile anche sulla parete immediatamente a destra). Alla succesiva stagione pittorica è riferibile la Madonna con Bambino campita su di un fondo bianco ed entro una cornice rosso-bruno. La Vergine indossa, su di una tunica azzurra, un maphorion rosso-bruno. Con il braccio destro regge il Bambino che con la sinistra le prende l’altra mano, mentre con la destra benedice. Ai lati dell’aureola della Vergine, entro due cerchi concentrici il più esterno di colore rosso e l’altro di color ocra, era campita, in maniera abbreviata, l’iscrizione MATER DOMINI, della quale è leggìbile soltanto DNI. Riferibile allo strato pittorico più recente è l’affresco raffigurante, entro un arcatella, Sant’Anna che regge la Vergine Bambina. Sant’Anna indossa una veste blu e un mantello bruno; la Vergine indossa un maphorion blu.

Santa – San Nicola
Seconda metà XIII sec. – Prima metà XIV sec.
Nel registro inferiore dell’abside su di uno sfondo blu ed entro arcatelle rette da capitelli riccamente decorati sono raffigurati due santi. La Santa a sinistra, indossa un prezioso abito al di sopra del quale è un mantello rosso-bruno fermato da una fibula tonda. Un copricapo a calotta decorato da piccoli fiori, da una fascia diagonale e da un bordo con motivi cufici travisati, cinge la testa. Il volto è caratterizzato da occhi grandi e allungati, naso sottile e bocca regolare. Con la sinistra regge un globo. A sinistra dell’aureola rimane, dell’iscrizione soltanto una S, iniziale dell’appellativo S(ANCTA). Il Santo vescovo a destra, che l’iscrizione NICO(LAV)S permette di identificare come San Nicola indossa una veste verde e una stola crocesignata. Del volto si distingue parte dell’alta fronte e della capigliatura canuta. Con la mano sinistra regge il pastorale.

Il Cristo crocifisso, che costituisce un tributo alla tradizione bizantina, non è lontano dagli affreschi della chiesa brindisina Santa Maria del Casale (Allegoria della Croce e derivate Crocifissioni).

La chiesa fu sede, oltre che del Museo civico, anche delle “Serate” culturali istituite dal canonico brindisino Pasquale Camassa, che fu letterato, storico, archeologo, giornalista, alle quali parteciparono illustri letterati, uomini politici di ogni nazionalità, tra cui ricordiamo il Mahatma Gandhi e Rabindranath Tagore.

Gli highlights
Questa serie di highlights sul Tempio di San Giovanni al Sepolcro ci dà l’occasione per conoscere in maniera più approfondita la storia di questo monumento meraviglioso che, ad un certo punto della sua vita rischiò anche di scomparire; era divenuto vecchio e cadente senza che alcuno si proccupasse di un suo restauro e se è sopravvissuto è solo grazie alla ostinazione di un sacerdote, Don Pasquale Camassa che lo fece diventare anche sede museale ove si raccoglievano tutti i pezzi archeologici rinvenuti durante gli scavi per le nuove costruzioni in città. Da allora è stato sempre aperto e a disposizione dei cittadini che vi trovavano conoscenze ed istruzione; infatti, sempre grazie alla sua opera tenace, fu fondata a Brindisi la Brigata Amatori Storia ed Arte, organizzatrice di manifestazioni ed eventi culturali. All’interno del Tempio, in suo onore e memoria, è stata apposta una lapide e grazie alla fermezza dei custodi è esposta anche una sua vecchia e sbiadita foto che noi abbiamo cercato al meglio di presentare.

Articolo aggiornato il 2 gennaio 2016 e il 3 gennaio 2019

Nostro intervento facebook dell’1 maggio 2020

Un viaggiatore francese del Grand Tour (*), Charles Yriarte, al suo passaggio da Brindisi nel 1876, notava un monumento “degno d’illustrazione”: San Giovanni; all’epoca ridotto ad uno scheletro di cui la città aveva l’obbligo di conservare gli avanzi.
Così egli lo descrive: “Dal solo aspetto de’ muri e delle colonne di marmo, è evidente esserci qui delle vestigia di tempi vetusti. Le porte non sono più quelle che davano anticamente accesso; il carattere bizantino nasconde le forme romane, incassate nella muraglia; de’ grossi rivestimenti impediscono di vedere le connessure a secco, senza calce nè cemento, che indicano una costruzione antica; la pianta circolare, leggermente ovale, denunzia l’origine: sgraziatamente, la volta è rovinata.
Sui muri si vedono ancora alcuni affreschi di tempi molto posteriori, e sul suolo giacciono de’ frammenti di statue del periodo romano e de’ capitelli spezzati, piamente raccolti dalla mano dell’eccellente canonico (Giovanni Tarantini)”.
Nel 1991, al termine del secondo lotto di lavori di restauro e di consolidamento del Tempietto, è la stessa Soprintendenza per la Puglia a dichiarare: “..Molto cospicua la presenza di coppi derivanti dal crollo della copertura della domus, il cui piano pavimentale in mosaico di tessere nere, arricchito da disegni geometrici in tessere bianche , è stato individuato a 2,30 metri. Della domus è possibile notare setti murari delimitanti alcuni vani, rivestiti internamente da intonaco che è stato consolidato”.
Al termine dell’ultimo lotto dei lavori (1997-1998) sempre la Soprintendenza così concludeva “a breve l’amministrazione comunale pervenga all’acquisizione del giardino retrostante il tempio, area verde nel cuore del centro storico, in modo tale da creare un vero e proprio “parco archeologico” nel pieno centro della città, attraverso una ideale passeggiata che da piazza S. Giovanni conduca al corridoio esterno, Quindi al Tempio e da qui, mediante la stompagnatura del terzo portale, al giardino attiguo, nel quale si dovrà necessariamente portare alla luce l’impianto della domus romana.”
Purtroppo, la raccomandazione della Soprintendenza è rimasta inascoltata. Sono passati 144 anni, da quando la domus romana venne individuata da Yriarte; e sicuramente era già nota da tempo al Tarantini. Ma, la domus oggi giace ancora lì, sotto le macerie, e il suo destino, se non fosse per qualche “curioso” che vorrebbe vederla almeno una volta nella vita, non interesserebbe proprio a nessuno.

 

Bibliografia:
Soprintendenza per i Beni AAAS della Puglia, S. Giovanni al Sepolcro e S. Benedetto a Brindisi, a cura di G. Matichecchia.
G. Dotoli e F. Fiorino, Viaggiatori francesi in Puglia nell’800

(*) Giro delle principali città e zone d’interesse artistico e culturale europee, considerato, nei sec. XVIII° e XIX°, parte essenziale dell’educazione di giovani di buona famiglia

ARTICOLI CORRELATI

Note

(*) Tra i Bestiari, libri di scienza naturale intrisi di immaginazione e favolistica antica, Il Fisiologo ebbe fama prodigiosa; scritto probabilmente ad Alessandria, fra il II e III secolo, in perfetta sintonia con l’idea che ogni cosa rinvia al suo creatore e che la natura è specchio della verità superna, stabilì continue similitudini tra gli esseri analizzati e Cristo, fornendo, nello stesso tempo, un nutrito repertorio simbolico, figurativo e didascalico, agli artisti e ai loro committenti, per tutto il medioevo; cfr. Il Fisiologo, a cura di F. Zambon, Milano 1975.

Bibliografia:

S. Giovanni al Sepolcro e S. Benedetto a Brindisi, della Soprintendenza per i Beni AAAS della Puglia – a cura di Giovanni Matichecchia. All’interno dell’articolo contributo di Margherita Pasquale – Note sull’apparato decorativo delle chiese brindisine di San Giovanni al Sepolcro e San Benedetto

Vittoria R. Petrosillo – Guida di Brindisi, ed. Finiguerra Arti Grafiche – Lavello (Pz) per conto Congedo editore 1993

Giuseppe Moscardino – La Chiesa S. Giovanni al Sepolcro di Brindisi nella Storia dell’Arte – Ed. Tip. Abicca – Brindisi 1961

Benita Sciarra – La chiesa di S. Giovanni del Sepolcro in Brindisi, ed. Brindisi – Tip. Ragione 1962

Free Brindisi (magazine) – I cavalieri del tempio anno 1 numero 24 del 20 apr. 2012 – web

Materiale di propaganda del Comune di Brindisi all’interno del Tempio

7 commenti

  1. un’analisi molto pacata e suadente,complimenti,naturalmente in questa sede non era possibile citare nel dettaglio i documenti ecclesiastici sulla fondazione etc, La mostruosità pedagogica del romanico ha qui una riprova importante,si va dal S.Michele di Pavia a questo prosit per l’oltremare Non solo Otranto!

    1. La ringrazio e colgo l’occasione per informarLa che attendo altre due interessanti analisi di importanti studiosi locali che avrò cura ovviamente di pubblicare sul blog. Ci continui a seguire. Saluti.
      Francesco Guadalupi

  2. A proposito di romanico (pugliese) mi permetto di suggerirle un’altra visita al nostro blog – che tra l’altro è presente anche su facebook con le pagine: Brundarte e Amici di Brundarte a cui si potrà iscrivere per potere avere continui aggiornamenti – per vedere l’articolo dedicato alla chiesa di S. Maria del Casale. Inoltre, visto che è di Firenze colgo l’occasione per invitarLa a venire a vedere di persona le bellezze della nostra piccola ma antichissima città.

  3. Buonasera,

    vorrei portare dei turisti a visitare la chiesa
    Puoi scrivermi i contatti (tel ed e-mail) per le info del caso?

    Grazie

    1. Ciao Antonio, l’ultimo aggiornamento che ho risale al 31 ottobre 2018 e il Tempietto era aperto tutti i giorni dalle ore 8,00 alle 20,30. Poichè questi erano orari invernali, per avere notizie aggiornate ti consiglio di chiamare l’Infopoint Brindisi a questo numero 0831 229784. A loro, che fanno proprio questo lavoro, ti puoi rivolgere per avere informazioni su tutti i musei, chiese e monumenti di Brindisi.
      Buona giornata

  4. gentile Francesco, desidero pubblicare in un articolo su rivista scientifica (Studi e ricerche di storia dell’architettura) questa immagine: https://i1.wp.com/c1.staticflickr.com/1/649/23908900816_d2ed74d2c7_c.jpg?resize=599%2C799&ssl=1
    Gliene chiedo la cortesia, ovviamente citando autore e risorsa.
    Grazie molte

    1. Non c’è alcun problema, se ti può servire credo di averne anche una frontale. Puoi citare ph. Brundarte di Francesco Guadalupi. Buona serata
      P.S. Se puoi, mandami un pdf del tuo studio per un mio approfondimento. Grazie

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