San Paolo Eremita – Brindisi

La Storia

Nel 1284, il re Carlo I d’Angiò donò ai padri francescani, l’intera area appartenuta all’ammiraglio Margarito da Brindisi e denominata “Domus Margariti” (con l’eccezione della Zecca e della Banca di Stato riservati alla Corona) per la costruzione della chiesa di S. Paolo. Si trattava di una notevole porzione di territorio posto in posizione strategica, sopra al porto della città.

La Domus doveva essere davvero stupenda e sontuosa, in quanto fornita di bagni (terme private), giardini, forni ed altri annessi. Ma, con l’atto di donazione, Carlo I d’Angiò ne concesse ai Frati minori di S. Francesco, l’autorizzazione alla demolizione per la successiva edificazione, con il materiale di risulta, della chiesa di S. Paolo Eremita e del Convento.

Chiesa di San Paolo Eremita
Chiesa di San Paolo Eremita
Chiesa di San Paolo Eremita

“Secondo Giovanni Maria Moricino (1558-1628) (*), la chiesa di San Paolo di Tebe, primo eremita, fu terminata nell’anno 1322, data riportata anche su una delle travi del soffitto dell’edificio stesso. La dedicazione si spiega sia con la fortuna in Francia del culto di questo santo, ove ebbe un importante riferimento a Cluny, che con la traslazione delle sue reliquie da Costantinopoli in Venezia, nella chiesa di San Giuliano, il 1240.” (1)

Soffitto a capriate

“Sino al 1809, ossia sino alla sua soppressione, fu questa dimora dei francescani fra le più notevoli di Terra d’Otranto, vi potè completare la propria prima formazione Giulio Cesare Russo, il futuro San Lorenzo da Brindisi, dottore della chiesa universale, fu indirettamente ricordata dal Pontano, costituì centro di propagazione del culto verso la Vergine Immacolata. La chiesa (..)  fra il 1825 e il 1826, trovandosi pericolante, subì sostanziali modifiche. Demolita l’antica facciata, fu sostituita con l’attuale, arretrata di circa 8 metri rispetto alla precedente con conseguente inevitabile soppressione di due altari.” (2)

Chiesa di San Paolo Eremita
Chiesa con Campanile
Veduta del Campanile

L’Esterno

“La facciata (sec. XVIII) presenta un semplicissimo portale sormontato da una nicchia e da un finestrone a lira; è animata dalla modesta sporgenza di quattro paraste. Ai lati del portale erano collocati due leoni stilofori, uno dei quali fu ritrovato durante i lavori di restauro. L’annesso Convento dei Francescani è ora sede della Prefettura (dall’ottobre 2014, dopo il restauro è entrato nella disponibilità della Provincia).” (5)  Dall’attiguo cortile sono visibili il settecentesco Campanile e le altissime monofore della chiesa.

La facciata

“Senza dubbio l’edificazione conclusasi nel 1322, sotto Roberto d’Angiò, re di Napoli, dimostra che i lavori andarono a rilento. (..) Tuttavia, la chiesa di S. Paolo è l’unica testimonianza parlante dell’architettura gotica nell’area provinciale brindisina. Gli elementi importanti che possiamo ammirare sono l’arco ad ogiva ed una sequenza di monofore sulla fiancata destra, ove si apre un portale sormontato da un protiro cuspidato ed in cui si evidenziano segni che rimandano a temi orientali.” (3)

Chiesa di S. Paolo – fiancata destra

Sul muro si intravedono incise alcune scritte non decifrabili

Portale con protiro cuspidato
Portale con protiro cuspidato

“La lunetta è sostenuta da un architrave decorato con una fila di boccioli mentre l’archivolto ripropone motivi vegetali classici, tipici della Terra d’Otranto e di chiara ascendenza orientale.” (1)

Particolare del portale
Particolare dell’archivolto
Particolare ingrandito

“In essa, la parte inferiore è costituita da grossi massi in carparo mentre quella superiore è scandita da conci più piccoli e regolari: ciò è da addebitarsi alla pratica medievale di riutilizzare materiale di risulta da altri edifici per ottimizzare i tempi e i costi delle nascenti costruzioni. Come attesta l’atto di donazione del suolo, qui era l’arx messapico romana ancora utilizzata dai normanni; la sopraelevazione del piano di calpestìo della chiesa, rispetto alla strada, è il frutto del riutilizzo di tale antica rocca cui pertiene il bugnato di carparo che riveste la zoccolatura inferiore dell’edificio.” (1)

Bugnato di carparo che riveste la zoccolatura dell’edificio

“Aggancio alla tradizione culturale romanica può considerarsi la riproposizione della bicromia, tema decorativo che ha, fra i suoi precedenti locali, le esperienze di Santa Maria del Casale e del Cristo dei Domenicani.

Monofora di dimensioni ridotte

Particolare decorativo della finestra a forma di drago
Particolare ingrandito

Il Tetto

Nell’interno, ad unica navata e coro rientrante rettangolare, con copertura a capriate riferibile al 1505 ed ora nuovamente a vista dopo la rimozione dei plafoni affrescati da Agesilao Flora, è il segno degli interventi compiuti dopo il concilio tridentino.” (2)

Sulla travatura del soffitto è impressa un’iscrizione dove si attesta che nel 1505 la Chiesa subì delle modifiche a spese dei cittadini sotto il guardianato di Fra Mari da Matera, di Bartolomeo Porcio e di Dragonetto Pisano. (3)

L’immagine che si vede in alto potrebbe essere quella di un Santo Cavaliere (San Giorgio?) che secondo l’iconografia classica cavalca il cavallo col mantello che svolazza nell’aria, mentre lancia in resta si appresta a colpire il drago, rappresentazione del demonio, annidiato tra le zampe del cavallo.

Alcuni stemmi nobiliari che potrebbero far individuare i casati che hanno partecipato alla ricostruzione della chiesa

Processo alle campane
“A proposito di devozione alla Madonna, seguite ciò che accadde durante il settenario alla Madonna del terremoto.
Premettiamo che il settenario avveniva intorno alle 4 del mattino per cui al primo scampanio, i devoti lasciavano la casa e muniti di una sedia, accorrevano in Chiesa, poiché non sempre era possibile trovare un banco libero per assistere comodamente alla liturgia e al sermone di eminenti predicatori.
Qui, benché lontano nel tempo, riportiamo un episodio poco piacevole.
Un gruppo di persone abitanti intorno alla Chiesa di S. Paolo, inviano un esposto alle autorità di polizia, poiché il suono delle campane disturba la quiete pubblica.

RITENUTO IN FATTO
che con verbale degli agenti di P.S. in data 20 febbraio u.s. vennero denunciati per contravvenzione all’art. 457 Cod. Pen. Bar¬naba Ferdinando e Fischetto Giovanni, il primo sacrestano, il secondo Priore della Chiesa di S. Paolo di questa città, poiché in quel giorno a cominciare dalle ore 4 ant., ripetutamente ed a brevissimi intervalli furono suonate le campane di quella Chie¬sa in modo da disturbare la quiete dei cittadini circostanti sia per frastuono, sia per la quasi continuità del suono. All’udienza gli imputati hanno risposto che in quel giorno le campane furono suonate secondo il solito dei dì festivi e regolarmente. (..)

CONSIDERATO IN DIRITTO

(..)

DICHIARIAMO

gli imputati Barnaba Ferdinando e Fischetto Giovanni

COLPEVOLI

della contravvenzione loro ascritta in rubrica, e, come tali,

CON CIRCOSTANZE ATTENUANTI

li condanniamo ad una lira di ammenda per ognuno, ed in solido alle spese processuali ed alla tassa sulla sentenza.

Giudicata e pronunziata in continuazione dell’ultimo atto della pubblica discussione,

oggi 4 marzo 1899 in Brindisi in presenza del P.M. e degli accusati.

Firmati: Rossani, Pretore – Trizzo, Cancelliere (3)

Estratto dal suo originale esistente nella Cancelleria del tribunale di Brindisi n. 106 del Registro Gen. delle Cause 1898.” (3)

L’Interno

Vista della navata lato porta
Vista della navata lato altare
Vista della navata lato altare

Il vano absidale

La chiesa è oggi coperta da un tetto ligneo a capriate decorate e comunica con il vano absidale mediante un arco a sesto acuto; l’abside come la navata reca frammenti di affreschi. Tuttora esiste anche una nicchia, collocata nel lato sud, che un tempo era coperta da coro ligneo poi eliminato con i restauri effettuati nel corso di tutto il novecento che avevano lo scopo di conseguire una vera e propria “sbarocchizzazione” della chiesa. Sempre nell’abside è presente anche una decorazione barocca della quale rimangono oggi i larghi fiori scolpiti sui basamenti dei pilastri.

Altare maggiore

Il Crocefisso
Parete absidale lato nord

Parete absidale lato sud
Nicchia gotica
Una vecchia entrata murata
Residui della decorazione barocca
Residui della decorazione barocca
Residui della decorazione barocca

Gli affreschi

“Le pareti erano inizialmente ricoperte interamente da affreschi: i pannelli rimasti sono databili per lo più a partire dalla fondazione fino alla fine del secolo XIV. I frammenti rimasti sono relativi alla rappresentazione de “L’albero della Croce, Santi e Madonna con il Bambino” sulle pareti dell’antico coro; alle “Opere di misericordia, Santi, storie di Maria Maddalena, scene cortesi, Santo Stefano” sulla parete meridionale della navata. (3)

Santo Stefano
Madonna con Bambino
Scene cortesi
Scene cortesi
Scene cortesi
Teoria di Santi
Teoria di Santi – particolare

Diversi frammenti sparsi nella chiesa.

 

Nicchia con motivo a zigzag e  giglio scolpito

Agli affreschi che ricoprivano le pareti della navata furono nel tempo sovrapposti altari barocchi in pietra locale: lungo la parete meridionale gli altari di S. Giuseppe da Copertino (sec. XVIII), S. Antonio da Padova (1632), Santa Maria (1603).

Altare con tela di S. Giuseppe da Copertino (XVIII secolo)

Tela di S. Giuseppe da Copertino (XVIII secolo)

Altare con statua lignea di S. Antonio

Dedica con alcune immagini della vita del Santo (1682)

Particolare delle colonne
Particolare con puttino annoiato

Altare con tela dell’Incoronazione della Vergine del Carmelo e dei Santi Caterina, Paolo Eremita e Diego e la famiglia Perez Noguerol. L’altare è probabilmente opera di Francesco Antonio Zimbalo (1603-1604) (5)

Parte superiore dell’altare recante l’indicazione della famiglia Noguerol
Tela dell’Incoronazione della Vergine del Carmelo e dei Santi Caterina, Paolo Eremita e Diego e la famiglia Perez Noguerol
Part.

Lungo la parete settentrionale gli altari del SS. Crocifisso, dell’Immacolata (sec. XVIII), dei Santi Vito Martire, Modesto e Crescenza.

Altare del SS. Crocifisso

Altare dell’Immacolata (secolo XVIII)

Tela raffigurante l’Immacolata ( secolo XVIII)
Parte superiore dell’altare

Altare dei SS. Vito, Modesto e Crescenza

Tela dei SS. Vito, Modesto e Crescenza

Fra le tele il dipinto raffigurante “L’incoronazione della Madonna del Carmelo e dei Santi Caterina, Paolo Eremita e Diego, e la famiglia Perez Noguerol”, attribuito ad Alessandro Fracanzano (1603).

“In fondo alla navata, a destra, la tela di S. Maria della Siatica di Domenico Antonio Sambrino (1724).

S. Maria della Siatica

Sotto la tela una lapide (1309), con stemma di N. Castaldo e consorte.

Lapide (1309), con stemma di N. Castaldo e consorte

La Madonna della Concordia, recentemente restaurata, dipinta fra la fine del secolo XVI ed i primi del secolo XVII, proviene dall’omonima chiesa che nel 1883 fu acquistata dal Comune di Brindisi per la conseguente demolizione finalizzata all’ampliamento di Largo Concordia. ” (3)

Madonna della Concordia

“Lungo la parete meridionale vi è una nicchia gotica decorata con un affresco raffigurante la Vergine e san Giovanni sotto la Croce di cui però restano visibili solo frammenti su fondo scuro. Un dipinto molto simile, riferibile al XV secolo, si trova in analoga collocazione in San Benedetto. Nella cuspide sovrastante sono invece riprodotti due angeli in volo che reggono un tondo. In generale, i motivi trilobati, le cornici zigzagate, gli elementi a foglia, che si rintracciano tra nicchie e monofore rimandano a tradizioni figurative ancora una volta orientali su cui si inseriscono innovazioni goticheggianti di origine transalpina.” (1)

Nicchia gotica
Nicchia gotica

 

“La cappella contigua all’altare maggiore, è legata ad un evento tragico che colpì il medico e storico brindisino Giovanni Moricino. L’unico suo figlio, Francesco, salito su un albero di gelso moro che si trovava nel giardino del monastero di S. Paolo, cadde e dopo qualche giorno morì: aveva 16 anni. Fu in questa occasione che fece costruire in San Paolo una cappella dedicandola al Santo omonimo dell’estinto e fece modellare a Venezia una statua in legno di S. Francesco, opera di notevole pregio artistico.

Statua lignea di S. Francesco

Il desolato padre fece seppellire il cadavere del figlio nella stessa chiesa in un sontuoso sepolcro.”(3)  Sul sarcofago fece incidere i distici latini che il De Fabrizio traduce così: Ancora oggi le more godono del sangue dei mortali, una seconda volta, o figlio, le more rosseggiano del tuo sangue. O Moricino, caduto da un moro, tu muori, (giacchè cotesto tuo nome era un tempo un triste presagio!) le more morte ti danno.

Cappella del SS. Sacramento (già di S. Francesco)
Parte superiore dell’ingresso

Altare della cappella SS. Sacramento
Particolare dell’altare
Particolare dell’altare
Particolare dell’altare

“La tomba del Moricino è su quella di Obedenzio Vavotico (sec. XVII) letterato brindisino e vicario generale della diocesi. Nel testamento il Moricino, tra le altre disposizioni, espresse la volontà che le sue spoglie riposassero nel sepolcro che conservava le ceneri del figlio. Così, infatti, fu eseguito alla sua morte che avvenne nel settembre del 1628.” (3)

Tomba dei Moricino – Vavotici
Stemma dei Vavotici
Particolare della tomba
Particolare della tomba
Tomba di Obedienzio Vavotico (secolo XVII) letterato brindisino
Epigrafe voluta da G.M. Moricino in memoria del figlio morto

“Entra questa chiesa nel novero dei santuari mariani per la devozione verso la Vergine Immacolata cui si attribuì lo scampo dal terremoto del 20 febbraio 1743. Si tratta di una macenula, una statua vestita in corso d’anno con quattro abiti diversi con cambio evidenziato in occasione della Pasqua di Resurrezione. Di particolare interesse è quello caratterizzato da un ricco ricamo, presumibilmente settecentesco, originario ornamento di una veste nuziale della famiglia serra.” (2)

Madonna macenula

Statuaria presente nella chiesa

Acquasantiera

Ringraziamenti:

Un sincero grazie a Don Vittorio Papadia parroco della chiesa di S. Paolo Eremita, per la cortesia usatami nel mostrarmi personalmente la chiesa e anche, per il libro a sua firma “Brindisi dal paganesimo al cristianesimo”, che confesso di aver letto tutto d’un fiato e che, mi è stato grandemente utile nelle descrizioni.

Note:

(*) Giovanni Maria Moricino (1558 o ’60-1628), gloria brindisina per l’ampia e profonda cultura, del quale resta l’opera “Dell’antiquità e vicissitudini della città di Brindisie della di lei origine sino al 1604”, manoscritto inedito, conservato nella Biblioteca Arcivescovile A. De Leo. (5)

Bibliografia e sitigrafia:

“Legenda: allo scopo di non tediare il lettore con la ripetizione delle fonti citate, è stato attribuito un numerino per ogni opera consultata, che si ritroverà al termine della citazione e che consentirà l’esatta attribuzione bibliografica o sitografica.”

(1) Chiesa di San Paolo eremita di Silvia Palano.

(2) Brindisi Nuova Guida, di Giacomo Carito – Ed. Amici della A. De Leo. Italgrafica Edizioni srl, 1993.

(3) La chiesa di San Paolo Eremita, di Vittorio Papadia. Neografica Latiano (Br), 2002.

(4) Storia e cultura dei monumenti brindisini, di Rosario Jurlaro – Ed. Amici della A. De Leo. Ed. Salentina, Galatina (Le) Aprile 1976.

(5) Guida di Brindisi, di Vittoria R. Petrosillo. Ed. Finiguerra Arti Grafiche – Lavello (Pz) per conto Congedo editore 1993.

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