La Cattedrale di Ostuni (Br)

L’Esterno

“In cima a un amenissimo colle appartenente alle ultime diramazioni degli Appennini Pugliesi, sul quale nei secoli antichi e nel Medio Evo si limitava tutto l’abitato della città, si eleva la mole elegante e maestosa della Cattedrale di Ostuni.

Pei molti edifizi che le si aggruppano intorno da ogni parte, la Cattedrale non è nettamente visibile se non le si giunge proprio al fianco, sbucando di sotto l’angusto arco di Palazzo Incalzi.” (1)

“In questo punto si distingue, alquanto sopra al livello della strada, il piano della viva roccia su cui poggia tutto l’edificio del tempio; è costruito interamente in pietra ostunese, un calcare compatto bianchissimo che abbonda nei dintorni della città e merita di essere conosciuto e trasportato anche fuori perchè, mentre cede docilmente alla pressione dello scalpello, è poi resistente agli agenti atmosferici in virtù d’una patina brunastra che formandosi col passar degli anni lo rende immune dall’erosione.” (1)

“Il monumento è degno di essere ammirato universalmente, assai più di quanto non sia. Fu costruito dopo la metà del quattrocento in uno stile gotico-romanico fiorito (*) che già preannunzia il Rinascimento, ed ha una semplicità di disegno e una purezza ed eleganza di linee di gran lunga superiori a quelle di qualunque altro edificio simile nella nostra regione.” (1)

Il prof. Cosimo De Giorgi così descriveva la Cattedrale: “E’ uno dei monumenti più squisiti dell’architettura salentina del secolo XV.

La facciata è di una architettura pura, semplice ed elegante; la finestra circolare (**), i bassorilievi, i fregi, le edicole sono lavorate egregiamente. Graziose e svelte sono le edicolette quadrate che sorgono in cima ai due pilastri che dividono lo scompartimento mediano dai due laterali.” (1)

“I fregi sono a piccoli archi ogivali intrecciati tra loro, e contornano graziosamente la cornice del frontone, e si ripetono nelle pareti laterali del tempio. (1)

“In quella corrispondente al braccio destro della crociera si vede un altro rosone circolare del tutto simile a quello surriferito. Quattro teste di apocalittici leoni sporgono dalla facciata, d’in cima ai quattro pilastri.” (1)

“I fregi ad archetti ogivali si riscontrano pure sulla torre campanaria; dappertutto hanno alla base teste d’animali veri o immaginari o svariatissimi altri motivi ornamentali, tratti dal regno animale o vegetale; e formano in complesso una ininterrotta e vaghissima merlettatura.” (1)

“Il Campanile (..) supera la cima di qualsiasi altro edificio della città. Oltre le due rose minori della facciata, che s’aprono sulle porte laterali e dan luce alle corrispondenti navate, c’è da aggiungere un terzo rosone, posto esternamente al braccio sinistro della navata di crociera.” (1)

“Un quarto rosone, avariato parecchio, è opposto a quello della facciata stessa, dietro l’altare maggiore. La facciata interna e i rosoni e i fregi laterali, tutti i muri esterni, insomma son le sole parti del tempio rimaste immuni da inconsulti restauri, mentre tutto l’interno nel corso di quattro secoli è stato vandalicamente manomesso. Proprio in grazia dell’esterno ben conservato, il Duomo di Ostuni nel 1902 fu dichiarato monumento  nazionale.” (1)

“Una remota tradizione attribuisce al vescovo Arpone il merito della riedificazione della cattedrale, invocando, quale prova inoppugnabile di tale committenza, la scena raffigurata nella lunetta del portale maggiore.
Il soggetto ritratto mostra un vescovo inginocchiato ai piedi del trono della Madonna. Su di un cartiglio vi è una semplice invocazione alla Madonna che recita “Mater Dei Miserere mei Nicolai Arpoide de Tarento Episcopi Hostunensis III”. (2)


“In questo eterogeneo contesto compositivo vengono prontamente accolti nella cattedrale ostunese i nuovi vocaboli del linguaggio rinascimentale individuabili nelle ghirlande avvolte da bande impunturate a margine del rosone e, soprattutto, nella vigorosa definizione plastica delle figure scolpite. La lunetta che sovrasta il portale centrale ritrae la Madonna in trono con Bambino tra angeli musicanti e il vescovo Nicola Arpone, inginocchiato e deferente ai suoi piedi.” (2)


“L ‘impostazione classicheggiante del trono, decorato da ghirlande al di sotto della pedana e sullo schienale, i volumi essenziali ma nettamente definiti, la posa del Cristo del rosone in equilibrio stabile, inquadrano la maniera dell’ignoto esecutore in quella vasta produzione scultorea scaturita dalla bottega di Stefano da Putignano per l’arricchimento di importanti sedi di culto tra la Terra di Bari e la Terra d’Otranto.” (2)

“Nella lunetta del portale, a sinistra della facciata, è rappresentato San Biagio, patrono della città, individuato ai lati della testa dalla iscrizione BLA / SIUS. II santo indossa paramenti vescovili, sostiene nella mano sinistra il pastorale e in quella destra il plastico della città di Ostuni, simbolicamente rappresentata dal castello con tre torri.” (2)


“Nella lunetta del portale destro compare San Giovanni Battista con un agnello sostenuto nella mano sinistra coperta da un panno; sulla pergamena srotolata dalla mano destra è inciso: ECCE AGNUS DEI.” (2)

“Nella facciata l’elemento di maggior richiamo è comunque rappresentato dal rosone, certamente il più spettacolare della Puglia, vero capolavoro esecutivo degli scalpellini locali che la tradizione vuole rappresentati come mensole, al di sotto degli archetti trilobi di coronamento.” (2)

“Suddiviso in tre cerchi concentrici, il rosone mostra una complessa cornice esterna di motivi vegetali che germogliano intorno ai busti ammantati dei profeti o apostoli con pergamene nelle mani. L’immagine del Redentore benedicente, anch’egli con pergamena, si colloca al culmine del fregio.” (2)

“Una raggiera di 24 colonnine poste a sostegno di archi trilobati, si stringe intorno a 12 arcate trinate rette da capitelli che poggiano sull’anello più interno occupato dall’immagine di Cristo tra 7 cherubini. Tra gli archi del primo cerchio si ripetono con sequenza ordinata, vari simboli: croce, svastica, rosetta, spirale a tre bracci, monogrammi di Cristo, assimilabili al repertorio del gotico flamboyant (****).” (2)

“Complessa metafora di Dio, sorgente di vita eterna, il rosone unifica la forma del disco solare, dal quale si irradia la luce, e l’immagine della ruota, con allusione all’incessante scorrere del tempo, scandito dal ritmo giornaliero dalle ore, le 24 arcate del cerchio esterno, e da quello annuale dei mesi, le arcate del cerchio interno.” (2)

“Simili riferimenti si riscontrano negli altri due rosoni posti nelle testate del transetto.
In quello che si apre nel transetto sinistro, oggi privato della raggiera interna e di una sezione della cornice, per l’apertura nella seconda metà
del XVIII secolo di una finestra, un tempo si collocavano 24 cherubini. II rosone del transetto destro pur riproponendo lo stesso schema di quello centrale con l’eliminazione di un anello, presenta un fregio esterno interamente vegetale e raggi del cerchio più interno formati da steli fogliacei. La muratura che attualmente chiude i rosoni, prende il posto di antiche vetrate colorate che un tempo proiettavano la luce all’interno; oltre alla diminuzione della luminosità interna la chiusura dei rosoni ha modificato la relazione che certamente esisteva tra queste aperture e precise aree interne della chiesa.” (2)

“Rosoni di diametro minore si aprono al di sopra dei portali laterali. Interessante notare come al centro si collochino gigli angioini.” (2)

Gli antichi restauri

“Nel corso dei secoli, soprattutto all’interno, la cattedrale ha subìto rifacimenti e restauri che ne hanno cancellato e deturpato il suo aspetto originario. Il primo restauro si ebbe nel 1570, come vagamente accenna la pergamena del 27 febbraio 1570 nella quale, fra l’altro, si afferma che il vescovo Vincenzo Cornelio Cajetani (1564-1578) aveva fatto “adaptare ecclesiam”. Non si sa in che cosa consistessero gli adattamenti apportati; probabilmente uno di essi fu la costruzione di un altare dedicato a “Tutti i Santi”.

Nell’ottobre del 1668 il vescovo Carlo Personè (1659-1678) riconsacrò la cattedrale; all’interno, sulla parete che sovrasta il portale minore, dedicato a San Biagio si legge la seguente iscfrizione: “D.O.M. Carolus Personè Episcopus Hostunensis die XXVIII Octubris hanc consacravit Ecclesiam”. Probabilmente in questa occasione l’interno della chiesa ricevette la prima veste barocca che fu accentuata nei successivi restauri settecenteschi.

Un vero e proprio rifacimento furono i restauri apportati da mons. Francesco Antonio Scoppa (1747-1782); per i quali venne cambiato l’aspetto originario della piazzuola antistante il Duomo, e al suo posto subentrò uno stile tutto settecentesco che si trasferì anche all’architettura spontanea che costeggia la cattedrale.” (3)

“Si sostituì inoltre il ponte di legno con uno di pietra che fa da corridoio di congiunzione tra l’ex seminario ed il palazzo vescovile. Al centro del ponte fu incastrata una lapide in pietra con la seguente dicitura: “Pons erat e ligno-construxit-marmore Scoppa muniat ut timidos per loca tuta via”. A.D. 1750. (C’era prima un ponte di legno, Scoppa lo costruì in pietra affinchè la via (il corridoio) renda forti i prudenti per luoghi sicuri. Anno del Signore 1750).” (3)

“Il terzo restauro ebbe inizio nel 1895 ed ebbe termine nel 1898; i restauri furono eseguiti, in nome dell’arcivescovo Salvatore Palmieri, dal vicario Nicola Matone, che “con dispotismo degno di miglior causa non solo lasciò indebitata la ricchissima cappella del SS. Sacramento, ma dal lato artistico…”quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini”.

A ricordo del restauro, all’ingresso del coro, resta lo stemma dell’arcivescovo Palmieri con la scritta: “Salvator Palmieri Archipiescopus instauravit A.D. 1897″. In questo restauro l’intera facciata, i rosoni, i fregi laterali e tutti muri esterni rimasero immuni da inconsulti restauri, mentre l’interno fu barbaramente deturpato e manomesso.” (3)

“Il maggior danno lo subirono i capitelli, che furono sfregiati irrimediabilmente ed ornati di convenzionali insignificanti volute neoclassiche. Durante questi restauri, le colonne assunsero l’aspetto che ancora oggi conservano. Furono anche stuccate e dipinte, in finto granito, dallo stuccatore Vito Lo Zupone di Lecce, che decorò i pilastri “secondo lo stile di Raffaello e gli archi secondo quello “dell’arte greca”. (..)

Nell’ultimo restauro iniziato il 1964, nel mentre si facevano dei saggi a qualche colonna e pilastro ricoperti di stucco, si ebbe una sorpresa: il capitello che si trova all’interno del Duomo, presso il portale di San Biagio, era stato quasi salvato dalla furia selvaggia e devastatrice: esso mostra ancora leggibile la sua decorazione; sono effigiate 4 scene della vita di Gesù: il processo, l’ecce homo, la crocifissione e la resurrezione.” (3)

L’Interno

“La chiesa è suddivisa internamente in tre navate da poderosi, colonnati in pietra con capitelli ionici, posti a sostegno di arcate a tutto sesto. Plastiche membrature al di sopra delle arcate guidano lo sguardo verso l’ampio arco di trionfo che inquadra il transetto ad aula e il profondo presbiterio rettangolare (*****), affiancato da due cappelle.” (2)

“Le navate laterali presentano un soffitto dipinto a finti lacunari, dipinto nel 1895 da Vito Lo Zuppone di Lecce.” (2)

“Tre grandi teloni rivestono la copertura della navata centrale e del transetto.
Nella navata centrale tre riquadri mistilinei contenenti scene della vita di Gesù: Gesù fra i dottori, Gesù caccia i profanatori dal Tempio, Gesù e l’adultera) si collocano all’interno di una estesa campitura con motivi naturalistici, inquadrata da membrature architettoniche e ghirlande floreali, pausate da medaglioni con immagini di sante, santi e dottori della chiesa. I dipinti, animati da una moltitudine di personaggi, dai gesti eloquenti e dalla mimica particolarmente comunicativa, trovano punti di riferimento con le articolate composizioni di Francesco De Mura pittore napoletano della seconda metà del XVIII secolo, di ascendenza solimenesca, la cui produzione in Puglia risulta abbastanza ampia.” (2)


“Anche i teloni che occupano la volta del transetto: Martirio di San Biagio, Il miracolo del paralitico, La predicazione di Sant’Oronzo, riecheggiano lo stile della pittura di De Mura, attraverso l’interpretazione che ne dà il pittore leccese Oronzo Tiso, autore di alcune tele nelle cattedrali di Brindisi e Lecce. Per tali riferimenti la datazione delle opere può collocarsi nella seconda metà del 1700.” (2)


“Le numerose modifiche apportate alle murature e agli spazi interni nel corso dei secoli, impediscono di risalire alla configurazione della chiesa primitiva sia per quanto riguarda l’impianto sia per la decorazione scultorea e pittorica posta a completamento dell’arredo liturgico.
Altre opere risalenti alla veste decorativa della chiesa delle origini si possono individuare nella controfacciata. La statua del Salvatore, in parte in pietra e in parte in gesso, posta in una nicchia a sinistra dell’ingresso, decorava in origine l’altare di giuspatronato della famiglia Martucci.
Un fregio naturalistico a racemi e fogliami con segni zodiacali compresi tra il Cancro e lo Scorpione, si pone a contorno di questa cavità, contrassegnata da fondo azzurro, da tre teste di cherubini per lato e dalle fattezze antropomorfe del sole e della luna.
Il Cristo in equilibrio stabile, additando la ferita sanguinante del costato e mostrando la piaga della mano sinistra si ricollega, in tale iconografia, alla diffusa allegoria quattrocentesca del sangue del Salvatore, secondo la quale veniva esaltata, con estremo realismo, la capacità redentrice della passione e della morte di Cristo.” (2)


“Sulla parete a destra del portale principale un dipinto murale gravemente compromesso dalla caduta di alcune sezioni della superficie pittorica, era inizialmente compreso nell’altare della Santa Croce o di Sant’Elena. L’ episodio illustra il ritrovamento da parte dell’imperatrice Elena, madre di Costantino, della vera croce sulla quale fu crocifisso Cristo, tra le tante accumulatesi sul monte Calvario”. (2)

“Proseguendo la visita della chiesa attraverso la navata sinistra, incontriamo il fonte battesimale, di forma ottagonale in marmi policromi, realizzato da maestranze napoletane nel XVIII secolo, inserito nella prima cappella.” (2)

“La seconda cappella, eretta in stile neoclassico nel XIX secolo è dedicata al Cuore di Gesù e si orna di una statua in cartapesta del 1833.

La terza cappella contiene l’altare dedicato a San Gaetano, fatto costruire da Carlo e Bartolomeo Petrarolo nel 1776 al posto dell’antico altare della metà del XVII. In stile rocaille, con elementi che perpetuano la tradizione del barocco, ravvisabile nelle colonne circondate da lingue di fuoco, l’altare risulta uno dei più interessanti della chiesa. Particolarmente significativa è la tela, certo l’opera di maggiore pregio pittorico. Sebbene la data segnata sia quella del 1733, si deve ritenere la tela di poco anteriore al 1773. Autore è un importante pittore napoletano di ascendenza solimenesca, Domenico Antonio Vaccaro (1678-1745), attivo nella prima metà del 1700 (PUGLIESE V., in Il barocco a Lecce e nel Salento, Roma, 1995, pp.77-78). La tela rappresenta la Madonna con Bambino e i santi Gaetano e Filippo Neri. Prima del recente restauro il santo inginocchiato a destra della Madonna reggeva nella mano un cuore fiammeggiante, dando luogo alla identificazione con sant’Agostino. Una statuina di San Gaetano è posta sulla cimasa dell’altare.” (2)

“Segue il cappellone dell’Immacolata eretto nel 1857 dall’arcivescovo Raffaele Ferrigno ( 1856- 1865). Interessanti le statue in cartapesta di Sant’ Agnese di Raffaele Caretta di Lecce, e di Cristo Risorto statua ottocentesca in legno, donata dall’arcidiacono Teodoro Trinchera.” (2)

“Nella testata del transetto destro collocata dal 1992 una grande tela trasferita dal santuario collinare di Sant’Oronzo. Commissionata da Bartolomeo Zevallos, il cui stemma è in basso, il quadro rappresenta sant’Oronzo con paramenti vescovili, accompagnato da angeli; ai piedi del vescovo i frammenti della statua di Zeus alludono agli idoli pagani infranti dal credo cristiano, il fascio littorio con la scure insanguinata allo strumento del martirio. La tela databile alla prima metà del XVIII secolo riprende in maniera piuttosto pedissequa ma con povertà di mezzi espressivi, gli elementi compositivi dipinti nel più famoso quadro eseguito intorno al 1656 da Giovanni Andrea Coppola per il Duomo di Lecce.” (2)

“La parete di fondo della cappella del transetto destro è arricchita da un altare ligneo in stile barocco degli inizi del 1700 con colonne tortili poste a divisione di nicchie che contengono i tre preziosi busti reliquiari ugualmente lignei dei santi patroni e protettori di Ostuni: San Biagio, Sant’Oronzo e Sant’Agostino. In onore di quest’ultimo santo si svolgeva una processione solenne alla quale partecipavano tutti gli ortolani. La struttura lignea si conclude con una teletta rappresentante Sant’Irene nella cimasa. La santa festeggiata solennemente il 5 maggio, a partire dal 1724, proteggeva la città dai pericoli del temporale.” (2)

“II grande presbiterio fu ampliato dal vescovo Melingi nella prima metà del 1600 per far posto al pregevole coro, realizzato tra il 1638 e il 1639 da maestranze provenienti da comuni della Valle d’Itria. (..)

II vescovo Bisanzio Filo dopo la visita pastorale del 1707 decise di rinnovare l’area presbiteriale con un altare maggiore in legno, a decoraziane del quale venne posta la tela dell’Assunta che si conserva ancor oggi. La tela di autore ignoto, databile agli inizi del XVIII secolo, rappresenta la Morte e la Assunzione al cielo della Madonna secondo canoni iconografici e compositivi ancora legati alla pittura cinquecentesca di ambito pugliese.” (2)

“La cappella dedicata alla Santissima Trinità fu eretta nel 1566 dalla confraternita omonima che si occupava della gestione dell’ospedale della città, fin dal XVII secolo. La teletta settecentesca posta sul fastigio della struttura lignea dell’altare, ne ricorda la dedicazione. Nel riquadro centrale è posto il dipinto murale della Madonna della Sanità, ricordato agli inizi del 1700 “cum cristallo magno ante, cornicibus deauratis circumdata cum panno serico ante cristallum predictum”. L’affresco è stato pesantemente ridipinto nel 1921, in un maldestro tentativo di restauro che ha decisamente alterato i lineamenti delle figure. Non di meno è possibile assegnarne l’esecuzione al XV secolo e porlo in rapporto con gli altri dipinti murali realizzati per il completamento decorativo interno della chiesa. L’ altare in legno che decora questa cappella è simile nella forma e nello stile a quello della cappella dei Santi Protettori. Il recente restauro, ha fatto emergere le tinte originali e i preziosi intagli della macchina lignea, uno dei più antichi arredi liturgici conservati nella chiesa.” (2)

“Il frammento pittorico che si osserva sulla parete della testata del transetto destro, è emerso durante i lavori di restauro degli anni Sessanta. Era collocato nella prima arcata della navata sinistra dove trovava posto la cappella gentilizia della famiglia Carducci. Il brano pittorico rappresenta Santa Caterina d’Alessandria, particolarmente venerata in Puglia e in Ostuni come attestano le due immagini presenti in questa chiesa. Protettrice delle ragazze in età da marito e degli studi filosofici, la martire cristiana è ritratta in trono e riecheggia nei tratti del volto, modi compositivi vicini alla pittura di Francesco Palvisino, attivo nella prima metà del XVI secolo.” (2)

“La cappella successiva, alla quale si è già accennato, ora occultata dall’organo, era dedicata a Santa Cecilia.” (2)

“Una robusta cancellata in ferro chiude lo spazioso cappellone del Sacramento, notevolmente ampliato dall’arcivescovo Pietro Consiglio nel 1853, in luogo della cappella della Confraternitatis Sancti Corporis Christi istituita nel 1560 dal vescovo Gian Carlo Bovio.” (2)

“Di seguito è la cappella dedicata anticamente a Santa Filomena e ora alla Sacra Famiglia per via di un gruppo statuario che vi compariva. Opera di notevole importanza artistica, sulla parete sinistra della cappella, è l’altorilievo funerario in pietra del vescovo Bisanzio Filo, realizzato nella metà del 1700 da Giuseppe Greco, che si richiama, nella organizzazione dei vari elementi compositivi, alle barocche epigrafi commemorative che sono nel Duomo di Lecce.” (2)

“La cappella successiva, anticamente di giuspatronato della famiglia Calcagni, ospita un classicheggiante altare in pietra decorato dalla tela della Presentazione al tempio di Maria con i santi Carlo Borromeo e Francesco; in basso a destra è ritratto il cantore Giovanni Calcagni che ordinò la tela nel 1612. L’intonazione veneta del dipinto tradisce tuttavia una certa durezza pittorica ascrivibile ad un esecutore di modesto livello, nel quale si potrebbe riconoscere Andrea Cunavi, domiciliato a Ostuni dal 1607, allievo, secondo la tradizione del più celebre maestro veneziano, Palma il giovane.” (2)

“La navata si conclude con la cappella intitolata a Sant’Antonio da Padova. Fu Marsilia, sorella del vescovo Pietro Bovio a commissionare nel 1548 la cappella, anticamente decorata con “carte depictam de albo et de nigro depictam cum insignis familie de Bovio” e con una statua di Sant’Antonio. II vescovo Bisanzio Filo provvide al miglioramento della cappella, portato a compimento dal suo successore Cono Luchini dal Verme (1720- 1747) con la collocazione sull’altare della tela della Madonna con Bambino e sant’ Antonio. Decisamente orientata verso la pittura napoletana della prima metà del XVIII secolo l’immagine, recentemente restaurata, restituisce nella dolcezza dei volti e nella devozionalità dei gesti la non trascurabile capacità esecutiva del suo ignoto autore.” (2)

Altra statuaria presente :

Note:

(*) Gotico “fiorito” è un termine che fa riferimento all’amore per il lusso e per la raffinatezza che caratterizza questo periodo; interessante è notare come gli stilemi di questo tipo di arte siano rintracciabili in molteplici forme d’arte, con scambi continui di soluzioni e motivi tra pittura, miniatura, oreficeria, arazzeria, tessuti, mobilio, ecc. (fonte wikipedia)

(**) Sul portale, in alto si sviluppa il grande rosone, che è un’epopea. Vi sono raffigurati gli Apostoli, coi loro simboli speciali, che inneggiano a Cristo, posto sulla sommità del rosone stesso, nel centro. – da un art. di Semerano nel quindicinale “Lo scudo” del 31/1/30

(***) Al pendio rettilineo degli spioventi delle navate laterali vien sostituita la linea curva che, con la sua pesante convessità, fa bel contrasto con la concavità delle linee sormontanti il fastigio, e contribuisce a rendere questo più ardito e più slanciato, dando così a tutta la costruzione quella caratteristica che è propria dello stile gotico, cioè il verticalismo. Nell’unione sapiente e nel contrasto di queste linee ci pare di scorgere l’originalità della nostra Cattedrale. – da un art. firmato “Tienne” nel settimanale ostunese “Messapia F.” del 6/5/34

(****) Gotico “fiammeggiante” (o gotico flamboyant) è un termine che evidenzia l’andamento sinuoso delle linee dell’architettura, dove gli slanci diventano simili a fiamme guizzanti ed i complessi strutturali di costoloni e archi rampanti sempre più sottili ed accentuati. Le strutture murarie non portanti oltre  ad essere sostituite da vetrate vengono riempite di trafori estremamente lavorati. Sulle coperture, nei vertici e negli spigoli superiori delle facciate vengono introdotti sottilissimi ed esasperati pennacchi estremamente lavorati che fanno sembrare l’altezza delle strutture ancora più elevata. In Italia tale arte viene colta in maniera molto più mitigata (fatta eccezione per il Duomo di Milano e per qualche altro raro monumento). (fonte wikipedia)

(*****) La grande abside contiene l’altare maggiore e il coro, ed è visibilmente inclinata a sinistra, per manifesta allusione, come si crede, all’inclinato capo di Gesù Cristo sulla croce. (3)

Bibliografia e sitigrafia

“Legenda: allo scopo di non tediare il lettore con la ripetizione delle fonti citate, è stato attribuito un numerino per ogni opera consultata, che si ritroverà al termine della citazione e che consentirà l’esatta attribuzione bibliografica o sitografica.”

(1) La Cattedrale di Ostuni di Andrea Anglani. Tip. Santorsola, Ostuni (Br) 1935

(2) Relazione tecnica e storica pdf – Arch. Giacinto Giglio, dr. Luigi Cisternino, prof.ssa Enza Aurisicchio

(3) Ostuni nella storia, di Antonio Sozzi. Schena Editore – Fasano (Br)

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