Palazzina Belvedere

Ai piedi della Scalinata Virgilio, incastonata tra il neogotico Palazzo Dionisi e l’Hotel Internazionale (già Albergo delle Indie Orientali) si staglia la Palazzina del Belvedere, grazioso contenitore della Collezione Archeologica Faldetta, ma non solo! Come hanno ben spiegato Anna Cinti e Carmen Russo, coordinatrici dell’Associazione “Le Colonne”, lo scopo del sodalizio non è solo gestire, promuovere e valorizzare la Collezione Archeologica, ma soprattutto cercare di diventare centro di crescita, di aggregazione e di formazione culturale. A tal proposito è stato portato avanti un progetto dell’Unione Europea dal titolo “A.A.A. – ADVENTURE ACROSS ARTS”, strettamente collegato all’importanza dell’arte, in quanto veicolo di collegamento tra le diverse culture.

Nel mese di settembre 2013 sono, infatti, giunti a Brindisi 23 giovani provenienti dalla Turchia, Grecia, Romania e nord Italia.

L’associazione “Le Colonne” ha, inoltre, portato avanti una serie di progetti con gli istituti scolastici e una fitta serie di collaborazioni con altre associazioni culturali; tra queste spicca la proficua collaborazione con il Gruppo Archeo di Brindisi.

 

 

Dall’apertura sono stati registrati circa 8mila visitatori.

L’ingresso al Museo è gratuito e, dall’interno, è possibile accedere anche all’area del Belvedere, che offre una magnifica vista del Porto e del Lungomare. Infatti, da lì è possibile ammirare uno scenario unico: sulla sinistra il mare che si inoltra nel Seno di Ponente del porto;

  di fronte, il Castello Alfonsino e il Canale Pigonati che divide il porto interno da quello medio;  

sulla destra il Seno di Levante con i bar del porto e al di là del mare, le strutture industriali.  

Il tutto mentre, ai piedi di chi guarda, un fiume di gente distratta percorre in lungo e in largo il nuovo, magnifico lungomare, di recente ristrutturato dall’Amministrazione cittadina.

Piazzetta e Scalinata delle Colonne La sistemazione della piazzetta in cui furono erette le Colonne Romane, comunemente note quali terminali della Via Appia (anche se, secondo alcuni studiosi, potrebbero essere elementi di un’area monumentale o un segnale riconoscibile per l’approdo ndr), costituisce una delle questioni care alle politiche urbanistiche del ventennio fascista. Nel 1928 l’Amministrazione Comunale incaricò l’architetto Saverio Dioguardi per la realizzazione del progetto di sistemazione dell’area, che fu approvato l’anno successivo.

Con il progetto si andavano a demolire due fabbricati preesistenti e si realizzava una nuova gradinata parallela a quella esistente, con inserimento di archi rampanti, due sfingi e un ballatoio, pensati quali rimandi alle antiche vestigia romane, e la costruzione laterale di un nuovo edificio con loggiato e balconi ed una terrazza destinata a pubblico belvedere. Il progetto ebbe parere negativo da parte del Consiglio Superiore per le Antichità e Belle Arti, che rilevava una profonda alterazione del contesto storico. Nel 1930 fu redatto un nuovo progetto (del costo finale di lire 490.000) a cura dell’Ufficio Tecnico Comunale, che prevedeva l’attuale sistemazione della scalinata e del Belvedere, con la palazzina che ospita la collezione archeologica Faldetta, scandito per tutta l’altezza da lesene. La soluzione a cui si pervenne prevedeva, come è attualmente visibile, una unica scalinata con due pianerottoli intermedi, su cui sono posti due lampioni per lato a forma di candelabro. Il complesso fu inaugurato nel 1931. (1)

Progetto di sistemazione dell’area, presentato dall’ing. S. Dioguardi,  che nel 1929 superò l’esame dell’Amministrazione Comunale ma non quello del Consiglio Superiore per le Antichità e Belle Arti, in quanto si rilevava una profonda alterazione del contesto storico.

 

 

Progetto attuale, redatto nel 1930 e inaugurato nel 1931.
Attuale sistemazione delle stanze e della collezione.
Attuale sistemazione delle stanze e della collezione.

La situazione della piazzetta e della scalinata attraverso vecchie foto d’epoca

Per curiosità storica, si ritiene utile mettere a disposizione le fotografie di Piazzetta, Colonne e Scalinata fino alla metà del secolo scorso.

Foto prima della sistemazione

Collezione “La Valigia delle Indie” – Brindisi
Collezione “La Valigia delle Indie” – Brindisi
Le colonne romane con case a tettoia intorno. – Fototeca Briamo
La scalinata delle colonne prima dell’allargamento.  Fototeca Briamo
Brindisi – Colonne Romane. La vecchia scalinata. Fototeca Briamo
Brindisi. Colonne romane. Fototeca Briamo
Colonne romane e piazza prima dell’attuale sistemazione della scalinata. Fototeca Briamo

Foto dopo la sistemazione

Le Colonne Romane. Fototeca Briamo
Brindisi. Resti di una delle due colonne. Fototeca Briamo
Brindisi. La base della colonna caduta. Fototeca Briamo
Brindisi – Colonna romana. Particolare con aerei in formazione che la sorvolano. Fototeca Briamo
Colonne smontate per tutela nel periodo pre-bellico della 2^ Guerra Mondiale. Da fotografia di gruppo scolastico del 1940. Fototeca Briamo
Brindisi – Colonna Romana. Particolare del capitello con veduta di nave nel porto. Fototeca Briamo
Brindisi. Padiglione della Provincia di Brindisi alla prima Fiera del Levante di Bari raffigurante il Portico, la Loggia Balsamo e le Colonne Romane. Fototeca Briamo

PALAZZINA DEL BELVEDERE

La Collezione Archeologica Faldetta è ospitata all’interno della Palazzina Belvedere, nei pressi della scalinata Virgilio, con alla sommità i resti della casa del sommo poeta latino Virgilio, e delle Colonne Romane. La Palazzina del Belvedere, con la Collezione Archeologica Faldetta, rappresenta un importante polo museale che rientra in un ampio percorso turistico-culturale della città di Brindisi: a pochi passi, infatti, è collocata la Casa del Turista, i complessi monumentali di Palazzo Granafei Nervegna e della ex Corte d’Assise, degli ex Conventi delle Scuole Pie e di Santa Chiara, il sistema strategico difensivo e il Tempio di San Giovanni al Sepolcro.

La Palazzina Belvedere vista dalla Piazzetta Colonne
Scalinata “Virgilio” vista dall’alto
Scalinata “Virgilio” vista dal basso
Particolare della scalinata, vista dalla Palazzina Belvedere
Veduta d’insieme di Palazzina Belvedere e Scalinata Virgilio
Veduta delle Colonne Romane
Ingresso del Belvedere da Piazzetta Colonne

Particolare del Belvedere
Particolare del Belvedere
Particolare del Belvedere
Particolare del Belvedere
Particolare del Belvedere

LA RACCOLTA ARCHEOLOGICA

La Collezione, sottoposta a tutela ai sensi della legge 1° giugno 1939 n. 1089 con decreto ministeriale 18 ottobre 1978 proposto dalla Soprintendenza Archeologica della Puglia, vanta 363 reperti essenzialmente di provenienza pugliese, disposta nella sala di piano terra e del piano superiore. Essa comprende una ricca varietà di forme vascolari in ceramica micenea, corinzia, attica a figure nere, italiota a figure rosse, a vernice nera, bruna e rossa, in stile di Gnathia, policroma, acroma, geometrica, subgeometrica e a fasce. Inoltre, vi sono anche esempi di reperti in pasta vitrea, in bronzo ed alcuni esemplari di coroplastica e scultura di ambito indiano.

Gli esemplari qui rappresentati a titolo di esempio sono, ovviamente, solo una piccola parte della intera collezione esposta presso la Raccolta Archeologica S. Faldetta. (1)

 LA CERAMICA MICENEA

L’influsso dello straordinario gusto decorativo minoico, caratterizzato dall’uso fantasiosi ed elegante di elementi naturalistici, fu determinante per la civiltà micenea (XVII-XII secolo a.C.). (1)

Giara a staffa

 LA CERAMICA CORINZIA E DI IMITAZIONE CORINZIA

Alla fine dell’VIII secolo a.C. Corinto divenne il più importante centro di produzione ceramica in Grecia e nelle aree interessate dalla cultura greca. La ceramica corinzia si caratterizza per una decorazione ricca di ornamenti chiaramente derivati dallo stile orientalizzante delle preesistenti culture egee e mostra una particolare eleganza nelle forme vascolari (contenitori di essenze profumate sono gli alabastra, gli aryballoi, e le lekythoi; vasi per il consumo di bevande sono i kotylai, olpai, e oinochoai). (1)

Oinochoe
Oinochoe
Oinochoe trilobata
Amphoriskos
Aryballos globulare
Aryballos globulare
Pisside con coperchio
Coperchio di pisside
Coperchi di pisside
Kotyle
Kotyle
Kotyle
Kotyle
Kotyle

LA CERAMICA ATTICA A FIGURE NERE

Nel VI e nel V secolo a.C. il maggior centro di produzione della ceramica in Grecia fu Atene. I vasi più antichi erano realizzati con la tecnica denominata “a figure nere”, in quanto le figure, ricoperte da una vernice nera lucente, si stagliavano sul fondo rosso-arancio del vaso, con un effetto cromatico dovuto agli esiti della cottura, che determina la trasformazione dello strato di argilla depurata che ricopre la superficie delle raffigurazioni in un rivestimento lucido di colore nero, impropriamente definito “vernice”. (..) predilige nella decorazione le scene figurate ispirate  ai grandi temi del mito, i cui protagonisti sono le divinità e gli eroi del mondo omerico. (1)

Anfora
Lekythos
Lekythos
Lekythos
Lekythos a fondo bianco
Lekythos
Lekythos
Kylix

LE COPPE DI TIPO IONICO

L’affermarsi nelle società arcaiche della consuetudine del banchetto (simposio), al cui termine i partecipanti si dedicavano alla ritualità del consumo del vino e alle altre attività tipiche  conviviali (giochi, poesia, musica), favorì il fiorire di una produzione particolare di vasi destinati al bere: fra i più antichi, le coppe di tipo ionico, così definite per il loro originario luogo di produzione, da identificarsi con l’area ionica greco-orientale. (1)

Coppa di tipo ionico
Coppa di tipo ionico

LA CERAMICA ITALIOTA A FIGURE ROSSE

Questa tipologia vascolare, che imita la ceramica attica a figure rosse, si diffonde in Lucania, Puglia e Campania a partire dagli ultimi decenni del V secolo a.C. e si consolida in modo particolare nel IV secolo a.C. dando origine ad una imponente produzione particolarmente apprezzata dalle aristocrazie indigene. (..) I temi attestati del mondo apulo sono molteplici, variando dalla sfera del mito e del culto (in particolare dionisiaco) a quella domestica. Alcune scene fanno riferimento alla ritualità funeraria (naìskos)…anche il teatro costituisce fonte di ispirazione. (1)

Cratere a campana
Cratere a campana
Cratere a campana
Cratere a campana
77 Hydria – 78 e 79 Pelike
77 Hydria – 78 e 79 Pelike
80 Pelike – da 81 a 86 Oinochoe trilobata
Oinochoe trilobata
Lekythos
Lekythos
Lekythos
Lekythos
Skyphos
Skyphos
Cup-Skyphos
Lekane
Lekane
Coperchio di Lekane
Vasca di Lekane
Askos miniaturistico
Boccaletto
Epichysis a figure rosse
Cratere miniaturistico

CERAMICA A VERNICE NERA, BRUNA E ROSSA

La ceramica a vernice nera ha avuto un lungo arco temporale di produzione (..) dalla tarda età arcaica all’età romana primo-imperiale (I secolo a.C.). Le forme e le dimensioni della ceramica da mensa variavano dai grandi crateri tipici della produzione laconica arcaica ai vasi di piccole dimensioni (brocchette, olpette, coppe di vario tipo, piatti). La tecnica a vernice nera veniva utilizzata anche per la produzione di oggetti di diversa funzione, come le lucerne, i gutti e gli unguentari in uso per la toilette. (1)

105 – Amphoriskos; 111 – Cup-skyphos; 113 – Cratere a colonnette.
Kylix
Kylix
Kylix
Oinochoe trilobata
Oinochoe trilobata
Oinochoe trilobata
Guttus
133 – Anfora
Skyphos
Skyphos
Skyphos e cup-skyphos
Cup-skyphos
148 cup-skyphos; 149 tazza biansata miniaturistica.
Unguentari
176 Lekythos a reticolo; 177 Brocchetta; 181 Lekythos; 182 Olpe.

LA CERAMICA NELLO STILE DI GNATHIA

La ceramica impropriamente definita “di Gnathia” (erroneamente si pensava fosse il luogo di produzione, in realtà la produzione si irradia, presumibilmente da un’officina tarantina intorno al 360 a.C.) è una produzione vascolare a vernice nera sovraddipinta molto diffusa in ambito apulo. Il repertorio stilistico (..) annovera sia temi figurativi di grasnde finezza e pregio di esecuzione, sia motivi fitomorfi stilizzati come i tralci di vite ed i rami di edera, sia motivi zoomorfi e geometrici. (1)

Bottiglia
Epichysis
189 Oinochoe trilobata
Oinochoe trilobata
Oinochoe trilobata
Oinochoe trilobata
Lekythos
Krateriskos
Skyphos
Skyphos
Skyphos
Cup-Skyphos
206 Bacino
207 Bacino

LA CERAMICA POLICROMA

Verso la fine del IV secolo a.C. compare in ambito apulo una nuova tipologia di ceramica caratterizzata da una decorazione policroma ottenuta applicando a freddo alcuni colori (bianco crema, giallo, rosa, rosso, violetto, azzurro, nero) su un fondo bianco scialbato con latte di calce. L’unico esemplare presente di questa classe è la patera ombelicata. (1)

Patera mesomphalica

LA CERAMICA GEOMETRICA, SUBGEOMETRICA E A FASCE

Anche la Messapia (corrispondente in ambito apulo all’area salentina), tra il VII e il II secolo a.C. , ebbe una sua produzione di ceramica subgeometrica, decorata in età arcaica prevalentemente da elementi geometrici a cui si aggiunsero nelle fasi successive motivi vegetali e figurati. Caratteristica di questa produzione è la trozzella, così denominata per la presenza di rotelle plastiche (ossia modellata in senso artistico) dette trozze. (1)

Olle
Olle
Olle
Trozzelle
Trozzella
Trozzella
225 Trozzella
Trozzella
Trozzella
229 Trozzella
Trozzelle
Trozzella
Trozzella
Trozzella
Kalathos
Oinochoe trilobata
Cratere
Anfora
239 Hydria
240 Brocca
Lekythos
Lekythos
Lekythos
Olpe
Bacino
Bacino
Coppa biansata
Coppa con orlo interrotto
255 Piatto
Cratere a colonnette

  LA CERAMICA ACROMA

La denominazione di ceramica acroma si applica ad un insieme vasto ed eterogeneo di vasi caratterizzati dall’assenza di decorazione mediante colori o vernici di qualsiasi tipo. (..) la grande varietà di forme e tipologie è verosimilmente all’origine dell’assenza di una classificazione organica e sistematica di questa tipologia vascolare. (1)

Kantharos
268 Kantaros; 269 Guttus
Mortaio
Lagynos
Brocche
274 Anforetta; 277 Brocca

LE LUCERNE

Le lucerne rappresentavano nel mondo antico il mezzo di illuminazione più diffuso. Erano costituite essenzialmente da un serbatoio che veniva riempito di olio attraverso un foro di malimentazione, da un beccuccio in cui alimentare la fiammella e da un’ansa per la presa. Di dimensioni solitamente  piccole, presentavano una forma circolare o allungata e a volte erano decorate con motivi a rilievo. (1)

Lucerna
Lucerna miniaturistica
Lucerna
282 Lucerna
Lucerna
285 Lucerna

LA COROPLASTICA

Il termine coroplastica si riferisce alla produzione di terrecotte figurate, particolarmente attestata nel mondo antico già a partire dall’età micenea, destinate sia all’ambito votivo che ai contesti funerari. Questa produzione plastica realizzata con un materiale povero come l’argilla si diffuse in modo particolare in aree in cui il materiale lapideo pregiato da adoperare per lu scultura scarseggiava, come nel caso dell’area apula. (1)

Maschera-protome votiva
Statuetta votiva
Statuetta votiva
Testina maschile votiva
Testina femminile votiva
Testina femminile
Testine votive

I REPERTI IN MATERIALI DIVERSI

Aryballos
Amphoriskos
Oggetti diversi
Casseruola (326) con fibule (340-341). 348 Anello digitale.
318 bottiglia; 320 amphoriskos; 322 olpetta
Ceppo di ancora (332) con oggetti diversi
Stadera (327) con oggetti diversi

COROPLASTICA E SCULTURA DI AMBITO INDIANO

Testa femminile
Testa maschile
352 Rilievo con scena erotica
353 Testa di divinità femminile
Testa di Buddha
355 Testa di divinità
Testa di divinità
Rilievo con divinità
Testa di Buddha
Rilievo con Sìva

Un ringraziamento all’amico Mario Carlucci che ha collaborato con me nella ripresa delle immagini.

Un ringraziamento speciale alla “Valigia delle Indie – Brindisi” e alla Biblioteca Arcivescovile A. De Leo di Brindisi, per aver gentilmente messo a disposizione le fotografie dei loro archivi, da cui è tratto tutto il materiale fotografico d’epoca, comprensivo di didascalie del presente articolo.

Bibliografia e siti web:

Legenda: allo scopo di non tediare il lettore con la ripetizione delle fonti citate, è stato attribuito un numerino per ogni opera consultata, che si ritroverà al termine della citazione e che consentirà l’esatta attribuzione bibliografica.”

(1) La raccolta archeologica Salvatore Faldetta, di Giuseppe Andreassi. Mario Adda Editore – Consorzio Idria

Un ringraziamento particolare alla Biblioteca Arcivescovile A. De Leo di Brindisi, per aver gentilmente messo a disposizione le fotografie dell’archivio personale fotografico  T.Col. Briamo, da cui è tratto tutto il materiale fotografico d’epoca, comprensivo di didascalie del presente articolo.

0 commenti

  1. Articolo molto bello e interessante

    1. Grazie.

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