Tempietto di Seppannibale – Fasano (Br)

17186156103_62b68e0724_z“Il tempietto di Seppannibale sorge tra Monopoli e Fasano, nel territorio di quest’ultimo, lungo la strada statale n. 16 al km 854 circa nei pressi di un tratto sostitutivo dell’antica via Appia-Traiana e fa parte della  masseria Seppannibale Grande dalla quale in epoca relativamente recente ha derivato il nome. Più precisamente il nome pare derivare dal diminutivo di un membro  della famiglia Indelli, proprietaria della contrada negli ultimi due secoli, Giuseppe Annibale.” (1)

Pianta

“La navata centrale è coperta da due cupole in asse, le laterali da volte a semibotte. Alcuni critici riconoscono che il tempietto è da identificarsi con la chiesa di S. Pietro Veterano, Beteranno o Lo Petraro i cui nomi compaiono, insieme ad una descrizione della località, in alcuni documenti risalenti al 1086 e 1099 nell’elenco dei possedimenti di Goffredo “dominator civitatis monopoli” donati alla chiesa di S. Nicola in Pinna, in alcuni atti della curia vescovile di monopoli stilati nel 1769 e 1794, nonché nella bolla del 1180 di papa Alessandro III.” (1)

Pianta. La navata centrale è coperta da due cupole in asse, le laterali da volte a semibotte (1)

“La chiesa, di piccole dimensioni e forma quasi quadrata (8 m. per lato) risulta costituita, fino ad una certa altezza, di blocchi irregolari di calcarenite, materiale facilmente reperibile nella zona, che sembrano essere stati riutilizzati e disposti ad andamento regolare senza l’interposizione di malta.” (1)

Facciata ovest

“In facciata sono presenti delle grosse pietre sporgenti rispetto al filo murario che potrebbero giustificarsi con la presenza, in passato, di un portico. Un materiale diverso invece è stato usato come riempimento dello spazio fra l’arco a tutto sesto e l’architrave dell’unico ingresso che si apre nella facciata, come rivestimento esterno dei tamburi delle cupole,  nella parte alta del muro di controfacciata e nel muro perimetrale nord. In facciata sono presenti, ai lati e in alto a sinistra della porta d’ingresso, delle grosse pietre sporgenti rispetto al filo murario ammorsate direttamente nella muratura originaria, la cui funzione è stata spiegata da alcuni con la presenza in origine di un portico o di un protiro avente funzione protettiva nei confronti dell’accesso che sarebbe stato più ampio di quanto non lo sia ora.” (1)

Nella facciata, limitata in alto dal tetto a doppio spiovente, si apre un’unica porta d’ingresso coronata da un arco lunettato; al di sotto un architrave decorato con una piccola crocetta simile a quella presente nell’iscrizione dedicatoria all’interno dell’edificio.

Facciata nord

“La facciata presenta un secondo ingresso preceduto da un piccolo protiro a botte. La disposizione asimmetrica dei blocchi, però, invaliderebbe quest’ultima affermazione suffragando invece l’ipotesi che lega la loro presenza a motivi di tipo ornamentale.” (1)

“A destra dell’ingresso laterale si apre una monofora, come anche nella parete meridionale; le due monofore sono attualmente tamponate.” (2)

Facciata Sud

Facciata Sud

Vista nord-est

“Sulle due falde del tetto si ergono due tamburi con monofore sovrastati dalle due cupolette. Il muro perimetrale nord è caratterizzato dalla presenza di un secondo ingresso preceduto da un piccolo protiro a botte che si ritrova in alcune chiese greche e da una monofora; due monofore tamponate sono anche presenti sul lato sud e nella zona absidale ove sono state ridotte esternamente a due oculi circolari. L’abside, ora completamente crollata e fiancheggiata all’interno da due piccole nicchie scavate nello spessore della parete, avrebbe dovuto avere andamento pressoché rettangolare all’esterno, elemento poco consueto in età medioevale, e sarebbe stato coperto da un semicatino o, data la profondità dell’ambiente, da una volta a botte.” (1)

Sezione B/B (est-ovest verso nord). Le due cupole si raccordano alla pianta quadrata tramite nicchie angolari e monofore

“Al di sopra delle due falde del tetto, si ergono due tamburi con monofore in parte ancora aperte su quasi tutti i lati e sovrastati da due cupolette. L’innesto di queste due cupole su pianta quadrata avviene tramite l’inserimento di nicchie angolari e monofore, fatto alquanto insolito se si pensa che, negli edifici dell’XI secolo, il passaggio dalla pianta quadrata alla cupola era effettuato mediante pennacchi angolari, ma altrettanto meno insolito se si pensa alle chiese siciliane.

Le due cupole si raccordano alla pianta quadrata tramite nicchie angolari e monofore.” (1)

Facciata est

“Particolare dell’abside e del catino absidale di probabile forma a botte con copertura a due falde. A destra e sinistra dell’abside si notano i due oculi circolari giustificabili forse dalla presenza di altrettante monofore oggi parzialmente murate.” (1)

Questa è una simulazione del Tempietto con la Realtà Virtuale (*) eseguita dal prof. Massimo Simoncelli, ed è anche la foto di copertina del libro sub (8), in grado di farci vedere una perfetta ricostruzione dell’edificio privo dei danneggiamenti attuali.

Ricostruzione in 3D (8)

Interno

“Lo spazio interno è suddiviso in tre navate la cui separazione è determinata da archi poggianti su due rozzi pilastri centrali monolitici in tufo e due coppie di semipilastri all’estremità delle navate stesse; altri due archi, ora in parte crollati, poggianti sui pilastri centrali e su due semipilastri laterali suddividono le navate laterali in due parti e bilanciano le spinte delle cupole scaricando sui muri perimetrali; da notare che lungo i giri di tutti gli archi della costruzione sono presenti dei conci molto sottili aggettanti rispetto a quelli che formano l’intradosso creando così delle riseghe (**) caratteristiche della costruzione.” (1)

Navata centrale
Navata laterale destra
Navata laterale sinistra
Monofora ridotta ad oculo circolare
Nicchia
Arco diaframma destro semi-diruto
Arco diaframma sinistro semi-diruto
Contro-facciata vista da est
Lunetta tamponata con pietre di diverso spessore.
Arco diaframma destro visto da est
Arco diaframma sin. visto da est

“Su pilastri e semipilastri sono collocati capitelli e semicapitelli decorati con motivi di foglie percorse da nervature in più i due pilastri centrali presentano una lunga e stretta scanalatura sul lato rivolto alla navata centrale da ricollegarsi probabilmente ad una iconostasi, una recinzione a setto presbiteriale, tipica delle chiese bizantine e russe.” (1)

Arco a tutto sesto tra due colonne
Capitello con foglie
Semicapitello con foglie
Tipo di capitello
Tipo di capitello
Pilastro con scanalatura

Ipotesi sul committente

“Lungo l’arco che sovrasta la zona absidale vi è un’iscrizione scolpita a gruppi di due o tre lettere per concio preceduta da una croce e divisa in due parti dal concio centrale che presenta incise una croce a bracci uguali con disco centrale e un monogramma. Caratteristiche dell’iscrizione sono le esecuzioni in nesso della croce iniziale con la H e delle lettere MP, MD e AE la doppia esecuzione della C dovuta probabilmente ad un errore della maestranza il tratto centrale della N eseguito da destra verso sinistra l’allungamento delle T, E ed F la sigla DI che probabilmente va letta come “dei”. L’esecuzione della lettera G che presenta il tratto della gamba allungato da destra verso sinistra è una caratteristica che si ritrova in alcune iscrizioni alto medioevali dei secoli VIII e IX anche in territorio pugliese come nel santuario di S.Michele sul Gargano. Anche la R con la gamba destra corta e allungata verso l’esterno è presente nelle iscrizioni in area ravennate dell’VIII-IX secolo e in quella di Monte Sant’Angelo. Da notare ancora la presenza superflua del dittongo “ae” nella parola “fiaeri” e le apicature molto accentuate delle lettere. Infine, il monogramma costituisce un punto ancora oscuro dell’iscrizione nonostante i vari ed insoddisfacenti tentativi di scioglierlo si può quasi sicuramente affermare che esso indichi il nome del committente della costruzione il quale dovette evidentemente essere un laico, vista la mancanza di un appellativo indicante la sua posizione religiosa. L’analisi di tutte le caratteristiche dell’iscrizione e la loro comparazione con altri esemplari presenti in Puglia ha portato gli studiosi ad attribuire a quest’ultima una datazione intorno al 900″. (1)

Arco con iscrizione
Arco letto agli infrarossi
Croce con monogramma riguardante, probabilmente, il committente

Una ipotesi di lettura alternativa è quella di Michele A. Pastore  che, per completezza,  di seguito si riporta atteso che, lo scioglimento del monogramma porterebbe ad una più attendibile datazione del monumento:

(2)

“Riconsiderando i vari scioglimenti del monogramma fatti dai diversi autori prima riferiti, ricordiamo come ne siano risultati i nomi più disparati, quali: Paschal, Pacificus, Felix o Felicius, Falchus, Sichelfert, Rademprandus, Sergius.. Nomi affatto estranei alle cronotassi vescovili sia di Bari che di Brindisi-Oria, sicchè stando a quelle e alle vicende storiche della Puglia adriatica, tra la seconda metà dell’VIII secolo e gli inizi dell’ XI secolo, il nome che più si adatterebbe come vescovo committente la costruzione della chiesa di Seppannibale sarebbe quello di Gregorio, arcivescovo oritano, fuggiasco a Monopoli a seguito della distruzione di Oria alla fine del X secolo. Stando alla cronotassi vescovile della diocesi oritana, Gregorio fu vescovo dal 987 al 996. Riconsiderando, pertanto, l’epigrafe nella sua estensione e inserendo nel monogramma il nome Gregorio, il suo scioglimento è il seguente: – HUNC TEMPLUM D(OMIN)I EGO GREG(ORIUS) E(PISCOPUS) FIAERI ROGAVIT

(2)

Infatti, a conferma di tale ipotesi lo scioglimento del monogramma è: G sulla cui gamba, allungata, si cela la gamba della R (con la coda alzata ad angolo retto che corrisponderebbe alla traversa posta al centro della sigla; del resto anche le altre due R di fiaeri e rogavit, hanno la coda più corta, rialzata); E (affatto piccola tra la G e l’occhiello della R); una seconda G; ancora una E (il cui tratto verticale si cela nella gamba della Seconda G). Quindi: GREG(ORIUS) E(PISCOPUS). V’è inoltre da dire che lo stesso monogramma porta al di sopra delle lettere una croce patente, simbolo proprio della carica vescovile. Il tratto sovrastante DI, sottintende -OMIN- quindi D(OMIN)I e non – E – per un improbabile D(E)I; la parola fiaeri è errata, dovendo essere fieri…; l’ EGO G.R.e.G.E, andrebbe vista come incidentale sicchè «Si chiese, me vescovo Gregorio, che fosse costruito questo tempio del Signore» in un costrutto latino alquanto rozzo.” (2)

“Secondo G. Simoncini l’edificio è databile all’XI – XII secolo, con riflessi derivati dal mondo greco; altri studiosi lo collocano invece tra il IX e il X secolo, per l’influenza bizantina nella tipologia architettonica. Da ultima G. Bertelli, propone una datazione tra gli ultimi decenni dell’VIII secolo e i primi del IX secolo, basandosi sulla datazione del ciclo pittorico, che rimanda alla pittura di ambiente campano beneventano; secondo la studiosa anche l’iscrizione è databile non oltre la fine dell’VIII secolo.

L’edificio risulta essere un unicum nel panorama architettonico altomedievale per le soluzioni adottate.” (4)

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Mentre osserviamo questo capolavoro alto medievale riceviamo la gradita visita di due bellissimi puledri che, si vede subito, vorrebbero entrare a farci compagnia ma, purtroppo, ciò non è possibile per motivi di conservazione del patrimonio artistico e ci dobbiamo accontentare di vederli scorazzare nella confinante Masseria Grande dalla quale provengono!

   

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“Altri elementi che invece inducono a far pensare che la costruzione sia stata completata non oltre la metà del IX secolo, sono l’esame degli affreschi ancora leggibili, di cui si parlerà più avanti, e l’analisi del tipo di decorazioni presenti. Queste ultime consistono essenzialmente dei sei capitelli e semicapitelli molto bassi e schiacciati a semplice baccellatura, con l’abaco rettangolare sporgente e decorati con un motivo costituito da foglie o petali di margherita, allungate e allargate verso l’alto, incise internamente e dal bordo molto spesso. Le decorazioni non sono uniformi e omogenee, infatti quelle dei capitelli sovrastanti i pilastri centrali sono decisamente più curate delle altre, e sembrano una reinterpretazione alquanto originale dei capitelli a foglie d’acanto di epoca romana. Queste possono essere confrontate con quelle dei capitelli della chiesa di S.Miserino (per saperne di più clicca QUI) a Sandonaci in provincia di Brindisi e con pezzi conservati nel Museo Cristiano di Brescia tutti indizi che riconducono alla datazione dell’edificio precedentemente riportata.

Tempietto di S. Miserino a Sandonaci

Per quanto riguarda gli affreschi, che in origine dovevano rivestire tutte le superfici compreso il catino absidale, quel poco che ormai è rimasto è stato reso visibile solo grazie ai lavori di restauro intrapresi nel giugno 1984 dalla Soprintendenza ai Beni AA.AA.AA.SS. della Puglia e rivolti soprattutto a risanare la statica dell’edificio. (1)

“Nel tempietto di Seppannibale gli affreschi dovevano in origine dispiegarsi oltre che sulle due cupolette poste sulla navata centrale e sulle coperture delle navatelle, su cui compaiono ancora motivi con vela e rotae, anche su tutte le superfici disponibili come ben testimoniano i resti di intonaci affrescati; di questi resti solo alcuni risultano leggibili; di altri rimangono solo singole figure, gruppi di persone, anche in armi, che però non permettono di comprendere quali episodi fossero affrescati. Altri piccoli brani sono stati identificati nel corso di indagini recenti e hanno permesso una lettura più agevole di alcune scene, in specie di quella posta nella cupoletta antistante la zona absidale che ha rivelato la messa in opera di una iconografia abbastanza inconsueta, probabilmente voluta e ideata dal committente.

Il ciclo originario, ancora in gran parte visibile, era tratto dall’Apocalisse di Giovanni e si sviluppava sulle superfici delle due cupolette che coprono la navata centrale della chiesa; la prima, oltre il varco di accesso principale, posto ad Ovest, conserva ancora leggibili larghi brani relativi a scene differenti; quelli posti più in alto sono riferibili alla Visione del Figlio dell’uomo tra i sette candelabri; della scena originaria rimangono sul tratto orientale del muro ben visibili quattro candelabri realizzati in giallo ocra, posti tra due drappi laterali, mentre sul tratto di muro opposto si scorge parte di un piede posto su di un suppedaneo gemmato; i brani in questione dovrebbero riferirsi alla Visione introduttiva dell’Apocalisse in cui all’Evangelista compare tra i sette candelabri d’oro «uno simile a figlio d’uomo con abito lungo fino ai piedi […] dalla cui bocca usciva una spada affilata a doppio taglio» (Ape. 1, 12-16).” (3)

Tempietto, interno: la Donna insidiata dal Drago e quattro candelabri (8)

“La scena sottostante raffigura l’episodio  del drago  con le sette teste che si avvicina alla Donna  per  ucciderla; a questa vengono fornite le ali al momento del parto per sfuggire  al nemico  e  rifugiarsi  nel  deserto  (Ape.  12,  13-16).  La scena doveva in origine  essere più articolata  e vasta e prevedere  la presenza  di altri elementi, (..) purtroppo le vaste lacune  non ci permettono di essere  più precisi  al riguardo.” (3)

Tempietto, interno: la Donna insidiata dal Drago e quattro candelabri (8)

“Delle quattro nicchie su cui si imposta  la cupola  tre conservano  la  decorazione originaria;  una  di  queste,  all’angolo Nord-Est, presenta  la figura  di  una  santa  martire, con  una  corona  perlinata  tra le mani; sulla sommità  della testa è poggiata una piccola coroncina  a tre apici, dalle orecchie pendono grossi orecchini  ad anello con tre pendagli.  Sul lato destro  del viso compaiono alcune  lettere  che, se interpretate in modo  corretto, permetterebbero di riconoscere  nella santa la martire  Iuditta o  Iulitta; nell’altra  nicchia  posta  a Sud Est  è conservata  una figura  maschile,  aureolata,  che dovrebbe  essere  un  santo  diacono;  tra  le mani stringe un  oggetto, purtroppo non riconoscibile;  nella nicchia a Sud-Ovest  si legge in parte una figura maschile, con una corona tra le mani, simbolo del martirio; le due figure ritratte con la corona del martirio  in  mano  si  distinguono anche  per  l’abbigliamento in modo  netto  rispetto alle altre  superstiti e molto  probabilmente  i personaggi  potrebbero essere identificabili con i Ss.Quirico e Giulitta, coppia  di martiri  che  ha  avuto  un  certo seguito  in Puglia  in età  altomedievale.” (3)

Ciclo di affreschi tratto dall’Apocalisse secondo San Giovanni
Santa Martire (Santa Giulitta?)
Part. dell’immagine precedente in cui è possibile vedere alcune lettere
Santo diacono
Santo Martire (S. Quirico?)

“Sul tratto  di parete  occidentale dell’altra  cupoletta, posta ad Est, risulta  campita  la figura  di Giovanni,  acefala,  con  le mani  velate,  che,  camminando su alcune  rocce  piatte,  è colta in  atto  di  dirigersi  verso  un  grande  libro  rosso  ornato di gemme,  parzialmente coperto da un drappo giallo, posto  più in  alto,  a destra  di  chi  guarda;  si tratta  di  un  chiaro  riferimento  alla visione avuta  a Patmos (Ape. 1, 10-11)  dalla quale è scaturita  la redazione  del Libro  dell’Apocalisse. A destra della figura dell’evangelista compaiono alcune lettere  che dovrebbero chiarire  il significato  della scena;  questa  si sviluppa  su  un  fondo  blu  scuro  e su  piani  diversi  arricchita  dalla presenza,  verso  destra,  di due  uccelli acquatici.” (3)

Particolare dell’immagine ingrandita allo scopo di poter cogliere alcuni particolari

“Delle quattro piccole nicchie poste al di sopra dei pilastri che sostengono la cupola solo due conservano le figure affrescate di santi diaconi; di uno si leggono alcune lettere che portano ad identificarlo con Lorenzo; quelle poste a fianco del viso dell’altro santo sono al momento indecifrabili ma potrebbero forse riferirsi al nome di Stefano; avremmo avuto quindi in questa posizione due figure dei primi diaconi della Chiesa.” (3)

Tempietto, interno: pani eucaristici
Tempietto, interno: il diacono Lorenzo

Tempietto, interno: il diacono Stefano
Tempietto, interno: decorazioni

“Tra gli affreschi spicca, sulla faccia est dell’arco diaframma, l’unica scena già nota e discretamente visibile prima del restauro, l’annuncio dell’angelo a Zaccaria: quest’ultimo è vestito di rosso con il mantello blu, rappresentato con barba e capelli bianchi e regge un piccolo turibolo con la mano destra l’angelo, vestito di colori più chiari, ha le ali rosse ed è nell’atto di porgere la mano destra in segno di parola sullo sfondo alcune strutture architettoniche rappresenterebbero il tempio in cui avvenne l’incontro.” (3)

Tempietto, interno: Annuncio dell’Angelo a Zaccaria

“Molti altri sono gli elementi affrescati lungo i muri delle navatelle (un albero di gelso, gruppi di teste attorno ad una figura assisa, la mano dell’Eterno con una piccola figura che in ginocchio si avvicina, pavoni affrontanti che si abbeverano ad un cantharos, piccole piante), sugli archi diaframma che le attraversano (veduta di una città, probabile incontro di Abramo e Melchisedec, Annuncio dell’Angelo a Zaccaria), sulle coperture (velari e rotae), sulla parete orientale della navata meridionale (scena indecifrabile), sulle arcate che sostengono le cupole e lungo i sottarchi (anatre, uccelli diversi, racemi vegetali che fuoriescono da grandi anfore i cui modelli sono quelli metallici, motivi a greche e semilune), che stilisticamente risultano coerenti con le scene realizzate sulle due cupolette.” (3)

Sommità della cupola orientale con resti di affreschi (8)
Tempietto, interno: incontro di Abramo e Melchisedek (?)

Tempietto, interno: albero di gelso

Tempietto, interno: anfora e motivi vegetali
Tempietto, interno: decorazioni

Tempietto, interno: decorazioni
Tempietto, interno: velario
Tempietto, interno: decorazioni
Tempietto, interno: decorazioni

Tempietto, interno: frammento di affresco con piede
Tempietto, interno: decorazioni

Alcune suggestive immagini del Tempietto

  Gli scavi archeologici

“Negli anni novanta, Gioia Bertelli, docente di archeologia paleocristiana e altomedievale presso il dipartimento di studi classici e cristiani dell’Università degli Studi di Bari, si è occupata delle indagini archeologiche dell’edificio religioso e dell’insediamento correlato ad esso.

Nella zona antistante alla chiesa sono emerse tracce di un abitato tardo antico, la cui fase di vita è compresa tra il IV e l’VII secolo. Le strutture tardoantiche si appoggiavano su muri di età precedenti (molto probabilmente di età romana, per il ritrovamento di monete degli imperatori Vespasiano, Antonino Pio e Commodo).

Al di sotto dell’edificio sacro sono state rinvenute tracce di muratura, forse un recinto sacro, con la presenza di animali (testa di un cervide, capretta integra, capro intero con nella bocca un chiodo di bronzo, una moneta e nei pressi una lucerna). La datazione è approssimabile all’inizio dell’impero.” (4)

 

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(5)
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La masseria Seppannibale Grande

“In territorio di Fasano viene spesso ripreso il motivo architettonico della torre fortificata di svariata grandezza e come nel caso di Masseria Seppannibale Grande, risulta essere ancora ben conservata. Il complesso presenta, relativamente al corpo centrale, una forma che ricorda un grosso torrione a due piani, con coronamento munito di beccatelli e caditoie; una lunga scalinata antistante ad una rampa, per l’accesso al primo piano; un fabbricato diversificato, nel suo originario aspetto, da innovazioni moderne, con doppia presenza di chiesette.” (6)

Masseria Seppannibale Grande

Le stalle

L’antico frantoio

“Da una lunga scalinata esterna si accede al primo piano. Nelle sale della dimora “padronale” si possono ammirare, sulle volte e sulle pareti,  le moderne pitture che hanno sostituito dei curiosi affreschi tardo-settecenteschi con passanti, animali, contadini al lavoro e scene di donne al bagno, dipinte dall’ignoto artista, nude o seminude. Ma chi poi abitò nella masseria volle far coprire quelle nudità con una mano di vernice scura, censurando così gli affreschi all’osservatore.” (7)

Lo stemma della famiglia Indelli

Sulla prima caditoia è inciso l’anno 1115 con una piccola  croce – come quella del Tempietto –  nel mezzo
Sulla seconda caditoia è inciso l’anno 1649 che dovrebbe essere l’anno di fondazione della masseria

“la prima chiesetta, nota come il Tempietto di Seppannibale, risale al periodo artistico romanico, con cupole in asse, in posizione distante rispetto al complesso rurale, con la presenza di numerose grotte ipogee nella parte retrostante; la seconda, invece, fu edificata in epoca seicentesca.” (6)

Veduta del Tempietto dalla Masseria
Veduta di alcune grotte nei pressi della Masseria a indicare una più intensa frequentazione della zona in età protostorica

“Essa è ubicata lungo il recinto della masseria con l’odierno ingresso che si apre sul fianco laterale prospiciente sulla corte mentre l’antica facciata, con l’accesso ormai occluso, si trova dalla parte di un terreno recintato. L’ingresso originario è chiuso fino ad una certa altezza dal piano di calpestio, lasciando libera solo una piccola apertura. Il prospetto principale della chiesetta è adornato da un coronamento mistilineo con campanile a vela centrale terminante con due pinnacoli a forma di testa umana, simili a quelli che si trovano sul timpano che sovrasta il portale, due finestre rettangolari, un’apertura lobata circolare occultata ed il timpano poggiante su mensole sagomate. L’interno è a pianta rettangolare, con zona presbiteriale rialzata, volta a botte con lunette a sesto acuto, segnate da una cornice modanata a rilievo che corre lungo le pareti laterali ed un affresco raffigurante la Madonna del Carmine tra le anime purganti, inserito tra due aperture simmetriche. Sulla parete di destra è ubicato l’altare in pietra ornato da motivi floreali a volute, due teste di angeli al centro del ripiano sovrastante, un paliotto con rilievi raffiguranti foglie di alloro, una croce centrale fogliata, e due mensole decorate con foglie di acanto. La posizione dell’attuale altare, per la diversità della pavimentazione, in origine doveva trovarsi sulla parete a sinistra dell’attuale accesso frontalmente al portale originario.” (7)

La masseria è di proprietà privata; l’accesso al pubblico è consentito previa prenotazione.

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Un ringraziamento agli amici Mario Carlucci e Alfonso De Benedittis che hanno collaborato con me nella ripresa delle immagini.

Note:

(*) Con il termine Realtà Virtuale si indica “un modo per consentire agli uomini di visualizzare, manipolare, interagire attraverso un computer” – (8) p. 116

(**) La risega è un arretramento della faccia esterna o interna dei muri (per cui la parte di muro soprastante viene ad essere meno spessa di quella sottostante corrispondente), spesso per procurare una superficie d’appoggio a delle travature (di solito lignee). È una tecnica che si può riscontrare in abbondanza negli edifici storici ma ormai superata dall’edilizia moderna. (Wikipedia)

Bibliografia e sitigrafia: “Legenda: allo scopo di non tediare il lettore con la ripetizione delle fonti citate, è stato attribuito un numerino per ogni opera consultata, che si ritroverà al termine della citazione e che consentirà l’esatta attribuzione bibliografica o sitografica.” (1) http://rilievo.stereofot.it/storiaSito/98gen20/fotarch/studenti/lomoro/sepp1.html (2) La chiesa di Seppannibale in territorio di Fasano: una ipotesi sul committente, di Michele A. Pastore. Archivio storico pugliese : organo della Società di storia patria per la Puglia , a 63 (2010) p. 29-40 (3) “Sulle tracce di alcuni longobardi in Puglia: alcune testimonianze” (Testimonianze pittoriche e scultoree, pp. 359-363 di Gioia Bertelli, Giorgia Lepore, Marco Trotta, Angelofabio Attolico).  https://www.academia.edu/648709/Sulle_tracce_dei_Longobardi_in_Puglia_alcune_testimonianze (4) http://it.wikipedia.org/wiki/Tempietto_di_Seppannibale (Gioia Bertelli, Il tempietto di Seppannibale in territorio di Fasano, in Società, cultura, economia nella Puglia medievale, atti del convegno di studi “Il territorio a sud-est di Bari in eta medievale” (Conversano, 13-15 maggio 1983) a cura di Vito L’Abbate. Dedalo, Bari 1985, pp.235-276. Gioia Bertelli, Cultura longobarda nella Puglia altomedievale: il tempietto di Seppannibale presso Fasano, con uno studio epigrafico di Giuseppe De Spirito; rilievi fotogrammetrici di Maurizio Minchilli, Edipuglia, Bari 1994. ISBN 88-7228-120-2) (5) https://www.academia.edu/744927/I_reperti_numismatici – https://www.academia.edu/1957310/Le_lucerne_fittili (6) http://www.itriabarocco.net/web/guest/home/articolo?p_p_id=pis11_articolo_WAR_pis11&p_p_lifecycle=1&p_p_state=normal&p_p_mode=view&_pis11_articolo_WAR_pis11_f=index_articolo.jsp&_pis11_articolo_WAR_pis11_articleid=57401 (Mongiello, L. (1996) Masserie di Puglia, Bari, Mario Adda Editore. Calderazzi, A. (1997) L’architettura rurale in Puglia. Le masserie, Fasano, Schena Editore. ) (7) http://www.osservatoriooggi.it/vivi-fasano/guida/72-le-masserie-fortificate (8) Masseria Seppannibale Grande in agro di Fasano (BR), a cura di Gioia Bertelli e Giorgia Lepore. Adda Editore – Bari

0 commenti

  1. Grazie dell’articolo, ben documentato da belle foto.

  2. hi
    I want to visit this church next week, can I get the telefonnumber from the Masseria Seppannibale ? saluti Heik

    1. Hi, this is the number of cell. Masseria Seppannibale 338 5274622, but the custodian doesn’t speak english. Bye!

  3. Questa chiesa è un capolavoro assoluto! Indubbiamente singolare e affascinante come la sua storia. Se si fosse trovata altrove, chessò in Svizzera, per esempio, o in Francia, di sicuro sarebbe un famoso polo museale. L’ho visitata pochi giorni fa e devo comunque constatare che è in eccellente stato di conservazione. L’uliveto secolare che la incornicia, inoltre, contribuisce ad aggiungere, se possibile, una maggiore suggestività. Pensavo che il culto dei martiri Quirico e Giulitta nella zona è piuttosto evidente nell’onomastica contemporanea.
    Trovo poi oltremodo singolare il fatto che qui compaiano già le cupole in asse, chiaramente adattate da un modello bizantino. Si tratterebbe della più antica attestazione di questa soluzione architettonica che notoriamente caratterizza un intero gruppo di chiese pugliesi: Conversano (S. Benedetto), Valenzano (Ognissanti), Trani (S. Francesco), Molfetta (S. Corrado), Peschici (S. Maria a Calena), ecc. Cf. Pina Belli D’Elia, Alle sorgenti del romanico. Puglia XI secolo, Bari 1987; Luigi Mongiello, Chiese di Puglia. Il fenomeno delle chiese a cupola, Bari 1988; Gioia Bertelli, Cultura longobarda nella Puglia altomedievale. Il tempietto di Seppannibale presso Fasano, Bari 1994; e altri prima di loro.

    Ancora molti complimenti per il sito
    Stefano

  4. Sinceri complimenti per questo lavoro così documentato e ricco di immagini , unico e raro !

    1. Molte grazie per i complimenti, cercheremo di fare sempre del nostro meglio!

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