Vera di Pozzo

“La Vera di Pozzo esposta nel museo provinciale, da qualcuno scambiata per capitello, è ricavata da un cubo di marmo il cui lato è di cm 94,5.

Il foro centrale ha il diametro di cm 47; sotto la cornice ad archetti vi sono sei figure di uomini, e sei di donne, che si tengono per mano in atto di danzare.” (1)

La vera di un pozzo è la balaustra di protezione chiusa attorno al foro di un pozzo. Viene realizzata per impedire, prima di tutto, che qualcuno possa cadere accidentalmente nel pozzo, e poi per comodità di uso del pozzo stesso, potendo costituire un comodo appoggio quando vi si cala un secchio, con o senza l’ausilio di una carrucola.

Col tempo e con l’evolversi del gusto architettonico, la vera è divenuta un elemento decorativo indispensabile che impreziosisce e costituisce in molti casi il fulcro dell’impostazione architettonica di cortili, piazze, chiostri, di castelli e palazzi nobiliari così come di abitazioni popolari, sia in città importanti che in centri sperduti.

Disegno della “nostra” Vera di pozzo nell’atto di svolgere la sua funzione originaria

Fig. (1)

Foto scattata dall’alto che permette di vedere i fori praticati nel marmo per l’installazione di carrucola e paraschizzi

Foto (1)

Fu eseguita, secondo alcuni, sul finire dell’ VIII sec., secondo altri nel XII.

Certo è che i volti a forma di pera capovolta, le acconciature delle donne, i baffi degli uomini, le vesti plissate ed i gonnellini fanno propendere per la datazione all’ VIII sec. Utile è il confronto tra le figure scolpite su questa vera di pozzo e quelle preromaniche provenienti dal monastero di Cairate presso Milano ed ora nella biblioteca Ambrosina.

Ed ora incontriamoli ad uno ad uno, come se fossero per strada, osservandone la postura, i vestiti, le scarpe e le acconciature poichè ciascuno sarà presentato a figura intera e nell’ingrandimento della testa

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Bibliografia e sitigrafia:

Legenda: allo scopo di non tediare il lettore con la ripetizione delle fonti citate, è stato attribuito un numerino per ogni opera consultata, che si ritroverà al termine della citazione e che consentirà l’esatta attribuzione bibliografica/sitigrafica.”

(1) Rosario Jurlaro,  Storia e cultura dei monumenti brindisini. Ed. Sal. Galatina (Le) – 1976

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