Aeroporto di Brindisi

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Una breve ricostruzione della storia dell’aeroporto di Brindisi curata da Gianfranco Perri nel suo “Brindisi nel contesto della storia” accompagnata dalle preziose foto storiche provenienti dal  Fondo Famiglia Titi e dal Fondo Fotografico Briamo, entrambi conservati presso la Biblioteca Pubblica Arcivescovile “A. De Leo” di Brindisi.

Con il regio decreto del 28 marzo 1923, fu fondata la regia aeronautica militare, che ricevette in consegna da esercito e marina tutti i campi aeronautici terrestri e gli idroscali allora esistenti. A Brindisi l’AM prese possesso del campo terrestre di San Vito dei Normanni, che era sorto nel 1918 a circa 9 chilometri dalla città sulla strada per San Vito dei Normanni con l’adiacente campo dirigibili e quindi, prese possesso anche dell’idroscalo Orazio Pierozzi, operante sulla costa Ovest nell’avamporto fin dai giorni che avevano preceduto la prima guerra mondiale. E nello stesso 1923 l’AM avviò la costruzione dell’idroscalo civile, che fu completato nel 1925.

Parallelamente, vennero costituite le prime aerolinee private italiane: la società Servizi Aerei SISA nel 1921, la Società Anonima Navigazione Aerea SANA nel 1925, la società Transadriatica nel 1926 e la più famosa Aero Espresso Italiana AEI che, fondata il 12 dicembre 1923, il 7 maggio 1924 stipulò con l’aeronautica militare una convenzione per l’impianto e l’esercizio di una linea commerciale tra Italia Grecia e Turchia, via Brindisi.

Era così nata la prima linea aerea internazionale italiana e il 1° agosto del 1926 dall’idroscalo di Brindisi partì il primo volo commerciale internazionale di linea italiano, che aprì al traffico la linea Brindisi-Atene-Costantinopoli con idrovolanti Macchi M24. Nel 1927 fu aggiunta la linea Brindisi- Atene-Rodi e la SISA inaugurò la Brindisi-Durazzo- Zara. Nel 1928 un’altra importante compagnia, la SAM Società Aerea Mediterranea, avviò la Brindisi- Valona con idrovolanti Savoia Pomilio S59.

Sul fronte militare, negli anni venti Brindisi divenne sede dell’86° Gruppo idrovolanti dotato di numerosi aerei Macchi M24 e poi Siai Marchetti S55, e sorse così la necessità di nuovi hangars la cui costruzione, stabilita a nord degli hangars Bresciani già operanti dal 1916, fu commissionata alla Società Officine Savigliano di Torino, che li completò intorno al 1930: 4 hangars a ossatura reticolare metallica a una campata, con rivestimenti in lamiere ondulate zincate e cupolino centrale di aereazione a doppia falda in materiale policarbonato.

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Fondo Famiglia Titi presso la Biblioteca Pubblica Arcivescovile “A. De Leo”

Quello di Brindisi fu un idroscalo militare e civile d’avanguardia, con infrastrutture e servizi di grande qualità, e operò a pieno ritmo per tutti gli anni venti, con vasto impiego d’idrovolanti in molte delle nuove correnti commerciali e militari del Mediterraneo. Mentre gli aerei, militari e civili, continuarono a operare dal campo terrestre di San Vito.

Poi, nel 1931, l’amministrazione provinciale di Brindisi decretò la costruzione di un nuovo aeroporto, procedendo all’esproprio e acquisto dei terreni agricoli siti alle spalle dell’idroscalo e iniziando i lavori di costruzione. Il campo entrò in funzione nel 1933, inaugurato da Mussolini il 30 di luglio, e l’aerostazione fu completata nel 1937, con la pista di lancio orientata a nord, inizialmente di 50 metri di larghezza x 600 metri di lunghezza e poi allungata fino a 850 metri.

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Fondo Famiglia Titi presso la Biblioteca Pubblica Arcivescovile “A. De Leo”
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Fondo Famiglia Titi presso la Biblioteca Pubblica Arcivescovile “A. De Leo”

A seguito della politica del regime, tutte le società aeree italiane furono via via liquidate o accorpate fino alla formazione di un’unica compagnia di bandiera, l’Ala Littoria, che nell’aeroporto di Brindisi gestì le linee: Brindisi-Rodi; Roma-Brindisi-Bagdad: Brindisi-Roma-Trieste; Brindisi-Atene-Rodi-Haifa Roma-Brindisi-Tirana-Salonicco; Brindisi-Durazzo-Lagosta-Zara-Lussino-Pola-Trieste.
Il nuovo aeroporto di Brindisi, che fu militare e civile, inglobò l’idroscalo acquisendone inizialmente anche il nome “Orazio Pierozzi” dell’eroico comandante della Squadra Idrovolanti di Brindisi durante la prima guerra mondiale.
Poi, nel 1938, l’aeroporto civile fu intitolato ad Antonio Papola, un pilota istruttore caduto in servizio, mentre il militare conservò l’intitolazione originale a Orazio Pierozzi. Tra il 1937 e il 1938, sull’aeroporto militare si formarono il 35° Stormo con aerei SM.55 e i Gruppi 95° e 86° con aerei idrovolanti CANT Z.606, che operarono a Brindisi fino alla seconda guerra mondiale.

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Fondo Famiglia Titi presso la Biblioteca Pubblica Arcivescovile “A. De Leo”

 In questa foto possiamo vedere il re Vittorio Emanuele III assistere ad una messa celebrata al campo d’aviazione da Monsignor De Filippis nel 1943

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Fondo Briamo presso Biblioteca Arcivescovile “A. De Leo “

Di seguito alcune foto scattate da Brundarte agli hangars Savigliano – attualmente utilizzati come deposito dalla locale base ONU, e all’aeroporto civile

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aereoporto

Nel mare dell’intimità
Nell’Aeroporto di Brindisi l’archeologia subacquea racconta il Salento

Dal 5 di luglio, chi arriva con l’aereo nel nostro Aeroporto, ha la gradevole sorpresa di incontrare la mostra sull’archeologia subacquea curata da Rita Auriemma e Luigi De Luca, fatta con reperti provenienti dall’area Salento.
Mentre eravamo in attesa di imbarcarci sull’aereo per Londra che ci avrebbe portati ad abbracciare nostro figlio, abbiamo potuto dare una rapida occhiata e scattare qualche foto.
Tra le antichità esposte abbiamo visto brocche, coppe, tazze ed anfore provenienti da Torre S. Sabina in provincia di Brindisi; ceppi d’ancora e contromarre dai fondali di Acque chiare, Pedagne e Punta del Serrone. Ma chi cercherà le spettacolari statue in bronzo ritrovate a Punta del Serrone si dovrà accontentare solo del loro modello tridimensionale.
C’erano, come detto, anche molti altri reperti provenienti dalle aree contermini leccese e tarantina.
La mostra resterà aperta al pubblico sino al luglio 2020 ed è visitabile soltanto per chi viaggia poichè posta all’interno dell’Aeroporto di Brindisi, dove sono operanti gates e controlli.
L’idea della mostra in Aeroporto è stata indubbiamente accattivante; far sapere a chi pensa che la Puglia sia soltanto sole e mare, che esiste anche una storia ultramillenaria da raccontare e conoscere è indubbiamente cosa buona e giusta. Pertanto, qualora nel 2020, questa mostra fosse vermente smantellata, riteniamo sia giusto proseguirne l’attività con una esposizione permanente che utilizzi parte del materiale presente e quello che si potrebbe aggiungere con i prestiti delle varie istituzioni cittadine.

Intervento del 21/12/2019 

Son questi i giorni che ci portano con le feste i nostri figli sparsi per il mondo e, l’Aeroporto Papola di Brindisi, diventa la meta di tante famiglie che aspirano a ricongiungersi ai propri cari.
Dopo aver mostrato la ricostruzione della storia dell’Aeroporto curata da Gianfranco Perri con le foto provenienti dai Fondi Fotografici Fam. Titi e Briamo, pubblicata da Brundarte a questo link http://wp.me/p8GemW-1w1, e nell’interno la Mostra “Nel mare dell’intimità”, vogliamo evidenziare con le nostre foto anche gli esterni che, nell’insieme, hanno contribuito al raggiungimento degli eccezionali dati passeggeri, passati da 2,28 milioni di presenze del 2017 ai 2,44 milioni del 2018.
Per parte nostra vogliamo raccontare un breve aneddoto tratto dalla pubblicazione “Tra cielo e mare” dell’Archivio di Stato di Brindisi e dell’ANAI sez. Puglia, in cui si intravedono già i destini del nascente Aeroporto di Brindisi.
“Nel gennaio del 1919 il governo italiano aveva avviato trattative con la Grecia per l’istituzione di un servizio di posta aerea sulla linea Roma-Atene o Brindisi-Patrasso, ma il progetto si arenò poco dopo per l’intromissione della Francia, che riuscì ad imporre ai greci una convenzione con una propria società di aviazione civile per la gestione della linea aerea postale fra Brindisi e Atene.
L’iniziativa francese subì però una battuta d’arresto per la difficoltà di ottenere i necessari scali in Italia.
Nelle more si inserì prontamente il governo italiano, organizzando un raid aviatorio di due idrovolanti da Brindisi ad Atene, per “impressionare” i greci e convincerli della superiorità dell’aviazione italiana.
Il raid, guidato da Francesco De Pinedo (al Casale gli è stata intestata una via ndr) comandante della stazione idrovolanti di Brindisi, ebbe luogo tra il 9 e il 12 settembre del 1919 e si concluse con successo: il percorso Atene-Brindisi fu coperto in sole 5 ore ed il governo greco inviò una lettera di congratulazioni al ministro della Marina.”
Per diversi motivi però il progetto venne temporaneamente accantonato. Ma l’idroscalo di Brindisi era ormai all’attenzione del governo “sia perchè trovasi all’estremità di questo immenso molo costituito dalla penisola italiana, sia perchè gli idrovolanti avendo bisogno di uno specchio d’acqua ampio e calmissimo in tutte le stagioni e sotto l’imperversare di qualsiasi vento, nessuna altra località poteva offrire i requisiti necessari alla sicurezza delle partenze e degli ammaraggi…”.
Il 7 maggio 1924 la Società Anonima Aero Espresso stipulò con i rappresentanti del Governo una Convenzione per l’impianto e l’esercizio di una linea aerea commerciale fra Italia, Grecia e Turchia, via Brindisi: la prima linea internazionale italiana.

Si ringrazia la Biblioteca Pubblica Arcivescovile “A. De Leo” per averci messo a disposizione le inedite fotografie del  Fondo Famiglia Titi e del Fondo Fotografico Briamo

Bibliografia:

Gianfranco Perri, “Brindisi nel contesto della storia” – Edizioni Lulu, giugno 2016

 

4 commenti

  1. Tra il 1937 e il 1938, sull’aeroporto militare si formarono il 35° Stormo con aerei SM.55 e i Gruppi 95° e 86° con aerei idrovolanti CANT Z.606, che operarono a Brindisi fino alla seconda guerra mondiale.
    Mi permetto di segnalare che gli idrovolanti erano Cant Z 506

    1. Per poterlo segnalare all’ing. G. Perri estensore dell’articolo, posso chiedere la fonte da cui ha rilevato l’informazione? Grazie

    2. Ringrazio la precisazione.

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