Domenico Modugno – 25 anni fa moriva Mister Volare

L’Associazione Culturale Domenico Modugno

Nel giugno 2018 abbiamo visitato la mostra allestita dall’Associazione Culturale Domenico Modugno a San Pietro Vernotico, paese in cui l’artista si era trasferito sin dalla tenera età di 4 anni ed in cui aveva passato tutta la sua adolescenza.  L’associazione di cui è membro e Presidente anche Mimino Modugno, nipote del cantautore, da oltre vent’anni si preoccupa di rendere vivo il ricordo dello storico cantautore, così come fa anche la vicina Polignano a Mare, paese natìo,  con cui esiste un gemellaggio dal 2005.

Oggi 6 agosto 2019, a 25 anni dalla morte di Domenico Modugno, ci sentiamo di dire che il suo genio artistico ha rappresentato una vera e propria  svolta non solo per la musica dei suoi tempi ma, addirittura, nei costumi della società come vi raccontiamo nella breve biografia che segue.

Titolano i vari quotidiani nazionali: Domenico Modugno, puro genio della canzone: con ‘Volare’ incantò un’intera nazione – L’unico uomo capace di portare un intero paese a tuffarsi nel blu, ovviamente dipinto di blu.  – Domenico Modugno, 25 anni dalla morte: un mito immortale.

L’esterno

Gli Uffici dell’Associazione

L’esposizione permanente

Breve Biografia

Il cantautore Domenico Modugno nasceva a Polignano a Mare il 9 gennaio 1928, da Vito Cosimo e Pasqua Lo Russo. Il padre aveva trovato un lavoro stabile solo in età matura, divenendo capoguardia municipale di San Pietro Vernotico, paese del Brindisino dove si era trasferito con la famiglia nel 1932. Fu lui a trasmettere a Modugno i primi rudimenti musicali, la passione per la chitarra e, quando aveva dodici anni, a regalargli una fisarmonica. Quella delle sottaciute origini pugliesi (a lungo preferì farsi credere «siciliano» per meglio divulgare la sua immagine) fu una “vexata quaestio” destinata ad accompagnarlo nel corso degli anni. Sicché, alle rimostranze, talvolta anche accese, dei conterranei, egli giustappose di fatto una «meridionalità» come categoria dello spirito, senza distinzioni, se – come diplomaticamente affermò più volte – si considerava pugliese di nascita, siciliano d’amore e napoletano d’adozione.

D’indole irrequieta, impulsiva, vulcanica, da giovane studiò svogliatamente da ragioniere al Marconi di Brindisi e, già compreso nel sogno di diventare attore, cominciò a comporre le prime canzoni in un vernacolo salentino non dissimile dal siciliano. Due brevi e ingenui tentativi di fuga (a Torino, e quindi a Roma) molto rivelano dell’intraprendenza – di cui certo non difettava – e della sua voglia di arrivare; col biennio 1948-49, in cui prestò servizio militare, si chiuse la stagione dell’adolescenza: destinato a Bologna, impiegato nell’orchestrina del circolo ufficiali, Domenico Modugno poté affinare la conoscenza della musica e ampliare il suo repertorio con piccoli classici di genere allora in voga. Per lungo tempo la priorità fu quella di diventare attore, e così cantare nei locali, come poi a Roma presso il Circolo degli artisti in via Margutta, ove si esibiva in cambio di un pasto, era destinato a rimanere un espediente per sbarcare il lunario. Furono proprio gli amici a spingere Mimmo a presentarsi a una trasmissione radiofonica per scoprire nuovi talenti – Trampolino di lancio – dove venne apprezzato per l’esecuzione in versione da lui rivista di una Ninna nanna in dialetto sampetrano. L’esibizione fece sì che poco dopo, il 20 maggio 1953, egli fosse chiamato a ricantarla, in margine alla partecipazione di Frank Sinatra presso la sede RAI di via Asiago durante la trasmissione radiofonica Radio Club. Il divo statunitense, di origini siciliane, rimase colpito al punto da richiederne lo spartito.

Pian piano il cantante cominciò a mettere in ombra l’attore: l’amore per la recitazione nutriva comunque l’interprete e l’uomo di palcoscenico; nonostante certa freddezza della critica, Modugno, sempre più bollato da un marchio di siciliana «isolitudine», venne apprezzato per originalità e per la capacità di procedere fuori dagli schemi.
Prima di passare alla Fonit Cetra nel 1956, cominciò a incidere per la RCA nel 1954, anno in cui sulle due facciate del vinile d’esordio bene si coniugarono le diverse anime del cantante: da un lato Lu pisci spada – che compendiava con affabulazione originale e umanizzata (la storia è quella di un pescespada che va incontro alla morte dopo che la sua compagna è stata catturata) le suggestioni mimetico-realistiche provenienti dalle grida della tradizionale «mattanza» siciliana,  mentre dall’altro, su un versante leggero e più prossimo all’ironia, La donna riccia, in cui Mimmo Modugno iniziò a sperimentare il «parlato», che rimase poi fra i tratti distintivi e peculiari della sua musica.

Fu dal connubio con il compositore Franco Migliacci che, nell’estate-autunno del 1957, presero forma testo e musica di Nel blu, dipinto di blu, canzone destinata a far epoca e a scavare un solco nella storia della musica leggera italiana. L’occasione da cui nacque l’idea è nota: Migliacci, rifugiatosi in una trattoria, rimase colpito da alcune riproduzioni di Chagall che ornavano le pareti. Dopo un alacre lavoro da parte dei due autori, nel dicembre 1957, Nel blu, dipinto di blu – vera scommessa contro i puristi del genere sentimentale – fu ammessa alla selezione per l’VIII Festival della canzone italiana di Sanremo. Anticonvenzionali furono testo e musica, nonché la copertina dello spartito, anch’essa piuttosto inusuale per i tempi, disegnata da un giovane Guido Crepax, lontano ancora dalla notorietà, e la scelta della seconda voce (all’epoca le canzoni dovevano essere eseguite da due voci e due orchestre diverse) per cui – fuori dal novero dei nomi allora più celebri e gettonati – le preferenze di Modugno si orientarono su Johnny Dorelli (Giorgio Guidi).
Mimmo si considerava, con Migliacci, semplicemente autore della canzone, ma non trovò alcun cantante disposto a interpretarla e pertanto, non senza emozione e tentennamenti, si vide costretto a salire sul palco. Con 63 voti, contro L’Edera della «regina» Nilla Pizzi (che ne ottenne 41), la sera del 1° febbr. 1958, in eurovisione, Modugno venne proclamato vincitore. Fu la consacrazione di un successo che divenne presto contagioso e inimmaginabile per l’«Italietta» reduce dal bianco e nero del neorealismo.

Dopo Sanremo, la canzone arrivò terza all’Eurovision Song Contest e vinse nel 1958 tre premi Grammy. Modugno si esibì all’Ed Sullivan Show, il programma televisivo più popolare degli Stati Uniti, e poi cominciò un lungo tour che toccò Boston, Buffalo, Los Angeles e New York, alla Carnegie Hall. È in questo periodo che gli americani lo soprannominano Mr. Volare: la sua canzone diventa nota con questo titolo, il 45 giri rimane primo nell’hit parade americana per ben tredici settimane consecutive, record tuttora ineguagliato per un disco italiano.
Nel 1961 debuttò come protagonista nella commedia musicale “Rinaldo in campo” di Garinei e Giovannini, di cui compose anche tutte le musiche e che fu definito: “Il più grosso successo teatrale di tutti i tempi avvenuto in Italia”, registrando record d’incassi mai raggiunti in questo campo. Lo spettacolo, il cui debutto avviene al teatro Alfieri di Torino il 12 settembre 1961, è entrato nella storia del teatro italiano: nato per celebrare i cent’anni dell’Unità nazionale, racconta le vicende del brigante siciliano Rinaldo Dragonera, una sorta di Robin Hood che ruba ai ricchi per aiutare i diseredati. Le musiche dello spettacolo vengono pubblicate nell’album omonimo, in cui, oltre a Delia Scala, cantano gli altri componenti del cast, come i comici siciliani Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, chiamati da Garinei e Giovannini su suggerimento dello stesso Modugno.

Il 12 giugno 1984, Modugno fu colto da grave malore mentre registrava la trasmissione televisiva La luna nel pozzo per le neonate reti Fininvest, ma volle ugualmente terminare le prove della puntata, prima di rientrare in albergo. Ricoverato al San Raffaele di Milano nelle prime ore del mattino seguente, fu poi trasferito al Niguarda per un ictus: ma solo un intervento tempestivo avrebbe forse potuto limitare i danni. Costretto a una parziale immobilità, dall’esperienza della malattia nacque allora la voglia di far confluire la consapevolezza acquisita in una forma di impegno costante e non occasionale in favore dei diritti dei malati e dei detenuti.
Iscrittosi al Partito radicale (PR), nel 1986 ne divenne presidente insieme con M. Pannella e B. Zevi e il 15 giugno del 1987 fu eletto deputato.
Il 3 marzo 1989 si esibì al Palasport Nicosia di Agrigento in un Concerto per non dimenticare in favore dei ricoverati dell’ospedale psichiatrico della città, dopo aver denunciato le gravi carenze della struttura e le penose condizioni in cui versavano i pazienti.
Nel 1990 cominciò a prendere forma il progetto di un nuovo possibile tour. Inauguratasi in Roma il 25 sett. 1991, dopo una serie di tappe fra Sud e Nordamerica, la tournée si concluse alla Carnegie Hall di New York. Colto, tuttavia, da un’ischemia durante il volo di ritorno venne ricoverato d’urgenza a Parigi.
Morì nella sua villa di Lampedusa il 6 agosto 1994.

Oggi, a 25 anni dalla sua morte, Domenico Modugno viene considerato unanimemente uno dei padri della canzone italiana e uno tra gli artisti più prolifici, con circa 230 canzoni scritte o incise, 38 film per il cinema e 7 per la televisione, 13 spettacoli teatrali, e quattro vittorie al Festival di Sanremo: nel 1958 con “Nel blu dipinto di blu”, nel 1959 con “Piove” sempre in coppia con Johnny Dorelli, nel 1962 in coppia con Claudio Villa con “Addio… addio…” e nel 1966 con “Dio, come ti amo” assieme a Gigliola Cinquetti.

Le notizie riferite sono state tratte dal sito Treccani.it

Si ringrazia l’amico Mario Carlucci per la collaborazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *