Cripta di San Biagio – San Vito dei Normanni (Br)

“La chiesa rupestre di San Biagio è situata nell’ambito di un villaggio rupestre sorto lungo le pareti rocciose dell’avvallamento creato dal corso del Canale Reale, a poca distanza dalla masseria Jannuzzo, nel territorio comunale di Brindisi, a circa 11 km a ovest dal capoluogo in direzione di San Vito dei Normanni; a quest’ultimo comune è affidata la gestione del monumento.

È uno dei principali insediamenti rupestri della regione per il suo rilevante valore storico ed artistico, in particolare per la presenza di un ciclo pittorico integro e ben conservato che adorna la chiesa. ” (1)

La comunità viveva di agricoltura e di pastorizia, utilizzando l’acqua del vicino canale, una vita povera e semplice che veniva confortata dalla fede e dalla preghiera.

“Il carattere monastico appare subito evidente dalla disposizione delle varie grotte, con cappella in zona centrale, individuabile per il portale accuratamente incavato nella roccia, e per la presenza nelle altre grotte di giacigli, nicchiette, sedili, poggialampade e croci greche.” (2)

Il Canale Reale visto dal Cenobio (a)

Masseria Jannuzzo

Porta d’ingresso del Santuario

Masseria Jannuzzo vista dalla cripta

“Uscendo dalla Cappella e proseguendo verso sinistra, s’incontra un ingresso abbastanza largo, con accenno ad arco nella parte superiore, da cui si accede in un vano quadrato, incavato nella roccia abbastanza regolarmente , con in fondo un unico giacitoio litoide (b) a forma di nicchione a muro. L’evidente destinazione induce a pensare che si tratti dell’habitat dell’igumeno (c) che, per le sue estese attribuzioni civili e canoniche, dirigeva la vita del Cenobio (a). Infatti, anche in altri esempi di insediamenti rupestri, all’igumeno si usava assegnare una dimora di una certa ampiezza, al centro del raggruppamento in prossimità della chiesa.” (2)

Ingresso della cella dell’igumeno (c)

Interno della cella dell’igumeno. (c)

Giacitoio litoide (b) nella cella dell’igumeno (c).

“Alla destra della Cappella, in direzione Nord Est, si trova una grotta circolare di grandi dimensioni, con ampia apertura, sostenuta al centro da un pilastro in muratura. Il numero elevato di giacitoi in pietra o nicchioni a muro, poggialampade, croci greche incise nelle pareti, la presenza di un ampio foro circolare, che lascia pensare allo sfiatatoio di un camino, dimostrano chiaramente che si trattava del posto più importante dove si svolgeva la vita dei cenobiti, destinato a refettorio, dormitorio comune e luogo di riunione.” (2)

Ingresso del Cenobio. (a)

Giacitoi (b) all’interno del Cenobio (a)

Croci scolpite sui muri

Sfiatatoio del Cenobio. (a)

Nicchie rettangolari nel Cenobio. (a)

“All’esterno si notano due grandi nicchie scavate nella pietra che potevano avere, da un lato, carattere ornamentale e dall’altro indicare, con la forma ad arco, il luogo del culto. ” (2)  Si rilevano, altresì, delle scale scolpite sul costone roccioso per consentirne la scalata. La vegetazione che nasce spontaneamente è costituita da piante profumate come il timo, il finocchietto, la rucola e la menta selvatica.

Nicchia ad arco.

Scale scolpite sul costone roccioso.

Vegetazione spontanea all’esterno.

L’insediamento è stato molto probabilmente abitato sino al XV secolo, quando iniziò l’esodo verso il casale di San Vito. La Cripta rappresentava la parte principale dell’insediamento, in quanto in essa si svolgevano tutte le funzioni religiose.

“L’interno del Santuario, ad unica navata, orientato in senso liturgico est-ovest, è costituito da un vano rettangolare della lunghezza di m. 12,65; la larghezza è compresa tra m. 4,90 e m. 4,70, essendo il vano, nella parte est leggermente più ampio che in quella ovest, dove si restringe sino am. 4,70 e comprende un’abside rettangolare…” (2)

Si accede dalla parete laterale ma originariamente gli accessi erano due, quello per i fedeli e l’altro per il clero che adesso è ridotto a finestra.

All’interno si distinguono due zone, il “naos” (affrescata) dove si celebrava il rito greco, e l’altra non affrescata riservata al popolo (bema).

San Biagio, abside con protesi e affreschi del XVIII sec. (d).

Particolare centrale dell’abside

Part.

Part.

Particolare dx dell’abside

Particolare sx dell’abside

Sulla parete destra si vedono alcune nicchie e scanalature

Naos con decorazioni parietali

Part.

“Il visitatore che arriva per la prima volta in questa zona, resta colpito dallo stato originario della campagna e della solitudine, che quivi regna. Lo stupore è ancora più grande quando entrando nel santuario, si vede circondato da una serie di pitture che ricoprono completamente pareti e volta della parte adiacente all’entrata.

Non tarda ad accorgersi che si trova davanti ad un ciclo pittorico di grande bellezza e di straordinaria fattura, in uno stato di conservazione abbastanza insolita per le cappelle rupestri della zona. La raffinata esecuzione delle pitture murali appare in contrasto con l’estrema semplicità dell’architettura,..In sostanza, la parte decorata del Naos è rimasta intatta sin da quando era cessata in sito, probabilmente all’inizio del XIII secolo, la celebrazione del culto greco, con la definitiva scomparsa dei monaci che abitavano l’insediamento.” (2)

Le pitture della volta e delle pareti, datati 8 ottobre 1196 ed eseguiti dal pittore Daniele, rappresentano un ciclo pittorico tra i più interessanti della Puglia ispirati a modelli bizantini.

“La chiesa è dedicata a san Biagio, un santo taumaturgo molto venerato e amato dalla popolazione rurale, cosa che si deduce dal tipo di miracoli per cui è noto: malattie legate alla gola, rimedi contro i parassiti dei campi e in genere contro tutti i mali mediante assunzione di acqua stillante da fonti a lui dedicate. ” (3)

” Con la chiamata del pittore Daniele e dell’aiutante Martino da parte dell’igumeno Benedictus, pure attestata dall’iscrizione (e),

San Biagio iscrizione dedicatoria. (e)

si era voluto dare indubbiamente un lustro maggiore a quel luogo di culto orientale, proprio nel momento storico in cui, nelle zone adiacenti, la liturgia occidentale, cioè quella latina, andava mettendo sempre più solide radici. Inoltre, la profonda conoscenza riscontrabile nelle raffigurazioni, dei canoni pittorici tipicamente bizantini, con particolari iconografici derivanti sia dalle fonti dei vangeli canonici, che da quelle dei vangeli apocrifi, induce a farci supporre che l’esecutore sia venuto dalla Grecia o dall’Oriente…La singolarità di S. Biagio rispetto ad altri santuari, cripte e chiesette rupestri dello stesso periodo, con raffigurazioni di santi, del Pantocratore, della Deesis o scene singole della vita di Cristo, consiste proprio nel fatto che qui si tratta di un ciclo pittorico ben determinato, in cui le scene presentano un nesso preciso tra loro. Il tema del ciclo è la profezia messianica.” (2)

Il ciclo pittorico di S. Biagio (2)

“Sul soffitto del naos completamente affrescato, il racconto ciclico si apre con una rappresentazione orizzontale che colloca al centro l’Antico dei Giorni (Dio Padre ndr), racchiuso in un tondo purpureo stellato.

L’Antico dei giorni

Ai lati sono disposti i quattro simboli degli evangelisti, affiancati da due Cherubini e dai profeti Ezechiele e Daniele.

Ezechiele, particolare della grande scena “Profezia dell’Avvento del Messia”

Part. Il profeta Daniele con il rotolo

Poco sopra, in senso antiorario,sono rappresentate: l’Annunciazione, la Fuga in Egitto, la Presentazione al Tempio e l’Ingresso di Gesù a Gerusalemme.

L’Annunciazione

La Vergine Maria, particolare dell’Annunciazione

Part. Il profeta David

Part. Il profeta Isaia

Fuga in Egitto (particolare di S. Giacomo a sin.)

Presentazione al Tempio (Giuseppe con la gabbia delle tortore, Maria, Gesù Bambino, Simeone e Hanna intorno all’altare)

Entrata di Cristo a Gerusalemme

Part. I due farisei davanti al tempio

A completare il ciclo cristologico  è l’affresco della Natività collocato sulla parete laterale sud.” (2)

Parete sx con immagine della Natività e i Santi Stefano e Silvestro

La Natività.

Particolare dei tre Re magi che si affrettano con i loro cavalli a salire il monte

Particolare della Madonna Theotokos (è un titolo della Beata Vergine Maria. Letteralmente significa “colei che genera Dio”, e spesso viene reso in italiano con Madre di Dio – Cathopedia). Sulla sua sinistra l’Arcangelo Gabriele

Part.

Part. dell’Arcangelo Gabriele con lo scettro nella mano sinistra nell’atto di annunciare il grande evento

Part. dei pastori sul monte con abiti rustici e bastoni

“I due Santi, Stefano diacono e Silvestro papa, occupano il primo riquadro della parete sud, alla sinistra dell’osservatore, prima della scena della Natività. La raffigurazione di Stefano al primo posto..non è certamente un caso. Stefano è stato infatti il primo martire a suggellare col proprio sangue la fede di Cristo, affermando con la morte la fede nella vita eterna. La parola Stefano significa in greco “corona” che, come si sa, divenne ben presto l’emblema dei martiri. San Silvestro, di origine romana, fu papa dal 314 al 335, proprio nel periodo in cui l’imperatore Costantino favorì l’introduzione del cristianesimo come religione di stato. Il suo pontificato coincise, dunque, con la trasformazione della chiesa cristiana da clandestina e perseguitata a riconosciuta e inserita nelle strutture imperiali.” (2)

Santo Stefano e San Silvestro

“Sulla parete ovest vediamo per prima a sinistra dell’osservatore il riquadro dei due Santi Guerrieri Giorgio e Demetrio con San Nicola. I due Santi Guerrieri Giorgio e Demetrio, insieme a San Teodoro erano tra i santi maggiormente venerati nella chiesa orientale. Nel canone greco sono nominati tra i megalomartiri.Spesso sono raffigurati assieme senza cavallo, oppure due di loro su cavallo. Tutti e tre vissero nel periodo delle persecuzioni di Diocleziano verso il 300. Anche San Nicola era uno dei Santi più venerati, sia nell’oriente e più tardi a partire dal 1000, nell’occidente. Arcivescovo di Mira fu imprigionato durante le persecuzioni di Diocleziano, ma poi con l’introduzione ufficiale della religione cristiana da parte di Costantino, uscì di prigione e morì verso il 350 in tarda età. A Mira le sue reliquie vennero venerate finchè non sopraggiunse l’invasione turca. Allora vennero poste in salvo da 62 soldati, devoti corsari della città di Bari.  Il 9 maggio del 1087 con immensi onori, furono trasferite nella celebre cattedrale del grande porto pugliese, e Bari, dopo una vivace contesa con Benevento, divenne il centro del culto di San Nicola, patrono, tra l’altro della Russia.” (2)

Parete affrescata con le figure dei Santi Giorgio, Demetrio e Nicola, e immagini della vita di S. Biagio

I Santi Guerrieri Giorgio e Demetrio con San Nicola

Part. S. Giorgio che impugna la lancia mentre uccide il drago rappresentazione del maligno

Part. San Demetrio

San Nicola (part.)

“Nel grande riquadro che segue la rappresentazione dei Santi guerrieri vengono raffigurate sul consueto fondo azzurro scene della vita del Santo titolare: a destra dell’osservatore, in una grande grotta stilizzata, analoga a quella della natività, situata sul monte Argeo, è rappresentato San Biagio..Il volto, con capigliatura canuta e barbato, sopracciglia marcate, occhi bruni e naso affilato, è diretto verso la schiera degli animali della foresta, raffigurati in basso alla sua destra, in atto di accorrere verso di lui.. In alto a destra del Santo, sopra gli animali, fuori della grotta, è rappresentata la scena del governatore romano Agricola, con abiti imperiali , assiso su un seggio con scettro nella mano destra, cappello frigio a due colori sul capo, in atto di inviare quattro cavalieri a San Biagio per convocarlo davanti a sè. . Il primo messaggero, con vestito di broccato e un piede già nella grotta stende le mani verso il Santo per invitare a seguirlo. Gli altri tre, vestiti in rosso e ocra, sovrapposti l’uno all’altro, sono oggi appena visibili.”  (2)

San Biagio. Scene della vita del Santo

Part. San Biagio mentre benedice le schiere di animali

Part. Il governatore romano Agricola in atto di inviare quattro cavalieri a San Biagio per convocarlo davanti a sè (sembrano tre ma se si guardano i piedi i conti tornano)

Part. tra gli animali si riconoscono tra gli altri: un cinghiale (simbolo di S. Biagio), un cervo e un capriolo

“Come si sa, Giovanni scrisse il quarto Vangelo in tarda età, verso la fine del I secolo. La ricchezza e profondità del pensiero teologico di Giovanni, il rilievo che dà ai misteri della Trinità e dell’incarnazione, trovano numerosi riferimenti nelle raffigurazioni cristologiche di San Biagio e si può, quindi, credere che l’igumeno Benedictus era conscio del simbolismo giovanneo e della sua importanza liturgica ed aveva perciò conferito un indirizzo preciso al programma eseguito da Daniele: la parola di Giovanni è, infatti, presente nella rappresentazione iniziale del Vecchio dei giorni; la sua figura di discepolo appare al seguito di Cristo nell’entrata trionfale e, infine, la sua figura maestosa, come apostolo-evangelista e come portatore della parola divina nel mondo, chiude insieme all’altro apostolo Andrea il ciclo.” (2)

I Santi Giovanni e Andrea

Part. La piccola figura posta tra i due Santi, di cui è andata perduta la testa, potrebbe essere l’igumeno Benedictus

Ringraziamenti:

All’amico Mario Carlucci per aver condiviso, con la consueta gentilezza, le sue foto;

Un ringraziamento particolare a don Antonio Chionna ed ai suoi giovani collaboratori de “Il Punto”, per la squisita ospitalità e la straordinaria competenza messaci cortesemente a disposizione, che ci hanno fatto scoprire, una volta di più, l’eccezionale patrimonio artistico e culturale che si cela letteralmente “in ogni pietra” del nostro territorio.

Note:

(a) comunità di monaci riuniti sotto la medesima regola in un monastero;

(b) letto in pietra;

(c) dal greco guida conduttore;

(d) Struttura a pianta semicircolare, fornita di volta a catino, posta di norma sul fondo della navata centrale della chiesa cristiana;

(e) L’iscrizione reca una data, 8 ottobre 1196, potrebbe indicare il giorno della consacrazione della chiesa: «Questo venerabile tempio del sacrosanto martire Biagio nostro padre è  stato eretto e dipinto al tempo del nostro Igumeno Benedetto, con il concorso [finanziario] di Matteo e per mano dei maestri Daniele e Martino, l’otto del mese di ottobre dell’anno 6705 [=1196], indizione XV» – Traduzione citata da Lavermicocca N., I sentieri delle grotte dipinte, Bari 2001, p. 33.

Bibliografia e siti web:

Legenda: allo scopo di non tediare il lettore con la ripetizione delle fonti citate, è stato attribuito un numerino per ogni opera consultata, che si ritroverà al termine della citazione e che consentirà l’esatta attribuzione bibliografica.”

(1) https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_rupestre_di_San_Biagio

(2) Marialuisa Semeraro Herrmann, Il Santuario rupestre di San Biagio a San Vito dei Normanni. Schena Editore 1982.

(3) http://www.mondimedievali.net/Edifici/Puglia/Chieserupestri/Brindisi/Sanbiagio.htm

Quasi tutte le foto sono state rinnovate in occasione della visita guidata alla cripta di S.Biagio compiuta il 06/03/2017 con la Prof.ssa Alessandra Simoni che ci ha accompagnato e che ha in custodia le chiavi; chi è interessato a una visita la potrà chiamare a questo numero di cell. 320-0509346.

0 commenti

  1. Questi sono tesori nascosti che meritano una riscoperta così ben dettagliata… Meritevole impegno di Francesco Guadalupi nel rappresentarceli anche visivamente con dovizia di immagini.

  2. Francesco, da San Vito ho ricevuto questo commento di Franco Legrottaglie:
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