Chiesa Madonna della Nova – Ostuni (Br)

pizap.com14298720884721La chiesetta, ubicata sulla strada provinciale Ostuni-Carovigno, si trova a circa un chilometro sulla sinistra, di chi proviene dal centro abitato. “Si giunge alla chiesa attraverso una scalinata che elimina il dislivello, di circa cinque metri, che vi è tra la strada provinciale e l’ingresso al luogo di culto. L’edificio è annunciato da una piazzetta lastricata “a chianche” ed è incastonato nel costone della lama (in una località un tempo detta “Li Furchi” cioè luogo di ricovero di animali selvatici ndr).

La costruzione fu voluta per rendere l’accesso alla cripta sottostante, più dignitoso e consono al luogo sacro (meta di continui pellegrinaggi, soprattutto nel periodo pasquale). La facciata, a forma di parallelepipedo, è addossata, dal lato sinistro, ad altri edifici e ad un romitaggio scavato nella roccia.” (1)

 

Lama (solco poco profondo, in cui corsi d’acqua effimeri convogliano le acque meteoriche ndr) in contrada Li Furchi

Chiesa di S. Maria della Nova

“Il prospetto, anche se in stile romanico, presenta delle caratteristiche gotiche.

L’unico ingresso ad ogiva è simile a quello laterale della “Cattedrale” di Ostuni, così come, la rosa che lo sormonta (ndr decorata da lievi motivi antropomorfi e vegetali), con le sue otto colonnine trilobate e la bella cornice, richiama subito alla mente le due rose delle navate laterali del massimo tempio della città. La lunetta, con la base a dentelli, è incompleta e questo ci fa pensare che la stessa doveva accogliere una scultura anche essa a modello delle lunette dei portali della “Cattedrale”. Ai due lati dell’ingresso due piccole monofore con archetti trilobati; sulla rosa un’altra monofora sempre con archetto trilobato. Il coronamento è dato da una serie di archetti ciechi che alleggeriscono e impreziosiscono la già molto elegante facciata. Sul bordo, spostato sul lato destro, svetta il campanile a vela, forse di epoca successiva.”(1)

particolari della facciata

Gli interni

“E’ considerata la chiesa più antica di Ostuni, infatti fu edificata intorno al XVI secolo anticipando lo stile gotico-fiorito che poi avrebbe trovato la sua massima espressione con l’ex-cattedrale. (..) La chiesa fu costruita intorno al 1560 per volere di una nobile casata di Ostuni, la famiglia Zaccaria, che lascia il proprio nome su un affresco all’interno”. (2) “L’interno, ad unica aula voltata “a botte”, è stato più volte ristrutturato e ridipinto; forse il pavimento “a chianche” è quello originario. Sulla controfacciata l’ingresso è ad arcosolio e, su di esso, si apre una finestra strombata in corrispondenza della rosa esterna; sul lato sinistro, inserita nel muro, una acquasantiera scolpita a motivi vegetali. Delle nicchie si aprono sulle pareti laterali (..). Addossato alla parete di fondo e, sopraelevato di un gradino, è ubicato l’altare barocco costruito nel ‘700 (l’altare in pietra gentile fu fatto edificare nel 1761 dal canonico Antonio Tabarini ndr), per la verità, privo di eleganza e pregio artistico. Dal piano mensa, sorretto da due mensole a volute, si elevano due ripiani, chiusi ai lati da massicce sculture: il primo a foglie di acanto; il secondo a girali. Una cornice mistilinea  inscrive una nicchia. L’altare presenta tracce di pittura ormai persa a causa dell’umidità. Al centro del paliotto lo stemma del Vescovo Scoppa (sec. XVIII) raffigurante un cane voltato a sinistra, recante due fiori. Al di sotto dello stemma un cartiglio: EX DEVOTIONE REV. CAN. D. ANTONII TABARINI D.H. Sull’altare, al di sopra della nicchia, una finestra strombata ed ai lati due ingressi, immettono alla cripta.” (1)

Acquasantiera a motivi vegetali

 

 

Stemma del Vescovo Scoppa (sec. XVIII)

“Sulla parete di sinistra si distinguono chiaramente la Santa Maria della Nova (cioè della buona novella ) con il bambinello, San Bernardino da Siena e un altro santo di difficile identificazione. Sotto questi affreschi campeggia un altro palinsesto pittorico che occupa l’intera parete di cui si distingue solo un viso maschile. Anche la parete di fronte era completamente affrescata, oggi si intravedono solo alcuni frammenti di colore. Sulla parete principale c’è l’altare maggiore in pietra, evidenziato da linee rococò e tinteggiato con un leggero tocco di colore verde chiaro.” (2)

Sullo sfondo l’altare maggiore (anno 1761)

Al centro della nicchia dell’altare si colloca la statua litica della Vergine con Bambino datata nel XVI secolo. La statua raffigura la Vergine con il Bambino assisa in trono. Sui due lati, all’altezza del capo, due piccoli angeli reggono una mensola sulla quale poggia la corona. Il complesso scultoreo, prima dei lavori (*)  presentava il Bambino (e l’angelo sinistro ndr), purtroppo, acefalo, ma il recente restauro  fortunatamente ci ha restituito la statua “intera” al centro dell’altare.

Statua pitrea della Vergine con Bambino in nicchia (sec. XVI)
Particolare
Statua prima del recente restauro (3)

La parete sinistra

“Sulla parete sinistra della Cappella di Santa Maria della Nova si sussegue una serie di affreschi, i primi due dei quali, sono emersi durante i lavori di restauro condotti nel 2003.

II primo soggetto, estremamente lacunoso, è composto sullo stesso strato pittorico del dipinto raffigurante la Madonna con Bambino. Rappresenta un Santo francescano individuabile dal saio color grigio. Il dipinto risulta decisamente inferiore per qualità a quello adiacente : le pieghe del saio sono, per esempio, rigide e ripetitive nella loro scansione.” (3)

Santo francescano

“Accostato al riquadro del Santo francescano appare una Madonna con Bambino, dipinto deturpato dalla perdita di ampi brani e dal completo svanimento dei volti delle due figure. Quanto rimane è, comunque, sufficiente per formulare alcune considerazioni sull’originale fattura del soggetto.

Le figure sono inserite in un’elaborata struttura dal profilo interno trapezioidale, che simula una intelaiatura lignea, interrotta lun­go i lati da riquadri incassati e, in alto, da borchie tondeggianti. Qualcosa di simile si può osservare nelle incorniciature dei pannelli con figure di vescovi e in alcuni apparati scenografici che ospitano storie del Ciclo mariologico, nella Basilica di Santa Caterina d’Alessandria a Galatina, decorata nella prima metà del XV secolo.

L’appartenenza dell’immagine ostunese alla temperie aristocratica e raffinata del tardo gotico si coglie in alcuni significativi dettagli. Si guardi al fitto pieghettarsi della veste della Madonna e al sontuoso mantello azzurro, che a tratti si rovescia, esibendo la preziosa foderatura che ritma i bordi con flessuosi ondeggiamenti. (..) sembra plausibile suggerire una datazione relativa alla metà o alla seconda metà del XV secolo.” (3)

Madonna con Bambino (XV sec.)

“Il dipinto successivo, emerso durante i lavori di restauro condotti nel 1997, rappresenta Santa Maria della Nova, identificata dall’iscrizione a lettere capitali ai lati dell’aureola.

Il quadro è delimitato da una profonda cornice azzurrata, illuminata nel bordino interno, come se fosse colpita dalla luce proveniente dal portale della chiesa. Assisa su un trono marmoreo privo di schienale, la Madonna si uniforma, per posizione e per abbigliamento, al similare repertorio figurativo delle tarde icone bizantineggianti. Una ciocca di capelli, che ricade in una serie di riccioli ai lati del viso, è l’unica concessione a un atteggiamento austero e quasi severo del volto. Il Bambino, tutto proteso a carpire un oggetto inidentificabile (forse una rosa), è, invece, più spontaneo e vivace; la corta e aderente tunichetta, pur conservando la memoria di decorativismi tipicamente tardo-gotici, lascia, infatti, intuire il robusto modellato del corpicino, liberamente mosso nello spazio. (..) Si può proporre una datazione del dipinto murale al XVI secolo. ” (3)

S. Maria della Nova (XVI sec.)

“La figura di San Bernardino da Siena (1380-1444) giganteggia in un pannello verticale, sviluppato sul lato sinistro della porta che introduce nella dimora del romito. Il ductus, semplice e modesto dell’ignoto pittore si evince non solo nei rapporti sbilanciati del busto con la parte inferiore del corpo ma, anche, nei panneggi del saio, riuniti in gruppi di tre pieghe. Il volto, asciutto e allungato, è percorso da innumerevoli rughe, più sottili sulla fronte e intorno agli occhi, profondamente marcate intorno al mento e alle labbra; maggiore naturalezza rivela il trattamento dei capelli, raccolti dietro alle orecchie in ciocche canute, abilmente tratteggiate. Tali cifre stilistiche si riscontrano in quella cerchia di artisti che nel cantiere galatinese della Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, si è espressa con una forte accentuazione fisionomica, quasi caricaturale delle figure, anche se è difficile proporre dei confronti convincenti. Per meglio formulare una coerente collocazione storica e cronologica di questa immagine, ulteriori chiarimenti potrebbero derivare dallapprofondimento di altri significativi aspetti della stessa. Informazioni preziose possono desumersi, infatti, dall’analisi paleografica dei segni alfabetici trascritti sul libro. L’invocazione conclusiva del testo sul volume, nominando Bernardino come beato, andrebbe valutata accuratamente: nelle iscrizioni dedicatorie presenti su alcuni dipinti, datati prima della canonizzazione, avvenuta nel 1450, San Bernardino, infatti, è indicato come beato, anche se è aureolato. Un altro elemento da puntualizzare è quello relativo alla diffusione del culto tributato al santo senese in Puglia e, più specificatamente, nel Brindisino. La stretta connessione di San Bernardino con gruppi di flagellanti, d’altra parte, avendo egli aderito diciottenne alla Confraternita dei Disciplinati di Santa Maria della Scala a Spoleto, non può non tener conto della presenza di compagini confraternali, effigiate con insistenza nella chiesa. (La datazione) deve orientarsi alla seconda metà del XV secolo.” (3)

S. Bernardino da Siena
Part.
Part.

“Il tratto di parete compreso tra la porta d’accesso alla casa del romito e a quella che immette nella grotta dal lato sinistro, è occupato dall’immagine di San Giovanni Battista. La figura olosoma sembra rompere la rigida frontalità, propria dei soggetti devozionali bizantini, avendo il busto leggermente ruotato verso destra; tale movimento è, probabilmente, assecondato da una leggera flessione della gamba corrispondente, intuibile da un frammento superstite. La composizione appare piuttosto sommaria nel trattamento dei panneggi e nell’andamento agitato del mantello; rivela, per contro, una maggiore cura nei tratti del volto, accentuato da grandi occhi allungati e da sopracciglia arcuate.

Il San Giovanni Battista, forse databile alla seconda metà del XV secolo, sembra anticipare nei modi, l’omonimo santo raffigurato nella Chiesa dell’Annunziata di Ostuni, simile nella postura.” (3)

S. Giovanni Battista
Part.

La parete destra

“La rimozione di numerosi strati di calce e in alcuni punti di pezzi dîntonaco, operata nel 2002 sulla parete destra della Chiesa, ha riportato alla luce tre brani pittorici in cattivo stato di conservazione, tale da inficiarne la lettura. Del primo soggetto, identificato come Madonna con Bambino, si scorge abbastanza chiaramente l’ordito globale di due figure che si accampano in un’articolata struttura architettonica, poco chiara nell’organizzazione degli elementi compositivi. Ai lati risultano percepibili cinque elementi di sostegno,mentre in alto si scorge una sequenza di mensoline e una serie di piani, sviluppati orizzontalmente, diversi per grandezza e per colorazione. Una ricostruzione ipotetica di questo spazio “attrezzato” potrebbe far pensare a due logge, rette da quattro pilastri, poste a sostegno di un ambiente coperto da un soffitto a cassettoni, forse sviluppato nella parte posteriore in una cavità archivoltata, nella quale troneggia la Madonna con Bambino. Simili apparati si osservano in diversi affreschi della Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria a Galatina, attribuiti a un pittore denominato Maestro dei casamenti. Il mantello della Madonna, inoltre, s’adagia sul pavimento in lembi mordibi e flessuosi in maniera non dissimile da quello della Madonna con Bambino, raffigurata sulla parete opposta della chiesa. Si può azzardare una datazione del dipinto alla seconda metà del Quattrocento.” (3)

Madonna con Bambino (1400?)

“Del secondo dipinto, di grandi dimensioni, si conservano solo pochi frammenti leggibili. Nel margine inferiore compare una teoria di figure incappucciate, capeggiate da un personaggio a volto scoperto; tutti si prostrano davanti a una croce astile e si dispongono ai piedi di una pedana dai bordi irregolari. Sul lato destro del basamento si scorgono le estremità del corpo, legate con una corda a un palo, di una grande figura aureolata, verosimilmente San Sebastiano o Cristo alla colonna.

La datazione del soggetto è improponibile, perché non suggellata da alcun elemento utile. Su un successivo strato d’intonaco disteso nel margine inferiore dell’affresco si leggono le lettere US, residue di un’iscrizione, ripetute su due righi.” (3)

Processione di flagellanti in adorazione
Particolare ingrandito

“Il terzo dipinto potrebbe essere un’Imago Pietatis, soggetto solitamente inserito in piccoli incavi dei luoghi sacri. Nel margine inferiore destro dell’affresco in questione si scorge una cassa reticolata, che induce a pensare all’urna dalla quale risorge il Cristo. Una lunga e frammentaria iscrizione votiva, distribuita su sei righi, è dipinta in basso a sinistra.” (3)

Imago Pietatis (?)
Particolare ingrandito

Sulla stessa parete, fa bella mostra di sè  la statua lignea della Vergine con Bambino che, nella “Domenica in albis” (**), seguendo una tradizione che affonda le sue radici nei secoli, un gruppo di devoti ha cura di rilevare  “dalla sua campestre dimora per trasportarla nella chiesa dell’Immacolata sita nella piazza nobile di Ostuni, ove celebrata la novena e la festa  dopo la processione  cittadina seguita dalla banda musicale, viene restituita nella sua propria cappella.” (3)

Statua lignea della Vergine col Bambino (sec. XIX)

“La statua che nella prima metà dell’ottocento quasi certamente fu realizzata dal clan dei Greco, discendenti dallo scultore Giuseppe Greco, rimase gravemente danneggiata in un incendio scoppiato in chiesa nel 1938 e fu restaurata dall’artista Michele Lupo che la restituì “più bella di com’era” realizzando anche la decorazione delle pitture “in stile Liberty” che ancora si scorgono lungo il muro di fondo.” (3)

Evidenza della decorazione stile Liberty

I festeggiamenti

“Da Lo Scudo del 10 aprile 1976. Alfredo Tanzarella “Folklore ostunese, Le feste paesane: la Madonna della Nova” p.3. Una delle feste paesane più antiche, se non proprio la più antica, è la festa della Madonna della Nova. Diciamo è la festa, perché ancora oggi, nonostante il mutare dei tempi e delle consuetudini e, nonostante il traffico intenso che si svolge lungo l’arteria Bari-Brindisi, piccole comitive di cittadini si recano alla chiesetta per festeggiare la domenica in Albis con una bella scampagnata, se così la si può definire oggi dato che l’antica chiesa è ormai compresa nel perimetro dell’abitato. Orbene, nel passato era una vera e propria folla quella che si riversava verso la chiesetta, seguendo una tradizione che affonda le radici nei secoli. Per lo più si trattava di comitive composte da parenti e da amici che, certamente, progettavano con notevole anticipo la gita, considerata in sostanza tale perché la chiesa della Madonna della Nova altro non era se non un vero e proprio Santuario di campagna, al pari di quelli non meno famosi di S. Biagio e di S. Oronzo, Celebrati ancora oggi. (…) e veniamo alla festa. I ricordi che si affollano alla mente, suffragati ed ampliati da altri più antichi e in un certo senso più interessanti di vecchi ostunesi, parlano di palomme, di taralloni coperti di zucchero, di frisedde allu vine cullu fenucchie, tutta roba fatta in casa per lo più dai nonni che veniva considerata vera e propria leccornia, dell’immancabile mazzo di lattughe ma ancor più di remanedde che, insieme allu cucche de creta nel quale il vino si conservava fresco, costituivano l’appetitoso… bagaglio di chi doveva festeggiare come si doveva la tradizionale festa. (3)

 La Cripta

La cripta, dopo la costruzione della chiesa sub-divo (all’aperto), venne murata e dimenticata; soltanto nel secolo XIX è stata riscoperta e descritta poi dal geologo Cosimo de Giorgi nella sua monografia La Provincia di Lecce, data alle stampe nel 1882:

“Dietro l’altare si apre però una grotta naturale, lunga mt. 38,80, larga da mt. 2,60 a 3,80 ed alta da due a tre metri. Il pavimento è tutto interrato dall’ocra argillosa che riveste le colline ostunesi; la volta è di forma triangolare, solo in parte ingrandita a colpi di piccone. La acque calcarifere gocciolando da questa volta sul pavimento e sulle pareti ne hanno arrotondato gli spigoli sporgenti, e vi hanno disteso dei piccoli festoni stalattitici. Nei secoli scorsi le pareti di questa grotta erano qua e là dipinte a fresco; ma oggi ne restano appena le tracce.”

Prima della costruzione dell’attuale chiesa vi era quella più antica, probabilmente interamente in grotta, dedicata alla Madre di Dio. L’altare attuale, eretto negli anni del presulato del vescovo Francesco A. Scoppa (1747-1782) ne sostituì uno precedente costruito tra la fine del Trecento e gli inizi del Quattrocento, per motivi non documentati.

Altare della chiesa nella grotta(1747-1782)

La croce in alto identifica la sacralità dell’ambiente

“La cavità rocciosa è ricoperta da dipinti murali solo sul lato sinistro in ossequio alle normative canoniche che esigevano di rivolgere verso oriente la zona più sacra di un luogo di culto, (..) è presumibile che la consacrazione della cripta sia avvenuta nella seconda metà del XIII secolo, periodo al quale si può assegnare la Croce dipinta in un medaglione, che si scorge al di sotto dello strato pittorico rappresentante una Santa.

Evidenziazione Croce XIII secolo

Da questo momento, a più riprese,  la grotta è stata oggetto di ripetuti interventi pittorici, quasi esclusivamente di carattere votivo e devozionale” (3)

Affreschi in grotta

 “Sul lato sinistro del vestibolo, che precede la lunga galleria della grotta, si conservano due dipinti: il primo raffigura una Processione di flagellanti datata al 1524; l’altro la Madonna che allatta il Bambino, versione cinquecentesca della bizantina Galaktotrophousa, soggetto che largo consenso aveva avuto nella pittura medioevale della regione. Lo schema iconografico mariano di stampo bizantino persiste nella posizione della Madonna, ritratta a mezza figura, mentre sostiene tra le braccia il Bambino, che sugge da una mammella posta in un’improbabile area anatomica. Il desiderio del pittore di prendere le distanze dal linguaggio bizantino si coglie nell’ampio modellato delle due figure e nello sviluppo plastico conferito al maphorion, animato da numerose pieghe chiaroscurate ma poco coerente nel suggerire il movimento delle braccia.

Le modeste abilità dell’artefice, evidenziate da quest’ultimo particolare, si rivelano, anche, nel volto della Madonna, trattato grossolanamente.” (3)

Madonna del Latte

“Allo scadere del primo quarto del Cinquecento si può far risalire la rappresentazione, ancora in rupe, della Madonna che allatta il Bambino, verso la quale sembra dirigersi la Processione di flagellanti rappresentata nel 1524 sul muro adiacente.Questo originale dipinto, svolto su tre registri, ripropone un singolare episodio della storia ostunese. Protagonista della sezione superiore è un gruppo confraternale, che accoglie tra i propri componenti un flagellante con il capo occultato da un cappuccio e con il corpo denudato a esclusione del bacino. Un altro corteo confraternale, forse contemporaneo a quello della grotta, è dipinto sulla parete destra della chiesa (già commentato ndr). In questa scena, analogamente, una teoria di appartenenti a un pio sodalizio indossa un lungo saio bianco, aperto sulla schiena per mostrare la pelle piagata dai colpi delle verghe. Queste significative testimonianze pittoriche, abbastanza insolite nel panorama decorativo tradizionale delle chiese pugliesi, inducono a prendere atto di una realtà penitenziale, che potrebbe aver scelto la Chiesa di Santa Maria della Nova come sede del proprio culto e delle proprie pratiche espiatorie. ” (3)

Processione di flagellanti
Particolare 1
Particolare 2

“Uno degli affreschi più interessanti della grotta della Madonna della Nova è sicuramente la Madonna Nikopeia (Colei che conduce alla vittoria), raffigurata secondo la diffusa iconografia bizantina, desunta dall’immagine-stendardo che guidava in battaglia gli eserciti imperiali. La Madonna, assisa in trono e con un’aureola perlinata, indossa un maphorion azzurro, che dalla testa discende fino ai piedi. Il Bambino benedice alla greca con la destra e sostiene con la sinistra il volumen; è adagiato sulle ginocchia della Madre, che lo trattiene amorevolmente. Il trono, sviluppato in profondità, mostra un’elaborata struttura, decorata nella parte anteriore con motivi a “serratura” e a reticolo. Il cattivo stato di conservazione delle vesti non consente di valutare distintamente il movimento dei panneggi, che nei pochi punti chiari appare lineare, articolato in pieghe tubolari e appena lumeggiate. Dai volti della Madonna e del Bambino sembrano del tutto scomparsi caratteri e stilemi bizantineggianti. La definizione ovale del viso, la curvatura delle sopracciglia, che prosegue nel naso diritto e delicato, l’incarnato roseo appena ombreggiato, conferiscono alle figure una dolcezza e una gentilezza del tutto ignota alla pittura d’influenza bizantina.(..) Da valutare, inoltre, una possibile tangenza della Nikopeia con le figure dei Patriarchi dipinti da Rinaldo da Taranto nella Chiesa di Santa Maria del Casale di Brindisi. In questi, infatti, si riscontra lo stesso fraseggio modulato dei panneggi, nonché il motivo definito a serratura che compare sui troni. La datazione del dipinto può, pertanto, ricondursi al primo quarto del XIV secolo.” (3)

Nikopeia
Part. ingrandito

“La più antica testimonianza pittorica della grotta riguarda una Croce, che emerge al di sotto di un strato pittorico raffigurante una Santa non più identificabile. Questo simbolo cristologico, mostra bracci con nodi rimarcati da perle debolmente ombreggiate, terminazioni trilobate e appendici vegetali che si snodano dalla base. Tali decorazioni naturalistiche inducono a identificare questo tipo di Croce con l’Albero della Vita motivo allusivo di Cristo, diffuso in età paleocristiana e, successivamente, in quella bizantina, ovvero in un segno di consacrazione del luogo di culto. La lavorazione raffinata della Croce, sicuramente mutuata da prodotti di oreficeria, fa ritenere plausibile una sua datazione alla seconda metà del XIII secolo. A breve distanza di tempo la Croce fu occultata da un nuovo rivestimento pittorico con le immagini di due sante, dipinte da un medesimo artefice. Entrambe le figure sono accompagnate da iscrizioni esegetiche, purtroppo poco leggibili. Da un rapido e sommario esame sembra si tratti di caratteri greci. Spetta all’Acquaviva il merito di aver proposto una datazione delle due figure, ponendole sullo scorcio del XIII secolo (3).

Santa ammantata e Santa con cuffia, Croce XIII secolo
Santa ammantata
Santa con cuffia

“A una terza fase decorativa, realizzata a breve distanza di tempo dalla precedente, appartengono gli affreschi raffiguranti Cristo alla colonna e la Deesis. Il Cristo minuto e spoporzionato abbraccia, con le mani congiunte in preghiera, la colonna della flagellazione che emerge innaturalmente a ridosso del nimbo crucisignato, sconfinando nella incorniciatura del pannello dipinto. Questo soggetto è del tutto sconosciuto nel repertorio figurativo delle chiese rupestri, dove la preferenza accordata alle immagini iconiche sembra non lasciare molto margine alle scene narrate ispirate al Vangelo. L’immagine di Cristo alla colonna è più diffusa nella pittura su legno e nei dipinti murali delle chiese subdivali, almeno a giudicare dai soggetti pervenutici, comunque molto tardi per la datazione dell’affresco in questione. Probabili fonti d’ispirazione del pittore ostunese saranno state le tavole agiografiche che contemplavano episodi di martirio oppure le scenette istoriate dei manoscritti miniati.” (3)

Cristo alla colonna

“Allo stesso artefice del Cristo alla colonna si può assegnare la Deesis, uno dei soggetti “meglio conservati” secondo il De Giorgi, che notò una somiglianza con quella della Cripta di San Giovanni a Cafaro presso San Vito dei Normanni. La Medea, analogamente, ha analizzato questo dipinto, giudicandolo “una povera e tarda imitazione bizantina”, datandolo a un periodo successivo al XV Secolo. L’ Acquaviva corregge questa datazione in base a una serie di riscontri, che collocano la DEESIS tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo.(..) Tali riscontri inducono a confermare l’esecuzione della Deesis tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo.” (3)

Affresco nella grotta: Deesis
Deesis

“Il dipinto più distante dall’ingresso della grotta di Santa Maria della Nova è una Crocifissione, proposta a una notevole altezza dal piano di calpestio. Il Cristo emerge con forte drammaticità, occupando per intero il fondale rosso e annullando quasi il supporto ligneo, che si scorge appena al di dietro delle braccia, sconfinando oltre i limiti della campitura. Affiancano il Cristo, ritto nella parte Superiore del corpo ben modellato, la Madonna, che addita con le braccia sollevate il Figlio, e San Giovanni Evangelista con le mani giunte in preghiera. Fattori di sicuro impatto emotivo concorrono ad accentuare l’intenso pathos dell’evento: il formato dei chiodi, quasi picchetti infissi nelle mani; lo stillicidio delle ferite infette sul corpo del giustiziato; uno zampillo di sangue, che sgorga dalla ferita sul costato. A tutto ciò si aggiunge l’espressione dolente degli astanti, caratterizzati da fisionomie acute e contratte, abbreviati nella definizione plastica dell’abbigliamento, affidata a pochi tratti lineari. L’immagine di Gesù Crocifisso non è molto comune nel panorama iconografico delle chiese rupestri e non ha alcun riscontro con tali soggetti rappresentati nelle chiese brindisine di Santa Maria del Casale, di San Paolo e di San Giovanni al Sepolcro. Questo suggerisce che l’artista qui operante abbia attinto il modello da altre fonti pittoriche, ovvero da canali di ricezione che potrebbero avere i propri terminali, anche, in ambito extraregionale. (..) Una datazione riferibile alla prima metà del XIV secolo sembra coerente con le osservazioni proposte.” (3)

Affresco nella grotta: Crocifissione
Crocifissione

In forza delle norme concordatarie vigenti, la chiesetta di S. Maria della Nova in Ostuni è stata assegnata alla Parrocchia dei Ss. Cosma e Damiano, nel cui territorio è situata.

Parrocchia dei Ss. Cosma e Damiano

  Si ringraziano gli amici Mario Carlucci e Antonio Tedeschi che hanno collaborato con me nella realizzazione del servizio. Note: (*)   La parte superiore del dipinto è venuta alla luce nel corso della campagna di restauro condotta da Jolanda Mayer nel 1997. L’altra metà è stata liberata durante la successiva fase d’interventi conservativi, realizzati nel 2003 dalla restauratrice milanese Paola Centurini. (**) La “domenica in albis” è, nell’anno liturgico della Chiesa cattolica, la seconda domenica di Pasqua, cioè la domenica che segue tale solennità. La locuzione latina in albis (vestibus), tradotta letteralmente, significa in bianche (vesti). Ai primi tempi della Chiesa, infatti, il battesimo era amministrato durante la notte di Pasqua, e i battezzandi indossavano una tunica bianca che portavano poi per tutta la settimana successiva, fino alla prima domenica dopo Pasqua, detta perciò “domenica in cui si depongono le vesti bianche” (in albis depositis o deponendis).   Bibliografia e sitigrafia: “Legenda: allo scopo di non tediare il lettore con la ripetizione delle fonti citate, è stato attribuito un numerino per ogni opera consultata, che si ritroverà al termine della citazione e che consentirà l’esatta attribuzione bibliografica o sitografica.”

(1) Le chiese rurali nel territorio di Ostuni, di Giuseppe Palasciano. Stampato da Grafischena Fasano (Br) – Aprile 1990 (2)http://www.itriabarocco.net/web/guest/home/articolo?p_p_id=pis11_articolo_WAR_pis11&p_p_lifecycle=1&p_p_state=normal&p_p_mode=view&_pis11_articolo_WAR_pis11_f=index_articolo.jsp&_pis11_articolo_WAR_pis11_articleid=78878 (3)La chiesa di S. Maria della Nova in Ostuni dal Medioevo all’età moderna, a cura di L. Greco e C. Legrottaglie. (cap. La decorazione pittorica del Santuario di Santa Maria della Nova  tra arte e devozione – di Enza Aurisicchio). Congedo Editore – Galatina (Le) 2004

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