Palazzo Imperiali – Latiano (Br)

Le origini della città

Latiano è posta sull’antica via Appia che da Brindisi porta a Roma, (SS n. 7), in territorio pianeggiante e circondata da distese di ulivi secolari. Situata nel nord Salento, nell’entroterra brindisino, è tra i due centri più grossi di Francavilla Fontana e Mesagne, lungo la strada che collega Brindisi a Taranto. “Incerta è la sua origine. Sorto nei pressi dell’insediamento messapico abbandonato di Muro Tenente, l’attuale centro si sarebbe formato dalla fusione di più casali medievali tra cui Malignano (Malenianum) e Cotrino, ancora oggi sede di un Santuario (per saperne di più sul Santuario di Cotrino clicca QUI), secondo un processo analogo a quello di molti borghi tardo medievali del Salento. Probabilmente il 1092 è da considerare l’anno di fondazione di questa località: il 14 ottobre di quell’anno, infatti, Boemondo, principe di Taranto, concedeva ai benedettini dell’abbazia di Sant’Andrea dell’isola a Brindisi, alcune terre tra le quali Malenianum, allo scopo di fondarvi un casale. “ (1)

Il Palazzo Imperiali

“Il castello prende il nome dalla famiglia dei marchesi Imperiali, signori di Oria e Francavilla Fontana, che risiedettero in Latiano dalla metà del 1600. La maestosa ed imponente struttura domina il centro storico del paese e si fa risalire all’età medievale, al XII secolo. La storia del palazzo è scandita da più fasi, legate alle vicende storiche che hanno interessato il paese. (..) Nel 1500 Il feudo di Latiano passa alla famiglia Francone e diviene “Baronia”, a questi anni è riconducibile l’evoluzione della struttura fortificata in residenza feudale. Risale a questa fase la costruzione delle torri angolari, visibili lungo la facciata retrostante del palazzo.” (2) La facciata su via Spinelli, in cui è possibile notare le feritoie per le armi, fu fatta sotto il dominio dei Francone ed esisteva, molto prima dell’arrivo degli Imperiali. Il feudo di Latiano, nella prima metà del 1600, dalla famiglia dei baroni Francone passa per breve tempo alla famiglia De Santis. A partire dalla metà del 1600, il feudo entra a far parte dei beni di proprietà della famiglia dei Marchesi Imperiali. A questa fase risale l’ampliamento ed il rinnovamento della struttura che diviene un vero e proprio palazzo signorile. E’ uno dei simboli del paese, rimaneggiato più volte sino ad assumere l’attuale aspetto, assunto nel 1724, come risulta da talune iscrizioni sul frontale. “Esso è impostato su una pianta di forma quadrata, con cortile centrale e si struttura su due piani, in origine tre. La liscia facciata, imponente ma sobria, è scandita da due ordini di finestre che delineano l’impianto interno ed al centro, ad interrompere la sobrietà dello schema, il portale d’ingresso si inserisce all’interno di una struttura aggettante, impreziosita da paraste in bugnato e sormontata da una balconata con colonnine barocche. Per l’intera lunghezza della balconata si apre un arco di rafforzamento, che custodisce un’iscrizione latina, in cui si riprendono alcuni versi tratti da poemi virgiliani. L’impianto interno si struttura in un pianterreno, con ambienti deputati a magazzini e depositi ed un primo piano, o piano nobile, con le sale che ospitavano la famiglia e gli alloggi per i dipendenti.” (2)

Palazzo Imperiali visto da Piazza Umberto I
Palazzo Imperiali e la chiesa dell’Immacolata

Frontale su Via Spinelli

Una stradina alla sinistra del Castello

Entrando dalla piazza Umberto I, si attraversa la piazza d’armi del castello e si accede al palazzo.

Lo scalone di Manieri

Il passaggio dall’uno all’altro piano è garantito da una bellissima scala in pietra che si dice sia stato disegnato dall’Arch. Mauro Manieri così come la chiesa dell’Immacolata, attigua a Palazzo Imperiali, anticamente cappella gentilizia della famiglia Imperiali.

Il Salone Agesilao Flora

Salendo lo scalone si arriva nella sala di rappresentanza che ha un tesoro in più perchè sul soffitto ci sono gli affreschi di Agesilao Flora. Tutto il soffitto è decorato dalle pitture di A. Flora.

“Nel 1928 il Comune di Latiano gli commissiona la decorazione del salone di rappresentanza di palazzo Imperiali, divenuto sede del Municipio. Come in altre circostanze, è seguito dalla sua equipe itinerante, costituita in massima parte da allievi della scuola d’Arte “A. Flora” di Gallipoli (da lui fondata nel 1910), e dal collaboratore più fedele, Salvatore Murra. Per eseguire i lavori di decorazione del salone principale (ora dedicato a Flora) vengono esaminati i bozzetti presentati «dal miglior pittore delle Puglie Professor Flora», il quale aveva il vivo desiderio di lasciare «un grato ricordo di sé al paese che gli aveva dato i natali». Per due dei riquadri, rispettivamente Il Salento e Roma, Flora riprende alcuni versi di due grandi autori dell’età augustea, Virgilio e Orazio, per svolgere in chiave allegorica tematiche di carattere sociale e politico. Nel primo, recuperando il primo verso del primo libro delle Georgiche, l’artista mostra di recuperare, in qualche modo, il tessuto ideologico che si cela dietro i versi virgiliani. Nel poema didascalico, infatti, l’autore latino indica nel lavoro agricolo uno strumento di progresso e di redenzione morale, in risposta alla crisi sociale ed economica dell’Italia, provata da mezzo secolo di guerre ininterrotte (dalla morte di Cesare fino all’insediamento di Ottaviano Augusto). Analogamente, con i colori della verdeggiante campagna salentina, l’artista intende trasmettere i valori che legano alla propria terra, intesi soprattutto nell’accezione di legami con le proprie radici, e avvertiti come particolarmente necessari in un momento in cui il problema della disoccupazione attanaglia il territorio salentino (Anni Venti). Pertanto, nella dualità dell’immagine, Flora rappresenta le due “anime” del territorio salentino del tempo: la prima, quella di un mondo dominato dalla serenità della vita campestre, evocato da un’immagine che raffigura il lavoro dei campi, e da tonalità chiare e luminose; la seconda, di un mondo impoverito e disperato, che vive i disagi conseguenti alla disoccupazione. Nell’altro riquadro, per esaltare la grandezza di Roma Capitale, invece, l’artista non avrebbe potuto trovare versi più ispirati di quelli tratti dal Carmen Saeculare di Orazio, inno composto nell’anno 17 a. C. su incarico di Augusto, a celebrazione della sua politica. Richiamando con essi quelle virtù che fecero grande Roma, quali la paupertas, la giustizia, la pietas e la fortezza, Flora raffigura in chiave allegorica la “Città Eterna”, esaltandone la magnificenza e l’eternità attraverso i suoi simboli e i suoi monumenti più rappresentativi. L’artista dipinge la Lupa che allatta Romolo e Remo, per ricordarne la fondazione; prosegue rappresentando la Roma caput mundi con l’arco di Augusto; simboleggia il periodo dello Stato Pontificio con l’immagine dell’imponente cupola della Basilica di S. Pietro; infine, raffigura la Roma capitale dell’Italia unita con il monumento sacconiano a Vittorio Emanuele II. Nell’affresco eseguito sul soffitto centrale, invece, Flora rappresenta in chiave allegorico-celebrativa L’Italia, immersa in una intensa luminosità che ne accentua l’effetto di fasto scenografico, circondata dalle personificazioni delle Arti e delle Virtù universali, quali fondamenti in grado di esaltare una società caratterizzata da virtù civiche e morali.” (3)

Soffitto totalmente affrescato da Agesilao Flora

Il Salento, di Agesilao Flora – 1928. Latiano, Palazzo Imperiali (oggi Biblioteca Comunale), salone di rappresentanza, pittura murale
Roma, di Agesilao Flora – 1928. Latiano, Palazzo Imperiali (oggi Biblioteca Comunale), salone di rappresentanza, pittura murale

L’Italia, di Agesilao Flora – 1928. Latiano, Palazzo Imperiali (oggi Biblioteca Comunale), salone di rappresentanza, pittura murale

L’Italia, di Agesilao Flora – 1928. Sezione superiore
L’Italia, di Agesilao Flora – 1928. Sezione inferiore

Le altre sale

Tutto il piano nobile è un susseguirsi di sale per l’intero perimetro del palazzo. Le stanze “custodiscono le testimonianze degli Imperiali: lo stemma della famiglia raffigurante l’aquila imperiale, una preziosa collezione di quadri, che l’ultimo dei marchesi che risiedette nel palazzo, lasciò in dono al paese. Le tele, del XVI-XVII secolo, opera di pregevoli artisti, tra cui G. Papageorgius e G. Cennatiempo, facevano parte di una ingente raccolta di 200-300 quadri, di cui attualmente se ne conservano 15. Temporaneamente, il piano nobile ospita anche il “Museo del sottosuolo” intestato a Pietro Parenzan (*) che si compone di quattro sezioni principali: Biologia del sottosuolo, Geologia (mineralogia, petrografia, carsismo), Paleontologia generale e Paleontologia umana a cui si aggiungono nuove sezioni tematiche (Risorse del sottosuolo, Architettura e Urbanistica sotterranee).

Resti di affresco di una cripta bizantina rinvenuta in fase di restauro

La Quadreria Imperiali

I quindici dipinti che attualmente sono collocati nella Pinacoteca Civica si riferiscono a tematiche religiose del Vecchio e Nuovo Testamento e ad un tema della mitologia. Alcuni dipinti sono datati e firmati, altri attribuiti secondo considerazioni stilistiche ad autori del tempo ed altri infine a pittori non identificabili. Soggetti contemplati che si riferiscono specificamente a temi del Vecchio Testamento sono sette, quelli del Nuovo Testamento quattro, tre relativi alla vita dei Santi e soltanto uno è mitologico. Alcune tele risultano in buono stato, come Pietro rinnega Cristo, Tobia e l’Angelo, Cristo morto e altre che risultano nell’elenco e nella descrizione già citate,  mentre alcune tele, cito in particolare quella mitologica di Giunone, Diana e Endimione, hanno bisogno di restauro. l soggetti che ricorrono in queste tele derivano dalla tradizione figurativa in auge nel Regno di Napoli tra il secolo XVII e il secolo XVIII. Bisogna Specificare che la scelta dei soggetti delle tele corrispondeva in gran parte al gusto artistico peculiare nella famiglia. Molti quadri seguono, come aveva detto Vasari, le buone regole riguardanti la composizione, risultando in essi una relazione ben definita tra figura e spazio architettonico o tra figura e natura con le pose armoniose e altamente serene dei personaggi rappresentati, come si può notare nel dipinto Tobia e l’Angelo. Nei quadri firmati o attribuiti a Girolamo Cenatiempo, specialmente in Giobbe non ascolta la moglie, scorgiamo associato ad un realistico dinamismo compositivo una perfetta armonia cromatica, il che è ben raffigurato nel dialogo drammatico tra Giobbe e la moglie stolta. La maggior parte dei dipinti rimane legata alla grande tradizione della pittura napoletana del Settecento arcadico. (4)

CRISTO MORTO Olio su tela, 155×200 cm, inizio XVII sec. Autore: attribuito dal Dott. Giorgio Pàstina a Gherardo Delle Notti (1590-1656), probabilmente una copia. Ottimo stato di conservazione. Contenuto: Cristo morto, nudo sdraiato sul sudario, con la testa reclinata, appoggiata sulla gamba sinistra dell’Angelo della morte che regge nella mano destra una candela accesa, unica fonte di luce che illumina i tre personaggi della tela in atmosfera caravaggesca su un fondo completamente scuro. Ai piedi di Cristo, Maddalena si accinge ad asciugare i piedi con un panno.

TOBIA E L’ANGELO Olio su tela, 185×172 cm, XVIII sec. Autore: Ignoto Ottimo stato di conservazione Contenuto: L’episodio è tratto dalla Bibbia, Tobia 6,1-3 Il giovane partì insieme con l’Angelo Raphael e anche il cane li segue e s’avviò con loro. Camminarono insieme finchè li sorprese la prima sera; allora si fermarono a passare la notte sul fiume Tigri. Il giovane scese nel fiume per lavarsi i piedi quand’ecco un grosso pesce balzò dall’acqua e tentò di divorare il piede del ragazzo che si mise a gridare. Ma l’Angelo gli disse: – afferra il pesce e non lasciarlo fuggire -.

SAN PIETRO RINNEGA CRISTO Olio su tela, 150×207 cm, fine XVII sec. Autore: Ignoto. Buono Stato di conservazione. Contenuto: L’episodio è tratto dal Nuovo Testamento, Marco 16, 66-72 – Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una serva del sommo sacerdote e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo fissò e gli disse: ”Costui è di quelli”. Ma egli negò di nuovo. Dopo un poco i presenti dissero di nuovo a Pietro: “Tu sei certo di quelli, perché sei Galileo”. Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: “non conosco quell’uomo che voi dite”. Per la seconda volta un gallo cantò. Allora Pietro si ricordò di quella parola che Gesù gli aveva detto: “Prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai per tre volte”. E scoppiò in pianto.

IL SOGNO DI GIACOBBE Olio su tela, 150×204 cm, XVIII sec. Autore: attribuito da Pietro Palumbo a Matteo Bianchi (Manduria 1695 – ivi 1777). Il quadro, riportato nell’inventario del Principe Vincenzo del 1816, avente come titolo “Scale di Giacobbe” (è probabilmente una copia). Ottimo Stato di conservazione Contenuto: L’episodio è tratto dalla Genesi 28, 10-12. Giacobbe attorniato dalle sue pecore sogna la Scala del cielo – E Giacobbe uscito da Berzabea, andava a Haran. E arrivato a caso in un certo luogo vi pernottò, essendo tramontato il sole. E prese una pietra di quel luogo e la mise sotto la testa e si coricò in quello stesso luogo. E fece un sogno: Ed ecco una scala era poggiata sulla terra e la sua cima arrivava fino al cielo. Ed ecco gli angeli di Elohim vi salivano e scendevano.

CAINO UCCIDE ABELE Olio su tela, 129×168 cm, fine sec.XVII. Autore: Ignoto. In una catalogazione del Dottor Giorgio Pàstina il quadro è attribuito a scuola bolognese. Buono stato di conservazione. Sul retro del dipinto è riportata la seguente iscrizione: STEFANO ACQUARONE, E SUO FRATELLO AMBI PAGI DEL FU ECC.MO S.R.MAR.SE MICHELE P.RE DEL M.MO S.CARD.LE GIUS. E RENATO IMPERIALE, DI CHI MORÌ MRO DI CASA IL DETTO STEFANO. Contenuto: L’episodio raffigurato è tratto dalla Bibbia, Genesi 4,8, riproducendo esattamente quanto in essa descritto – Caino disse al fratello Abele: «Andiamo in campagna!» Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise.

LA CONVERSlONE DI SAUL (PAOLO) Olio su tela, 132×184 cm, firmato IOANNES PAPA GEORGIUS ATHENIENSIS FACIEBAT, A.D. 1641. Ottimo stato di conservazione Contenuto: La caduta da cavallo di Saul è un’invenzione artistica, poiche’ negli Atti degli Apostoli si parla della folgorante apparizione di Gesù in cielo che si rivolge a Paolo, dicendo: «O Saulo, Saulo perche’ mi perseguiti?». Questa apparizione procura a Saul la momentanea perdita della vista. La raffigurazione è molto movimentata. Paolo, caduto da cavallo, si trova al centro di due orde di soldati con cavalli che fuggono a destra e sinistra, spaventati dal drammatico evento.

SANT’ORONZO Olio su tela, 99×109 cm, XVII sec. Autore: Ignoto. Buono stato di conservazione. Contenuto: L’imponente figura di S. Oronzo con i tipici paramenti vescovili, circondato da quattro angeli, protettore di varie città del Salento (Lecce, Ostuni), è seduto in trono con il corpo a tre quarti, benedicendo con la mano destra e con la sinistra poggiata sul libro sacro e accanto il pastorale.

MOSÈ SALVATO DALLE ACQUE Olio su tela, 187×151 cm, XVII sec. Autore: Ignoto, probabilmente di scuola napoletana. Mediocre stato di conservazione Contenuto: L’episodio è tratto da fonte biblica, Esodo 2, 1-10. La raffigurazione probabilmente ispirata a un dipinto di Paolo Veronese (1575-1680), conservato nella National Gallery Washington, presenta la figlia del Faraone in abiti imperiali, circondata dalle ancelle che mostrano il piccolo Mosè, salvato dalle acque del Nilo. Sullo sfondo un panorama con alberi e un castello con tre torri rotondeggianti.

DIANA GIUNONE E ENDIMIONE Olio su tela, 183×138 cm., XVII sec. Autore: Ignoto. Stato di conservazione scadente (restaurato?), Contenuto: La complessa composizione potrebbe riferirsi all’episodio mitologico in cui Diana è addormentata in un bosco, nelle prossimità di un fiume con due cani da caccia sulla sua destra, mentre alla sua sinistra si trova disteso Endimione giovane pastore di grande bellezza in sonno profondo, amato da lei. Attorno a Diana vi è una amazzone, sua compagna, addormentata. In alto, sospesa nel cielo, seduta su una nuvola, posa Giunone a sua volta infatuata di Endimione, suscitando l’ira di Giove che lo condanna al sonno eterno.

SANSONE TRADITO DA DALILA Olio su tela, 128×178 cm. Autore: Gerolamo Cenatiempo, firmato Hieronymus Cenatiempo, 173… Buono stato di conservazione Contenuto: L’episodio è tratto dalla Bibbia, Giudici,16,4-22. Mentre nel testo biblico un Filisteo taglia i capelli di Sansone addormentato, su ordine di Dalila, nella nostra raffigurazione è la stessa Dalila ad aver effettuato il taglio. La perdita dei capelli privava Sansone di tutte le sue forze, rendendolo al risveglio privo di reazione ai Filistei che incedono per catturarlo. Da notare, ai limiti del quadro la vecchia ancella con mano alzata in atteggiamento di spavento. Sullo sfondo risaltano motivi architettonici di un palazzo e di una torre rotonda merlata.

GIOBBE NON ASCOLTA LA MOGLIE Olio su tela, 182×150 cm, XVIII sec. Autore: da attribuire probabilmente a Gerolamo Cenatiempo. Buono stato di conservazione. Contenuto: Il tema biblico è tratto da Giobbe 2, 8-10. Nella raffigurazione emerge la figura della moglie di Giobbe, che non comprendendo il vero significato della sofferenza del marito, imposta da Dio, lo insulta dicendogli: «Rimani ancora fermo nella tua integrità? maledici Dio e mori!». Giobbe è dipinto nudo con il corpo coperto di piaghe, stringendo nella mano sinistra il coccio con cui si gratta il corpo. All’insulto della moglie replica, voltandosi dall’altra parte: «Come parlerebbe uno stolto tu hai parlato! Se da Dio accettiamo il bene perche’ non dovremmo accettare il male?».

IL FIGLIOL PRODIGO

Olio su tela, 155×135 cm, XVIII sec. Autore: potrebbe essere attribuito a Gerolamo Cenatiempo. Buono stato di conservazione Contenuto: L’episodio raffigurato è tratto dal Nuovo Testamento, Luca 15, 11-32. Quando era ancora lontano, il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e l’abbracciò, dicendo: «Facciamo festa, perché questo mio figlio era morto è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».

S. AGATA GUARITA IN CARCERE DA S. PIETRO Olio su tela, 182×150 cm, XVIII sec. Autore: da attribuire probabilmente a Gerolamo Cenatiempo. Buono stato di conservazione. Contenuto: la martire Agata con il seno tagliato durante il martirio cerca di coprirsi pudicamente il petto mentre entra in carcere San Pietro, accompagnato da un Angelo che tiene nella mano destra la corona e la palma, simboli di vittoria sul martirio. San Pietro tende la mano destra verso la martire guarendola dalle ferite.

SISARA UCCISO DA GIAELE Olio su tela, 183×150 cm, XVIII sec. Autore: da attribuire presumibilmente a Gerolamo Cenatiempo. Buono stato di conservazione Contenuto: la scena si riferisce all’episodio biblico Giudici, 4, 22. Ed ecco Barak inseguiva Sisara; Giaele gli uscì incontro e gli disse: «Vieni e ti mostrerò l’uomo che cerchi». Egli entrò da lei ed ecco Sisara era steso morto con il picchetto nella tempia. Poco prima dell’evento rappresentato, Giaele aveva ucciso Sisara conficcandogli il picchetto della tenda nella tempia.

ABRAMO SCACCIA HAGAR NEL DESERTO Olio su tela, 184×151 cm, metà XVII sec. Autore: attribuibile a Gerolamo Cenatiempo. Buono stato di conservazione. Contenuto: l’episodio è tratto dalla Bibbia, Genesi 21, 9-21. Abramo sollecitato dalla moglie Sarah, è costretto ad allontanare la concubina Hagar col figlio Ismaele, in modo che quest’ultimo non diventi erede insieme ad Isacco, concepito in tarda età con la moglie Sarah.

La Biblioteca Civica

La famiglia Imperiali ha posseduto il palazzo sino al 1909, anno in cui entra a far parte dei beni di proprietà comunale. Fu sede municipale sino al 1996, anno in cui si è dato avvio ad un progetto di restauro conservativo, che ha interessato l’intera struttura, conclusosi nella prima metà dell’anno 2004.” (2)

Dove dormiva il Signore del Castello  c’è  una sala che adesso è intestata ad un grande latianese. Infatti,  dopo il restauro, dal 2005 ha sede la Biblioteca civica “G. De Nitto” (**), la Mediateca comunale e la sala multimediale “G. Rubino”. La Biblioteca dispone di circa 70.000 volumi con fondi antichi e moderni, l’Archivio storico comunale ed una ricca fototeca di immagini della città. La biblioteca fa parte del Servizio Bibliotecario Nazionale e i cataloghi sono disponibili on-line attraverso il sito di Internet Culturale o l’OPAC della Provincia di Brindisi.

Auditorium

Al piano terra, oltre alla Biblioteca e ai servizi per la multimedialità troviamo, l’Auditorium denominato “Saletta Imperiali”. Uno spazio con accesso da Via Spinelli e da una antica stradina che costeggia il Palazzo. La struttura, sorta nelle vecchie stalle del palazzo baronale, ove un tempo sorgeva una cripta bizantina, presenta, su una parete, un affresco con immagini sacre rinvenuto nella fase di restauro.

Resti di affreschi appartenenti alla medesima cripta sono visibili dall’alto attraverso una apposita fessura creata nel pavimento, anche nella sala di esposizione “Collezione Antonio Marseglia” al primo piano.

Nell’Auditorium sono visibili anche raccolte di oggetti facenti parte del “Museo delle Arti e Tradizioni di Puglia” – la cui sede è attualmente in fase di ristrutturazione – che rappresentano uno dei pochi momenti di collegamento tra la cultura popolare moderna e la civiltà contadina e artigianale che se pur vicina a noi, è quasi del tutto scomparsa. Molto interessante è la ricostruzione degli ambienti essenziali della casa tipo pugliese: ambiente casalingo, artigianale, agricolo e la creazione dei musei: della ceramica, del vino, delle stoffe e dell’abbigliameto (una parte di quest’ultimo si è potuta ammirare al primo piano con i vecchi abiti femminili ottocenteschi).

La sala viene utilizzata sia per iniziative/attività senza scopo di lucro che abbiano un carattere sociale, culturale, politico, religioso, scolastico e sportivo e sia per la celebrazione di matrimoni civili, o iniziative con scopi commerciali o per finalità espositive.

Ringraziamenti:

All’amico Mario Carlucci per la collaborazione e alla D.ssa Margherita Rubino della Biblioteca Civica per il prezioso aiuto ricevuto nella realizzazione di questo servizio.

Note:

(*) Per la vita di P. Parenzan si veda il link http://scienzasalento.unile.it/biografie/parenzan.htm (**)Per conoscere meglio la Biblioteca di Latiano si veda il link http://www.bibliotecalatiano.it/

Bibliografia e sitigrafia: “Legenda: allo scopo di non tediare il lettore con la ripetizione delle fonti citate, è stato attribuito un numerino per ogni opera consultata, che si ritroverà al termine della citazione e che consentirà l’esatta attribuzione bibliografica o sitografica.” (1) Il Grande Salento, di Autori vari. Ed. Salentina, Galatina (Le), ottobre 2014 (2) http://www.prolocolatiano.it/index.php/latiano/monumenti-e-chiese/monumenti/castello

(3) A. Flora (1863-1952) “Pittore e idealista” (pp. 115-120, A. Flora, Latiano e la Terra di Brindisi di Fernando Guido). Neografica Latiano (Br) per Locorotondo Ed. – feb. 2008

(4) Brochure divulgativa del Comune di Latiano “Quadreria dei principi Imperiali di Latiano”. Testi a cura di Marialuisa Hermann Semeraro

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