Il Villaggio Pescatori di Brindisi

“Il quartiere del Casale può considerarsi luogo per elezione dell’eclettismo per le sue numerose ville realizzate negli stili più disparati: basti qui segnalare la Cocotò-Miano, ad angolo fra le vie Millo e Santa Maria del Casale, la Priore-Oliva, residenza del maresciallo Pietro Badoglio dal settembre del 1943 al febbraio del 1944, in via Margarito da Brindisi, la Bono in via Umberto Maddalena.” (1)

Fulcro dell’area è il Monumento Nazionale al Marinaio d’Italia (prima parte vedi QUI  e seconda parte vedi QUI ) inaugurato il 4 novembre del 1933 dal re Vittorio Emanuele III. La localizzazione in Brindisi si doveva ai “meriti acquisiti dalla città durante la guerra mondiale” che pure erano valsi la concessione il 18 ottobre 1919 della croce di guerra.


Al suo interno trova posto il pittoresco Villaggio Pescatori, progettato dall’ing. Ugo D’Alonzo nel 1938, per accogliere la gente del quartiere marinaro delle Sciabiche, sull’opposta sponda del seno di ponente, come previsto dal piano regolatore del 1934 e portato a compimento nel 1959.
A dare inizio all’inconsulta azione demolitrice delle Sciabiche (per saperne di più vedi QUI ) nei primi anni del XX secolo, furono le cronache dei giornali che parlavano di case “fatiscenti e sconnesse” e “senza i servizi essenziali” come ricordavano gli anziani. Pescatori, barcaioli, gente semplice con i propri attrezzi animava questa caratteristica zona della marina detta appunto Riva dei Pescatori; erano queste le figure sociali che d’un tratto furono “obbligate” a prendere posto in quella che da sempre era considerata luogo in cui le classi più facoltose decidevano di trasferirsi per le vacanze o per sfuggire ai pericolosi miasmi del porto interno.

E fu proprio per questi motivi che, “l’Ufficio Tecnico comunale, data la conformazione della zona prescelta, digradante verso il mare, completamente visibile dalla città e situata nel rione Casale considerato città-giardino, ritenne opportuno redigere un progetto che desse alle nuove costruzioni il carattere di piccoli edifici staccati e sparsi sulle falde digradanti. Lo scopo era quello di evitare la vista dalla città di grandi edifici che per il loro carattere modesto di case popolari potevano costituire un elemento di disturbo nel panorama circostante.

Questo complesso, realizzato su suoli espropriati ad Anna Profilo Montenegro, prevedeva la costruzione di tre lotti.

Nel primo lotto le abitazioni ebbero la forma di semplici e decorose villette (case collettive basse), costituite ciascuna da un piano terra e un primo piano. Il piano terra era costituito da un portico, due grandi camere per abitazione e un locale adatto a deposito di attrezzi, oltre al vano per i servizi igienici. Con una scala esterna in pietra si accedeva al primo piano sulla terrazza in corrispondenza del portico, e da questa ad un appartamento conforme a quello del piano terra. Il tipo di fabbricato era tale da consentire la completa indipendenza dei vari nuclei familiari, rispondendo così ad uno dei principali requisiti richiesti.

Il secondo lotto prevedeva la costruzione di tre case a forma di villette (case collet­tive basse) del tutto conformi a quelle già appaltate e un fabbricato ad appartamen­ti multipli (abitazioni collettive a più piani). Il fabbricato ad appartamenti multipli, dato l’andamento del terreno, fu previsto a gradoni e destinato a quella categoria di pescatori non autonomi che non disponevano di mezzi propri e non avevano biso­gno di appositi locali per il deposito di attrezzi. Anche in questo caso ogni alloggio era di uno o due vani, cucina e servizi igienici interni.

Il terzo e ultimo lotto prevedeva la costruzione di un edificio con appartamenti multipli (case con appartamenti su più piani collegati da scale comuni) e la costru­zione di una palazzina a forma di villetta. I criteri erano gli stessi usati per i due precedenti lotti. Con il terzo lotto si aggiungevano 18 appartamenti a quelli già in costruzione per complessivi 52 appartamenti.

I materiali usati erano molto sempli­ci; gli edifici dai prospetti estremamente puliti e squadrati si adeguavano alle forme essenziali del razionalismo.” (2)

Case popolari rione Casale

Ubicazione                                    v. Ammiraglio Millo, v.S.Maria del Casale

Committente                               Amministrazione comunale

Progettista                                   ing. Ugo D’Alonzo (UTC), 1938

Preventivo spesa                        £ 1. 500.000

Impresa                                       Soc. ingg. G. Persichetti & C., Roma
Direzione lavori                         ing. Ugo D’Alonzo

Durata lavori                              1939 – 1940

Costo finale                                  £  1.885.000

Inaugurazione                             4 nov. 1940 (2)

Ma fosche nubi si addensano in questa piccola “enclave”! Adesso, dopo settantasei anni, il quartiere cade letteralmente a pezzi. A maggio di quest’anno, c’è stato l’ennesimo intervento da parte dei vigili del fuoco dopo lo stacco di un cornicione in cemento armato: il grosso frammento è caduto per strada senza ferire nessuno, per fortuna.

La cronaca locale ci informa che, “il piccolo rione sul seno di Ponente, costruito negli anni ’40, non rientra più nelle spese di manutenzione del Comune (proprietario delle varie palazzine) per scarsità di fondi. Tant’è che finirà prossimamente in alienazione: le case saranno vendute ai locatari aventi diritto. Residenti alle prese non solo con le vistose crepe dei muri (presenti anche nei solai interni): altri problemi sono infatti legati alla vetustà dell’impianto idrico-fognario. E non va meglio neanche con quello elettrico: i fili (arrugginiti) che reggono l’impianto dell’Enel non sono stati ripristinati nonostante i vari solleciti.” (3)

*****

Lu villaggiu piscatori
Tanti varchi rrimiggiati
sotta a ccasa so’ lassati,
‘ncè na chiazza e na banchina
sembra abbasciu alla marina,
quarchiduna chiù ruinata
spetta già na pitturata,
ci va vidi ad ogni ora
ncè la genti ca lavora,
‘ntra li reti e cu li nassi
ce piaceri fa to passi,
e quand’è ora ti mangiari
viti tavula ‘pparicchiari,
do lutrini, nu merluzzettu
ed è prontu lu brutettu,
vita amara ed emozioni
quisti so’ soddisfazioni!

Traduzione:

Il Villaggio Pescatori
Tante barche ormeggiate
sotto casa son lasciate,
c’è una piazza e una banchina
sembra star giù alla marina,
qualcheduna più rovinata
aspetta di esser pitturata,
se vai a vedere ad ogni ora
c’è la gente che lavora,
tra le reti e con le nasse
che piacere far due passi,
e quand’è ora di mangiare
vedi tavola apparecchiare,
due lutrini, un merluzzetto
ed è pronto il tuo brodetto,
vita amara ed emozioni
queste son soddisfazioni!

Il Villaggio Pescatori visto dall’alto con Google Maps

il Villaggio visto dal piazzale Lenio Flacco

Chi viene dalla città può arrivare al Villaggio Pescatori  dalla strada percorrendo via S. Maria del Casale

e per mare, con la motobarca STP che svolge il servizio navetta con la banchina opposta del porto

Appena arrivati si nota subito per prima cosa il grande piazzale, che è punto d’approdo delle barche, dei pescatori e purtroppo, anche di qualche automobile.

Ma, da qui, la vista è magnifica: si può vedere il lungomare fino al Piazzale L. Flacco e anche oltre, da qualsiasi punto del Villaggio

si vede anche il Monumento al Marinaio.

Il pittoresco caseggiato si presenta così

con i suoi simboli sacri, rappresentati da un sacello e un’edicola votiva

i magazzini per il deposito degli attrezzi

con le barche in primo piano

e le poche reti superstiti

Si ringrazia l’amico Mario Carlucci per la collaborazione

 

Bibliografia e sitigrafia:

Legenda: allo scopo di non tediare il lettore con la ripetizione delle fonti citate, è stato attribuito un numerino per ogni opera consultata, che si ritroverà al termine della citazione e che consentirà l’esatta attribuzione bibliografica/sitigrafica.”

(1) G. Carito – P. Bolognini, La Guida di Brindisi. Capone editore – giugno 1995

(2) AdS Brindisi, Mostra documentaria 1994 – Brindisi 1927-1943 da Capoluogo a Capitale i progetti, le architetture. Italgrafica Ed. Oria – 1994

(3) http://www.quotidianodipuglia.it/brindisi/brindisi_villaggio_pescatori_cornicioni_crollo_quartiere_degrado_porto_mare-1759959.html

2 commenti

  1. Quanti pescatori professionisti ci sono a Brindisi?

    1. Non lo so, ma credo molto pochi! Anche quelli che sono organizzati alla pesca con i pescherecci stanno soffrendo la scarsità di risorse ittiche dovute a molti fattori, primo fra tutti l’inquinamento; e Brindisi ne rappresenta un triste esempio.
      Buona serata

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