Diga “Bocca di Puglia” e dintorni

E’ proprio vero che quando si cammina per Brindisi ogni pietra calpestata ha una storia da raccontare!

Così anche la diga di Bocca di Puglia, che dal 1869 ci collega al Castello Alfonsino e dal ’90 anche alla Diga di Punta Riso,  ne ha una da ascoltare:

Re Carlo di Borbone mentre faceva costruire a Brindisi il Lazzaretto nell’isola di S. Andrea per sottoporre a quarantena i bastimenti provenienti da Levante, pensò di

“far pulire e ampliare, da quella parte dell’isola di S. Andrea ch’è rivolta a Maestro, la bocca del porto. Questa entrata chiamavasi “Bocca di Puglia”, forse dalla direzione di essa verso la Puglia.

Per questa Bocca passavano solamente i piccoli bastimenti del commercio, e solamente vi passavano, quando il tempo era buono e il vento era favorevole e stabile. Le fregate e i vascelli, tuttochè vi avessero acqua sufficiente per la loro immersione, non s’arrischiavano in questo ristrettissimo passaggio.

Ora questa Bocca è stata chiusa…coll’ultimo assestamento del porto la bocca piccola è stata chiusa. Potè così stabilirsi un magnifico seno che seno di “Bocca di Puglia” si denomina. E’ rimasta la grande imboccatura soltanto.” (F. Ascoli – La storia di Brindisi. A. Forni Ed. Ristampa dell’edizione di Rimini 1886, pp. 337; 457)“.

La Diga è frequentatissima anche in inverno, ma è soprattutto in estate che i brindisini trovano le più diverse motivazioni per venire qui a fare una passeggiata: chi spinto dal desiderio di refrigerio, chi per pescare, chi per passeggiare e chi semplicemente per scattare qualche bella fotografia, si trova a disposizione un “balconata” in mezzo al mare di circa 400 metri con un panorama vario e interessante!

E quanti luoghi da visitare: la splendida Marina di Bocca di Puglia, approdo sicuro e attrezzato per i naviganti, con lo scalo di alaggio e i capannoni per il rimessaggio rappresenta la base naturale per chi parte in crociera; il Faro di Punta Riso del 1890 o quello delle Pedagne (vedi QUI); Forte a Mare  maestoso complesso monumentale del XV° secolo (vedi QUI);  .

Così il luogo diventa frequentatissimo fino a sera tardi, quando la luce del sole piano piano scompare insieme al variopinto popolo che lo frequenta, per lasciare il posto a romantiche coppiette che manifestano la loro felicità e talvolta anche i loro problemi, scrivendolo sulle grosse pietre della Diga che fanno da argine ai flutti.

Si ringrazia l’amico Mario Carlucci per la collaborazione

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