Santa Maria della Vittoria – San Vito dei Normanni (Br)

La Storia

“Si tramanda che un gruppo di sanvitesi abbia partecipato alla storica Battaglia di Lepanto, il 7 ottobre 1571 (in cui la flotta della lega cristiana sconfisse pesantemente i turchi ndr). Il loro ritorno incolume diede una spinta propulsiva alla costruzione della nuova chiesa della città, all’epoca ferma poco sopra le fondamenta.

Nel 1595 terminata l’attuale parte absidale e il transetto, il nuovo tempio fu aperto al culto. Nel primo ventennio del 1600 la chiesa fu completata ed intitolata a Santa Maria della Vittoria.

Nella seconda metà del 1700 fu costruita l’attuale facciata e furono eseguiti primi lavori di rifacimento interno. Al termine di questi lavori, il 30 aprile 1780 mons. F.Antonio Scoppa, vescovo di Ostuni, consacrò solennemente la chiesa. Negli anni 1980-1992 sono stati compiuti lavori di restauro conservativo con il fattivo contributo dei sanvitesi. (..) Il 26 ottobre 1996,  Giovanni Paolo II, nella sua cappella privata in Vaticano, ha incoronato solennemente  l’icona della Madre di Dio “Nikopeia”, qui venerata. Col breve “Inter Sacras” del 30 dicembre 1998, lo stesso giovanni Paolo II ha elevato la chiesa di Santa Maria della Vittoria a “Basilica Pontificia Minore”. (1)

Icona della Madre di Dio “Nikopeia”

 

La struttura esterna

“Nel 1500, la chiesa “doveva avere una vasta capacità per poter servire al culto della crescente popolazione. La porta d’ingresso fu orientata a ponente, perchè in quella situazione guardava il paese che stendeva le brevi vie interrotte sovente in  tratti di giardini. La maestosa facciata barocca fu ampliata, inglobata nella nuova costruzione, restaurata ed orientata all’inverso rispetto alla precedente. (2)

Facciata illuminata
Esterno del presbiterio con cupola ottagonale a quattro finestre ovali.
Campanile a base quadrata
Lato nord del transetto

“La chiesa matrice fu compiuta nei primi del secolo XVII ed è dedicata a Santa Maria della Vittoria della quale conserva, nel vano del coro che è del secolo XVI, una immagine su tela della fine dello stesso secolo, di scuola veneta, in cui la Vergine dal cielo annuncia la vittoria della Battaglia di Lepanto.” (2)

“Il prospetto della chiesa cinquecentesca, oggi parte terminale di quella barocca, è uno tra i rari esempi di architettura locale esemplificata da modelli rinascimentali senza l’affiorante sostrato dell’architettura medievale.

Attuale facciata posteriore, ed ex ingresso della chiesa

Questo prospetto ricorda infatti quelli di altre celebri chiese come San Francesco a Ferrara, Sant’Agostino a Roma e Santa Maria Novella, di Leon Battista Alberti, in Firenze.” (3)

Chiesa di San Francesco – Ferrara

“La Facciata è contrassegnata da due gruppi di lesene che servono per delimitare il portale, al di sopra del quale nella fascia della trabeazione si legge: “CAELITUS VICTORIA  (DAL CIELO LA VITTORIA)”. Altre due lesene sono sistemate agli estremi della facciata. Sulla trabeazione sostenuta dal complesso delle lesene poggia il frontone terminante a triangolo, che poggia su altre quattro lesene. Al centro una finestra. Altre due finestre sono sistemate in basso all’altezza delle navate laterali.” (4)

Facciata

“Il Portale si inserisce in una struttura concava a forma di grande conchiglia, che è la proiezione di una più piccola posta sulla trabeazione. Due paraste delimitano la luce della porta. Sull’architrave è scolpita la seguente iscrizione: “Penetralibus frons aptior/populi suffragio/refecta/A.D. MDCCLXXVII”.” (4)

Portale
Iscrizione scolpita: PENETRALIBUS FRONS APTIOR / POPULI SUFFRAGIO /REFECTA / A.D. MDCCLXXVII
Frontone a triangolo poggiato su quattro lesene

“Il portone bronzeo del grande Giubileo del 2000 è stato realizzato da Ernesto Lamagna. L’autore ha voluto dare a questa porta la valenza di “Cristo-Porta del Cielo” rapportandola a quella laterale cui diede il significato di “Maria- Porta del cielo”. (1)

Portale a conchiglia con portone bronzeo di E. Lamagna

“All’esterno della chiesa sono ubicati il Campanile, l’obelisco di San Vito e la colonna dell’Osanna, detta “Osannale”. (1)

“Su una base quadrata, nella parte posteriore della chiesa, sorgono i quattro piani del Campanile. Ognuno di essi presenta fino ad un massimo di quattro finestre monofore identiche a quelle del transetto. Il primo, secondo e terzo piano sono delimitati da una cornice, il quarto è rimasto incompleto (manca la parte terminale per motivi mai storicamente chiariti).” (4)

Campanile
Veduta angolare del Campanile
Altra veduta dall’angolo
Veduta laterale destra

Sempre a nord, lungo la navata laterale si apre una porta secondaria. Due paraste delimitano la luce del portale; sull’architrave è sistemata una lunetta. Dovrebbe trattarsi dell’antico portale che nel ‘700 venne montato in questo lato. (4)

Antico portale settecentesco.
Antico portale del ‘700 con porta bronzea di E. Lamagna
Corrispondenza all’interno della chiesa
Particolare delle maniglie
Veduta dall’angolo post. sinistro
Lato sud del transetto – Ripete le linee architettoniche del lato nord, con la stessa finestra posticcia. Nella parte inferiore si trova addossata una costruzione posteriore. (4)

“Al fianco del Campanile è ubicato l’Osannale, una colonna sormontata da una croce in ferro battuto sulla quale è appesa una croce fatta con le palme intrecciate e benedette all’inizio della Settimana Santa.” (1)

Osannale

“Sullo stesso lato sinistro della chiesa, dal 1939 si trova il Monumento ai Caduti dedicato ai militi periti nei due conflitti mondiali.” (1)

Monumento ai Caduti

“Nel piazzale antistante la Basilica si innalza l’Obelisco ottocentesco di San Vito martire, di forma ottagonale. Sulla sommità dell’obelisco è collocata una statua in pietra del Protettore rivolta verso il centro storico. ” (1)

Obelisco dedicato a S. Vito Martire
Obelisco a forma ottagonale
Obelisco di sera

Come innanzi detto a metà navata è collocata la Porta Santa realizzata in occasione dell’Anno Giubilare Straordinario concesso alla Basilica. “Questa porta è stata inaugurata da Mons. Todisco, Arc. Brindisi-Ostuni, il 7 ottobre 1995 a 400 anni dall’apertura al culto della Chiesa.  La porta fu realizzata da Ernesto Lamagna e rappresenta “Maria-Porta del Cielo”. I quattro pannelli che si possono ossrvare dall’esterno, raffigurano il Cavaliere della Morte (in alto a sinistra), l’Angelo dell’Apocalisse (in alto a destra), la Battaglia di Lepanto (in basso a sinistra) e Maria con il Bambino (in basso a destra). (2)

Porta realizzata da Ernesto Lamagna

Il primo pannello che modellai fu quello del Cavaliere della Morte. Il tema mi affascinava. Volevo riuscire a rendere, seppure con un modellato stiacciato quasi graffito, e questo per una scelta ben precisa che si ricollegava alle prime porte del mille, come quella di Troia o di Trani, l’idea di un corpo quasi svuotato nella sua drammatica metamorfosi in scheletro.

I pochi capelli avvizziti mossi dal vento, la bocca sdentata, un’orbita dell’occhio ormai cava, i piedi contratti appena coperti dalla pelle, ed il cavallo stesso che nella sua anatomia spigolosa diveniva un tutt’uno con la morte…”(5)

Il Cavaliere della Morte

“Subito dopo il pannello della morte affrontai quello della Battaglia di Lepanto, ed il primo problema che dovetti risolvere fu quello di rendere la scena della mischia con uno o al massimo due personaggi in primo piano, così da raccordarmi a quello della morte che avevo appena modellato. Pensai all’idea di battaglia, di guerra, ancora come morte, distruzione, e scelsi perciò di realizzare in primo piano un soldato ferito, accasciato, che con una mano si puntellava in terra mentre con l’altra, ancora stringeva un ferro, ed in secondo piano un marinaio con un rilievo stiacciato, leggerissimo, che tirava una cima, ed ancora in lontananza, un gioco di vele che appena muovevano il fondo.

Alla fine mi sembrò che la prima anta così concepita funzionasse molto bene sia come composizione che come tema.” (5)

La Battaglia di Lepanto

“Il pannello dell’Angelo dell’Apocalisse, il terzo pannello in alto a destra, si contrapponeva a quello della morte; ambedue in alto, ambedue si libravano nel cielo e questo mi permetteva di avere una logica compositiva. Una sola figura anche questa dell’Angelo che, però, offriva con i suoi panneggi al vento, con le sue ali, la possibilità di giocare molto bene con i volumi nel modellato. Del resto erano ormai tanti anni che il tema dell’Angelo era uno dei miei preferiti e fu per me veramente piacevole lavorare a questo pannello. Quando potei finalmente vedere quasi ultimata la porta, mi resi conto che la composizione ad “x” che era nei miei pensieri, cominciava a funzionare.” (5)

L’Angelo dell’Apocalisse

“L’ultimo pannello che realizzai fu proprio quello di Maria. Maria che stringe al petto il figlio, Maria simbolo di vita in contrapposizione alla morte, Maria che schiaccia sotto i suoi piedi il male. Ed anche per questo pannello, scelsi un modellato poco aggettante, tranne che per una mano di Maria, che nelle mie intenzioni doveva quasi accogliere chi entrava, e divenire con il suo tutto tondo, maniglia stessa della porta: mano nella mano.

Cercai poi di dare al volto di Maria, qppena accennato, la serenità e la dolcezza di una madre, e mi piacque soffermarmi sul corpo del bambino che mi ricordava tanto quello di mia figlia.

Poche figure, equilibrate nella loro composizione, cercando di non sovraccaricare il pannello…” (5)

Maria con il Bambino

 

Gli Interni

La chiesa “ha un impianto a croce latina, con tre navate, transetto e profondo presbiterio: l’impostazione, le notevoli dimensioni e la cronologia fanno sì che venga considerata un interessante esempio di architettura della Controriforma nella regione, secondo alcuni autori quasi “una dichiarazione esplicita di fedeltà al modello della tradizione cristiana occidentale dopo la rivincita sul pericolo turco”. (6)

NAVATA CENTRALE

“Di dimensioni doppie rispetto alle navate laterali e luogo in cui sostano i fedeli, la navata centrale è lo spazio più ampio di tutta la chiesa. Architettonicamente è da ammirare l’ampia volta a botte, una delle più grandi di tal genere, nell’intera Puglia.” (1)

“Questa navata è separata da quelle laterali da sei pilastri per lato, sui quali sono collocate le stazioni della Via Crucis (sec. XX, A. Rosato) e soprattutto le tele degli Apostoli. Queste tele del XIX secolo di autore ignoto, recentemente restaurate, raffigurano i dodici apostoli. (..) Ogni apostolo è indicato dal nome latino e da simboli identificativi (le chiavi per San Pietro, la spada per San Paolo o gli strumenti del martirio) e sono collocate sui pilastri per ricordare che gli Apostoli costituiscono le colonne portanti della chiesa fondata da Cristo.” (1)

Gli apostoli e gli evangelisti.

“Si conservano ancora nella chiesa di S. Maria della Vittoria 15 tele (cm. 100 x 50) raffiguranti gli apostoli e gli evangelisti. In genere gli schemi iconografici sono quelli tradizionali, anche se con qualche variante. Collocabili tra fine ‘700 – ini ‘800.” (4)

S. Pietro. Il principe degli apostoli è raffigurato in piedi in primo piano, leggermente stempiato, capelli e barba scura. Indossa una tunica blu ed un manto giallo, ha i calzari ai piedi. Sul fondo alcune colonne, ai lati, sulla destra, a terra una croce, sulla sinistra un angelo con due chiavi in mano. In basso a destra: “S. Petrus Princ. Apostolorum”. ” (4)

San Pietro

S. Paolo. Sul solito sfondo di un colonnato, S. Paolo è raffigurato in primo piano in piedi fra due angioletti. Uno a destra su tre volumi sembra porgere un rotolo, l’altro a sinistra, appoggiato alla base di una colonna, ha tra le mani una spada.  L’apostolo, nell’atto di predicare, indossa una tunica scura ed un manto rosso e sandali ai piedi; ha un libro aperto sostenuto con la sinistra sul quale si legge: “Lectio Ep…/ Paulus servus Jesu Christi vocatus Apostolus segregatus”. In basso a destra: “S. Paulus Doctor Gentium”.” (4)

S. Paolo

S. Andrea. L’apostolo è posto in primo piano con una tunica gialla ed un manto blu. Con le braccia stringe al petto una croce ad X. Sulla destra un puttino con un libro aperto, alle spalle un fondo costituito dall’interno di un tempio. In basso a destra: S. Andreas ap. Acajae”.” (4)

S. Andrea

S. Giacomo Maggiore. E’ raffigurato in primo piano nelle vesti di pellegrino con mantelletta e bastone nella destra, capelli lunghi e barba scura. Sul fondo il santuario di Compostella; a sinistra, un puttino con la mannaia in mano. In basso a destra “S. Jacobus Ap. Hispaniae”. (4)

S. Giacomo Maggiore

S. Giacomo Minore. E’ raffigurato in piedi in primo piano su un fondo in cui appare il tempio di Gerusalemme. Ha barba e capelli scuri; indossa una tunica scura ed un manto chiaro, nella destra ha un volume. Un puttino, davanti, sostiene il pastorale, alle spalle la mitria è poggiata su un volume. In basso a destra: “S. Jacobus Ap. Palest”. Il dipinto riprende gli schemi iconografici relativi al santo apostolo vescovo di Gerusalemme.” (4)

S. Giacomo Minore

S. Bartolomeo – E’ in piedi in primo piano all’interno di un edificio. Indossa una tunica scura ed un manto chiaro. Ha la destra sul petto e nella sinistra un grosso coltello; a lato, a sinistra, un puttino con un volume.” (4)

S. Bartolomeo

S. Tommaso. Sul solito fondo di colonne, S. Tommaso è posto in primo piano. Indossa una tunica grigia con un manto blu e sandali ai piedi. Ha barba e capelli scuri. Di fronte a lui, in alto, un cuore squarciato sormontato da fiamme; in basso un puttino sostiene una lancia; a terra uno scudo ed un elmo piumato, appoggiata ad una colonna una croce. In basso a destra: “S. Thomas Ap. Indiae”.” (4)

S. Tommaso

S. Filippo. L’apostolo è in piedi sul solito sfondo, indossa una tunica gialla ed un manto rosso, con la sinistra sostiene un libro. Una croce gli è posta di fronte, alle spalle un angioletto seduto accanto ad una colonna. In basso a destra: “S. Phip. Us Ap. Asiae Sup.”. ” (4)

S. Filippo

S. Giuda Taddeo. E’ raffigurato in preghiera mentre un angelo gli porge una tela con l’immagine del Cristo. Un altro puttino in basso, a destra, ha tra le mani un bastone. Il santo indossa una tunica blu ed un manto rosso. In basso a sinistra: “S. Judas Thaddeus Ap. Arabiae”. ” (4)

S. Giuda Taddeo

S. Simone. Il santo sembra salire alcuni gradini di un tempio di cui si vedono le colonne. Ha una lunga barba, indossa una tunica blu ed un manto color avorio. Avanti a lui un angioletto sostiene una sega. In basso a destra: “S. Simon Apostolus Persiae”. ” (4)

S. Simone

S. Mattia. L’apostolo, a figura intera in primo piano, sembra seguire un angioletto che porta sulle spalle una mannaia. Ha la barba folta, notevolmente stempiato, indossa tunica e manto blu. Sul fondo due colonne. In basso a sinistra: “S. Mathias Ap. Aethiopiae”. ” (4)

S. Mattia

S. Matteo. E’ in piedi in primo piano su un  fondo costituito dalla base di un edificio. Ha capelli e barba scuri, indossa una tunica chiara ed un manto blu. Ha nella sinistra il libro del Vangelo, con la destra intinge una penna d’oca in un vasetto sostenuto da un puttino che gli sta accanto. A sinistra si vedono alcuni volumi. In basso a destra: “S. Matthaeus Ap. Aethiopiae”. Sul libro del Vangelo è scritto: “Sanctum Jesu Christi Evangelium secundum Matthaeum cap.  p. /Liber generationis Jesu Christi filii David, filii Abre”. (4)

S. Matteo

S. Luca. E’ raffigurato nell’atto di dipingere un quadro della Vergine col Bambino, che gli viene sostenuto da un puttino. Sulla tela riproduce una Madonna col Bambino che gli appare in alto circondata da alcuni cherubini. S. Luca indossa una tunica chiara ed un manto scuro; ha nella destra un pennello e nella sinistra una tavolozza. Sullo sfondo le basi di due colonne. In basso a destra: “S. Lucas Evan.sta”. (4)

S. Luca

S. Marco. E’ seduto allo scrittoio. Ha folta barba e indossa una tunica ed un manto blu. Di fronte a lui, dietro lo scrittoio, un angioletto sostiene un volume scritto sulle due pagine, mentre un altro in basso sostiene un vaso in cui l’evangelista intinge una penna d’oca. Poggiato sul ginocchio sinistro tiene aperto un altro volume. Giù a sinistra una testa di leone. Sul libro dell’evangelista: “Sequentia Sancti Evangelii secundum Marcum. In illo tempore dixit Jesus discipulis suis”. ” (4)

S. Marco

S. Giovanni Evangelista. E’ raffigurato in piedi in primo piano sullo sfondo di un colonnato. Volto giovanile, indossa una tunica azzurra ed un manto rosso. Nella destra ha un volume e con la sinistra sostiene un calice da cui sporge la testa un serpente. Ai lati una caldaia e un’aquila. In basso a sinistra: “S. Joan.es Ap.s asiae minoris”. ” (4)

S. Giovanni Evangelista

“La pavimentazione di Santa Maria della Vittoria non è di grande valore ma è comunque apprezzabile.” (2)

“Al centro della navata maggiore vi è lo stemma di San Vito raffigurante una torre con un cane bianco che ha in bocca un ramoscello di palma. Questo stemma reca la data MCMXIV.” (2)

“Alle estremità nord e sud della decorazione pavimentaria  vi sono due ornamenti floreali lunghi due metri e larghi uno. Il “mosaico” è composto da una margherita color giallo di Siena e da quattro foglie verde antico che si intersecano tra i petali e vari steli con i fiori.” (2)

Pulpito ligneo

“In cantoria si trova la Cassa d’Organo di legno con decori in oro zecchino del XVIII secolo: imponente e pregevole, la cassa continua a svolgere la sua funzione originaria (contiene infatti le canne dell’organo realizzato negli anni settanta del XX secolo dalla ditta dei fratelli Ruffatti di Padova). Questo è l’organo più grande di tutta la zona.” (1)

Tele poste ai lati dell’organo:

“SS. Pietro e Paolo – S. Pietro, sulla destra, in abiti pontificali (camice, stola, piviale, tiara) riceve una chiave dal cielo, dove campeggia una colomba. S. Paolo gli sta di fronte con veste scura e manto rosso. Ha nella destra un libro aperto e nella sinistra una lunga spada. Sullo sfondo un drappeggio. Il dipinto (cm. 350 x 270), che conserva una cornice lignea originale, potrebbe essere attribuito ad un pittore salentino del sec. XVIII.” (4)

SS. Pietro e Paolo.

“S. Rocco – Il santo, vestito da pellegrino con bastone nella sinistra, è raffigurato tra due angeli. In alto una serie di sette angeli e alcuni cherubini tra le nubi. Sul fondo, un paesaggio ed una città; vicino ai piedi del santo un cane e in un angolo a destra, due figure (forse i committenti). Dipinto (cm. 450 x 300) particolarmente espressivo con un fondo che movimenta la scena. La provenienza potrebbe essere da una scuola salentina del ‘700.” (4)

Suggestiva immagine della controfacciata

“Le decorazioni della chiesa furono eseguite tra il 1915 ed il 1940.

La maestosa volta a botte è decorata da dieci dipinti ad olio rappresentanti avvenimenti tratti dal Nuovo Testamento, distanziati tra loro da fasce con decorazioni floreali. I colori prevalenti sono il giallo di Siena, il bianco delle fasce, il marrone, il verde antico e il rosso di Levante. (..) I dipinti si susseguono ritmicamente e simmetricamente, anche se per “leggerli” cronologicamente, bisogna seguire un’immaginaria linea a zig zag da sinistra a destra e da destra a sinistra. I dipinti della volta sono raccordati per tre lati da una cornice ed un fregio recante una scritta in latino.” (2)

Dipinti sulla volta della navata centrale

“Le opere rappresentate a sinistra della volta sono: LAnnunciazione di Maria realizzata da Gentileschi, Gesù e S. Giovanni fanciulli di Guido Reni, Battesimo di Gesù sempre dello stesso Guido Reni, La moneta del censo di Tiziano Vecellio e Dialogo di Cristo con Nicodemo di Ebbingaus.” (2)

“A destra della volta troviamo: Pietro salvato da Gesù dalla sommersione delle acque, realizzata da Teodoro Kleark; La vocazione di San Matteo, di Regillo; Erodiade con la testa di S. Giovanni, di Carlo Dolci; La Sacra famiglia fugge in Egitto, di Ebbingaus; Natività di Gesù di Gherardo delle Notti.” (2)

“Le decorazioni delle navate minori non sono uguali e nemmeno simmetriche, come d’altronde le coperture.” (2)

Il Presbiterio è composto dal coro, dall’abside e dall’altare maggiore. Decorazioni delle volte:

“Altare maggiore. La mensa, sostenuta da due mensole, è particolarmente sollevata da terra con quattro gradini; il paliotto è decorato con croce-ostensorio ad intarsio, sui due lati due pilastrini e due mensolette. Al centro è sistemata la custodia leggermente convessa con due pilastrini e porticina ovale in bronzo con la raffigurazione del volto della Sindone, opera dello scultore E. Lamagna. Ai lati di essa due ripiani. Il tutto in marmo bianco e di vario colore con intarsi. Lavoro molto lineare di qualche artigiano locale con pezzi provenienti da qualche laboratorio meridionale. La data, 1777, è scolpita sulla balaustra.” (4)

“Tutta la zona del presbiterio è delimitata dalla balaustra, anch’essa in marmo policromo a intarsi con anfore e volute a “C” contrapposte. Questi marmi, come quelli delle cappelle di San Vito e del Sacramento, sono molto pregiati ed arrivarono via mare da Napoli a Brindisi. Il marmo bianco è purissimo Carrara; il marmo rosso è il cosiddetto “Rosso di Verona”; quello giallo e quello verde so0no entrambi toscani: marmo di Siena e “serpentino di Prato”.

Sull’altare si trova il Crocifisso ligneo (fine XVIII – inizio XIX secolo), immagine di singolare bellezza ed espressività che fa parte, insieme al Gesù morto, del gruppo delle 13 statue dei Misteri.

L’altare centrale, l’Ambone, e la sede sono stati realizzati nella bottega Pancheri, ad Ortisei (BZ) nel XX secolo.

A  lato dell’altare maggiore è collocata, in una teca lignea, l’icona della Madre di Dio Nikopeia (sec. XX, A. Rosato). L’icona raffigura la Madonna e il Bambino, entrambi benedicenti, ed è ricoperta da una lamina in argento (la riza). Ai lati ci sono le statuine in legno di San Giorgio e San Teodoro. (1)

Balaustra, altare maggiore e abside

Altare maggiore
Altare maggiore
Sportello del tabernacolo con raffigurazione del volto della Sindone, opera dello scultore E. Lamagna
Madre di Dio Nikopeia

“Questa zona era prima riservata esclusivamente al clero, in particolar modo ai presbiteri (di qui il nome di presbiterio) e solo loro potevano accedervi. Oggi l’accesso è consentito anche ai fedeli laici che possono entrare solo nel coro ed ammirare le opere d’arte custoditevi.” (1)

“Ambone: piuttosto massiccio nella forma, poggia su quattro piedi, ha un lato apribile sulla destra; la spalliera è arricchita da intagli con motivi ornamentali. Sulla parte posteriore l’iscrizione: “VINCENZO AZZARITI PADRONE/ MDCCLXXX” (1780). L’ambone (cm. 200 x 100) che potev a servire per la predicazione, per la catechesi, ma anche per le pubbliche aste relative ai beni del Capitolo o delle Confraternite che si tenevano in chiesa, dovette essere realizzato da qualche artigiano locale su commissione di Vincenzo Azzariti.” (4)

Ambone

“Confessionale: La decorazione è molto sobria, pur con qualche accenno barocco. Non manca qualche intaglio e qualche cornice. Nella chiesa vi sono sei confessionali che sono opera di artigiani locali del ‘700.” (4)

Crocifisso e acquasantiera in sacrestia

Sacro Cuore di Gesù. E’ raffigurato solo il busto del Cristo. Barba e capelli lunghi; la sinistra aperta con il foro al centro, la destra, anch’essa col foro dei chiodi, indica un cuore dipinto sul petto con croce e fiamme ed uno squarcio da cui fuoriescono altre fiamme. Dipinto (cm. 50 x 40 ovale) di carattere devozionale di largo consumo nelle chiese. Lavoro di qualche pittore locale  del sec. XIX.

“Alle spalle dell’altare maggiore si trova il coro ligneo del ‘600 composto da 33 stalli nella parte superiore e 20 in quella inferiore (sullo stallo centrale ben decorato sedeva l’Arciprete che nelle diverse ore della giornata presiedeva la preghiera corale).” (1)

Coro ligneo

“Oggi nei tre stalli centrali sono custodite le statue del Cristo Risorto, della Vergine Immacolata, e quella processionale di San Vito Martire (tutte del XX secolo, F. Panchieri, Ortisei (Bz).” (1)

“Al centro del coro si trova l’Antifonario posto su un leggìo ruotabile in legno (era messo al centro, infatti, perchè ogni settimana l’incaricato di turno potesse intonare le antifone senza uscire dal suo stallo durante l’Ufficio Divino).” (1)

“I due libri che ancor oggi si conservano sul leggìo sono del ‘700 e riportano le note dei canti gregoriani che venivano eseguiti in latino (si noti la partitura col tetragramma e le note quadrate).”  (1)

Partitura col tetragramma e le note quadrate

“Ai lati del coro sono conservate due fra le più antiche tele della chiesa: la Battaglia di Lepanto (a destra) e la Natività di Maria (a sinistra).” (1)

“S. Maria della Vittoria (la Battaglia di Lepanto). La tela (cm. 450 x 300) raffigura la vittoria di Lepanto. In alto la Vergine col Bambino sulla sinistra e con una palma nella destra, circondata da angeli e santi, tra i quali si notano F. Francesco, S. Antonio, S. Lorenzo; sul fondo, al centro, il mare con le navi rappresentano Lepanto; in primo piano il Santo Pontefice Pio V con sovrani e comandanti, tra i quali, secondo la tradizione, vi sarebbe Ruggiero Danusci (possibile committente). Si è discusso molto su questa tela. E’ stato spesso ripetuto dagli storici locali che provenga dalla scuola del Tiziano, portata a S. Vito da Ruggiero Danusci. Da quanto risulta dagli atti (..) sarebbe stato il notaio A. Recchia ad acquistarla.” (4) Il tema centrale del dipinto è la vittoria della battaglia di Lepanto grazie all’intercessione di Maria e dei Santi. La crociata era stata bandita da Pio V contro i turchi che, attestati a Costantinopoli, erano discesi all’altezza di Atene e Cefalonia e si erano ancorati con le loro 245 navi nel golfo di Patrasso, presso Lepanto. Il punto focale dell’opera è la Vergine, il Bambino e l’Angelo che annunzia la Vittoria, pronunziando “Caelitus Victoria” (Trad. : Abbiamo ottenuto la vittoria con l’aiuto del Cielo); la stessa  frase è ripresa anche sul portale della chiesa. (..) L’opera risulta nel complesso armonica e dinamica, degna di essere ammirata.” (2)

S. Maria della Vittoria (Battaglia di Lepanto)

Sulla parete opposta è conservata la Natività della Vergine, un dipinto attribuito al concittadino Fra’ Giacomo da San Vito del XVII secolo e restaurato di recente insieme alla cornice. E’ un dipinto che racconta in modo semplice ma efficace la nascita della Madonna. Al centro di tutta l’opera c’è Maria appena nata. In secondo piano c’è Sant’Anna, sua madre, abbastanza anziana e ancora a letto dopo il parto, assistita da una donna che si occupa di lei. Altre donne, forse parenti, o vicine di casa, si occupano della Bambina: una la tiene in braccio, altre due preparano il bagnetto e un’altra davanti al camino acceso scalda un panno che avvolgerà la piccola Maria. In alto alcuni angeli aprono uno squarcio di cielo per far comprendere che la nascita di quella bambina rientra in un disegno divino. Nella parte inferiore della tela ci sono alcune figure di Santi: il piccolo San Giovanni Battista, Santa Caterina d’Alessandria con la ruota uncinata, strumento del suo martirio, e Santa Maria Maddalena. Questi santi non hanno un collegamento diretto con il tema principale della tela e le motivazioni della loro presenza ci sfuggono (fino ad oggi non è emerso alcun documento che aiuti a sciogliere questo enigma iconografico). (1)

Natività della Vergine

NAVATA DESTRA

“In marmo policromo e di forma piramidale, l’antico Fonte battesimale è collocato all’entrata della chiesa. La struttura è sostenuta da due gradini e termina, all’apice, con due statuine in cartapesta (San Giovanni che battezza Gesù).

Alle spalle del fonte, senza alcun legame tematico con il battistero, è collocata la pala della Gloria di Sant’Oronzo (XVIII secolo): il dipinto raffigura una manifestazione prodigiosa del Santo in un tempio a lui dedicato. (..) Poichè non si ricorda una particolare devozione per il Santo in questa chiesa, la presenza di una tela dedicata a Sant’Oronzo si spiega solamente tenendo presente che San Vito dei Normanni, fino alla recente unificazione della diocesi di Brindisi-Ostuni, apparteneva alla diocesi di Ostuni, della quale S. Oronzo è patrono.” (1)

“L’altare seicentesco in pietra, di Sant’Anna e Maria bambina, è simmetrico a quello di San Raffaele Arcangelo ed è decorato con due colonne tortili. All’interno della nicchia è custodita la statua della Santa che un tempo era in stoffa; ora, dopo gli interventi degli anni ’50, è in cartapesta. La notte del 15 novembre del 1978 la statuina della Madonna, anch’essa in cartapesta, venne trafugata e fu rifatta in legno di Ortisei (Bz) alcuni anni più tardi.” (1)

“L’altare in pietra seicentesco detto della “Cena del Signore” è il secondo altare della navata destra. La pala centinata raffigura l’Ultima Cena; nel dipinto sono riprodotte tre scene della notte del Giovedì Santo: la lavanda dei piedi (a sinistra) e l’agonia nel Getsemani (a destra) e, in primo piano, la tavola imbandita con gli apostoli e Gesù Cristo. Particolare attenzione viene riservata a questo banchetto: oltre al pane ed al vino, infatti, è servito anche un agnello, simbolo del Cristo (agnello di Dio) immolato per la nostra Pasqua. La raffigurazione dell’agnello è rara da trovare in dipinti simili, così come è particolare la raffigurazione di un cane, sotto la mensa, che mangia alcune ossa. Davanti alla tela, sull’altare, si conserva una reliquia (una scheggia piccolissima) della vera Croce sulla quale fu crocifisso Gesù.” (1)

Ultima Cena

“Sul pilastro di fronte all’altare è posta un’epigrafe in latino che ricorda la consacrazione del tempio da parte di Mons. Scoppa “Pridie kalendas Maias”, il 30 aprile 1780, al termine dei lavori di rifacimento.” (1)

“Nella quarta campata della navata destra è collocato l’Altare del Santissimo Crocifisso (o delle cinque piaghe o dell’Addolorata) costruito ai primi del ‘600.” (1)

“La pala d’altare posta alle spalle dell’urna lignea dorata, raffigura Gesù crocifisso e, sopra di lui,  l’Eterno Padre con lo Spirito Santo (la SS. Trinità) e fu dipinta da Giuseppe Candita nel 1750. Intorno al crocifisso aleggiano undici angeli e, ai piedi della croce, sono raffigurati San Giovanni, Maria Maddalena e la Vergine straziati dal dolore. I due vistosi chiodi che fuoriescono all’altezza del “patibulum” (la parte trasversale della croce) servivano un tempo a reggere il Crocifisso ligneo che si consserva ora sull’altare maggiore.” (1)

“In un’urna lignea dorata sull’altare, è conservata la statua di Gesù Morto (fine XVIII – inizio XIX secolo) con la corona di spine e i chiodi che, il giorno del Venerdì Santo, vengono posti fra le mani dell’Addolorata. (1)

“Nel pilastro che regge questa campata si apre una nicchia che custodisce la statua dell’Addolorata circondata da ex voto argentei. La statua è un trespolo con mani e testa di legno (realizzate fra ‘700 e ‘800) ed abiti di tessuto; Maria trafitta al cuore da una spada ha lo sguardo rivolto verso l’alto e sembra quasi esprimere un gemito.” (1)

“Nel quarto altare di destra “l’edicola è dedicata a S. Giuseppe e Gesù Bambino ed è inserita in un arco a tutto sesto con vari motivi decorativi.” (1)

TRANSETTO DESTRO

“Madonna del Carmine. La Vergine indossa un abito color marrone con scapolare ed un manto bianco; nella destra ha lo scapolare e nella sinistra il Bambino vestito di bianco con lo scapolare nella sinistra. Nella nicchia vi è ancora un puttino in legno, l’unico rimasto dopo il furto del 1978.” (4)

Vergine col Bambino. La Vergine, a mezzo busto, indossa un abito chiaro ed un manto scuro con una stella sulla destra. Tiene stretto tra le braccia il Bambino che con la destra le accarezza il mento. Tre cherubini in alto reggono con le ali una corona, mentre un quarto si nota più in basso. La tela (cm. 70 di diametro), posta in un tondino dell’altare del Carmine, riecheggia con motivi manieristici lo stile dei Carella me può essere attribuita a qualche pittore salentino di fine ‘700.” (4)

“Nel transetto di destra ritornano gli stessi motivi ornamentali di quello di sinistra. I due dipinti sono: Lot fugge dal fuoco di Sodoma di Ebbingaus e Abramo ospita gli angeli che sono diretti alla distruzione di Sodoma e Gomorra di Caracci.” (2)

“L’Altare della Madonna del Carmine risale al 1606 ed è in stile barocco ed ospita sulla sommità un’immagine di Maria col Bambino. L’altare, simmetrico a quello del Sacro Cuore, fu voluto da Antonio Pigna. La statua della Madonna è un trespolo (manichino vestito) con mani e testa in legno, scapolare, manto ed abito di stoffa. Maria e il Bambino hanno nelle mani due “Scapolari” (lo Scapolare, segno di protezione, fu donato dalla Vergine Maria a San Simone Stock, monaco inglese, il 16 luglio 1231). Al fianco della statua vi è un solo angelo; originariamente erano sei: gli altri cinque sono stati trafugati da ignoti il 15 novembre del 1978.” (1)

“La Cappella di San Vito Martire rivestita di marmi policromi del XVIII secolo  è in stile rococò. Nella nicchia sull’altare, è custodita la statua in cartapesta e legno del protettore (XIX secolo) e due busti del precettore Modesto, e della nutrice Crescenza. La statua del Patrono è di autore ignoto. Leggendo attentamente l’opera, si possono notare alcuni particolari cui prestare attenzione. Il volto del santo, per esempio, indica l’età giovanile di San Vito; la croce è il simbolo della sua fede cristiana, la palma il segno della vittoria. Il libro che ha nella mano sinistra è il Vangelo su cui San Vito ha basato la sua vita. I cani al guinzaglio sono un elemento dal significato incerto: forse sono un simbolo di fedeltà, oppure un ricordo dei leoni che si accucciarono ai piedi di San Vito, come cagnolini, senza sbranarlo, o ancora il segnale che questo santo veniva invocato contro la rabbia.” (1)

“Sull’arco della cappella è posto un dipinto raffigurante il Giudizio Universale (1816) realizzato da Barnaba Zizzi. Nel quadro si riconoscono Cristo, seduto su un arcobaleno, San Giovanni inginocchiato, e la Madonna, con una corona e uno scettro fra le mani. Ai lati del sole e della luna, si pone la schiera dei cori celesti, dei santi ed infine degli angeli (la Chiesa Trionfante). Invece, nella parte inferiore sono raffigurati i morti che risorgono dalla città: a destra si pongono i buoni ed a sinistra i cattivi, scacciati da un angelo.” (1)

TRANSETTO SINISTRO

“L’altare si presenta grande ed imponente e si erge su tre gradini ed una bassa zoccolatura. (..) L’edicola ha una cornice semplicissima in gesso ed è dedicata a Gesù Cristo che evidenzia il suo Sacro Cuore. Essa è contornata da sei lesene con capitello ionico e termina con un imponente fastigio tra cui spicca una conchiglia che richiama quella posta sul portale.” (2)

S. Giuseppe. Il santo ha tra le braccia il Bambino. Intorno numerosi cherubini e accanto un angioletto col bastone col giglio fiorito. La tela (cm. 70 di diametro), posta in alto in un tondino dell’altare del Sacro Cuore, ha carattere devozionale ed è da attribuirsi a qualche pittore salentino della fine del ‘700 – inizi ‘800.” (4)

“Nel transetto di sinistra la copertura è decorata da due dipinti (La guarigione del cieco di Caracci e I discepoli di Emmaus di Kleark) e da una serie di finti cassettoni radiali dipinti in prospettiva. Le pareti del transetto, invece, sono decorate dal dipinto Il martirio di Santa Filomena di Minna.” (2)

La Cappella del Santissimo Sacramento è il luogo più sacro di tutta la chiesa: nel tabernacolo posto sull’altare, infatti, è custodita l’Eucarestia. Tutta la cappella è in marmi policromi del XVIII secolo. Sull’inferriata che separa la cappella dal resto della chiesa sono esposte due recenti icone: “Lo sposo” e “Spirito Santo”. (..)

“Cancellate in ferro. Telaio in ferro con motivi decorativi costituiti da foglie in ferro battuto e attaccati all’intelaiatura con “cravatte”. Le due cancellate (cm. 260 x 297) furono sistemate. dopo il restauro delo 1777, all’ingresso delle cappelle del SS. Sacramento e di S. Vito. Sono da attribuirsi ad artigiani locali.” (4)

“Al lato della maestosa cappella è collocato l’altare di S. Francesco d’Assisi. E’ un altare in marmo sormontato da una nicchia introdotta da un arco a sesto acuto (un’eccezione nella struttura architettonica della Basilica). In questa nicchia è conservata la statua del Santo Patrono d’Italia realizzata da Flavio Panchieri ad Ortisei (Bz) negli anni ’70 del del XX secolo.” (1)

S. Francesco d’Assisi

L’altare del Santissimo Sacramento è sormontato dall’Ultima Cena del pittore napoletano Paolo De Maio realizzata nel 1777. Il recente restauro ha reso evidente lo speciale valore artistico di questa tela. Colpisce per la sua bellezza il volto del Cristo, radioso e con gli occhi levati al cielo: ha in mano il pane eucaristico. La presenza degli angeli in alto ricorda che questa non è una semplice cena umana: accade qualcosa di divino. Intorno al Cristo gli apostoli sono ritratti in atteggiamenti di devozione e stupore. Solo Giuda si stacca dal gruppo e non guarda verso Gesù: sta per voltargli completamente le spalle mentre tra le sue mani ha già il sacchetto del denaro (il prezzo del tradimento).

NAVATA SINISTRA

“Nel nostro itinerario all’interno della chiesa ci avviamo verso l’uscita percorrendo la navata sinistra. Il primo altare di questa navata è l’altare di Sant’Agostino o della Consolazione o della Madonna della Cintura o delle Anime Sante realizzato nel 1652 e restaurato nel 2010.” (1)

“La pala d’altare che si trova sopra è opera di un pittore salentino del ‘600.

Viene chiamata “Madonna della cintura” perchè la Madonna e il Bambino porgono una cintura ai Santi Agostino e Monica (sua madre), come segno di protezione e sicurezza. La cintura scende fino alle aime del Purgatorio, ed esse si aggrappano a quella cintura come ad una fune per risalire verso il cielo dopo essere state purificate dal fuoco della Divina Misericordia. Diversi elementi rendono artisticamente pregevole questo dipinto: la bellezza della madre con il bambino; la finezza con cui è ritratto Sant’Agostino (si noti la barba e il panneggio del camice bianco); lo squarcio dorato del cielo in alto che dà l’idea della luce paradisiaca cui le anime saliranno dopo la purificazione; gli angeli che volteggiano su Maria me la variopinta ghirlanda di fiori che uno di essi ha tra le mani. Tra le fiamme si notano uomini e donne, tutti bisognosi di misericordia da parte di Dio. Si distingue una figura laterale che guarda verso chi osserva la tela: forse è il committente”.” (1)

“L’altare di San Biagio Martire, edificato nel primo ‘600 in pietra, è un concreto esempio di come la costruzione degli altari fosse commissionata dalle famiglie locali (sulla nicchia, infatti, è collocato un vistoso stemma gentilizio raffigurante tre leoni).  All’interno della nicchia è custodito il gruppo statuario di San Biagio: il Santo veste gli abiti vescovili con mitra e pastorale, mentre la povera donna porge il figlio ammalato alla gola per farlo guarire.” (1)

“L’altare di San Raffaele Arcangelo, in pietra, è ornato da quattro colonne tortili color ocra con elementi vegetali. La tela custoditavi è del 1790 ed è la più antica fra le tre della campata (le altre due poste sui pilastri raffigurano San Michele e San Gabriele, arcangeli, e sono entrambe del XX secolo); è stata realizzata da Teresa Dello Diaco e ridipinta nel 1940 da un artista locale. Il quadro raffigura San Raffaele mentre salva Tobia, così come vuole l’iconografia del Santo.” (1)

“L’ultimo altare che si incontra visitando questa chiesa è quello di San Rocco realizzato a metà del ‘700 tutto in pietra. La nicchia centrale ospita la statua del Santo restaurata nei primi mesi del 2010 (questa è la statua più antica di tutta la chiesa). (..) Il santo, patrono della peste, è rappresentato come pellegrino con ai piedi un cane che ha una pagnotta di pane in bocca. Ai piedi della statua, sulla base, è inciso “Eris in peste patronus – Sarai patrono nella peste”.” (1)

Altre opere presenti nella chiesa:

Croce processionale. Sulla croce di legno sono stati sovrapposti alcuni simboli della Passione: cartiglio con la scritta INRI, funi, tenaglia, gallo, scala, corona di spine, tre chiodi, lancia, canna con spugna, mano, colonna. La croce viene portata nelle processioni del Venerdì Santo. Dovrebbe essere opera di qualche artigiano sanvitese del sec. XIX. Nel 1851, infatti, nel corso della S. Visita di Mons. G. Rotondo, risulta nell’inventario della Confraternita del SS. Sacramento “una croce di legno con misteri”. ” (4)

Un ringraziamento all’amico Mario Carlucci che ha collaborato con me nella ripresa delle immagini.

Bibliografia e sitigrafia:

“Legenda: allo scopo di non tediare il lettore con la ripetizione delle fonti citate, è stato attribuito un numerino per ogni opera consultata, che si ritroverà al termine della citazione e che consentirà l’esatta attribuzione bibliografica o sitografica.”

(1) Caelitus Victoria – Breve presentazione dei beni artistici custoditi nella Basilica di S. Maria della Vittoria a cura della I^ A Liceo Classico “A. Calamo” di Ostuni (a.s. 2010-2011) con il contributo della P.ssa Aurisicchio e dell’Arciprete-parroco Don Fabio Ciollaro.

(2) Chiesa di Santa Maria della Vittoria – San Vito dei Normanni. Lavoro di ricerca svolto dalla classe IV A con la collaborazione dei sigg.ri: Angelica Pecoraro, Antonella Celestino, Arcipr. Don Antonio Rosato, prof. Angelo Pagliara, perito Giampiero Caliandro.

(3) R. Jurlaro, Storia e cultura dei monumenti brindisini. Ed. Salentina – Galatina (Le) 1976.

(4) Beni culturali di San Vito dei Normanni, di Antonio Chionna. Schena Editore, 1988.

(5) Ernesto Lamagna: le porte della pontificia Basilica di San Vito dei Normanni, di E. Lamagna – Il cigno Galileo Galilei 2000.

(6) Guida Storico-Artistica delle province di Lecce, Brindisi e Taranto, di Quotidiano. Ed. Soc. Fondamentale a r.l., 1997.

0 commenti

  1. a proposito della tela di San Luca sembra molto interessante questo episodio, accaduto a San Luca secondo la sua legenda agiografia, il quale appunto stava dipingendo un trittico di santi e secondo la tradizione ad un certo punto le immagini furono completate dall’aiuto di una mano “divina”, quella di Dio. Per questo tali immagini si dicono ancora “acheropite” cioè non fatte da mano umana

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