Museo Nazionale Archeologico di Egnazia “G. Andreassi”

Il Museo, costruito tra il 1971 e il 1975, racconta la storia dell’insediamento, dall’età del bronzo al medioevo, rivelata dalle attività di scavo e tutela avviate nel 1912.
Il percorso espositivo, che comprende ben 30.000 reperti archeologici e gruppi di frammenti, è articolato in sette sezioni: Egnazia nel Tempo; Egnazia nell’età del Bronzo; Egnazia nella Iapigia; Egnazia nella Messapia; Egnazia in età Romana; la città del Vescovo; Egnazia nel Medioevo.
Per l’esecuzione di questo nostro lavoro, cercheremo di seguire la Guida al Museo, scritta da esperti con la collaborazione della Soprintendenza Archeologia della Puglia, proponendo i più significativi reperti in esposizione.

Egnazia nel Tempo
Nel 1797 il viaggiatore francese Antoine Laurent Castellan descriveva Egnatia come “un ammasso confuso di pietre”. Dalla letteratura archeologica apprendiamo che, proprio in quegli anni, le necropoli furono sistematicamente sottoposte a saccheggio ad opera di ufficiali polacchi o francesi, arrivati in Italia al seguito di Napoleone. Ludovico Pepe attribuisce alla sua famiglia l’avvio nel 1838 di vere e proprie ricerche, condotte scrupolosamente, con l’annotazione dei materiali rinvenuti. Erano comunque scavi condotti senza l’autorizzazione del Sovrano e il controllo del sindaco e di un fiduciario.
Tra il 1844 e il 1846, in seguito ad una carestia che aveva determinato una grave disoccupazione tra i braccianti fasanesi, i terreni furono devastati dai saccheggiatori delle necropoli. Le cronache riportano la presenza di duemila braccianti alla ricerca di “cimeli”.

I cimeli da un ammasso confuso di pietre

Ceramica di Gnathia

Cratere a campana con decorazione sovraddipinta nello stile di Gnathia

Lekane attica a figure rosse. Maniera del Pittore di Meidias. Afrodite seduta su klisinòs, protende il braccio sinistro su cui è accovacciato un erote in atto di porgerle un serto. Assistono alla scena Klymene, Armonia, Eukleia, Eunomia e Pannychis (nomi scritti) recanti vari oggetti: sacchetti, plemochoe, farnar, serti, bende, alabastron. Fra i personaggi: kalàthoi, sgabello con cuscini, airone. La scena potrebbe riferirsi alla consuetudine di portare offerte al santuario di Afrodite prima della celebrazione delle nozze.

1913. Senza ulteriori dati di rinvenimento. IV-III secolo a.C. Figure femminili sedute

Trozzella

Pannelli con decorazione figurata dipinta

Affreschi da un ipogeo scoperto nel 1846 o nel 1847.
I pannelli provengono da una tomba a camera scoperta nel 1846 o 1847 presso l’antica strada di Egnazia, probabilmente l’attuale litoranea. Acquistati da un negoziante di anticaglie di Ruvo, furono venduti al Museo Borbonico di Napoli. La decorazione figurata, conservata in quattro pannelli, doveva esaltare il defunto, appartenente alla aristocrazia messapica. La letteratura archeologica riporta che la tomba era costituita da tre stanze contigue…in lastre di tufo e che le pareti dipinte decoravano solo una delle tre stanze… che conteneva il cadavere dell’estinto guerriero (..) Prima metà del III secolo a.C.

(..) Rappresentazione di una corazza della quale resta solo la parte superiore. Al centro, Gorgoneion entro doppia corolla di foglie;

ai lati spallacci con figure di Vittorie su globo (..)

(..) Al centro palafreniere che veste una tunica rossa con cintura color porpora; sulle spalle un mantello (..). Con la mano destra regge per le briglie un cavallo, con la sinistra una frusta. Il cavallo, conservato solo nella parte anteriore, ha la criniera fulva e la zampa sinistra sollevata. Le briglie sono decorate con un tralcio ondulato e linee spezzate di colore nero e con borchie gialle

(..)Al centro, spada nel fodero con impugnatura a protome equina, sospesa con un nastro sfrangiato ad un chiodo dipinto. La spada ha la lama ricurva riposta in un fodero rosso scuro sul quale è una decorazione con motivo puntinato verde/giallo.(..)

In alto, tra un motivo a dentelli, iscrizione in lingua messapica (datihonas latorrihi bollihi), da riferire a un nome maschile seguito dal prenome del padre e dal gentilizio. (..) lo scudo reca al centro un gorgoneion su sfondo rosso.

Egnazia nell’Età del Bronzo
Gli insediamenti. Durante l’età del Bronzo sul medesimo territorio si distribuirono piccoli aggregati di capanne e più grandi insediamenti fortificati. Il rapporto con il mare, essenziale per lo sviluppo di contatti e scambi con le diverse civiltà del Mediterraneo, fu decisivo per le strategie insediative: i centri di maggiori dimensioni e più lunga durata sorsero infatti lungo la costa su piccoli promontori dotati di insenature protette. Sul litorale adriatico tale fenomeno è ben documentato, anche per ricerche archeologiche più sistematiche. Ne sono esempio i siti di Bari, Mola, Monopoli, Egnazia, Monticelli, Torre S. Sabina, Torre Guaceto-Apani, e Punta Le Terrare, posti a distanze variabili tra 20 e 40 chilometri l’uno dall’altro.

Insediamento di Punta le Terrare
Anche gli scavi del 1981 hanno evidenziato un’ampia area abitativa, con una grande macina in calcare disposta accanto ad un focolare e numerosi utensili, tra cui un cucchiaio in argilla, diverse fuseruole, uno spillone in osso e un montante di morso equino in corno di cervo.

San Vito dei Normanni – La tomba a Grotticella
Nel 1946 lavori agricoli portarono fortuitamente alla luce, in località Mondescine, una struttura funeraria di tipo ipogeico scavata nella calcarenite, composta da una cella a pianta circolare cui si accedeva mediante un corridoio (..). Il vasellame posto a corredo delle sepolture si inquadra nelle fasi iniziali del Protoappeninico (XIX-XVIII secolo a.C.) e mostra, dai vasi più antichi presenti nella cella a quelli più recenti del dromos, una graduale modifica della tipologia, a riprova del lungo arco di utilizzo della struttura, prolungatosi per circa un secolo.

Attività domestiche – Preparazione e cottura del cibo
Con la farina mescolata ad acqua si otteneva un impasto che, una volta cotto, assumeva la consistenza di un pane non lievitato o di una sottile focaccia. I cereali potevano anche essere bolliti in acqua, all’interno di vasi, per ottenere zuppe forse arricchite con legumi, vegetali e carne. Dai cereali fermentati, e in particolare dall’orzo, veniva probabilmente ottenuta una bevanda simile alla birra. Sotto forma di sfarinati o poltiglie erano consumati anche frutti spontanei come le ghiande, che era necessario rendere commestibili mediante opportuno trattamento (tostatura o bollitura) funzionale ad attenuarne il sapore amaro. La macellazione degli animali implicava passi successivi di spezzettamento ed il disossamento per il consumo della carne sotto diverse forme. La conservazione della carne poteva avvenire tramite salagione e affumicatura. Il latte era utilizzato allo stato fresco o trasformato in prodotti derivati quali ricotta, burro e formaggio. Per la cottura degli alimenti ci si avvaleva di semplici pietre o di strutture più complesse come piccoli forni con copertura in argilla o fornelli, vere e proprie piastre di cottura di forma circolare, realizzate anche ricoprendo di argilla uno o due strati di frammenti ceramici posti di piatto (generalmente pertinenti a grandi contenitori) con funzione isolante, secondo la tecnica del potsherd-pavement di derivazione elladica.

Barletta. Olla adatta ad immagazzinare cereali o contenere liquidi. Subappenninico recente (XII-XI secolo a.C.)

Nelle comunità dell’età del Bronzo la produzione della ceramica rivestiva un ruolo di importanza centrale, poichè i vasi erano utilizzati nelle principali attività quali la conservazione delle derrate alimentari, la cottura e il consumo del cibo. Al fine di ottenere ceramica più robusta e resistente, l’argilla veniva impastata aggiungendo sabbia calcarea o terracotta finemente macinata. I vasi erano poi cotti in fosse o in forni a temperature comprese fra 600 e 800°C.

Trani. Olla quadriansata utilizzata per la conservazione di cereali o di liquidi

A livello domestico era praticata anche la lavorazione del latte, trasformato in ricotta e formaggi con l’ausilio di caglio o sostanze vegetali. Il latte così trattato veniva posto sul fuoco in un apposito recipiente con listello interno forato (bollitoio) che ne permetteva la bollitura e ne impediva la fuoriuscita. Una volta evaporata l’acqua, si lavorava il composto rimasto con un apposito frullino di legno e infine lo si pressava in forme di materiale deperibile (fibre vegetali, legno) ottenendo ricotta e formaggi

Egnazia nella Iapigia
In Puglia non è documentata una netta cesura fra l’ultima fase dell’età del Bronzo (XIII-X secolo a.C.) e l’età del ferro (IX-VII secolo a.C.). Il mutamento dei villaggi preistorici è già avvenuto fra l’XI e il X secolo ed è attribuito agli Iapigi, sulla cui provenienza, illirica o cretese, si è lungamente dibattuto. (..) L’abitato iapigio di Egnazia era strutturato in maniera non dissimile dagli insediamenti coevi (Castelluccio, San Vito dei Normanni, Mesagne): circondato da una struttura muraria a grandi blocchi irregolari che assolveva a funzioni di terrazzamento, difensive, oltre che di delimitazione dello spazio territoriale della comunità, caratterizzato da strutture abitative a capanna.

La produzione artigianale ceramica

La tipica produzione artigianale della Puglia nell’età del Ferro è la ceramica iapigia a decorazione dipinta in bruno su fondo chiaro (..).
con l’attribuzione di nuovi motivi decorativi, attribuita all’incremento dell’importazione di ceramica greca, va definendosi un artigianato che nel VII secolo si distingue per caratteri autonomi e ben definiti (Subgeometrico del Salento o Messapico)

Ceramica iapigia a decorazione subgeometrica del Salento

Cratere messapico con anse a fungo – V secolo a.C.

Patera con manico antropomorfo

Le Stele di Mesagne

Nei siti indigeni del Salento non sono mai state rinvenute  sepolture di adulti ascrivibili ad un periodo anteriore  alla metà del VI secolo a.C. Il rituale funerario non prevedeva la conservazione dei resti del defunto che, probabilmente, veniva incinerato con la successiva dispersione delle ceneri. I ritrovamenti di stele in pietra possono essere ricondotti al costume di erigere tali monumenti a ricordo di defunti di rango e ruolo elevato nella società iapigia, fra la seconda metà dell’VIII e il VI secolo a.C.

A Mesagne le stele sono state rinvenute in corrispondenza della cinta muraria dell’abitato iapigio, datata al VII secolo a.C.

1) 1999. Muro Tenente (Mesagne) VII-VI secolo a. C. Stele in pietra calcarea. A rilievo, due schiere di sette guerrieri con scudi e lance, disposti su due file, l’una capovolta rispetto all’altra, (o in cerchio?) La raffigurazione è riquadrata, in basso, da tre punte di lancia incise. Sul bordo conservato, linea spezzata incisa.

Particolare sub 1

2) 1997. Mesagne, via Castello – VII secolo a.C. Stele in pietra calcarea. A rilievo, su un unico piano, un carro con una ruota, il timone e due cavalli aggiogati, volti verso sinistra. La raffigurazione è conclusa in basso da una lancia disposta obliquamente o da un giavellotto, come sembra dedursi da un incavo presente sull’asta, che potrebbe corrispondere all’occhiello per il lancio che ne aumentava la gittata.

3) 1997. Mesagne, via Castello – VII secolo a.C. Stele in pietra calcarea. A rilievo, una lancia disposta obliquamente.

4) 1997. Mesagne, via Castello – VII secolo a.C. Stele in pietra calcarea. A rilievo, il timone di un carro al quale sono aggiogati dei cavalli volti verso destra.

Egnazia nella Messapia
La Messapia. Nel corso del VI secolo a.C. il Salento corrisponde alla Messapia delle fonti storiche, territorio caratterizzato dalla facilità dei collegamenti terrestri fra i vari insediamenti e marittimi con l’opposta sponda adriatica. Il sistema insediativo muta: i villaggi a capanne circondati da cinte murarie a secco vengono sostituiti da abitati più ampi di tipo protourbano, che presentano una diversificazione degli spazi artigianali, abitativi, cultuali, funerari. Alcuni insediamenti sono invece strutturati in agglomerati di case o singole unità abitative, con i loro piccoli spazi funerari, disposti lungo direttrici viarie di collegamento anche con siti più distanti e con la costa. L’influsso delle colonie greche va permeando la società indigena ed è evidente nella produzione artigianale, nella realizzazione di edifici di caratteri pubblico e religioso, nelle manifestazioni del culto.

Una tomba aristocratica

Alla seconda metà del IV secolo a.C. è databile un ricco corredo, rinvenuto nel 1952 in una monumentale tomba a semicamera, messa in luce nell’area di necropoli interna alle mura, al di sotto di strutture abitative di età successiva. L’appartenenza della struttura tombale a personaggi di rango elevato nella società messapica è testimoniata dalla tipologia costruttiva e dal corredo, costituito in origine da 67 reperti, elencai nel diario di scavo. Ecco alcuni degli oggetti ritrovati nel 1952, nella Necropoli interna alle mura. Tomba a semicamera della seconda metà del IV secolo a.C.

Corona di bronzo e terracotta, con sfoglia aurea

Orecchini a navicella di terracotta, aurea

Oinochoe apula a figure rosse. Scena mitologica con Europa e il toro, e altre divinità

Pelike apula a figure rosse. Figura femminile su carro trainato da Eroti

Pelike sovraddipinta di Gnathia. Tympanon (tamburello) sospeso tra due bende

Lucerna a vernice nera

Pelike apula a figure rosse. Testa femminile di profilo a sinistra

A sinistra: Lekythos apula a figure rosse. Giovane seduto nudo che regge una cista. A destra: Lekythos apula a figure rosse. Figura femminile con specchio, in movimento verso sinistra

Figura femminile

Hydria apula a figure rosse. Figura femminile all’interno di un naiskos  (monumento funerario) fra una figura femminile a sinistra che regge corona con due appendici e giovane nudo con mantello a destra

Hydria apula a figure rosse ricoperta da sfoglia aurea

Pelike apula a figure rosse. Giovane nudo seduto tra figure femminili

Cratere a calice apulo a figure rosse. Figura maschile con scudo all’interno di un naiskos (monumento funerario)

Alabastra in pietra, oggetti legati all’attività di palestra

 

La tomba del banchetto

La scena del banchetto, costituita da quattro personaggi su klinai e da due servitori, testimonia l’adozione da parte della società indigena, nella tarda età ellenistica, delle forme espressive della cultura greca, come il simposio (uso comune del vino durante il banchetto), rielaborato autonomamente in seguito ai contatti con le aristocrazie romane e centroitaliche, come si desume da alcuni particolari iconografici, ad esempio la tunica romana, con particolari riportati con il colore, indossata dai banchettanti.

1978. Necropoli Occidentale. Tomba a camera del Banchetto utilizzata dalla fine del IV secolo a.C. al II secolo a.C. Gruppo fittile dei banchettanti

Le sacerdotesse di Demetra

Le iscrizioni scolpite sulle pareti dei sepolcri raccontano che le donne nella società messapica potevano rivestire il sacerdozio di Demetra o di Afrodite. Il busto che simboleggia il sorgere dalla terra rappresenterebbe proprio il legame della divinità con la terra e il mondo catactonio.

Egnazia in Età Romana
Prima delle campagne militari che Roma condusse contro Salentini e Messapi nel 267 e 266 a.C. per ottenere il controllo definitivo sulla Puglia Meridionale, Egnazia sembra avesse aderito alla Lega Italica guidata da Roma insieme ad altri centri della regione, nonostante le fonti non lo indichino in modo esplicito. La città divenne quindi alleata di Roma (socia) con obbligo di fornire all’esercito romano soldati, fanti e cavalieri in proporzione alla popolazione. (..) Dopo la rivolta delle città socie e la guerra “sociale” che ne seguì dal 90 all’88 a.C. anche a queste comunità fu estesa la cittadinanza romana ed Egnazia divenne Municipio (municipium), retto da organi amministrativi autonomi.

Cibele

Cibele, Gran Madre degli dei. Grande dea della Frigia, madre e sposa di Zeus, Gran Madre degli dei, potente Signora della natura, onorata sulle montagne dell’Asia Minore, che percorreva su un carro trainato da leoni, accompagnata da un corteo di coribanti invasati. Fondatrice di città, le furono dedicati templi e santuari in Grecia e a Roma dove il suo culto ebbe ampio seguito. (..) L’iconografia la rappresenta coperta dal velo, tra le mani una melagrana o le spighe, simile in questo a Demetra, sul capo la corona turrita. (..) diviene sull monete immagine di Roma e poi anche dell’Italia.

Attis

Secondo la tradizione frigia “Attis crebbe allevato da alcuni pastori che lo avevano trovato fra i monti. Si distinse per la sua bellezza, cosicché CibeIe, la figlia di Macone re di Frigia che era stata anch’essa abbandonata ed allevata dai pastori, se ne innamorò e ne ebbe un figlio” (wikipedia).

Attis compagno della Gran Madre degli dei
“Attis, un giovinetto frigio che abitava nei boschi, di ammirabile aspetto, vinse di casto amore la dea incoronata da torri; ella lo volle a sè riservato e custode del suo tempio e gli disse: – Fa’ di rimanere sempre fanciullo! – Egli assicurò fedeltà all’ordine e disse: – se sarò spergiuro la volta in cui peccherò d’amore sia anche l’ultima -…”. Ma Attis tradisce il giuramento preso da amore per la ninfa Sagaritide, scatenando così l’ira di Cibele, che “esige la punizione” e infierisce sull’albero cui era legato il destino della giovane donna. La ninfa muore, Attis impazzisce, “dilania il suo corpo con una pietra aguzza e si evira…- periscano con me le parti che provocarono la mia rovina-…”. Così canta Publio Ovidio Nasone nei Fasti (IV, versi 222-250, trad. di L. Canali)

Testa di Attis I piani del volto sono resi con morbido modellato, in contrasto con la chioma a riccioli coperta dal berretto frigio (pileus). Segni del trapano si notano sia agli angoli della bocca e degli occhi sia nella capigliatura, per sortire effetti chiaroscurali. Nella parte posteriore la resa è alquanto sommaria e non prevede l’uso del trapano. (..) La finezza di esecuzione e la qualità del marmo di importazione rimandano alla scuola di scultori di Afrodisia (attuale Turchia). Età adrianea

 

Il basamento che accoglieva forse la statua del dio. Prima metà del secolo d.C.

Testa in marmo che raffigura la dea Venere

Nonostante manchi documentazione chiara è probabile che il Santuario del tempo di Traiano fosse dedicato a Venere, a giudicare dalla piccola testa in marmo della dea, forse un ex voto, datato in età tardorepubblicana. (III-II secolo a.C.)

Soggetto infantile deposto in una fossa terragna

I sepolcri. Solo i soggetti infantili, in tutte le epoche, erano sempre inumati, secondo la prescrizione, tramandata da autori latini (Plinio e Giovenale), di non cremare i bambini dalla dentizione non compiuta. Numerose sono le tombe di bambini, fra coppi contrapposti e deposti nella terra, in fosse terragne.

Soggetto infantile deposto in una fossa terragna delimitata da pietrame e coperta da un coppo

Sepoltura di soggetto infantile a coppi contrapposti

 

Le tre grazie

Il mosaico decorato con motivo a squame  su fondo bianco pavimentava l’ambiente a nord della basilica civile. Al centro un medaglione (emblema), incorniciato da un fregio vegetale, disegnava il gruppo delle Tre Grazie, Euphrosyne, Thalia e Aglae, secondo un’iconografia nota in età romana nelle arti figurative, con la dea centrale di spalle che rivolge le spalle verso le due sorelle. IV secolo d.C.

Frammenti di capitelli 

Capitello ionico in calcare. Pertinente con ogni probabilità ad una delle due colonne del propileo di accesso alla piazza, situato davanti al portico occidentale. Prima età imperiale.

Area di culto delle divinità orientali. Capitello corinzio in carparo. Frammentario, restano parte dell’abaco, della voluta e della seconda corona di foglie d’acanto

Basilica forense. Frammenti di capitelli ionici in calcarenite. Fine I-inizi II secolo d.C.

La città del Vescovo

Il disegno urbano. Alla fine del IV secolo d.C. la città subisce un profondo mutamento insediativo in seguito alla distruzione provocata probabilmente dal sisma del 365 d.C. e alle trasformazioni introdotte dalla riforma amministrativa dell’Impero promossa da Costantino. A partire da questo momento e fino al VI secolo d.C. il paesaggio urbano è caratterizzato da un nuovo modello di pianificazione, che sembra influenzata dal Vescovo. (..) Si intravvede un disegno unitario, che tende all’ampliamento degli impianti artigianali e commerciali, e quindi alla promozione e all’incremento delle attività economiche e degli scambi. Nello stesso tempo si assiste ad un forte impulso edilizio concentrato in modo particolare sulla costruzione degli edifici di culto.

“Fui nominato vescovo per il volere di Iddio onnipotente e ho servito con grande distinzione come vescovo…Ho ricostruito tutta la chiesa dalle fondamenta e tutti gli ornamenti intorno, cioè portici, quadriportici, pitture, mosaici, una fontana, una porta d’accesso; e ho fatto tutto in pietra, in una parola, tutto”. Marco Giulio Eugenio Celere, vescovo frigio della prima metà del IV secolo d.C.

Resti di pavimenti musivi

Frammento musivo della Basilica meridionale

Frammento musivo della Basilica episcopale

Testa in pietra

Testa in pietra calcarea rinvenuta nella preparazione del mosaico della Basilica Episcopale del V secolo, dove era stata usata come semlice pietra da costruzione con il volto contro terra. Appartiene ad una statua, probabilmente di divinità, che decorava forse un tempio. Metà del II-I secolo a.C.

Testa di erote in marmo

Testa di Erote in marmo rinvenuta vicino al forno da calce della Basilica Episcopale, dove era stata accatastata, insieme ad altri frammenti, in attesa di essere calcinata. Età imperiale

L’anello d’oro e il Santo Sepolcro

Seppellito nel crollo di un ambiente del quartiere residenziale a Sud della via Traiana tra la fine del VI e gli inizi del VII secolo d.C., l’anello in oro costituisce una significativa testimonianza della posizione strategica di Egnazia per il passaggio di genti e di merci all’interno delle principali direttrici di comunicazione tra Occidente e Oriente. E’ lavorato a filigrana e a granulazione; il castone ha la forma di un tempietto, a pianta quadrata, con due aperture per ogni lato e copertura a piramide sormontata da un granato rosso. Le dimensioni assai ridotte, la raffinata fattura e la precisa caratterizzazione lo connotano come oggetto di alto valore artigianale e simbolico. Il disegno dell’edificio rimanda, infatti, alle numerose testimonianze figurative che, tra Tardoantico e Altomedioevo, restituiscono, sulla scorta della descrizione dei pellegrini, l’architettura del Santo Sepolcro di Gerusalemme, schematizzata negli elementi essenziali, soprattutto sugli avori e nei prodotti di oreficeria.

Egnazia nel Medioevo
La città fortificata. I fenomeni di impaludamento della parte meridionale della città favoriscono, verso la metà del VII secolo d.C., l’abbandono di alcuni settori dello spazio abitato, che si restringe notevolmente e che si concentra sull’acropoli intorno all’imponente struttura della fortezza (castrum).

Corredo di una sepoltura

Settore urbano nord-occidentale. La chiesa paleocristiana restituisce alcuni elementi dell’arredo funebre insieme a poche monete. Accanto alla chiesa si è conservato un nucleo cimiteriale con tombe affiancate all’interno di un recinto. All’interno di una di queste, forse la più recente, alla fine del VI secolo fu deposta una donna adulta con il capo poggiato su di un cuscino in pietra e con le braccia e le gambe distese; portava con sè due monete in bronzo ed oggetti di ornamento personale: un pendaglio sferico in oro, due spilloni per capelli e una piccola spatola per unguenti in lega di rame e argento.

Corredo della sepoltura di una donna adulta

Altri reperti del periodo

Anfora vinaria. Produzione orientale. Usata per il trasporto del vino prodotto nel Mar Egeo. Sulla parete, decorazione a “pettine” molto diffusa e realizzata al tornio con una stecca. VI-VII ssecolo d.C.

Lucerna. Produzione locale. Sul disco, un pavone. VI secolo d.C.

A destra: Pentanummius in bronzo, zecca bizantina. Contrassegnato con il chrismòn. Prima metà del VI secolo d.C.                       

 A sinistra: Follis in bronzo, zecca di Nicomedia. Primo quarto del VII secolo d.C.

Piatto in protomaiolica con decorazione incisa. XIII-XIV secolo d.C.

Piatto in protomaiolica con decorazione incisa. XIII-XIV secolo d.C.

Stampini fittili usati per marchiare il pane e talvolta la ceramica. Età altomedievale

Bibliografia

Abstract da Guida al Museo Nazionale Archeologico di Egnazia “Giuseppe Andreassi”

Materiale espositivo interno

4 commenti

  1. Notevole. Grazie della pubblicazione.

    1. Gentilissimo, grazie a lei

  2. Ottimo lavoro Francesco. Professionale. Anch’io l’ho trattato in vari post.

    1. Grazie. Contribuiamo, per quel che possiamo, alla diffusione della storia e della bellezza del nostro territorio

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